Timidi Zampilli: Gocce di luce nell’arida Sfera

Timidi Zampilli Book Cover Timidi Zampilli
Mara Spoldi
Poesia
154

L’opera è composta da un centinaio di poesie, disposte in ordine cronologico, che riflettono i vissuti interiori dell'autrice nel decennio intercorso a partire dai suoi inquieti 20 anni. Il suo percorso poetico ebbe inizio da un evento doloroso, la morte di un amico. Da allora Mara intraprese un cammino di scrittura che non ebbe mai fine e che raggiunse il suo apice poetico con una poesia ispirata ad un Cammino specifico, quello verso Santiago de Compostela, al quale l'autrice dedica due importanti componimenti all'interno del libro. Le opere della giovane ragazza ventenne si evolvono nel tempo, mutandosi nello stile e trovando le proprie peculiarità negli scritti della poetessa trentenne. La poesia “Timidi zampilli” dà il titolo a tutta la raccolta; la scelta è ricaduta proprio su di essa poiché sintetizza l’essenza della Poesia in quanto tale: ogni singolo componimento vuole essere un “timido zampillo per inumidire gli animi dell’arida nostra Sfera”, metafora di quel pizzico di profondità che mira a contrastare, nel suo piccolo, l’aridità che divampa nel mondo. Queste opere trattano temi differenti, ma c’è un filo invisibile che lega la varietà della raccolta e spetta al sensibile lettore poterlo scorgere nella più intima lettura.

Timidi Zampilli: Gocce di luce nell’arida Sfera

Introduzione dell’autrice:

L’opera è composta da un centinaio di poesie disposte in ordine cronologico. Questa raccolta di versi riflette un percorso poetico evoluto negli anni che, gradualmente, ha visto mutare lo stile, perfezionare la forma e trovare delle proprie peculiarità. La poesia “Timidi zampilli”, scritta nel novembre 2005, dà il titolo a tutta la raccolta; la scelta è ricaduta proprio su di essa poiché sintetizza l’essenza della Poesia in quanto tale.

Ogni singolo componimento della raccolta, nonché la raccolta stessa, vuole essere un “timido zampillo per inumidire gli animi dell’arida nostra Sfera”, metafora di quel pizzico di profondità che mira a contrastare, nel suo piccolo, l’aridità che divampa nel mondo. Queste opere trattano temi differenti ma c’è un filo invisibile che lega la varietà della raccolta e spetta al sensibile lettore poterlo scorgere nella più intima lettura.

La raccolta:

La raccolta di poesie racconta eventi e tratta diversi argomenti – tra cui alcuni particolarmente toccanti – che, a prima vista, potrebbero sembrare collegati tra loro unicamente dall’ordine cronologico.

In realtà, tutti gli scritti sono accomunati da una sensibilità indescrivibile e, a mio parere, dal desiderio di trasmettere, appunto, un messaggio di “sensibilizzazione” nei confronti di un mondo sempre più arido e indifferente davanti alle emozioni.

Alcune poesie sono davvero molto profonde; ne ho scelta una in particolare, della quale riporto alcuni versi:

Mai più l’udirò
il mio nome, tra la folla
e mai più, voltandomi vedrò
il volto radioso, fiorente
oggi, nell’antro
pallido, assente.
Perché?
Tu dimmi, perché?
Domanda sterile.
-nel deserto sconfinato di risposte-.
E dimmi, che sarà?
Tu già sai com’è l’ Aldilà.

– A Matteo

Posso assicurare che questa è solo la millesima parte di ciò che si trova in questa raccolta.

Il libro:

Un libro estremamente curato: non solo nella stesura degli scritti, ma anche nell’aspetto. Le poesie si alternano a fotografie in bianco e nero di ottima qualità e, anch’esse, molto espressive.

Un’opera completa ed elegante.

