Il nome del vento

Il nome del vento Book Cover Il nome del vento
Patrick Rothfuss
Fantasy
2011
864

La Pietra Miliare, una locanda come tante, nasconde un incredibile segreto. L'uomo che la gestisce, Kote, non è davvero il mite individuo che i suoi avventori conoscono. Sotto le sue umili spoglie si cela Kvothe, l'eroe che ha fatto nascere centinaia di leggende. Il locandiere ha attirato su di sé l'attenzione di uno storico, che dopo un lungo viaggio non privo di pericoli e avventure riesce a raggiungerlo e convincerlo a narrare la sua vera storia. Il nostro eroe muove i suoi primi passi a bordo dei carri degli Edema Ruh, un popolo di attori, musicisti e saltimbanchi itineranti che, nonostante le malevole credenze popolari, si rifanno a ideali nobili e tengono in gran conto arte e cultura. Kvothe riceve i primi insegnamenti dall'arcanista Abenthy, e viene poi ammesso all'Accademia, culla del sapere e della conoscenza. Qui egli apprenderà diverse discipline, stringerà salde amicizie e sentirà i primi palpiti dell'amore, ma dovrà anche fare i conti con l'ostilità di alcuni maestri, l'invidia di altri studenti e l'assoluta povertà; vivrà esperienze rischiose e incredibili che lo aiuteranno a maturare e lo porteranno a diventare il potentissimo mago, l'abile ladro, il maestro di musica e lo spietato assassino di cui parlano le leggende. Contiene l'estratto del secondo libro della serie "Le cronache dell'assassino del re", "La paura del saggio".

Il nome del vento è un romanzo fantasy moderno, scritto da Patrick Rothfuss, edito da Fanucci (e ora anche da Mondadori).

Considerato una colonna portante del fantasy moderno, questo libro sembra essere stato apprezzato un po’ in tutto il mondo. In Italia ha avuto una rivalutazione di recente proprio grazie alla nuova edizione Oscar Vault. Personalmente ho alcune perplessità nel considerarlo una “colonna portante”. Qui di seguito cercherò di analizzarlo in modo oggettivo, dopodiché lascerò il mio personale commento sperando che sia cosa gradita per i lettori più scrupolosi.

Il nome del vento

Il libro essenzialmente racconta la storia di Kvothe, unico protagonista indiscusso del racconto, e di come sia diventato una leggenda. Viene raccontata in prima persona, con il protagonista che riporta la sua storia perché ne venga tratta una biografia quando, ormai anziano e “sotto mentite spoglie” gestisce una locanda – la Pietra Miliare.

Il prologo è qualcosa di epico, così come l’epilogo, infatti ci si aspetta che la trama parta subito con un’esplosione di eventi e sia un crescendo di avventure e colpi di scena. Ma non è così. Anzi, subito dopo il prologo il ritmo si fa lento e costante, fino alla fine. Questo può essere un bene o un male: si ha di fronte un libro estremamente descrittivo e dettagliato, perciò è normale che sia piuttosto lento e, se l’intento dell’autore era quello di simulare l’ascolto di una storia (come si può immaginare dalle prime scene), ci è riuscito sicuramente.

Tuttavia, lo sviluppo della trama risulta piatto e sconclusionato: Kvothe inizia il suo racconto dall’infanzia, per poi elencare tutti gli eventi che lo hanno colpito in qualche modo fino all’adolescenza. Gliene succedono di tutti i colori: lutti, povertà, solitudine, sfide continue, prove, e così via. Incontra persone amiche e non, trova sostenitori e avversari, trova persone che vogliono ostacolarlo e altre che farebbero di tutto per lui. Non si può dire che il libro sia povero di eventi: piuttosto è povero di fatti.

Ambientato in un mondo fantastico (studiato alla perfezione, con: luoghi, etnie, usi e costumi, moneta, professioni e quant’altro), si svolge quasi interamente all’interno della scuola di magia che Kvothe frequenta, con tutte le difficoltà del caso. Inizialmente sembra che la missione del protagonista sia arrivare a frequentare la scuola, dopo si comprende che in realtà la scuola è solo un mezzo per raggiungere un altro scopo.

Trascorrono così gli anni di Kvothe dall’infanzia all’adolescenza: si può quindi definire un romanzo di formazione? Non proprio. Kvothe fa un percorso evolutivo, senza dubbio, ma principalmente incentrato sulle sue capacità magiche e simili, non tanto sulla sua crescita come individuo. Anzi: i “difetti” del suo carattere rimangono invariati dall’inizio alla fine e non c’è una trasformazione così radicale da poterla definire “formazione”.

Si arriva fino agli anni delle prime infatuazioni: Kvothe si innamora di una ragazza, si aiutano a vicenda e in qualche modo continuano il loro percorso insieme.

La ragazza viene presentata in modo simile alla “donna angelo” della Letteratura classica, anche se con caratteristiche diverse. Kvothe ha una totale ammirazione per lei ma, in alcune scene, sembra comunque sminuirla. In altre, sembra una gara a chi dei due riesce a rubare il palcoscenico all’altro.

 

La resa dell’atmosfera e delle ambientazioni è ben riuscita, soprattutto grazie alle descrizioni dei luoghi e delle emozioni del protagonista: unendo questo allo stile dell’autore, si ha realmente la sensazione di ascoltare qualcuno che racconti la propria vita.

C’è solo un problema: non c’è un messaggio, non c’è una missione compiuta, non c’è un’elevazione del personaggio ad un livello successivo. Kvothe migliora nelle arti magiche, ma non arriva ad un risultato. Cercava vendetta? La vendetta non si compie. L’epilogo – scritto in modo epico come il prologo – fornisce l’unica chiave di lettura possibile: Kvothe è invecchiato, è sopravvissuto a tutto e a tutti. Ma, fatta eccezione per questa interpretazione, il suo racconto non ha altro fine. Non dimostra nulla al lettore, non c’è un messaggio importante o un significato nascosto per cui dire “questo libro mi ha lasciato qualcosa”. Semplicemente c’è la vita di Kvothe che, come ognuno di noi, fa un percorso e arriva ad un punto di equilibrio.

In conclusione:

Si potrebbero sviscerare i vari aspetti di questo romanzo all’infinito ma credo di aver detto l’essenziale per chiunque voglia approcciarsi per la prima volta al libro, evitando di scendere eccessivamente nei dettagli e rivelare così troppe informazioni sulla trama.

A questo punto confesso le mie perplessità che, immagino, si saranno già dedotte da quanto detto finora. Il nome del vento è un grande libro, con un buon potenziale, una scrittura fluida e “studiata nel dettaglio”, dei personaggi (a loro modo) articolati, ma manca di sostanza.

Personalmente credo che ogni libro, indipendentemente dal genere, debba “lasciare un segno”. Anche il genere fantasy può farlo: ne Il signore degli anelli, per esempio, ogni singolo personaggio ha uno scopo o è una metafora per rappresentare qualcosa di reale. Inoltre la storia nel suo insieme ha un’evoluzione che porta ad un epilogo.

In quasto libro non accade, o meglio accade ma in modo molto più piatto, tanto da passare inosservato.

È da leggere perché è Il nome del vento, fine. Da amante del fantasy non ritengo di aver letto un pilastro di questo genere.

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Buona lettura!

