Le montagne della follia

Le montagne della follia Book Cover Le montagne della follia
H.P, Lovecraft
Horror
Copertina rigida

"Le montagne della follia" di Howard Phillips Lovecraft racconta il catastrofico esito di una spedizione nelle profondità inesplorate del continente antartico. Farnsworth Wright rifiutò di pubblicare l'opera su "Weird Tales" perché, a detta dell'editore, troppo lunga. L'orrore, per stereotipo, necessita di poche molecole di azoto, di respiri corti, mutili, di un sentimento di morte improvvisa accompagnato da brevi, fulminanti agonie: chi potrebbe sopportare uno spavento protratto oltremisura nel tempo? E invece tra le montagne della follia l'eco della paura si centuplica di grotta in grotta, e la resistenza dei personaggi e del lettore è spinta al limite della sopportazione. Il Saggiatore ripropone questo classico in una traduzione finalmente completa, che rifugge la tentazione di ricondurre a una mal compresa «piacevolezza» lo stile ossessivo, tassonomico, rituale di Lovecraft. Nella sua prosa l'orrore opera sempre nella stanza accanto, senza fare ostaggio di testimoni oculari; riempie le tubature e si riverbera fonicamente tra le pareti (Tekeli-li! Tekeli-li!), in un linguaggio nero che esisteva già prima del linguaggio umano e della parola, e che l'uomo non può decifrare; emana miasmi intollerabili e sconosciuti; lascia tagli ed escoriazioni ovunque. Ma non si vede. O almeno, non si vede mai del tutto: si cela nei cunicoli, dietro rocce cadute, al fondo di abissi glaciali. Così si compone il paesaggio delle "Montagne", dipinto da un pittore alieno: in un simile sacro bosco, sovrumano, dove catene montuose di ardesia precambriana si alzano fino all'orlo inimmaginabile del pianeta, l'uomo diventa cacciagione, preda, o addirittura campione scientifico da sezionare e notomizzare, crudamente, come un esemplare di animale raro appena scoperto. La geografia antartica descritta da Lovecraft, però, è anche e soprattutto una geografia interiore, di certe latenze oniriche castrate dal meccanismo di rimozione, in cui una potenza cosmica anteriore al Cretaceo o all'Eocene – e a qualsiasi categoria temporale postulabile dall'umana ragione – imperversa originando forme inaudite, abissi impercorribili, vette impossibili da scalare. E agguanta e annichila tutto ciò che le si para davanti.

✒ “Bisognava stare attenti alla propria immaginazione, all’ombra di quelle montagne della follia”.

✒ “Esso (si riferisce al viaggio) segnò per me la fine, all’età di cinquantaquattro anni, della pace e dell’equilibrio che le menti normali posseggono grazie alla loro abitudinaria concezione della Natura e delle leggi di Natura”.

✒ “Per farsi un’idea anche solo rudimentale dei nostri pensieri e delle nostre sensazioni nel penetrare in quel labirinto costruito da mani inumane, che da eoni non conosceva che silenzio, bisogna ricomporre un caos disperatamente sconcertante di umori effimeri, ricordi e impressioni”.

?Incipit

Mi vedo costretto a parlare perché gli uomini di scienza si rifiutano di seguire il mio consiglio senza prima conoscerne le ragioni.

? Sinossi

Il basso sole antartico di mezzanotte rosseggiava sull’orizzonte meridionale tra le spaccature delle rovine frastagliate, e la terribile antichità e mancanza di vita della spaventevole città sembravano ancora più estreme. Il cielo sopra di noi era un’opalescente masse di tenui e turbolenti vapori di ghiaccio, e il freddo ci attanagliava le viscere.

[descrizione ufficiale dell’edizione Il Saggiatore] Ambientato in Antartide, racconta quanto accaduto a una spedizione scientifica alle prese con reperti antichi milioni di anni. In una terra di ghiaccio e di morte senza tempo, il gruppo s’imbatte in campioni zoologici che, apparentemente, non provengono da questo pianeta. Le difese della razionalità illuminista cadono, una a una, di fronte all’impossibilità di spiegare con la logica il quadro che inesorabilmente si prefigura. Una serie di colpi di scena da incubo spingono i protagonisti sull’orlo della pazzia e l’avventura finisce in tragedia, catapultando il lettore in un mondo visionario dominato dal terrore e dall’angoscia. La nuova traduzione resta il più possibile fedele al testo originale, senza semplificazioni né asciugature, conservando il ritmo glaciale e ipnotico della prosa lovecraftiana.

