Eleinda – La vita prima della leggenda

Eleinda - la vita prima della leggenda Book Cover Eleinda - la vita prima della leggenda
Eleinda
Valentina Bellettini
Fantasy
Self-published
Copertina flessibile
102

Eleonora sta per diplomarsi, e questa è l’ultima occasione per dichiararsi al suo compagno di scuola prima di trasferirsi da Verona all’università di Milano. È anche l’ultimo anno che deve sopportare un gruppetto di “bulle” che la rendono protagonista di episodi imbarazzanti.

A Milano, la European Technology sta attraversando la perdita del fondatore “I”: mentre l’egocentrico dipendente Davide Guerra cerca una ragazza con cui dividere l’affitto del suo appartamento, il dottor Brandi prende le redini dell’azienda, usando i laboratori per il compimento dei suoi piani segreti.

Nella frazione di Villapace, il nonno Salvo e il nipote Alessandro sono costretti ad affrontare una serie di eventi che minacciano il futuro della loro fattoria, compresa l’eventualità del giovane di abbandonare la vita in campagna per una fidanzata molto ambiziosa.

Ambientato tre stagioni (primavera, estate e autunno) prima degli eventi di “Eleinda – Una leggenda dal futuro”, il racconto narra le vite dei cinque protagonisti, inconsapevoli che le loro strade sono destinate a incrociarsi.
L’uovo di una creatura leggendaria si sta per schiudere.

Eleinda è la saga urban-fantasy di Valentina Bellettini una saga che racconta di come la tecnologia possa cambiare in positivo o in negativo l’andamento della società e della storia.

In Eleinda Una leggenda dal futuro, si parte conoscendo Eleonora e gli altri protagonisti della saga dal momento esatto in cui le loro vite iniziano ad intrecciarsi.

Con questo prequel, invece, l’autrice fa conoscere i personaggi principali prima del loro incontro: Eleonora si prepara per l’università e passa gli ultimi tempi tra cotte segrete e bulle della classe.

La Eurpean Technology fa la sua prima comparsa con il Dottor Brandi che inizia a mettere in atto i suoi piani segreti.

A Villapace, salvo e Alessandro sono incerti sul loro futuro e su quello della fattoria.

Eleinda la vita prima della leggenda

Racconta, quidni, le tre stagioni precedenti il primo volume della saga e di ciò che fanno i cinque protagonisti durante questo lasso di tempo.

Per quanto riguarda gli aspetti “tecnici” di questo libro non posso che confermare quanto detto per Eleinda Una leggenda dal futuro: l’autrice è sempre molto attenda ai temi sociali e all’influenza che la tecnologia ha sulla quotidianità.

Si può dire che la saga contenga una sorta di avvertimento e spiga sempre il lettore a riflettere sugli aspetti positivi e negativi dell’evoluzione della tecnologia.

Lo stile è semplice e giovanile ma curato e preciso. Il ritmo di lettura è molto veloce, trattandosi di prequel suddiviso in capitoli brevi, che hanno la funzione di “far capire chi fossero” i protagonisti prima dell’inizio di Eleinda.

Per quanto riguarda il messaggio, come accennato poco fa, credo che il focus vada sull’importanza della vita e dell’individuo messa a confronto con interessi, potere e “piani segreti” che mirano a soddisfare ambizioni personali.

In conclusione consiglio vivamente questa saga, come ho già fatto in precedenza. Per quanto riguarda il prequel, può essere letto sia prima che dopo il primo volume della saga perché non contiene informazioni che possano condizionare la lettura dei volumi successivi; tuttavia, consiglio di leggerlo perché contestualizza e fa conoscere meglio i personaggi e il loro passato.

GRAZIE VALENTINA per avermi regalato il libro e per aver inserito la mia recensione di Eleinda al fondo del prequel! <3


Recensioni: INDICE

Dracula

Dracula! Ediz. illustrata Book Cover Dracula! Ediz. illustrata
Bram Stoker
Classici, Horror
Mondadori
2019
Copertina rigida
531

«Dracula», archetipo delle infinite storie di vampiri narrate dalla letteratura e dal cinema, mette in scena l'eterna lotta tra il Bene e il Male, tra la ragione e l'istinto, tra le pulsioni più inconfessabile e il perbenismo non solo vittoriano. Una storia scaturita dall'inconscio ed entrata in tutti i nostri incubi che questo volume presenta insieme ad altri testi, di Stoker o di altri autori, che rendono conto dell'eccezionale "vitalità" dei non-morti.