Recensioni in ordine alfabetico: INDICE

Frankenstein

Frankenstein Book Cover Frankenstein
Mary Shelley
Fantascienza, Classici
2012
304

Recensire un classico della letteratura come Frankenstein è da presuntuosi perciò, come ogni volta che si parla di classici, mi limiterò a sottolineare tutta la mia ammirazione e a dare il mio piccolo contributo nel diffondere questi capolavori.

Frankenstein

Classico della letteratura inglese dell’800, Frankenstein ha fatto discutere ai tempi della pubblicazione e continua a farlo, benché in modo diverso. Scritto da Mary Shelley quando aveva appena 19 anni, è diventato un pilastro della letteratura horror-fantascientifica.

Racconta la storia del giovane Victor, uno studente universitario che, sopraffatto dall’avidità di conoscenza, si lascia trasportare in un’esperienza senza precedenti nella storia dell’uomo: l’infusione della vita in un corpo inanimato.

Né le proporzioni né la complessità del progetto ponevano un freno al mio desiderio di metterlo in atto. Fu dunque nel tumulto di questi sentimenti che iniziai la creazione di un essere umano. […]

Vita e morte erano diventate per me solo barriere convenzionali da infrangere prima di poter finalmente riversare torrenti di luce sull’oscurità del mondo.

L’esperimento lo consuma, lo mette alla prova fisicamente e psicologicamente, portandolo sull’orlo del collasso, ma tuttavia ha successo. La sua creatura animata, però, ha un aspetto inquietante e una forza sovrumana: in una fase di rigetto verso la scienza e il suo stesso esperimento, Victor allontana la creatura e fugge lui stesso.

Il mostro, però, nonostante il rifiuto subito dal suo stesso creatore, ha un animo buono ed è deciso a migliorare sé stesso per ottenere l’approvazione del genere umano, nonostante le sue sembianze. Dopo mesi e mesi di vagabondaggio trova un riparo presso una famiglia, dalla quale apprende gli usi e costumi dell’uomo, impara a parlare e a leggere, nonché una lunga serie di nozioni e abilità. Il giorno della prova finale – la sua comparsa davanti all’ignara famiglia – arriva e il mostro viene rifiutato e cacciato ancora una volta.

<<Tutti gli uomini detestano gli esseri infelici; puoi dunque immaginare quanto possa essere detestato io, il più infelice tra tutti gli esseri viventi! Persino tu, colui che mi ha creato, detesti e disprezzi la tua creatura, […]>>

A questo punto, consapevole di non p0ter esser accettato da alcun essere umano, decide di trovare il suo creatore per farsi “costruire” una compagna a sua immagine. Victor dapprima accetta, ma poi cambia idea e si rifiuta di ripetere l’esperimento: da quel momento in poi il mostro decide di vendicarsi su Victor e sulla sua famiglia, incolpandolo della sua infelicità e delle sue sventure. I due finiscono per distruggersi reciprocamente, in una lenta agonia fatta di botte e risposte.

Esisteva qualcuno, a parte me, il suo creatore, capace di credere, se non per l’evidenza dei fatti, all’esistenza di un monumento in carne e ossa, dedicato alla superbia e all’ignoranza, e che io avevo lasciato libero per il mondo?

Per motivi opposti diventano entrambi vittime: Victor si considera una vittima perché condannato ad una sofferenza infinita a causa della sua stessa creazione e si colpevolizza per le sofferenze della sua famiglia; il mostro si considera una vittima perché nessuno lo accetta, nemmeno il suo stesso creatore – il quale, per di più, si rifiuta di esaudire il suo unico desiderio.

Perché dovrei io, dunque, rispettare l’uomo che mi condanna?

Questa lenta lotta all’ultimo sangue ha ovviamente un tragico epilogo per entrambi i protagonisti e, anche grazie al finale, si può scegliere come interpretare l’intero romanzo.

Oltre la trama

Frankenstein è un romanzo complesso per molti aspetti può essere analizzato su più livelli. Lo si può leggere “semplicemente” come un romanzo di fantascienza con una trama e uno stile impeccabili, oppure lo si può interpretare in diversi modi.

Attraverso i due protagonisti, infatti, porta alla luce alcune caratteristiche, atteggiamenti, difetti e lati crudeli e meschini tipici dell’essere umano – e di come, spesso, pur partendo con le intenzioni migliori, si finisca per trasformarle in azioni incredibilmente egoiste e crudeli,

Dal primo momento si ha l’esempio di Victor: spinto da un’insaziabile curiosità e desiderio di conoscenza, si ritrova alla fine ad essere vittima del suo egoismo, della sua avidità e dal suo desiderio di fama. Tant’è che, con l’evolversi della storia, cambia profondamente come persona e ricorda sé stesso da bambino (felice, spensierato e amato), quando non si era ancora lasciato consumare da sé stesso per ritrovarsi solo, malato e bugiardo.

Durante il suo percorso – dall’inizio dell’esperimento al rifiuto della sua stessa creazione – Victor passa attraverso diversi stadi: è euforico all’inizio – poi è dubbioso – in seguito ha un totale rifiuto per ciò che ha fatto – si colpevolizza – identifica sé stesso come vittima di tutto l’accaduto.

L’intero romanzo si rivela quindi un’analisi dell’animo e della psicologia dell’essere umano. Dopo Victor, infatti, è il turno della sua creatura: attraverso il mostro si hanno altre analisi della psiche e dell’animo umano. Il mostro in qualche modo “nasce” e, per questo motivo, ha prime esperienze paragonabili a quelle di un neonato e deve imparare a fare qualunque cosa. Come primo ricordo ha l’abbandono da parte del suo stesso creatore: nel momento in cui la capacità di pensiero e la sfera emotiva si incontrano, il mostro sente l’abbandono e capisce di doversela cavare da sé.

Il suo secondo incontro con il genere umano è anche peggiore del primo: un rifiuto totale, dovuto principalmente al suo aspetto.

Decide così di isolarsi e studiare gli esseri umani standone lontano: apprende molto sul lavoro manuale, sulle esigenze di un individuo, sul linguaggio e sulla lettura, ma soprattutto cerca di comprendere il più possibile sui rapporti che legano le persone sul modo per potersi avvicinare ad esse – comportandosi come loro.

Anche dopo mesi di studio, però, i suoi tentativi di farsi accettare risultano vani. Viene cacciato e – cosa ancor più grave – si rende conto dell’effetto che ha sulle persone e se ne colpevolizza. A questo punto comprende che non c’è posto per lui se non con un suo simile e decide di chiedere una compagna al suo creatore. Lo cerca ovunque e, quando lo raggiunge, si fa promettere la creazione di un essere simile a lui per poter essere felice. 

Quando anche quest’ultimo desiderio si rivela inesaudibile, la creatura decide di vendicarsi nei confronti di chi l’ha creato, rendendo Victor una persona infelice quanto lui.

Anche in questo caso si presentano diversi spunti di riflessione: a partire dagli effetti dell’abbandono, alla perseveranza tipica di alcuni individui che tendono a non arrendersi mai, fino ad arrivare alla volontà di trascinare tutti al proprio livello, al desiderio di vendetta che prevarica su qualsiasi altro pensiero e alla trasformazione che porta un individuo ad essere come colui che odia di più.