Trama

Un’esplorazione scientifica nell’Antartico, con l’intento di accumulare importati dati sulla conformazione geologica di quella zona, porta sedici individui – tra scienziati e tecnici – ad affrontare, invece, uno sconvolgente scenario, che nessuno di loro avrebbe mai potuto immaginare.

La vicenda è narrata dal geologo del gruppo, che narra la storia dopo esserne uscito sano (quantomeno fisicamente) e salvo: la sua intenzione è quella di far conoscere al mondo gli orrori di cui è stato testimone ed evitare che altre spedizioni possano verificarsi in futuro.

Per prima cosa, scoprono una catena montuosa imponente, più grande di tutte quelle conosciute fino a quel momento: montagne di dimensioni irreali, caratterizzate da un’atmosfera inquietante e capace di provocare allucinazioni – o forse no.

Tra queste montagne scoprono una caverna, che contiene degli essere viventi mai visti prima, rimasti intatti a causa del congelamento protrattosi per milioni di anni. Ne prelevano uno per analizzarlo: la prima ipotesi è che si tratti di un anfibio, benché abbia anche alcune caratteristiche di un mammifero, piuttosto che di un uccello e così via.

La spedizione viene, quindi, organizzata nel dettaglio: una base operativa con mezzi scientifici all’avanguardia e il supporto di diversi cani, sono la chiave per arrivare ad una spiegazione logica per questo misterioso ritrovamento.

Tuttavia, i cani sono come impazziti dopo aver percepito la presenza di questi strani esseri congelati. Per questo motivo, vengono rinchiusi in un recinto, realizzato con ghiaccio e neve, abbastanza lontano dalla base da garantire la tranquillità dei cani, che altrimenti avrebbero fatto a pezzi i resti degli esseri sconosciuti.

Ricerche più approfondite, portano a definire gli strani esseri “Antichi”, in quanto la loro presenza sulla Terra deve risalire a milioni e milioni di anni prima.

Fino a questo momento, le ricerche sono state possibili grazie alla suddivisione degli esploratori in due gruppi e alla comunicazione costante tra loro, per poi diffondere le notizie al resto del mondo – ovviamente limitando i dettagli.

Il gruppo del professor Lake, autore della scoperta, interrompe le comunicazioni col campo base il giorno dopo il ritrovamento. Il narratore e altri esploratori decidono di controllare cosa sia successo. Arrivati al campo di Lake tramite l’ultimo aereo rimasto, trovano solo cadaveri di uomini e cani e nessuna traccia delle strane creature.

Il gruppo capitanato dal professor Lake interrompe le comunicazioni dopo l’analisi dei resti degli esseri misteriosi: il narratore e il suo compagno di viaggio – Danforth – si recano, quindi, al campo base, ma trovano solo i corpi senza vita dei compagni e dei cani, mentre i resti degli animali misteriosi sono spariti.

A questo punto i due superstiti non hanno alternative, se non tornare sul logo dell’esplorazione per trovare una spiegazione al terribile massacro. Dopo la prima escursione aerea, trovano un altopiano con i resti di una città dalle dimensioni indescrivibili, realizzata in arenaria e saponaria. Ipotizzano che possa trattarsi di una città degli Antichi, molto evoluta nonostante il periodo a cui risale.

Decidono di esplorare la città a piedi; sono, quindi, costretti ad atterrare all’interno della città immensa: qui trovano sculture e raffigurazioni, estremamente dettagliate nonostante le dimensioni ciclopiche, che consentono loro di ricostruire la storia degli antichi, attraverso i vari mutamenti che la Terra ha subito nel corso della storia.

Le sculture e le raffigurazioni narrano la storia degli Antichi, suddivisi tra popolo di mare e di terra, i discendenti di Cthulhu, i Mi-Go e gli Shoggoth: una descrizione molto accurata delle sembianze e delle vicissitudini di queste creature accompagna il lettore in un lungo viaggio attraverso la mitologia Lovecraftiana, fino al racconto degli scontri tra gli antichi e la stirpe di Cthulhu.

A questo punto il geologo e il suo compagno, scoprono un tunnel che conduce agli abissi e decidono di esplorarlo: durante questa fase, trovano il resti del compagno e del cane scomparsi dalla base, congelati.

La loro deduzione è, quindi, che gli Antichi non fossero morti ma solo ibernati e che siano stati risvegliati dalle loro ricerche: a questo punto, spaventati e confusi dalla presenza di questi strani esseri – gli umani – gli Antichi hanno reagito tentando di capire cosa fossero; pare, infatti, che gli Antichi abbiano eseguito una sorta di autopsia sull’uomo e sul cane.