Dracula di Bram Stoker è IL grande classico dell’horror gotico: un romanzo epistolare che presenta una nuova versione del vampiro, diversa da quella nota nel folklore popolare fino al momento della sua pubblicazione.

Dracula

Trattandosi di un romanzo interamente epistolare, tutti i fatti che ne compongono la trama sono deducibili da ciò che viene raccontato nello scambio di lettere tra i personaggi principali.

La narrazione inizia il 3 maggio 1890, quando Jonathan Harker parte per la Transilvania e si reca dal Conte Dracula, acquirente di una tenuta a Londra, per conto del suo capo – il Signor Hawkins.

Oltre alle lettere, i fatti vengono raccontati attraverso i diari personali dei protagonisti: Jonathan annota ogni dettagli della sua permanenza presso la dimora del Conte, in modo da non dimenticare ciò che accade e non cadere nella confusione causata dagli avvenimenti strani e da orari e consuetudini particolari del Conte.

In questo modo si apprende, poco per volta, come Jonathan si trovi coinvolto nel piano diabolico del Conte di trasferirsi in Inghilterra per avere accesso illimitato a nuove fonti di nutrimento: il sangue degli inglesi.

Poco alla volta, infatti, Jonathan ha modo di intuire e poi confermare il grande segreto del Conte: è un vampiro.

Dall’altra parte dell’Europa, nel frattempo, Mina e la sua amica Lucy scrivono lettere e diari a loro volta: da questi si può capire come anche loro siano coinvolte in fatti strani e sinistri.

Proprio quando inizia a temere per la propria vita, Jonathan riesce a tornare in Inghilterra… ma questo è solo l’inizio!

Oltre la trama

Dracula è il frutto di studi approfonditi da parte del suo creatore: Stoker, infatti, si è basato su un personaggio storico realmente esistito ma ha anche articolato personaggi e ambientazione in modo che ogni dettagli rappresentasse qualcosa di specifico e assolutamente voluto.

Il Conte rappresenta lo straniero, come veniva visto dal popolo inglese dell’epoca; la sua crudeltà rappresenta ciò che l’Inghilterra ha subito dai popoli invasori.

La scelta dalle Transilvania come luogo d’origine del Male è stata particolarmente oculata: quella terra, infatti, è stata culla di popoli diversi per secoli e ha creato una fusione di religioni, credenze e culture più unica che rara. Inoltre la morfologia di questa zona geografica si adatta perfettamente al genere gotico di Stoker: una terra fredda e ostile, che viene rappresentata come praticabile soltanto da creature non umane.

Il Conte Dracula di Stoker è comunque ispirato alla figura storica del principe Vlad III di Valacchia: governatore della Valacchia – terra al confine con l’Impero Ottomano – fu investito dall’Imperatore Sigismondo di Lussemburgo ed entrò a far parte dell’Ordine del Dragone: Draculea. “Drac” significa sia drago che demonio, da qui l’associazione a “figlio del demonio”.

Vlad III è passato alla storia come Vlad l’Impalatore a causa della sua propensione a punire gli avversari attraverso l’impalatura, tecnica appresa durante i suoi dieci anni di prigionia presso i turchi.

Questo personaggio già di per sé molto complicato e cruento, è stato l’ispirazione perfetta per creare il vampiro elegante e maestoso di Stoker.

Ovviamente la figura del vampiro non ha fatto la sua prima apparizione con Stoker, infatti era già largamente riportata nelle storie popolari e ripresa da altri autori prima di Stoker.

Tuttavia Stoker fornisce una nuova visione del vampiro: elegante, raffinato, subdolo e pianificatore, anziché bestia selvatica e aggressore senza scrupoli.

Sembra che Dracula sia nato da un incubo di Stoker, che poi ha studiato e approfondito nel dettagli tutto ciò che è servito per la composizione del romanzo.