Non è semplice menzionare ogni singolo aspetto dell’essere umano che viene preso in considerazione in questo romanzo, anche perché l’interpretazione è soggettiva, ma è innegabile che, attraverso i vari personaggi, l’autrice sia riuscita a creare una rappresentazione completa e dettagliata di molti degli elementi che compongono la psiche e l’animo umano.

Per finire, un tocco di maestria è dato dal fatto che si tratti di un romanzo epistolare: è una terza persona, non coinvolta direttamente nei fatti (almeno fino all’epilogo) che riporta tutta la vicenda mentre gli viene raccontata da Victor: questo aggiunge un ulteriore punto di vista, oltre al fatto che sia Victor a raccontarla.

Uno stile estremamente elegante, fluido e curato, unito ad un ritmo costante e ad una trama ricca di avvenimenti e spunti di riflessione, creano un romanzo perfetto.

In conclusione

Si potrebbe scrivere di questo romanzo per ore e ore senza rendergli giustizia: ci sarebbe sempre qualcosa da aggiungere e qualche dettaglio che non è stato menzionato. Perciò, semplicemente, consiglio a tutti di leggerlo!

 

I Salici

I salici Book Cover I salici
Algernon Blackwood
Weird, Horror, Classici
2019
141

Durante un viaggio in canoa sul Danubio, due uomini sono costretti a fermarsi su un'isola a causa della corrente. Quello che doveva essere un tranquillo campeggio temporaneo si trasforma in un'esperienza inquietante e soprannaturale: i salici che ricoprono l'isola sembrano muoversi e bisbigliare, al soffio del vento, dando l'impressione di essere vivi; si percepisce la presenza di entità ostili invisibili e spaventose, che mettono in dubbio ogni capacità di raziocinio. La forza narrativa e la potenza evocativa delle immagini creano una tensione crescente nel lettore, il quale – come avviene per i due protagonisti – si troverà coinvolto in una battaglia tra il reale e il surreale. Gli eventi accaduti sono reali o frutto di un'immaginazione sovra-eccitata e suggestionabile? "I salici" di Algernon Blackwood è un esempio riuscitissimo di wird fiction, al punto da essere definito da Lovecraft come il miglior racconto del sovrannaturale di tutta la letteratura inglese.

 


I Salici è un racconto, pubblicato da ABEditore come libricino illustrato, di Algernon Blackwood.

I SALICI

Conosciuto come simbolo del genere weirdquesto racconto unisce psicologia e horror. Racconta, infatti, la storia di due campeggiatori che scelgono un luogo non proprio ospitale per trascorrere la notte e porta il lettore in un vortice di paura ed ansia.

La vicenda è narrata in prima persona da uno dei due campeggiatori. Durante la lettura, si ha modo di apprendere il passato dei due protagonisti: hanno alle spalle svariate avventure insieme, cosa che ha creato un rapporto di fiducia profonda e amicizia. Questo aspetto è fondamentale al fine di comprendere a pieno l’intento e il messaggio di questo racconto: la paura è capace di rivoltare completamente un individuo, trasformarlo nel suo opposto, insinuare in lui sospetto e ansia al punto di trasformarlo il una creatura egoista, sospettosa e meschina.

Tutto ciò viene espresso tramite un’avventura notturna: durante il loro viaggio per l’Europa, i due amici si fermano al limite di una foresta di salici per trascorrere la notte, si accampano su un terreno aperto, nei pressi di un fiume e svolgono le loro abituali attività di campeggio. Durante la notte il protagonista narrante si sveglia e inizia a percepire strane sensazioni: sembra che il paesaggio intorno a lui sia animato come un’entità indipendente e ostile alla loro presenza.

Al loro risveglio, i due notano dettagli inspiegabili nel paesaggio circostante e nel loro equipaggiamento: il dubbio e la sfiducia reciproca inizia a insinuarsi in loro e ad avere la meglio sulla razionalità e sul rapporto precedente.

Oltre la trama

Come anticipato, I Salici è un racconto che ha fatto la storia di un genere letterario: “strano” – ed è strano sul serio! Non si può negare, però, che sia strano quanto coinvolgente e assolutamente “riuscito”. L’intento dell’autore è quello di mostrare i lati più meschini e abietti dell’essere umano, e ci riesce. Vuole dimostrare come la vita e la percezione degli eventi siano condizionate estremamente dalla paura, e ci riesce. La paura dell’ignoto: quella paura a cui non si riesce a dare una forma, un volto, un’identità, ma è più presente e più percepibile di qualsiasi cosa materiale. Questa è la paura di cui Blackwood parla, questa è la paura capace di trasformare un essere umano e scuoterlo in un modo che non credeva possibile.

Uno stile fluido e un ritmo serrato completano l’opera: 141 pagine da leggere tutte d’un fiato.

Una lettura assolutamente consigliata per appassionati e neofiti. Un’edizione impeccabile ed esteticamente perfetta.

 


Recensioni: INDICE

 

Pelle d’asino

Pelle d'asino. Ediz. a colori Book Cover Pelle d'asino. Ediz. a colori
Cécile Roumiguière
Fiaba, Illustrati
2020
160

Pelle d’asino è una fiaba molto antica, narrata presso vari popoli con caratteristiche differenti ma con la stessa morale e, ora, ripresentata da Rizzoli in una nuova veste illustrata: da non perdere!

Pelle d’asino (Peau d’âne) è una fiaba popolare francese, resa celebre dalla versione che ne fu fatta da Charles Perrault. Essa venne pubblicata per la prima volta nel 1694, e venne in seguito integrata nelle Histoires ou contes du temps passés, avec des moralités, noti col titolo di I racconti di mamma l’oca (Contes de ma mère l’Oye), pubblicati nel 1697. (wikipedia)

Questa illustrazione, infatti, è illustrata da Alessandra Maria, raccontata da Cécile Roumiguière e basata sulle precedenti versioni di Charles Perrault, dei fratelli Grimm e di Jacques Demy.

PELLE D’ASINO

Una giovane principessa cresce tra le attenzioni amorevoli del padre e della madre, fino a quando questa – la donna più bella che si sia mai vista – non si ammala gravemente e muore.

Dopo  la sua morte, la principessa e il padre si allontanano: uno sempre rinchiuso nelle sue stanze e l’altra nella sua voliera, alle prese con le arti che più le piacciono, per concentrarsi su qualcosa di bello e non rimuginare sulla morte della madre, con la sola compagnia saltuaria della sua adorata madrina.

La Regina, prima di morire, si fa promettere dal marito che non avrebbe sposato nessun’altra donna finché non ne avesse trovata una più bella di lei. Impossibile, tant’è che che le ricerche dei consiglieri del Re si rivelano costantemente inutili e il Re appare sempre più depresso e isolato. Un giorno incontra per caso la figlia nella voliera e comprende che lei è la sola a poter competere con la bellezza della madre.

La fa chiamare e chiede la sua mano. La figlia, sbigottita e turbata, chiede consiglio alla madrina per rifiutare la proposta del padre senza mancargli di rispetto. La madrina le suggerisce di chiedere al padre abiti impossibili da creare fino a farlo desistere; purtroppo, però, il padre riesce sempre ad esaudire ogni sua richiesta, addirittura quando gli viene chiesto di sacrificare il suo asino portafortuna per farne una pelliccia.