In conclusione:

Consiglio la raccolta non solo agli amanti della poesia, ma anche a tutte le persone sensibili, alle mamme, alle sorelle, alle figlie, e…

Credo che la poesia sia molto soggettiva e intima, sicché diventa difficile rendere appieno l’idea di ciò che si è letto ma credo che in poesie di questo tipo ognuno possa trovare spunti di riflessione e immedesimarsi nelle parole dell’autrice.

Ringrazio Mara per avermi dato la possibilità di leggere la sua opera e lascio il link su cui trovare informazioni sul libro:

ILMIOLIBRO

 

School Romance Adrenaline – Emozioni

Emozioni
Christian Malvicini
5 April 2019
305

Dante Soldini è un diciassettenne problematico, che non esita ad utilizzare la forza e la violenza quando li reputa necessari. Per evitare che finisca al riformatorio, i genitori lo spediscono a vivere in Giappone a casa di sua zia. Tornato nei luoghi della sua infanzia, Dante è presto circondato da vecchie e nuove conoscenze: incontra nuovamente i suoi amici d'infanzia Haruto e Izumi, nonché sua cugina Suzue; e fa conoscenza con la coinquilina Mizuki, trasferitasi da Tokyo dopo aver subito un aggressione per strada.
Frequentando una scuola molto particolare, piena di gente strana e fatta di club scolastici, Dante si ritroverà ben presto a diventare il capo di uno di quelli e a fare da badante ad una banda di teppisti squinternati. Tra risse e duelli di arti marziali, i protagonisti si ritrovano sempre nei guai... ognuno con i suoi problemi, in un continuo turbinio di emozioni...

School romance adrenaline – Emozioni

Il libro:

Un libro dalla struttura particolare: ogni capitolo è un vero e proprio “episodio” della vita dei protagonisti. Potrebbe essere accostato al fumetto, grazie a questa sua caratteristica.

Essenzialmente racconta il percorso di evoluzione e crescita di un adolescente, con i suoi problemi da affrontare, le difficoltà tipiche di quella fascia d’età, le incomprensioni e i percorsi da prendere, giusti o sbagliati che siano.

Ha un ritmo altalenante: più veloce quando racconta la vita di Dante, più lento quando egli ricorda, pensa, riflette o semplicemente vengono raccontati fatti riguardanti i protagonisti secondari.

Il lettore ha quindi modo sia di lasciarsi coinvolgere dalle vicende raccontate e sia di fermarsi a riflettere sui messaggi che il libro trasmette: Dante è un diciassettenne che viene mandato in Giappone con l’intenzione di “farlo migliorare” dal punto di vista caratteriale e comportamentale ma cambiare luogo di residenza non vuol dire per forza cambiare vita.

Questo percorso di formazione forzato, alla fine, giova alla crescita personale del ragazzo che, però, comprende di avere comunque dei difetti caratteriali (se così si possono definire) e delle abitudini che in parte è disposto a cambiare e in parte no.

Questo è, grosso modo, ciò che succede ad ogni individuo: la difficoltà sta nel capire quali aspetti possano essere effettivamente dannosi per sé e per gli altri.

I personaggi sono tutti ben definiti, soprattutto il protagonista, che viene descritto sia fisicamente che psicologicamente. Ovviamente gli antagonisti hanno un ruolo fondamentale e il percorso di cambiamento coinvolge tutti i personaggi, compresi questi ultimi.

Lo stile scelto dall’autore è giovanile, scorrevole; il lessico è perfetto per il tipo di racconto e per i protagonisti scelti: nel romanzo compaiono anche diverse parole giapponesi e spiegazioni delle tradizioni locali, che rendono il racconto ancora più interessante.

In conclusione:

Mi sento di definire questo romanzo come Young adult e come romanzo di formazione.

Sono due generi distinti ma, a mio parere, in questo romanzo appaiono entrambi: il primo per le caratteristiche della trama e dei protagonisti; il secondo per la trasformazione dei personaggi e per gli aspetti psicologici che vengono coinvolti nelle scelte di ognuno di essi.