Lo stile di Stoker

Con Dracula, Stoker è diventato il maestro dell’horror gotico, così come altri autori si sono contraddistinti in altre sottocategorie dell’horror: Poe con il classico, Lovecraft con il cosmico e così via.

Oltre alla trama, agli aspetti psicologici, alle metafore e ai personaggi, ciò che rende questo libro un grande classico da leggere assolutamente è lo stile dell’autore.

Si tratta di un romanzo epistolare, perciò ogni “visione” della storia è scritta e trasmessa attraverso i pensieri di personaggi diversi: ogni penna è caratterizzata in modo diverso; ogni personaggio è costruito non solo esteticamente e caratterialmente, ma anche psicologicamente e questo traspare da un diverso stile di scrittura per ogni narratore.

Il ritmo di lettura è lento: ogni dettaglio è volutamente descritto nel modo più accurato e preciso possibile. Questo, unito alla quantità di fatti e alla molteplice narrazione, inevitabilmente rende la lettura più lenta rispetto alla media. Ciò non toglie che sia un romanzo estremamente coinvolgente e appassionante.

Per quanto riguarda il lessico, invece, basta una parola: affascinate. Come ogni classico, grazie al lessico riesce a trasportare il lettore in un’atmosfera d’altri tempi e trasmettere una cura per il linguaggio che non è più così osservata al giorno d’oggi.


In conclusione: consiglio questo libro a tutti gli amanti del genere ma anche agli amanti dei classici; lo stile di Stoker è qualcosa di unico e merita di essere scoperto anche dai lettori meno avvezzi all’horror.

Dracula è il mio romanzo preferito in assoluto, l’ho letto più volte a distanza di anni  e in diverse edizioni. A questo proposito mi permetto di consigliarvi l’edizione OscarVault Mondadori: dire che è estremamente curata è poco. Non solo la copertina, non solo la costa della pagine nera, non solo le illustrazioni interne, le foto d’epoca, gli schizzi: l’insieme. Ogni dettaglio è perfetto!

 

Arte medievale: un’occhiata al passato.

L’ arte medievale copre un lungo periodo di circa mille anni ed è quindi un insieme di culture, influenze e artisti distribuiti, non solo nel tempo, ma anche in uno spazio molto vasto. Più precisamente i territori interessati dal maggiore sviluppo artistico nell’epoca medievale sono: Europa, Nord Africa e Medio Oriente.

Le influenze dell’arte medievale.

L’arte medievale si sviluppa in un periodo di “incontro” fra numerose culture: i romani in decadimento, i popoli barbari del nord, le culture medio-orientali e nord africane e i popoli cristiani, per questo motivo l’arte durante il medioevo si presenta come un’unione di influenze sfruttate per scopi diversi.

Arte sacra.

Il periodo medievale è un periodo di fervore religioso nato principalmente per via della sempre maggiore influenza del cristianesimo. L’artista medievale si trovava quindi spesso a sacrificare parte della sua libertà di espressione al fine di relazionarsi con i dogmi religiosi dell’epoca. La religione stessa però è uno dei motori principali che trainano l’avanzamento artistico in periodo medievale: per rappresentare il “sacro” gli artisti spingono sempre più in là le loro tecniche e i loro studi per raggiungere la perfezione.

Nel tardo medioevo la chiesa prende posizione rispetto all’arte, vedendola come un modo per educare il popolo a seguire i propri dogmi e insegnamenti morali: da questo momento in poi la maggior parte dell’arte “commissionata” agli artisti è di carattere prettamente religioso.

L’artista medievale

L’artista medievale è storicamente inteso come anonimo, questo non perchè l’artista non avesse interesse ad essere associato al proprio lavoro ma perchè il lavoro dell’artista era considerato al pari di quello artigiano. Spesso anche i guadagni e lo status sociale di un artista erano come quelli di un artigiano. Altre volte, però, l’artista medievale sfruttava il lavoro di bottega per vivere ma cercava di lasciare il proprio segno nelle opere in modo che fossero riconoscibili.

 

Per leggere di più sull’arte medievale leggi: l’arte prima dell’anno mille!