Disperata, la principessa comprende di non avere altra scelta se non la fuga: su consiglio della madrina, si rende irriconoscibile, si copre con la sua pelliccia d’asino e si nasconde nel bosco. Trova una casupola dove nascondersi e inizia a lavorare come serva.

Un po’ di fortuna e un po’ di astuzia, però, la portano a conoscere l’amore della sua vita, a riscattarsi dalla sua misera condizione e riappacificarsi con il padre.

Oltre la trama

Pelle d’asino è una fiaba molto semplice ma estremamente ricca di significato: la principessa è una ragazza coraggiosa che rispetta profondamente il padre che l’ha cresciuta ma che di oppone ad un matrimonio insensato; è una ragazze istruita, astuta ed educata, che sa sfruttare queste virtù a suo favore, e che riesce con le sue forze a tirarsi fuori da una situazione sgradevole e a ribaltare le sue sorti.

Questa fiaba è stata raccontata in decine di versioni, una delle quali ad esempio si intitolava l’Orsa, in quanto l’animale sacrificato era un’orsa e non un asino. La morale però è rimasta la stessa e negli anni ha rafforzato il suo valore, essendo utile a fanciulle di tutte le epoche. Il bello delle fiabe è questo, in fondo: cambiano i protagonisti e gli antagonisti, cambiano le figure che questi rappresentano, cambiano le ere, ma il messaggio rimane sempre valido.

L’edizione

Il testo:
La fiaba viene raccontata in modo molto basilare: il lessico è semplice, il ritmo costante e piuttosto veloce; a tratti è ripetitiva, come quasi tutte le fiabe.

Le illustrazioni:
Lo stile dell’illustratrice è molto particolare: abbina tratti somatici e fisici realistici e in tre dimensioni ad elementi del paesaggio o dell’abbigliamento stilizzati e piatti. La tavolozza scelta è composta da pochi colori, che vanno dal nero all’ocra, con l’aggiunta di dettagli oro. Personalmente lo trovo uno stile singolare e originale, perfetto per rappresentate una fiaba in cui non si raccontano solo scene felici, adatto quindi a rappresentate in modo ancora più espressivo alcuni passaggi del racconto in cui le emozioni dominanti sono paura e incertezza.

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INDICE RECENSIONI

La Signora del Lago – The Witcher 7

La signora del lago. The Witcher Book Cover La signora del lago. The Witcher
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
2020
624

L'inverno si avvicina. Stremati, Geralt e i suoi compagni sono costretti a fermarsi a Toussaint, un piccolissimo regno d'incredibile bellezza, risparmiato dalla guerra grazie alla sua posizione isolata. Lì, lo strigo spera di trovare un posto sicuro per recuperare le forze, e soprattutto informazioni che possano aiutarlo nella ricerca di Ciri. Geralt non sa se le voci secondo cui la ragazza sarebbe stata catturata dall'esercito imperiale siano vere. Una cosa è certa: ha bisogno di lui. Tuttavia Ciri non è l'unica a essere in grave pericolo: le spie di Nilfgaard sono ovunque, e persino in un luogo idilliaco come Toussaint c'è qualcuno che trama nell'ombra perché Geralt non ne esca vivo…
L’hanno ribattezzata la Signora del Lago. Per sfuggire alle truppe di Nilfgaard, Ciri ha varcato il portale magico nascosto nella Torre della Rondine e, da quel giorno, gli elfi si sono presi cura di lei, guarendo le sue ferite e trattandola come una vera principessa. Ciri quindi ha abbassato la guardia e non si è subito resa conto di non essere affatto una loro gradita ospite, bensì una prigioniera. Ma, adesso che ha scoperto il gioco degli elfi, deve assolutamente riuscire ad evadere. Perché lei è la Fiamma di cui parlano le profezie. Ed è giunto il tempo che il suo destino si compia…

La Signora del Lago è il settimo volume della saga di Geralt di Rivia, edita da Editrice Nord – volume conclusivo delle vicende che riguardano, appunto, Geral; l’ottavo volume, infatti si colloca cronologicamente prima del primo romanzo della serie.

La trama

L’inverno si avvicina. Stremati, Geralt e i suoi compagni sono costretti a fermarsi a Toussaint, un piccolissimo regno d’incredibile bellezza. Lì, lo strigo spera di trovare un posto sicuro per recuperare le forze, e soprattutto informazioni che possano aiutarlo nella ricerca di Ciri. Una cosa è certa: ha bisogno di lui. Tuttavia Ciri non è l’unica a essere in grave pericolo: le spie di Nilfgaard sono ovunque…

L’hanno ribattezzata la Signora del Lago. Per sfuggire alle truppe di Nilfgaard, Ciri ha varcato il portale magico nascosto nella Torre della Rondine e, da quel giorno, gli elfi si sono presi cura di lei, trattandola come una vera principessa. Ciri quindi ha abbassato la guardia e non si è subito resa conto di non essere affatto una loro gradita ospite, bensì una prigioniera. Ma, adesso che ha scoperto il gioco degli elfi, deve assolutamente riuscire ad evadere. Perché lei è la Fiamma di cui parlano le profezie. Ed è giunto il tempo che il suo destino si compia…

La Signor del Lago

Questo settimo volume rappresenta l’epilogo perfetto per la saga di cui fa parte.

Un colpo di scena assolutamente imprevisto permette di mettere insieme tutti i pezzi della storia dei sei libri precedenti e di dare un senso a tutti i passaggi fino ad ora inspiegabili. Il colpo di scena si verifica relativamente “presto” all’interno del libro perciò, successivamente, si hanno ulteriori passaggi articolati e svolte della trama.

In ogni caso le doti dell’autore sono indiscutibili: ha scritto sei libri in cui la storia si è sviluppata su più fronti, inducendo il lettore a supporre qualsiasi versione possibile di epilogo, per poi  crearne uno decisamente inaspettato.

Ci sono alcune particolarità che merita citare:

  • questo è l’unico volume della saga in cui vengono menzionati luoghi reali;
  • ci sono due possibili interpretazioni del finale di Yennefer e Geralt: ogni lettore è libero di scegliere quella che preferisce;
  • verso la fine, fa la sua comparsa un personaggio del tutto estraneo alla saga, almeno finora, e si apre l’ennesimo colpo di scena da maestro di Sapkowski;
  •  relazione all’epilogo, è interessante la teoria dei flashback dei personaggi, che si può notare solo leggendo l’intera saga – rivelarla ora rovinerebbe la lettura a chi deve ancora iniziare!

I libri precedenti:

  1. Il guardiano degli innocenti
  2. La spada del destino
  3. Il sangue degli elfi
  4. Il tempo della guerra
  5. Il battesimo del fuoco
  6. La Torre della Rondine

Recensioni: INDICE

Fantasmi di Grano – Gloria

Fantasmi di Grano
Gloria
Venus Marion
Novella
Self-published
29 October 2020
91

⤜ IL MEDIOEVO COME LO AVETE GIA' LETTO... solo in GLORIA!⤞ Quarta novella della saga di GLORIA. È il giorno che precede la notte di Samhain dell'Anno di Nostro Signore 1234, Nottingham si prepara a rendere omaggio ai defunti. Attorno a una tomba, quattro donne ripercorrono il passato, evocando fantasmi che non hanno mai lasciato la contea. Quindici anni dopo le vicende del terzo libro di GLORIA, milady di Gisborne dovrà di nuovo tenere insieme i lembi che separano la vita dalla morte, lungo il sentiero oscuro dove sono sempre in agguato debolezze, dubbi e paure. ⚠ ATTENZIONE: alto rischio di contenuti estremamente estrogeni - non adatto a giovani lettori. Cover Art by © Alice Sogno

Fantasmi di grano si apre con Cybele – protagonista di Gloria – che racconta a sua figlia degli aneddoti sul padre. Si stanno bruciando le bambole di grano che i ragazzini hanno creato per Lughnasadh; è un giorno di festa, ma anche un momento di nostalgia.