Lo consiglio quindi ad: amanti di questi generi letterari, appassionati del mondo giapponese, lettori  “curiosi”.


Ringrazio l’autore per avermi dato la possibilità di leggere la sua opera e vi lascio il link per l’acquisto del libro:

amazon – School Romance Adrenaline

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Recensioni: INDICE

In tasca la paura di volare

In tasca la paura di volare Book Cover In tasca la paura di volare
Lorenzo Foltran
Poesia
2018
96

In tasca la paura di volare

Descrizione:

In tasca la paura di volare è una raccolta di 67 poesie divise in tre sezioni: Donne sparse, I lampioni e nessun altro e In tasca la paura di volare. Nella prima sezione, composta essenzialmente da liriche amorose, il senhal, elemento classico della poesia d’amore fin dai provenzali, perde il suo ruolo di richiamo all’unicità della donna e cambia, si maschera sotto altre forme.

Ne derivano le immagini del teatro e dell’affabulazione (le prime poesie, Margherita e “Filo d’erba” rimandano al prato del Decameron dove i giovani fiorentini scampati alla malattia “cominciarono di novellare sopra la materia”). La figura della donna è quella dell’attrice (Dietro le quinte) che assume ruoli e caratteristiche diversi in base al personaggio da interpretare (si veda l’ammiccante ambiguità dell’indeterminato nel titolo You and me).

La prima sezione è, quindi, finzione, manierismo e per tale motivo propone testi anche banali come “Quando la guardo, tutto” che utilizzano le forme più stereotipate del linguaggio della lirica d’amore. La sezione si conclude con la presa di coscienza della distanza incolmabile tra la io lirico e tu, tra chi guarda e chi è guardato. I testi poetici diventano reperti consacrati a un’istanza museale. La lirica d’amore, intesa come dialogo io-tu, binomio poeta-musa, è considerata come Storia che deve essere musealizzata.

Nella seconda sezione, al fallimento del rapporto io-tu (Peccato che non ci siamo incontrati oggi…Eravamo così vicini…) ne consegue quello della poesia tout-court (“Non c’è più posto per la poesia”). Il poeta è costretto a uscire dal museo, dal teatro, dalla biblioteca (“Senza l’amore di lontano”) in cui si rifugiava, a confrontarsi con la ripetitività e l’apparente facilità di vicende terrene che sconfinano spesso nella dimensione usuale e mondana (rappresentate, per esempio, dalle rime in -are e dal lessico quotidiano in Sabato sera) e a tornare a casa (I lampioni e nessun altro) prendendo atto che tutto ciò che ha scritto/vissuto è stato pura illusione.

Alla staticità della prima sezione si oppone il dinamismo della terza, segnata dal viaggio, dalla migrazione, dalla mescolanza linguistica, dal lavoro. L’io poetico in fuga dalla finzione di Donne sparse e dalla realtà evocata in I lampioni e nessun altro, si trova disorbitato tra lo slancio spaziale verso il futuro (“Immensa consapevolezza”) e la gravità temporale che lo riporta verso il passato (“Bevendo un infuso dei tuoi profumi”). La raccolta si conclude con le stazioni di un pellegrinaggio (Boulogne – Varenne, Brest, Le Barcarès – Saint Laurent de la Salanque, Saint-Cloud) e dalle riflessioni che le accompagnano.

Il libro:

Prima della raccolta, troviamo un’introduzione di cui vi riporto la prima parte che, a mio parere, è più che azzeccata!

Uno dei pregiudizi che – da sempre – ostacola la piena intelligenza della poesia consiste nell’accreditare pregiudizialmente un merito artistico alla modernità degli strumenti formali che
un poeta assume in dotazione.
Tanto più un poeta, ma diciamo anche un artista tout court, compagina gli assetti formali della tradizione entro la quale si inserisce, tanto più si inoltra sulla via dell’arte.
Questo errore di prospettiva genera una visione teleologica secondo la quale gli artisti che vengono dopo sono più maturi dei loro predecessori. Occorre dissolvere completamente questo pregiudizio: nella storia dell’arte non esiste l’idea di progresso: un fatto tecnico resta un fatto tecnico e la modernità delle soluzioni espressive rinvia solo a sé stessa e da sola non è sufficiente a giustificare la qualità artistica di un prodotto.