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Il guardiano degli innocenti – The Withcer 1

Il guardiano degli innocenti. The Witcher Book Cover Il guardiano degli innocenti. The Witcher
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2019
Copertina flessibile
372

Geralt è uno 'strigo', un individuo più forte e resistente di qualsiasi essere umano, che si guadagna da vivere uccidendo quelle creature che sgomentano anche i più audaci: demoni, orchi, elfi malvagi... Strappato alla sua famiglia quand'era soltanto un bambino, Geralt è stato sottoposto a un durissimo addestramento, durante il quale gli sono state somministrate erbe e pozioni che lo hanno mutato profondamente. Non esiste guerriero capace di batterlo e le stesse persone che lo assoldano hanno paura di lui. Lo considerano un male necessario, un mercenario da pagare per i suoi servigi e di cui sbarazzarsi il più in fretta possibile. Anche Geralt, però, ha imparato a non fidarsi degli uomini: molti di loro nascondono decisioni spietate sotto la menzogna del bene comune o diffondono ignobili superstizioni per giustificare i loro misfatti. Spesso si rivelano peggiori dei mostri ai quali lui dà la caccia. Proprio come i cavalieri che adesso sono sulle sue tracce: hanno scoperto che Geralt è gravemente ferito e non vogliono perdere l'occasione di eliminarlo una volta per tutte. Per questo lui ha chiesto asilo a Nenneke, sacerdotessa del tempio della dea Melitele e guaritrice eccezionale, nonché l'unica persona che può aiutarlo a ritrovare Yennefer, la bellissima e misteriosa maga che gli ha rubato il cuore...

Il guardiano degli innocenti è il primo volume della saga The Witcher: un gran bel fantasy.

Il guardiano degli innocenti

Il primo volume della saga The Witcher fa egregiamente il suo lavoro: catapultare il lettore in questo mondo fantastico sapientemente creato e raccontato, e invogliarlo a leggere l’intera saga.

Si comincia con una scena che presenta il protagonista, Geralt di Rivia, e da questo momento si inizia a seguirlo in tutte le sue avventura a caccia di mostri imbattibili e creatura di ogni genere.

Il guardiano degli innocenti si basa sulla perfetta unione di quattro elementi fondamentali:

  • lo stile;
  • i personaggi;
  • l’ambientazione;
  • l’atmosfera.

La prima cosa da analizzare è sicuramente l’insieme dei personaggi.

Come ogni fantasy che si rispetti, anche questo libro contiene una grande varietà di personaggi umani e non: ci sono molti personaggi dalle sembianze umane ma dai poteri sovrannaturali; e poi ci sono moltissime creature di ogni forma e genere, che riprendono in qualche modo le fattezze di quelle menzionate o descritte in testi del passato, o sono originate dall’unione di alcune di queste creature.

Il protagonista è, come accennato poco fa, Geralt di Rivia (lo strigo, o witcher): un uomo a tutti gli effetti, ma dotato di forza, capacità e conoscenze fuori dal comune. Subito dopo di lui, come importanza, ci sono Jennefer e Cirilla: due donne con poteri incredibili e con ruoli estremamente diversi all’interno della storia.

Dopodiché compaiono una serie infinita di personaggi secondari e creature mostruose: re e regine, elfi, fauni, strigi, maghe, e così via.

Ovviamente, essendo il primo volume di una saga composta da sette libri, alla fine si hanno le soluzioni ad alcuni dei fatti che hanno inizio in questa prima fase, ma non a tutti: ci sono alcuni punti che rimangono in sospeso e che, giustamente, invogliano il lettore a proseguire. Principalmente si tratta dei legami che uniscono i tre protagonisti e le vicende che riguardano il loro passato o futuro, mentre le vicende risolte nell’immediato sono quelle che danno un senso ai personaggi e, se vogliamo, spiegano anche il significato del titolo.

Il guardiano degli innocenti è, infatti, Geralt, lo strigo dalla fama indiscussa di uccisore, mercenario e spietato, che però si trova più di una volta a salvare vite innocenti e spiegare misteri incompresi da persone che altrimenti avrebbero continuato ad agire nell’ignoranza.