Ci sono storie che non ho mai raccontato.

E, in effetti, questa novella è l’insieme di una serie di scene che in qualche modo riportano in vita dei fantasmi: ha un significato molto profondo e commovente. Vengono riprese molte scene di Gloria, sotto forma di ricordo: vengono arricchite di dettagli, di cose non dette in precedenza, di emozioni. Cybele pensa, ricorda, riflette e racconta.

Fantasmi di Grano

Come la novella precedente, anche questa si ispira ad un’antica festività nordica: Samhain, oggi tramutato in Halloween.

Come si può intuire, questo argomento si addice particolarmente alla presenza di “fantasmi”, seppur in senso figurato e non materiale.

Il punto di forza di questa novella, infatti, è proprio questo: i fantasmi sono la metafora di una “presenza” totalmente psicologica e sentimentale.

Si tratta quindi di una novella estremamente introspettiva e, in un certo senso, dolorosa: si parla di perdite, di mancanze, di affetti e – come sempre – di resistenza o, in un certo senso, resilienza.

La resilienza di una madre, di una donna, colpita più volte e in più punti, che in qualche modo cerca di andare avanti, per una memoria, per i figli, per un fantasma.

Per quanto riguarda lo stile, la trama, i contenuti, Venus Marion è sempre una garanzia e ad ogni scritto si riconferma e si evolve.


Ovviamente è consigliabile leggere questa novella dopo aver letto Gloria e le le precedenti novelle!

GLORIA FAN MERCH


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Il cacciatore di draghi

Il cacciatore di Draghi, ovvero Giles l'Agricoltore di Ham Book Cover Il cacciatore di Draghi, ovvero Giles l'Agricoltore di Ham
John R. R. Tolkien
Fantasy
2019
160

Un contadino abitudinario e un po’ fanfarone, costretto a dar la caccia a un drago su cui riesce ad avere la meglio, diventa ricco e rispettato, tanto da essere eletto re. La fonte sarebbe un’antica cronaca in latino contenente il resoconto delle origini del Piccolo Regno. Ma è solo un espediente. Tolkien vi ricorre per creare un mondo metastorico, senza precise coordinate spazio-temporali, un’atmosfera da fiaba, un universo immaginario popolato di draghi e di giganti in cui però possiamo ritrovare qualcosa della nostra quotidianità. Nelle mani dell’autore, fiabesco e concretezza di particolari si mescolano dunque con somma maestria per andare dritto al cuore dei lettori di tutte le età.

Il cacciatore di draghi è un racconto di Tolkien, pubblicato per la prima volta nel 1949 e arrivato in Italia alcuni decenni dopo.

Il cacciatore di draghi

La storia è ambientata nella Britannia medievale, con l’aggiunta di alcuni elementi di fantasia (i draghi, per esempio).

Si tratta di un racconto piuttosto breve rispetto agli standard dell’autore, ma senz’altro affascinante, soprattutto grazie all’ambientazione e alla caratterizzazione dei personaggi.

Protagonista della storia è il fattore Giles che, per caso o per fortuna, si trova ad avere a che fare con strani animali. Tant’è che arriverà a confrontarsi con il suo antagonista principale: il drago Chrysophylax.

Con la struttura tipica di una fiaba, Il cacciatore di draghi sembra essere stato inventato dall’autore per intrattenere i propri figli in macchina durante una sosta dovuta ad un temporale.

Tuttavia, il racconto è stato rivisto più volte dall’autore prima di essere pubblicato nella sua versione definitiva, nel 1949, con il titolo Farmer Giles of Ham.

Lo stile di Tolkien si conferma inconfondibile: curato, molto narrativo e descrittivo. Inoltre, come in ogni opera, l’autore si conferma estremamente ricco di fantasia.

Il racconto ha un ritmo di lettura veloce dovuto alla semplicità con cui è scritto e alla lunghezza del testo, decisamente non eccessiva. Tuttavia, per “assaporarlo” al meglio, è consigliabile leggerlo lentamente, interpretandolo, proprio come se si stesse leggendo una fiaba ad un bambino.

Sicuramente non si tratta dell’opera più celebre o apprezzata dell’autore, ma sicuramente merita di essere letta da appassionati e non: personalmente, credo sia un ottimo punto di partenza per avvicinarsi all’autore – qualora non si volesse iniziare con opere come Il Signore degli Anelli o Lo Hobbit, che sono sicuramente più lunghe e impegnative.


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Penitenziagite – Apocalisse

Penitenziagite - Apocalisse Book Cover Penitenziagite - Apocalisse
Penitenziagite
Fabio Cosio
Romanzo Storico, Biografia
Self-published
633
Copertina flessibile

Nel momento in cui fra Dolcino assume la guida del movimento degli apostolici, il loro numero inizia a crescere esponenzialmente. L'inquisizione stringe ancora di più le sue maglie, processando e bruciando un gran numero di adepti.
Trovato un rifugio in Trentino, gli apostolici fondano una comunità dove, finalmente, possono vivere in pace, protetti dal signore locale. Ma quando questi muore, la situazione precipita. Costretti a una nuova fuga, gli apostolici attraversano tutto il nord Italia fino a giungere in Valsesia, dove la popolazione si è ribellata ai feudatari locali. Nuovamente perseguitati e attaccati, fra Dolcino e gli apostolici decidono di combattere per la loro libertà, impugnando le armi in un'eroica resistenza contro le forze del vescovo.

Penitenziagite – Apocalisse è il volume conclusivo della trilogia di romanzi storici di Fabio Cosio, che vede come protagonista fra Dolcino da Novara.

Penitenziagite – Apocalisse

Questa trilogia di romanzi storici ripercorre, attraverso il protagonista, alcuni decenni della storia italiana caratterizzati dal dominio della Chiesa, dalla violenza dell’Inquisizione e dalle lotte del popolo.

Nei primi volumi (Genesi  e Atti degli apostoli), abbiamo seguito fra Dolcino nella sua carriera ecclesiastica e nel distaccamento da molti degli aspetti della Chiesa che riteneva sbagliati o contraddittori.

In quest’ultimo volume si giunge al termine di questo percorso e, purtroppo, della vita di Dolcino. Per avere qualche blanda informazione sulla vita di quest’uomo basta aprire un libro di storia o cercare online e, trattandosi di una ricostruzione storica molto fedele alla realtà, rivelare il finale di questo libro non significa rovinare la lettura della trilogia.

Fra Dolcino, come anticipato nei volumi precedenti, è stato il fondatore del movimento dei dolciniani, movimento riconducibile a quello degli apostolici (a sua volta derivante dai movimenti pauperistici e millenaristici).