La raccolta:

In tasca la paura di volare è una raccolta di 67 poesie che trattano argomenti diversi ma che sono impregnate di attualità e stati d’animo che caratterizzano i giorni nostri; il linguaggio è molto curato ma “popolare”: a mio parere un grandissimo pregio perché aumenta grandemente le possibilità che il lettore si identifichi nei versi.

La prima parte si intitola Donne Sparse e si apre con questi versi:

Perché canto poemi
e sacrifico carmi
sognando donne sparse,
stanco di quelle vere?
Meduse tra erba e terra,
bruciano le parole
con succosi veleni.
Figure evanescenti
sdraiate su più versi,
ninfe, dee, sirene
che seppure non muse,
ispirano il volere.
Dal rituale non nasce
vino, profumo, miele,
ma fumo dalle carni.

A seguire, diverse poesie dedicate o ispirare a diverse donne (cambiano nomi, situazioni, sentimenti).

La seconda parte si intitola I lampioni  e nessun altro; di questa seconda parte riporto la poesia di apertura:

Peccato che non ci siamo incontrati oggi…
Eravamo così vicini…
I tre punti alla fine della frase
sono la reticenza
di chi vorrebbe dire ma non dice,
sono l’occhio che ammicca,
sono l’allusione, lo sguardo languido.
Densi come le stelle,
sono un sistema solare che gira
attorno alla sua bocca.
In quei punti sembra esserci tutto
o almeno così pare.
Torno in me, sono tre punti alla fine,
anzi, ce n’è solo uno,
limite fermo al termine di tempo:
mai è stato e mai sarà.

Infine, la terza parte è quella da cui prende il nome la raccolta; anche in questo caso riporto i primi versi:

Immensa consapevolezza
del tempo che passa,
di quello che resta.
Un biglietto di andata in tasca
vuota, invece, l’altra.

 

L’autore:

“Nel novembre del 2011, ho conseguito la laurea magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre con la tesi La Musa e il Poeta: la relazione io-tu nella lirica amorosa tra origini e contemporaneità. Successivamente, mi sono diplomato in management dei beni e delle attività culturali dopo aver seguito un master di secondo livello tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ho lavorato per importanti istituzioni culturali come la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi, dove attualmente risiedo. In tasca la paura di volare è la mia prima raccolta poetica sono, dunque, un esordiente.” – Lorenzo Foltran

In conclusione

Consiglio la raccolta a tutti gli amanti della poesia e a chiunque voglia sperimentare questo tipo di poesia “giovanile”, con argomenti attuali e linguaggio diretto.

La biblioteca di sabbia

La biblioteca di sabbia Book Cover La biblioteca di sabbia
Stefano Giannotti
Fiction
2018
166

La biblioteca di sabbia

Trama:

Andrea è un cinquantenne come tanti, un grande lavoratore, che ha fatto del suo lavoro il fulcro di una vita.
Quando, però, questo lavoro viene a mancare, Andrea si sente perso, annientato e “inutile”. Tutto gli sembra difficile e ostile nei suoi confronti, fino a quando incontra Kate, una donna con cui condivide la passione per la lettura e per alcuni autori in particolare.

Andrea è combattuto tra l’amore di una vita e quello appena nato; è confuso, non sa cosa aspettarsi dal futuro e la situazione che ha intorno non aiuta a migliorare il suo stato d’animo ma, grazie all’aiuto di alcune persone e dei libri, riuscirà ad uscire da questo strano periodo della sua vita, realizzando qualcosa di speciale.

Il libro:

Un romanzo contemporaneo, attuale in tutto e per tutto: i riferimenti alla situazione del nostro Paese, alla politica e alla società fanno collocare sin dalle prime pagine questo libro nel contesto dell’Italia di questi ultimi anni.