I due proseguono ancora all’interno del tunnel, fino a trovare un gruppo di pinguini giganteschi, albini e ciechi. Successivamente trovano altri Antichi, mutilati e sanguinanti, e questo li porta a dedurre che le mutilazioni siano avvenute durante uno scontro recente. I corpi degli Antichi sono senza testa: gli è stata strappata, non tagliata e, dopo innumerevoli supposizioni, i due esploratori apprendono che uno Shoggoth è ancora in vita ed è capace di assumere qualsiasi forma voglia.

A questo punto Lovecraft narra la storia degli Shoggoth e di ciò che si cela ancora oltre la catena montuosa: pare che il suo compagno di viaggio abbia visto qualcosa di ancora più terribile rispetto a quanto raccontato finora…

 

? Il libro:

Lo stile con cui è scritto questo romanzo è, a dir poco, geniale: Lovecraft utilizza una narrazione in prima persona (attraverso la figura del geologo) per raccontare i fatti di cui questo individuo è venuta a conoscenza. Sembra che il narratore sia spaventato e timoroso nel rivelare al mondo ciò che ha visto ma, allo stesso tempo, si sente in obbligo a farlo, per evitare che altre persone possano perdere la vita nel tentativo di svelare cosa si cela sulle montagne della follia: questo rende il racconto ancora più misterioso e cupo ma, allo stesso tempo, tiene il lettore incollato alle pagine.

La narrazione è elegante e dettagliata, come se fosse una spiegazione, una lezione – con i lunghi periodi articolati che caratterizzano la prosa dell’autore – e rende questo testo una base solida per tutta la letteratura horror. Nonostante sia scritto in modo ipnotico e pacato, il ritmo del racconto non lascia un attimo di respiro al narratore e al lettore: anche quando vengono elencati dettagli sull’architettura degli Antichi, piuttosto che sulle autopsie e quant’altro, c’è sempre qualcosa di indispensabile per la storia.

? Cosa mi è piaciuto:

  1. Lo stile, soprattutto per la narrazione elegante e pacata in contrasto con ciò che realmente viene narrato;
  2. l’ambientazione: il ghiaccio, il freddo, la neve, rendono la storia ancora più misteriosa;
  3. il personaggio del geologo: timoroso ma allo stesso tempo coraggioso, per sempre traumatizzato dalle sue scoperte.

?  Cosa ne penso?

Credo sia uno dei libri da leggere assolutamente, soprattutto per gli amanti dell’horror e del mistero. Ispiratosi ad Edgar Allan Poe, Lovecraft rimane una colonna portante di questo genere letterario.

 

LibriATema: Il Giallo

Buon venerdì lettori! Oggi l’articolo per la rubrica #LibriATema sarà un po’ diverso perché vi parlerò di un genere letterario anziché di un singolo libro: il giallo.

Il giallo è un genere letterario che ha riscosso successo a livello mondiale a partire dalla sua nascita, cioè verso la metà XIX secolo. Si basa su un tema dominante: il crimine, in ogni sua forma; proprio a causa delle innumerevoli sfaccettature di questo genere letterario, lo si può riconoscere chiaramente anche all’interno di romanzi storici o fantascientifici, anche se i più comunemente identificati come “gialli” sono il poliziesco classico, il noir e il thriller (suddiviso a sua volta tra thriller legale e medico).

Perché questo genere letterario ha preso il nome di “giallo”?

In realtà è un fatto abbastanza curioso: il termine Giallo come genere letterario viene utilizzato solo in Italia (il primo ad avermi incuriosito su questo aneddoto è stato il mio professore di italiano alle superiori!), mentre negli altri Paesi questo genere mantiene il nome di poliziesco o simili.
Il nome italiano risale alla collana Il Giallo Mondadori, ideata da Lorenzo Montano e pubblicata in Italia da Arnoldo Mondadori a partire dal 1929: il colore della copertina è diventato di fatto la denominazione di un genere letterario
(i volumi che vedete nella foto sono del mio nonnino e risalgono agli anni ’50/’60).

Breve storia del Giallo

La nascita e la definizione del genere Giallo sono da ricondurre principalmente a due personaggi:

  • Auguste Dupin da I delitti della via Morgue di Edgar Allan Poe: un personaggio dall’intuito sorprendente, tanto da risolvere i casi semplicemente leggendo gli articoli sui giornali;
  • Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, protagonista di Uno studio in rosso, pubblicato nel 1887. Si tratta di un personaggio che non è mai uscito di scena, tutt’oggi alla basa di racconti, serie TV e così via.