La sua dottrina prevedeva una scrupolosa osservazione delle Sacre Scritture, nonché il digiuno, la preghiera e la povertà. Tuttavia, si basava su altri due aspetti rilevanti che, ovviamente, non potevano essere approvati dalla Chiesa: la disobbedienza alla Chiesa stessa e al papa, qualora si fosse allontanato dalla giusta predicazione e applicazione dei Vangeli e sulla possibilità di eliminare l’obbligo del celibato.

Fra Dolcino, in prima persona, aveva una compagna – Margherita – e, giunti a questo punto, merita soffermarsi sull’epilogo di questa storia: fra Dolcino viene condannato a morte dal vescovo, costretto a subire torture inimmaginabili prima dell’esecuzione della pena capitale. Ma non è tutto: anche Margherita viene condannata a morte: per eresia, stregoneria, legami con Satana e quant’altro. Viene bruciata viva. E Dolcino è costretto ad assistere, prima di essere ucciso a sua volta.

Perché soffermarsi sul finale: perché racchiude il messaggio dell’intera trilogia. Un messaggio di un uomo, vissuto 700 anni fa, che ha avuto il coraggio di opporsi alla dittatura di una Chiesa corrotta. Un uomo: non era un santo, ma semplicemente un uomo, vissuto da uomo e morto da uomo. Morto per ciò in cui credeva. Allo stesso modo, con lui, è morta Margherita, che non si è piegata fino alla fine, nemmeno davanti al boia.

Allo stesso modo sono morti in tanti: sono morti coloro che hanno cercato di proteggerlo, coloro che hanno condiviso con lui una visione differente della religione; sono morti i “poveri cristiani” che si sono opposti al vescovo nella terribile battaglia della Valsesia.

Non è finita: Dolcino sarebbe dovuto diventare un esempio, un monito per la popolazione. Per questo è stato torturato pubblicamente per le strade di Vercelli, nei modi più terribili e disgustosi. Per questo le ceneri di Longino  e Margherita sono state gettate nel fiume Cervo. Tutto questo e molto altro in Penitenziagite Apocalisse.

In conclusione

Non posso fare altro che consigliare la lettura di questa trilogia per vari motivi: la ricchezza di dettagli, la minuziosa ricostruzione storica, la volontà dell’autore di “riportare in vita” una tale storia e, ovviamente, per il significato di quella storia.

Per darvi qualche informazione in più sulla lettura di questo libro, oltre a rimandarvi alle recensioni precedenti, posso dirvi che: è scritto molto bene, in modo semplice e chiaro; ha un ritmo di lettura lento, soprattutto a causa dei temi affrontati e alla quantità di dettagli; è adatto ad appassionati di storia, lettori onnivori e a chiunque voglia approfondire le proprie conoscenze sulla storia d’Italia tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300.


Recensioni: INDICE

 

Reflections

Reflections Book Cover Reflections
Cris Ortega
Comics & Graphic Novels
9 January 2014
Copertina flessibile
64

"There is a legend that tells Reynaud Manor is haunted by the apparition of a lady in a wedding gown, seen from time to time reflected in the mirrors.But as its inhabitants are found dead under strange circumstances, what appeared to be a common tale starts to become a fateful reality."Reflections is a one-shot comic book that includes two short stories: "Reflections", an horror story that takes place in victorian times, and "The Valley of Olives", a tragic medieval romance.

Reflections è una graphic novel di Cris Ortega, nota illustratrice spagnola.

In questa sua pubblicazione sono presenti due racconti: il primo dei due, Reflections, da il nome al libro.

Come suo solito, l’artista unisce gotico e romantico all’horror, creando una perfetta combinazione di generi e stili. Il risultato finale è, in questo caso, un fumetto con la struttura narrativa di un giallo classico, ma in cui subentrano componenti tipiche dell’horror.

Nei due racconti, infatti, compaiono fantasmi e presenze sinistre che vengono coinvolte in omicidi e quant’altro.

Reflections: l’arte

La struttura dei racconti è piuttosto semplice, come giusto che sia, per permettere al lettore di concentrarsi maggiormente sulle tavole presenti nel libro.

Cris Ortega è un’artista straordinaria e, ancor di più, è una colorista incredibilmente dotata. In quest’opera in particolare si possono notare le sue abilità di colorista soltanto in copertina, ma il contenuto non è assolutamente di minor qualità nonostante sia in bianco e nero.

Reflections è un libricino che si legge molto in fretta, data la sua lunghezza. Tuttavia, merita soffermarsi sulle illustrazioni per apprezzarlo a pieno.

In conclusione: mi sento di consigliarlo a tutti gli amanti del fumetto e dei libri illustrati. Personalmente l’ho apprezzato molto… Buona lettura!


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La Torre della Rondine – The Witcher 6

La torre della rondine. The Witcher Book Cover La torre della rondine. The Witcher
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2020
Copertina flessibile
516

Nella notte dell'Equinozio d'autunno, una tempesta infernale si abbatte su Ellander. All'improvviso, alcune nuvole nere assumono la forma di guerrieri a cavallo e sorvolano con gran strepito il tempio della dea Melitele. La maga Triss Merigold non ha dubbi: è la Caccia Selvaggia narrata dalle leggende, portatrice di morte e di sventura. Qualcuno a lei molto caro è caduto vittima di un sortilegio o di un'imboscata. Non c'è un attimo da perdere: deve avvisare Geralt di Rivia…
Tre giorni dopo, durante una battuta di caccia nelle paludi, Vysogota di Corvo trova una fanciulla priva di sensi e gravemente ferita. Senza esitare, il vecchio eremita la porta in casa e le presta le prime cure. Tra i deliri indotti dalla febbre, la ragazza rivela di essere sfuggita per miracolo a un manipolo di soldati di Nilfgaard, gli stessi uomini che ancora le stanno dando la caccia per ucciderla. E allora l'eremita capisce: lei è la principessa Ciri, l'ultima erede al trono di Cintra, colei che, secondo la profezia, causerà il crollo dell'impero e riporterà la pace tra i popoli della terra. La giovane ha bisogno di protezione. E c'è solo una persona che possa aiutarla a compiere il suo destino: Geralt di Rivia

La Torre della Rondine è il sesto volume della Saga di Geralt di Rivia e rappresenta racchiude una fase decisiva nella struttura di questa saga.

Se, fino al volume precedente, la Saga è stata contorta e caotica, con questo nuovo capito tutto inizia a prendere forma. Benché le vicende siano ancora più intricate e sovrapposte, si inizia a vedere una traccia che – suppongo – porterà all’epilogo con il settimo volume.

La Torre della Rondine

Senza rivelare troppo sulla trama di questo volume, si può dire che: fa la sua comparsa un nuovo personaggio, che si rivelerà determinante da questo momento in poi. Si tratta di Vysogota di Corvo, un anziano che vive in una capanna nascosta nel mezzo di una palude e che salva Ciri nel momento in cui ne ha più bisogno.

Dopo un periodo di sospetti e incomprensioni, i due si raccontano le rispettive storie e iniziano a fidarsi l’uno dell’altro: Vysogota di Corvo capisce chi è Ciri e capisce anche che c’è una sola persona in grado di aiutarla… Geralt di Rivia.

In questo sesto volume entrano in gioco i nuovi poteri di Ciri e non solo: la trama inizia a propagarsi nel tempo e nello spazio, dando la possibilità di trarre diverse conclusioni e possibili finali.