Nel libro si trovano, quindi, due storie parallele: la “macro-storia” che, attraverso dialoghi e avvenimenti, descrive il malcontento e l’insoddisfazione generali che regnano sovrani nell’Italia dell’ultimo decennio; e la “micro-storia”, cioè la storia privata di Andrea che, con i suoi problemi di lavoro e depressione, può benissimo incarnare una buona porzione di italiani.

“Distinguerei tra quello in cui credo e quello per cui voterei, spesso le cose vengono fatte coincidere e secondo me è sbagliato”

La trama è, quindi, sviluppata sulla base dei problemi che quest’uomo; il ritmo è medio, scandito dall’alternarsi di momenti di felicità (lettura, discussioni costruttive) e momenti di depressione (politica, lavoro, ecc..).

I personaggi sono ben definiti ma sono – credo volutamente – lasciati alla “libera interpretazione”, in modo che ogni lettore possa identificarsi nel protagonista, nelle sue disavventure e nella sua rinascita.

La stessa cosa vale per i dialoghi: il protagonista spesso cita autori o si esprime in discorsi piuttosto lunghi, che difficilmente possono avvenire nella vita quotidiana, tra amici, ma che sicuramente raggiungono il proprio scopo, ovvero offrire un punto di vista universale, valido per la maggior parte delle persone che realmente hanno vissuto esperienze analoghe.

In conclusione:

Lo consiglio a chiunque possa apprezzare un libro così attuale e a chiunque abbia bisogno di trovare nella lettura un esempio di “rinascita”. Inoltre, credo ci sia molto della personalità dell’autore in questo libro, quindi consiglio a chi fosse interessato di dare un’occhiata alla sua pagina, in modo da avere qualche riferimento in più prima della lettura!

Vi lascio il link: Stefano Giannotti …e ringrazio l’autore per avermi dato la possibilità di leggere le sue opere.

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Recensioni: INDICE

L’Animologo

L'animologo Book Cover L'animologo
Antonia De Francesco
Romanzo
2018
120

Alle volte si brancola nel buio alla ricerca di un interruttore, altre si annega in punti di non ritorno. Può capitare a chiunque. Sono quei momenti in cui si ha la netta sensazione di non avere più un ruolo nella propria storia, pensando che la trama sia stata sovvertita da una mano che impugna un calamaio esclusivamente nostro. Quei momenti in cui pensi: non doveva andare così! È ciò che accade a Giorgio che, in una tempesta di domande senza alcuna risposta, davanti a un attimo spezzato, un cordone ombelicale reciso, in preda alla paura sente il desiderio di uscire fuori, per sempre, dalle righe del suo quaderno e ci prova. Il punto è che nessuno può cancellarsi o essere cancellato lasciando dei puntini sospensivi. Non è giusto. Per fortuna, nonostante l’essere diventati i più criptici dei messaggi, la vita è disseminata di persone che possono e scelgono di decifrarci: gli animologi. Si fanno avanti da uno dei tanti punti del foglio e cominciano, pian piano, a guidare la mano in un esercito di punteggiatura e diluvi di parole, permettendoci di guarire.
Accanto a Giorgio arriva Levante: gli fa dono, nel silenzio, delle sue parole imbustate, vecchie di anni bellici, intrise di lacrime, speranza, ma costantemente d’amore. Il divario generazionale è però intangibile, vicini come sono empaticamente nello sterile spazio di una bianca corsia, in cui viaggia un ritorno a casa dall’essenziale, come insegnano quei casi di miseria in cui a colmare i morsi della fame ci pensa un semplice pugno d’erba bollita. Una sorta di pozione magica che andrebbe data in pasto a chiunque smarrisca il senso di sé e della propria vita. Giorgio, curato dalle lettere di Levante, lo comprende e non ferma il potere salvifico di quelle parole, diventando a sua volta un animologo.
Romanzo forte e intenso, melanconicamente sorprendente.