In seguito sono stati molti i “maestri del giallo”: da Agatha Christie e George Simenon.

Al giorno d’oggi esistono molti sottogeneri e ramificazioni del romanzo giallo: contemporaneo, storico (il mio preferito), fantascientifico, e molti altri: l’aspetto poliziesco è passato in secondo piano, mentre il crimine rimane il punto fondamentale.

Dracula

Dracula! Ediz. illustrata Book Cover Dracula! Ediz. illustrata
Bram Stoker
Classici, Horror
Mondadori
2019
Copertina rigida
531

«Dracula», archetipo delle infinite storie di vampiri narrate dalla letteratura e dal cinema, mette in scena l'eterna lotta tra il Bene e il Male, tra la ragione e l'istinto, tra le pulsioni più inconfessabile e il perbenismo non solo vittoriano. Una storia scaturita dall'inconscio ed entrata in tutti i nostri incubi che questo volume presenta insieme ad altri testi, di Stoker o di altri autori, che rendono conto dell'eccezionale "vitalità" dei non-morti.

Dracula di Bram Stoker è IL grande classico dell’horror gotico: un romanzo epistolare che presenta una nuova versione del vampiro, diversa da quella nota nel folklore popolare fino al momento della sua pubblicazione.

Dracula

Trattandosi di un romanzo interamente epistolare, tutti i fatti che ne compongono la trama sono deducibili da ciò che viene raccontato nello scambio di lettere tra i personaggi principali.

La narrazione inizia il 3 maggio 1890, quando Jonathan Harker parte per la Transilvania e si reca dal Conte Dracula, acquirente di una tenuta a Londra, per conto del suo capo – il Signor Hawkins.

Oltre alle lettere, i fatti vengono raccontati attraverso i diari personali dei protagonisti: Jonathan annota ogni dettagli della sua permanenza presso la dimora del Conte, in modo da non dimenticare ciò che accade e non cadere nella confusione causata dagli avvenimenti strani e da orari e consuetudini particolari del Conte.

In questo modo si apprende, poco per volta, come Jonathan si trovi coinvolto nel piano diabolico del Conte di trasferirsi in Inghilterra per avere accesso illimitato a nuove fonti di nutrimento: il sangue degli inglesi.

Poco alla volta, infatti, Jonathan ha modo di intuire e poi confermare il grande segreto del Conte: è un vampiro.

Dall’altra parte dell’Europa, nel frattempo, Mina e la sua amica Lucy scrivono lettere e diari a loro volta: da questi si può capire come anche loro siano coinvolte in fatti strani e sinistri.

Proprio quando inizia a temere per la propria vita, Jonathan riesce a tornare in Inghilterra… ma questo è solo l’inizio!

Oltre la trama

Dracula è il frutto di studi approfonditi da parte del suo creatore: Stoker, infatti, si è basato su un personaggio storico realmente esistito ma ha anche articolato personaggi e ambientazione in modo che ogni dettagli rappresentasse qualcosa di specifico e assolutamente voluto.

Il Conte rappresenta lo straniero, come veniva visto dal popolo inglese dell’epoca; la sua crudeltà rappresenta ciò che l’Inghilterra ha subito dai popoli invasori.

La scelta dalle Transilvania come luogo d’origine del Male è stata particolarmente oculata: quella terra, infatti, è stata culla di popoli diversi per secoli e ha creato una fusione di religioni, credenze e culture più unica che rara. Inoltre la morfologia di questa zona geografica si adatta perfettamente al genere gotico di Stoker: una terra fredda e ostile, che viene rappresentata come praticabile soltanto da creature non umane.

Il Conte Dracula di Stoker è comunque ispirato alla figura storica del principe Vlad III di Valacchia: governatore della Valacchia – terra al confine con l’Impero Ottomano – fu investito dall’Imperatore Sigismondo di Lussemburgo ed entrò a far parte dell’Ordine del Dragone: Draculea. “Drac” significa sia drago che demonio, da qui l’associazione a “figlio del demonio”.

Vlad III è passato alla storia come Vlad l’Impalatore a causa della sua propensione a punire gli avversari attraverso l’impalatura, tecnica appresa durante i suoi dieci anni di prigionia presso i turchi.

Questo personaggio già di per sé molto complicato e cruento, è stato l’ispirazione perfetta per creare il vampiro elegante e maestoso di Stoker.

Ovviamente la figura del vampiro non ha fatto la sua prima apparizione con Stoker, infatti era già largamente riportata nelle storie popolari e ripresa da altri autori prima di Stoker.