Geralt, Yennefer e Ciri continuano ad essere legati indissolubilmente, nonostante si trovino in luoghi diversi, in situazioni diverse e con compagni che nemmeno si conoscono tra loro!

Ciri e Yennefer hanno addirittura delle visioni su Geralt ma i tre riescono a comunicare tra loro solo in modo sporadico e incomprensibile: possono solo trarre qualche spunto dalle rispettive visioni e sensazioni, ma nulla di concreto e certo.

Il loro destino rimane legato e, benché Ciri abbia poteri inestimabili e sia ormai più che autosufficiente, ha bisogno di aiuto per compiere la sua missione: bisogna rimettere insieme la squadra…

Oltre la trama

Tutto ciò che riguarda lo stile, la struttura e la trama è rimasto invariato rispetto ai volumi precedenti. Perciò credo sia utile analizzare le diversità: per la prima volta in questo volume l’autore fa riferimento esplicito a luoghi e popoli realmente esistiti. L’avrà fatto per creare ancora un po’ più di caos apparente? O l’avrà fatto per “avvicinare” il lettore ai protagonisti?

Inoltre, in questo volume i riferimenti alla cultura pagana nordica sono ancora più espliciti rispetto ai volumi precedenti. Il tempo è segnato da ricorrenze tipicamente pagane, l’anno è suddiviso da equinozi, solstizi e festività tipiche della cultura celtica (i nomi sono stati semplicemente distorti dall’autore in modo che fossero riconoscibili ma non identici agli originali.

La Torre della Rondine conferma per la sesta volta quanto questa saga sia elaborata e curata: Sapkowski ha fatto davvero un gran lavoro nella creazione di ogni elemento del suo racconto.

Questo sesto capitolo della saga riporta un po’ di azione e, soprattutto, riporta il focus sui tre protagonisti principali: si va verso l’epilogo della saga e si percepisce che qualcosa di grosso debba ancora succedere ma, ovviamente, si possono solo fare supposizioni.

Ciri è prossima a svelare il suo vero scopo e gli altri personaggi devono aggiudicarsi il “ruolo definitivo” e c’è ancora spazio per qualsiasi cambiamento di rotta.

Questo la dice lunga sulle capacità dell’autore: riesce a tenere i lettori incollati alle pagine per sei volumi (da 400 pagine l’uno!) per poi, molto probabilmente, stravolgere tutto alla fine – o, se non altro, dare un senso a tutto nell’ultimo volume.

Fino ad ora la trama, infatti, è stata un “crescendo” di eventi, senza mai mostrare segni di cedimento o di prossimità alla conclusione. BEN FATTO caro Andrzej!

I libri precedenti:

  1. Il guardiano degli innocenti
  2. La spada del destino
  3. Il sangue degli elfi
  4. Il tempo della guerra

Recensioni: INDICE

Jake Foster e il segreto della lanterna

Jake Foster Book Cover Jake Foster
Daniele Cella, Alessio Manneschi,
Fantasy, Per ragazzi
Self-published
29 September 2020
256

JAKE FOSTER e il Segreto della Lanterna(tm) ✓✓✓ Un libro per bambini e ragazzi di tutte le età. Un'avventura ricca di azione, magia e mistero! ★★★ In una giornata come tante altre, fatta di fantasie e affetti familiari, la vita del piccolo Jake Foster viene completamente sconvolta. Abituatosi ad una nuova vita nello squallido orfanotrofio di Glestin, Jake trascorre il tempo giocando con i suoi nuovi amici e seguendo le severe lezioni impartite dagli insegnanti. L'arrivo di un nuovo e cupo insegnante, la scomparsa di uno dei bambini e delle inquietanti voci che sembrano provenire dal vecchio pozzo dell'orfanotrofio, innescano una serie di misteriosi eventi che trascineranno Jake in una mirabolante avventura. Curiosi di sapere cosa accadrà al nostro Jake? Tuffatevi tra le pagine del libro e abbandonatevi a stupore e meraviglia! ★★★ Particolarmente indicato per gli amanti dei fantasy quali Harry Potter, Le Cronache di Narnia, La Storia Infinita. In questo libro è possibile individuare temi cari sia ai genitori che ai bambini e ragazzi: Inclusione culturale Accettazione della diversità Interazioni positive tra genitori e figli L'importanza della curiosità Il valore dell'amicizia e dell'incoraggiamento Il superamento delle proprie paure e del timore per l'ignoto

Jake Foster e il segreto della lanterna  è un romanzo fantasy, che vede come protagonista un ragazzino di sei anni – scritto a quattro mani da Alessio Manneschi e Daniele Cella.

Jake Foster e il segreto della lanterna

Il protagonista del romanzo è un ragazzino normale con una vita ordinaria… fino a quando, a causa di un incidente, perde suo padre e viene portato in orfanotrofio.

Dopo un iniziale periodo di smarrimento, Jake si abitua alla sua nuova vita, con nuovi amici e insegnanti. Le sue giornate trascorrono regolarmente tra giochi e studio, fino a quando un misterioso avvenimento mette di nuovo sottosopra la sua esistenza: un compagno scompare misteriosamente.

Jake viene proiettato in un’avventura incredibile, che lo aiuterà a conoscersi realmente, a capire molto su sé stesso, sul suo passato e su ciò che lo circonda.

Alla fine della sua avventura Jake è un ragazzino diverso: più maturo, consapevole e positivo.

Oltre la trama

Jake Foster e il segreto della lanterna  è un romanzo d’avventura ma anche di formazione; Jake cambia, matura, in qualche modo “forma la sua nuova persona”.

Per quanto riguarda la forma, Jake Foster è molto scorrevole, lineare, scritto in modo semplice e apprezzabile anche dai lettori più giovani.

Al suo interno vengono presi in considerazione molti argomenti: l’amicizia, il coraggio, la famiglia, la sfida con sé stessi e così via.

A parlare è Jake in prima persona, perciò il lettore vive l’avventura attraverso gli occhi di un bambino, attraverso i suoi pensieri e ragionamenti – che spesso vengono accentuati da considerazioni e pensieri ovviamente infantili su giochi, amici, insegnanti, ecc.

Nel complesso si tratta di un romanzo molto carino e apprezzabile da un pubblico di lettori molto vasto e variegato: adatto a tutte le età e a tutti i gusti letterari, magari con una propensione verso il fantasy.

 

//Ringrazio gli autori per avermi dato la possibilità di leggerlo. Lo trovate su Amazon!


RECENSIONI: INDICE

Il battesimo del fuoco – The Witcher 5

Il battesimo del fuoco. The Witcher Book Cover Il battesimo del fuoco. The Witcher
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2020
459

Geralt di Rivia ha fallito. Durante la rivolta scoppiata sull'isola di Thanedd, non è riuscito a portare in salvo Ciri, l'ultima erede al trono di Cintra, e ora la principessa è scomparsa. La sua unica speranza di ritrovarla è affidarsi a Milva, la più abile spia delle driadi. E Milva non lo delude: scopre che Ciri è prigioniera dell’imperatore Emhyr var Emreis e si offre di guidare lo strigo fino alla capitale di Nilfgaard. Benché sia ancora debole a causa delle ferite riportate, Geralt lascia la sicurezza dei boschi di Brokilon e si mette in viaggio con Milva, ma bastano pochi giorni di cammino per rendersi conto che raggiungere il palazzo imperiale è un'impresa quasi impossibile: ovunque infuriano violente battaglie tra le truppe di Nilfgaard e gli eserciti dei liberi regni; le strade sono pattugliate giorno e notte da ronde di soldati, mentre i villaggi sono lasciati alla mercé dei gruppi di elfi ribelli. Lo strigo e la driade sono quindi costretti a tagliare per la foresta, senza sapere che così facendo cadranno nella trappola preparata da una creatura che da tempo li segue nell'ombra, pronto a tutto pur di evitare che Geralt arrivi vivo a Nilfgaard….