L’Animologo

Il libro:

Finisce così che un uomo, che ha capito il senso ultimo della libertà e della vita e ha imparato a sue spese ad apprezzarla, attraverso il dolore della mancanza delle certezze e dell’indotta precarietà della vita, non riesce più a comunicare. Non riesce più a mettere in comune perché non ha nulla da condividere.

Come preannunciato nella prefazione, “nel romanzo non ci sono protagonisti corporei, né eroi e tantomeno eroine. Impera la parola, vera e assoluta protagonista nel dirimere i conflitti dell’anima […]”.

Si tratta infatti di un romanzo molto intenso ed introspettivo che non vuole mettere in luce fatti o individui straordinari ma, semplicemente, la straordinaria forza che ognuno deve trovare dentro di se per sopravvivere alle avversità della vita.

Nel libro sono Giorgio e Levante a farlo, in due epoche diverse, a distanza di anni: il primo, un ragazzo che deve superare la depressione, la perdita della madre, le incomprensioni con il padre; il secondo, un ragazzo allontanato dalla famiglia a causa della guerra, che si aggrappa alle lettere della madre per sopportare la morte che ha davanti agli occhi ogni giorno.

Levante: un ragazzo d’animo buono, che impara a proprie spese cosa sia la mancanza di tutto, un ragazzo che non ha di ché vivere, che mangia erba bollita per sopravvivere.

L’erba bollita, un fatto reale ma anche una metafora: solo chi prova realmente cosa sia la privazione, può apprezzare ciò che ha di giorno in giorno.

Ed è proprio rileggendo le lettere che Levante invia alla madre, che Giorgio riesce a comprendere molte cose di sé, della sua vita, del suo passato e di ciò che gli è accaduto: riesce a comprendere la madre, affettuosa e apprensiva, il padre, burbero e distaccato, sé stesso.

Lo fa da solo, nella sua camera, soffrendo e rinascendo da questo dolore. Lo fa scrivendo un diario, che servirà più degli incontri con gli psicologi, un diario che servirà a far comprendere anche a suo padre il cambiamento che è avvenuto in lui.

La narrazione ha un ritmo medio e alterna parti del diario di Giorgio (riportando fatti e dialoghi) e lettere di Levante. Lo stile è elegante, preciso, curato.

Concediti unicamente una ragione, non una scusa!

Benché non sia collocato in un luogo geografico preciso, l’ambientazione si definisce a poco a poco e rende questo libro abbastanza universale. Qualsiasi ragazzo, infatti, potrebbe trovarsi nella situazione di Giorgio, indipendentemente dal luogo in cui si trova.

L’atmosfera è nostalgica, malinconica, ma con una vena di speranza che attraversa il libro dall’inizio alla fine.

I personaggi sono pochi ma definiti nel minimo dettaglio, maggiormente sotto l’aspetto psicologico ed emotivo che sotto l’aspetto fisico.

Quelle persone che pensano in breve tempo e rispondono con solchi nell’animo; che riescono empaticamente a sintonizzarsi con te e ad aprirti gli occhi, spostandoti lo sguardo sempre un po’ più lontano nell’orizzonte, vivendoti per quello che sei. Quelle rare persone dal cuore in mano e la ragione nel taschino poco sotto la sua altezza.

 

In conclusione:

Questo libro è stato una piacevole sorpresa: l’ho apprezzato molto, sia per il contenuto e sia per lo stile. Curato, elegante. Lo consiglio a ogni genere di lettore, soprattutto ai più sensibili: un’analisi di sé stessi e un tuffo nel passato, ai tempi di guerra (in questo libro, contrariamente a quanto si legge di solito, la guerra è vista da un singolo individuo, nella sua intimità, nella quotidianità, nei rapporti con la famiglia).

Ringrazio l’autrice per avermi dato la possibilità di leggerlo e vi lascio il link alla pagina relativa al libro su giovaneholden.it

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Recensioni: INDICE