Ambientazione e atmosfera

Come anticipato, questi due elementi sono molto rilevanti e vanno avanti di pari passo: nel momento in cui una scena cambia, cambia l’ambientazione, e l’atmosfera di conseguenza. Questo avviene molto spesso e talvolta velocemente: le scene si susseguono repentinamente e si alternano momenti di tensione e di pace; ciò che si percepisce è sempre molto chiaro: al variare della scena, cambia nettamente anche l’atmosfera, passando da scene di battaglia a scene scherzose di dialogo e svago.

Ciò che non cambia per tutta la durata del testo, è la capacità dell’autore di far immaginare ogni dettaglio pur non essendo prolisso nella descrizione dei luoghi, dei personaggi e degli avvenimenti.

Infine, lo stile

Lo stile dell’autore ne Il guardiano degli innocenti, è assolutamente impeccabile: scorrevole, divertente e crudo al punto giusto, mai prolisso, mai eccessivo in alcun senso. Tant’è che ci si ritrova a leggere un libro di 500 pagine in tre giorni, e senza nemmeno avere tanto tempo a disposizione (o, almeno, questo è ciò che è successo a me!).

Il ritmo di lettura è quindi veloce, non tanto per la trama in sé (che è piuttosto articolata), quanto per lo stile dell’autore. Oltre tutto il libro è stato tradotto, su richiesta dell’autore, direttamente dalla lingua originale, senza passare per la traduzione intermedia in inglese!

 


Libro e Serie TV Netflix

Personalmente cerco sempre di non paragonare il libro alla sua trasposizione cinematografica, ma piuttosto cerco di vederli come due elementi ben distinti da valutare separatamente.

Ad ogni modo, ho pensato di riportare la mia opinione anche sulla serie TV.

Trattandosi appunto di una serie, è stata realizzata senza dubbio in modo strategico: senza aver letto il libro molti collegamenti rimangono irrisolti fino alla fine della stagione. Inoltre è strutturata con molteplici salti avanti e indietro nel tempo, a differenza del libro che è molto più lineare.

Ovviamente, come serie incuriosisce molto di più essendo strutturata in questo modo piuttosto che “in linea retta”, e invoglia gli spettatori a rimanere incollati allo schermo puntata dopo puntata.

Ci sono poi altre due differenze rispetto al libro: nella serie i tre protagonisti assumono importanza quasi equivalente sin dall’inizio, mentre nel libro Geralt rimane sempre un gradino più in alto; infine, sono state apportate alcune modifiche allo svolgimento della trama (il motivo per cui Geralt si trova a corte con la regina Calathe, per esempio).

 

In conclusione vi consiglio sia il libro che la serie, magari senza paragonarli troppo! La saga merita davvero… e la serie è ben fatta nonostante le incongruenze con il libro! Buona lettura e buona visione!


Recensioni: INDICE

Parliamo di Watchmen.

Esiste un fumetto che mi ha fatto capire come questo tipo di media possa essere usato per rappresentare ben più che una stereotipata lotta fra bene e male in costume: Watchmen di Alan Moore.

ATTENZIONE: cercherò di non fare troppi spoiler del fumetto perchè, secondo me, va letto e apprezzato; tuttavia è impossibile parlarne senza svelare alcuni punti fondamentali della trama, procedete a vostra discrezione!

Un po’ di contesto.

La premessa del fumetto è proprio basata sulla tipologia di fumetti che l’opera cerca e riesce ad evolvere: un team di supereroi, ormai ritirati per ordini governativi, viene minacciato da un “assassino di maschere” che, nelle prime pagine del fumetto, uccide il Comico: uno dei membri più importanti del gruppo. In seguito i membri del gruppo continuano a vivere la loro vita, alcuni più preoccupati, altri meno dalla minaccia dell’assassino di maschere.