Tuttavia Stoker fornisce una nuova visione del vampiro: elegante, raffinato, subdolo e pianificatore, anziché bestia selvatica e aggressore senza scrupoli.

Sembra che Dracula sia nato da un incubo di Stoker, che poi ha studiato e approfondito nel dettagli tutto ciò che è servito per la composizione del romanzo.

Lo stile di Stoker

Con Dracula, Stoker è diventato il maestro dell’horror gotico, così come altri autori si sono contraddistinti in altre sottocategorie dell’horror: Poe con il classico, Lovecraft con il cosmico e così via.

Oltre alla trama, agli aspetti psicologici, alle metafore e ai personaggi, ciò che rende questo libro un grande classico da leggere assolutamente è lo stile dell’autore.

Si tratta di un romanzo epistolare, perciò ogni “visione” della storia è scritta e trasmessa attraverso i pensieri di personaggi diversi: ogni penna è caratterizzata in modo diverso; ogni personaggio è costruito non solo esteticamente e caratterialmente, ma anche psicologicamente e questo traspare da un diverso stile di scrittura per ogni narratore.

Il ritmo di lettura è lento: ogni dettaglio è volutamente descritto nel modo più accurato e preciso possibile. Questo, unito alla quantità di fatti e alla molteplice narrazione, inevitabilmente rende la lettura più lenta rispetto alla media. Ciò non toglie che sia un romanzo estremamente coinvolgente e appassionante.

Per quanto riguarda il lessico, invece, basta una parola: affascinate. Come ogni classico, grazie al lessico riesce a trasportare il lettore in un’atmosfera d’altri tempi e trasmettere una cura per il linguaggio che non è più così osservata al giorno d’oggi.


In conclusione: consiglio questo libro a tutti gli amanti del genere ma anche agli amanti dei classici; lo stile di Stoker è qualcosa di unico e merita di essere scoperto anche dai lettori meno avvezzi all’horror.

Dracula è il mio romanzo preferito in assoluto, l’ho letto più volte a distanza di anni  e in diverse edizioni. A questo proposito mi permetto di consigliarvi l’edizione OscarVault Mondadori: dire che è estremamente curata è poco. Non solo la copertina, non solo la costa della pagine nera, non solo le illustrazioni interne, le foto d’epoca, gli schizzi: l’insieme. Ogni dettaglio è perfetto!

 

Dante Alighieri: maestro dell’horror simbolico.

Dante Alighieri: maestro dell’horror simbolico: un viaggio alla scoperta del Sommo Poeta.


L’orrore simbolico in Dante.

Alcuni potrebbero storcere il naso al pensiero del sommo poeta come scrittore horror per questo motivo ho deciso di iniziare dalla legge del contrappasso dei violenti: sono immersi in un fiume di sangue bollente e subiscono violenze dai centauri che gli impediscono di uscire dal fiume. Ovviamente l’horror per Dante non è altro che un mezzo per rappresentare la tipologia di persone che vengono punite: i violenti soffrono nel sangue che hanno fatto scorrere in vita, per esempio. Dante non cerca di ispirare terrore nei lettori (o meglio, ascoltatori dell’epoca) fine a sè stesso. Dante usa l’horror con significato simbolico per mettere in guardia da quella che, all’epoca, era la punizione peggiore che si potesse ricevere.

Orrore per creare contrasto.

Dante, come maestro dell’horror simbolico usa l’orrore non solo per far ragionare sul perchè di tale violenza o crudeltà, ma anche per creare contrasto con la luce e la speranza del paradiso. 

L’importanza di Dante Alighieri per l’horror moderno.

Oggi la maggior parte delle opere horror tendono ad avere un secondo significato, nascosto tra gli spaventi e il sangue (ovviamente se si parla di creazioni di un certo livello, non cose come Insidious, The Conjuring ecc ecc…). Il motivo per cui l’horror di oggi è così simbolico e così ricercato e non una semplice espressione di violenza è da ricercarsi proprio nel modo in cui Dante usava la violenza e la crudeltà nella sua Divina Commedia. Dante non spaventava solo per far fare un salto sulla sedia al suo pubblico ma per far pensare: alle conseguenze delle proprie azioni, alla propria vita e chi più ne ha più ne metta. Se oggi abbiamo opere come Silent Hill, l’horror lovecraftiano, i componimenti di Allan Poe e le creature di Bram Stoker è soprattutto grazie alle sottigliezze del maestro dell’horror simbolico: Dante.

 

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