Il battesimo del fuoco è il quinto volume della Saga di Geralt di Rivia, meglio nota come The Witcher, per via della serie Netflix (ed è il terzo romanzo della saga).

Il battesimo del fuoco

Geralt si scontra con Vilgefortz e rimane gravemente ferito; Triss lo aiuta portandolo dalle Driadi, che gli offrono asilo e lo curano.

Qui conosce Milva, un’arciera che fa parte del gruppo degli Scoia’tael, che lo informa sulle condizioni di Ciri.

Dopo aver udito della cattura di Ciri da parte dei Nilfgaardiani, Geralt parte alla ricerca della ragazzina insieme all’inseparabile Ranuncolo e alla stessa Milva, che decide di aiutarli.

Il viaggio si fa lungo e insidioso, ma Geralt trova nuovi compagni di viaggio (un più strampalato dell’altro) e la novella combricola si avvia verso il fiume Jaruga, per poi comprendere che sarebbe stato un viaggio impossibile. Perciò ritorna sui suoi passi e cambia direzione, cercando di evitare scontri e battaglie ma, talvolta, trovandosi proprio in mezzo ad essi.

In particolare, Geralt e i suoi compagni saranno decisivi per una battaglia… con la quale Geralt otterrà il titolo con cui tutti lo conosciamo: “Geralt di Rivia“.

Oltre la trama

Come detto nelle recensioni precedenti, Sapkowski ha creato qualcosa di magico ed estremamente complesso. Nonostante sia stato criticato da molti per la struttura e la trama dalla saga, personalmente credo che abbia fatto un lavoro studiato e curato nei minimi dettagli e che l’effetto “caos” sia assolutamente voluto: alla fine tutto avrà un senso.

Detto ciò, non si può che confermare la bravura dell’autore nella resa dei personaggi, dei luoghi, dell’atmosfera e delle sensazioni.

Ciò che, però, influisce maggiormente nell’ottenere tutto ciò è lo stile: sempre impeccabile, coinvolgente, vivido. La traduzione della saga, tra l’altro, è stata fatta direttamente da una lingua all’altra su specifica richiesta dell’autore, senza passare dall’inglese.

Il battesimo del fuoco è quindi l’ennesima prova di quanto meriti leggere questa saga! (Anche se in questo volume Yennefer si vede pochissimo!)

I libri precedenti:

  1. Il guardiano degli innocenti
  2. La spada del destino
  3. Il sangue degli elfi
  4. Il tempo della guerra

Recensioni: INDICE

Il tempo della guerra – The Witcher 4

Il tempo della guerra. The Witcher Book Cover Il tempo della guerra. The Witcher
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2020
Copertina flessibile
432

Tre ombre cavalcano nella notte. Sono tre sicari, lanciati all’inseguimento della loro prossima vittima. Tuttavia non sanno di essere a loro volta seguiti da una creatura più forte e più resistente di qualsiasi essere umano: Geralt di Rivia, l’assassino di mostri. In circostanze normali, lo strigo non si sporcherebbe le mani per eliminare dei comuni criminali, ma stavolta è diverso. Perché quei tre sono stati assoldati per uccidere la principessa Ciri e, se ci riusciranno, il mondo intero sarà perduto: Ciri è la Fiamma di Cintra, la maga di cui parlano le profezie, l’unica forza in grado di contrastare i piani dello spietato imperatore di Nilfgaard e di riportare la pace tra i popoli della terra. Per questo è essenziale che Ciri arrivi sana e salva sull’isola di Thanedd, dove si stanno radunando tutti gli altri maghi. E Geralt è disposto a ogni sacrificio pur di proteggere il suo cammino. Però nessuno può immaginare che la principessa non sarà al sicuro nemmeno sull’isola. Sebbene sia difesa da incantesimi potentissimi, le spie di Nilfgaard sono infatti sbarcate persino in quel luogo isolato. E adesso sono in attesa, pronte a colpire….

Il tempo della guerra è il quarto volume della saga di Geralt di Rivia in ordine di pubblicazione ma è il secondo vero e proprio romanzo (considerando che i primi due volumi sono raccolte di racconti).

Il tempo della guerra – SPOILER ALERT

I Regni del Nord e Nilfgaard sono sempre più in cattivi rapporti: in ogni angolo ci sono scontri tra potenze, maghi e bande.

Ciri continua la sua fuga perenne ma inizia a correre voce che sia stata uccisa. Nel frattempo Geralt cerca di far luce sull’identità di Rience e di chi lo ha assoldato.

Citi e Yennefer si recano a Gors Velen. Prima di spostarsi a Thanedd, dove Yennefer parteciperà alla riunione dei maghi e Ciri frequenterà la scuola di Aretuza, dove era già stata istruita Yennefer.

Durante il viaggio fanno tappa a Gros Valen dove Yennefer incontra un nano banchiere con cui pattuisce affari vantaggiosi per entrambi. Mentre Yennerfer è alle prese con in nano, Ciri si fa accompagnare da Fabio per visitare la città con la raccomandazione di non farsi notare, ma ovviamente non sarà così. Viene scambiata per una studentessa di Aretuza fuggita dalla scuola e…

La saga

Lo stile dell’autore rimane invariato in questo secondo (o quarto) volume della saga o, forse, si fa ancora più coinvolgente e “sottile”.

Letti singolarmente, i libri possono sembrare dispersivi e, dopo il secondo, le vicende si spezzettano in tanti piccoli frammenti e prendono strade diverse: addirittura per ogni personaggio ci possono essere più percorsi possibili. Tuttavia, nel complesso la saga è strutturata in modo magistrale: i due vertici della saga sono i due punti saldi a cui riconducono tutte le vicende che però, con il proseguire della lettura, si allontanano e si diversificano tantissimo.

Vengono infatti presentati nuovi luoghi, personaggi, collegamenti e grossi punti interrogativi.

In conclusione, non si può che confermare un giudizio più che positivo per l’intera saga.


Personalmente ho trovato alcuni passaggi un po’ lenti rispetto ai volumi precedenti – ma questo può essere dovuto ad un fattore prettamente soggettivo perché purtroppo non ho avuto modo di dedicare alla lettura il tempo e l’attenzione che avrei voluto.

Ho letto diverse opinioni negative su questa saga e sull’autore in generale: molto spesso queste critiche hanno come oggetto principale il “sospetto” che la saga sia stata scritta in modo confusionario e non programmato. In realtà io credo che l’effetto fosse voluto: tantissimi personaggi, tantissimi luoghi: impossibile ricordare tutto. Eppure, alla fine, tutto avrà un senso…


I volumi precedenti:


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