Il fumetto in sè parla di supereroi, ma non come siamo abituati a vederli: forti, uniti e positivi al 100%. Il fumetto parla di un gruppo di persone che vogliono fare del bene, seppur deviati dalla natura umana e dalla loro avidità, fama e così via. Solo uno dei nostri eroi ha scelto di vivere una vita senza compromessi anche dopo lo stop alle azioni “eroiche” voluto dal governo: Rorschach (personaggio che sicuramente approfondiremo in un futuro articolo). Ed è proprio Rorschach che apre le danze, ricostruendo gli avvenimenti che hanno portato alla morte del Comico.

L’indagine di Rorschach lo porterà a scoprire un complotto per assassinare tutti gli ex-Watchmen: ma nulla è ciò che sembra in un fumetto di Alan Moore.

Da questo punto in poi il fumetto è un costante intreccio di flashback, intrighi e storie personali degli eroi creato in modo magistrale da Alan Moore. Per non spoilerare tutto il fumetto continuerò a parlarne senza riassumerlo.

Che cos’è un eroe?

Watchmen sembra presentare, dall’inizio alla fine, una domanda: come si può definire un eroe? La risposta sembra arrivare alla fine del racconto, con un finale devastante per il lettore, ma in realtà viene svelata nelle prime pagine dell’opera da un personaggio in particolare. Alan Moore si è divertito a destrutturare il concetto comune di eroe tramite critiche mirate alla figura del soldato, dello scienziato e, ovviamente, alla figura del supereroe dei fumetti. Il punto del fumetto è che gli eroi esistono ma molto spesso è una questione di punti di vista e contesto: una vita o milioni?

Il contrasto tra ciò che potrebbe essere ognuno degli eroi e ciò che effettivamente è viene ulteriormente sottolineato da Dr. Manhattan, il quale pur essendo onnipotente non riesce ad essere un buon compagno per Silk Ghost, la sua compagna. In più anche gli altri personaggi presentano gravi conflitti, familiari o personali: nessuno degli “eroi” presenti nel fumetto rispetta il canone del cavaliere in armatura splendente senza macchia e senza colpa.

L’eroe di Alan Moore non è colui che combatte il male, perchè il male è spesso una questione di punti di vista; l’eroe di Alan Moore è colui che sceglie una morale e la segue, senza compromessi. 

Cosa rende speciale Watchmen.

Watchmen è un titolo che pone domande, non è una lettura semplice, anche se potrebbe sembrarlo. Sta al lettore cercare di trovare le risposte, e crearsi un suo punto di vista sull’intera questione. E sono proprio le domande, sia sui personaggi, che sull’intreccio a portare avanti una storia intrigante e coinvolgente.

Per chi ha già letto titoli come Old man Logan, Sin city e the killing joke il genio di Alan Moore potrebbe sembrare una cosa già vista: ma ci sono fondamentali differenze fra i titoli citati e Watchmen. In titoli come Old man Logan sappiamo benissimo che stiamo leggendo un fumetto di supereroi e che il nostro eroe è il Wolverine che abbiamo sempre conosciuto, messo in difficoltà dal tempo e dal contesto in cui si trova, ma pur sempre Wolverine.

In Watchmen invece, grazie anche alla creazione di personaggi completamente nuovi, Alan Moore non ci dà nessun punto di riferimento: fin dall’inizio non sappiamo a cosa aggrapparci, stiamo leggendo un fumetto di supereroi in cui nulla è super e gli eroi sono difficili da trovare. Eppure il conflitto che si sviluppa nel lettore lo fa empatizzare ancora di più con dei personaggi che alla fine dei conti sono umani, che provano a fare del loro meglio.

Per tornare a ciò che ho detto all’inizio: Alan Moore ha preso in giro un’intera industria vendendo per storia di supereroi quello che in realtà è un racconto della vita travagliata di persone , più o meno comuni, che provano a fare del bene; così facendo ha dimostrato all’industria dei fumetti che alla gente piace leggere qualcosa che non sia per forza super testosteronico e super semplice.

Per parlare di Watchmen non basterebbero mille pagine, ma credo che quello che ho detto sia sufficiente a far incuriosire qualcuno. In futuro arriveranno sicuramente articoli più approfonditi sui singoli personaggi che compongono quest’opera stupenda.

Esiste anche il film di Watchmen: una dei pochi adattamenti cinematografici di un fumetto venuti bene.

A venerdì prossimo!


 

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