Anatomia artistica – carnet di morfologia

Anatomia artistica. Carnet di morfologia Book Cover Anatomia artistica. Carnet di morfologia
Michel Lauricella
Arte
L'Ippocampo
2017
Copertina flessibile
320

Una raccolta di disegni d’anatomia artistica suddivisa in cinque parti – testa/collo, torso, arto superiore, arto inferiore e vedute d’insieme – che presenta il corpo da molteplici punti di vista per ottenerne una visione in volume, dalla raffigurazione schematica allo scorticato, arricchendo le possibilità di rappresentazione da parte degli allievi delle scuole d’arte ma non solo. Le didascalie sono semplificate al massimo, con un sistema di rimandi ai risvolti di copertina. Ogni capitolo è costituito da una serie di tavole che rappresentano le ossa e i muscoli in dettaglio, con l’aggiunta di vedute d’insieme per comprendere meglio il collegamento dei muscoli alle ossa, e dove ciascun elemento si colloca all’interno del corpo.

Anatomia artistica, cartneto di mortfologia è un testo quasi interamente illustrato, composto da tavole che riportano una grande quantità di pose per figure femminili e maschili.

Un volume molto utile per chiunque abbia a che fare con la morfologia umana, per motivi artistici e simili.

Anatomia artistica: il libro

Il volume racchiude più di 300 pagine, di cui soltanto 30 contenenti testo. Di conseguenza le restanti pagine sono una raccolta di tavole che raffigurano la figura umana, con alcuni piccoli suggerimenti scritti. Dopo una prefazione e un’introduzione che spiegano le basi delle proporzioni del corpo umano e come abituarsi a rappresentarlo, si arriva alle tavole; queste sono suddivise in:

  • testa e collo
  • torso
  • radici del braccio
  • arto superiore
  • arti unferiore
  • vedute d’insieme

Nelle vedute d’insieme vengono prese in considerazione soggetti maschili e femminili, in pose statiche o dinamiche, con prospettive diverse.

Si tratta quindi di un libro molto valido nello studio e nella pratica dell’illustrazione di figure umane. Indipendentemente dal livello artistico di ognuno, può essere usato come base di studio oppure come riferimento nel caso in cui si cerchi un confronto su una particolare posa che non si è soliti disegnare, sul posizionamento degli arti, della testa o altro.

Personalmente lo trovo molto utile, appunto, per avere sempre a portata di mano un carnet di pose e prospettive: se ne si vuole fare questo uso non è necessario che abbia grandi quantità di testo con spiegazioni dettagliate, è sufficiente avere un riferimento visivo da consultare all’occorrenza.

L’anatomia artistica, in generale, viene spiegata in modi molto diversi: nella mia esperienza, per esempio, ho osservato grandi maestri dell’illustrazione con teorie contrastanti, ma tutte valide. Perciò il mio consiglio è quello di sperimentare fino a trovare il metodo con cui ci si trova meglio e, all’occorrenza, consultare un volume come questo piuttosto. In questo modo si può partire da una base “nuda” e lavorarla fino ad ottenere la figura desiderata.


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Ethel Frost e il sussurro del bosco

Ethel Frost e il sussurro del bosco Book Cover Ethel Frost e il sussurro del bosco
Victoria Francés
Comics & Graphic Novels
Rizzoli
2021
Copertina rigida
64

Sotto i detriti del tempo giace un dolore che non trova consolazione... I ricordi si nascondono, sepolti in una terra morente eppure ancora attraversata da un alito di vita con cui cercherà di farsi sentire. Ma la salvezza richiede di riesumare le ombre del passato, per elevare lo spirito al di sopra delle sue ferite e rinascere alla luce di una nuova alba. La foresta desidera invocare la musa dei suoi sogni; tesse la sua corona in attesa del suo ritorno.

Ethel Frost è un racconto illustrato e scritto da Victoria Frances.

Nota soprattutto per la sua celebre opera Favole, Victoria Frances si è affermata negli anni a  livello mondiale con il suo stile inconfondibile: illustrazioni ricche di emozioni e dettagli, capaci di parlare a chi le osserva. Ethel Frost è un racconto molto diverso rispetto ai precedenti: si nota molto il cambiamento dell’autrice rispetto alle opere passate. Una maturità artistica che non ha bisogno di spiegazioni e una storia per metafore, che racconta una vita intera.

Sotto i detriti del tempo giace un dolore che non trova consolazione… I ricordi si nascondono, sepolti in una terra morente eppure ancora attraversata da un alito di vita con cui cercherà di farsi sentire. Ma la salvezza richiede di riesumare le ombre del passato, per elevare lo spirito al di sopra delle sue ferite e rinascere alla luce di una nuova alba. La foresta desidera invocare la musa dei suoi sogni; tesse la sua corona in attesa del suo ritorno.

Ethel Frost e il sussurro del bosco: una fiaba dal fascino decadente

Una storia delicata, tragica e piena di speranza allo stesso tempo. Una storia magica, incantata, che ha un sapore nostalgico.

Il libro è strutturato alternando le illustrazioni alle parti di testo che compongono la storia: entrambi seguono l’arco temporale che va dall’infanzia della protagonista fino alla sua completa maturità e trasformazione, in età adulta.

L’ambientazione e l’atmosfera sono due elementi molto rilevanti in questo libro, resi tali dalla storia in sé e dalle illustrazioni – come sempre – molto emozionanti. Un’atmosfera cupa, lenta ma irrequieta, che si abbina perfettamente alle emozioni della protagonista, una bambina prima e una donna poi, con paure, insicurezze, desideri nascosti e così via.

Lo stile di scrittura dell’autrice è molto descrittivo: non solo nel rappresentare luoghi, personaggi e ambientazione, ma soprattutto nel descrivere i fatti; l’impressione che si ha, è che voglia spiegare a parole ciò che è racchiuso in ogni disegno.

Lo stile artistico, invece, non ha bisogno di commenti: è semplicemente unico nel suo genere. L’unica nota che si può aggiungere, rispetto ai precedenti lavori è, appunto, sull’evoluzione artistica, che si può notare sia dalla resa delle tavole e sia dalla composizione e dai soggetti.

In conclusione: Ethel Frost è un volume da collezione che non può mancare nelle librerie di tutti gli appassionati di libri illustrati.

Con il suo fascino decadente, è una fiaba che tutti dovrebbero leggere!

 


Victoria Frances, Favole

Grafica: prezzi e altro

Oggi si torna a parlare di grafica, dei prezzi e di cosa serve sapere quando si commissiona un progetto o si richiede un preventivo.

Ho pensato di scrivere questo articolo per sviscerare, per quanto possibile, gli infiniti elementi che compongono un progetto grafico e il relativo preventivo.

Facciamo un esempio:

Al cliente x chiama lo studio e chiede un preventivo per “un lavoro di grafica”. Ora, per prima cosa, sia il cliente e sia il professionista devono essere consapevoli, trasparenti e onesti in merito al progetto che si andrà a realizzare; il “lavoro di grafica” si compone, infatti, di vari passaggi e fattori che influiscono sul preventivo:

  • il tipo di lavoro (design di un logo, progettazione dell’immagine coordinata, grafica per un biglietto da visita e così via)
  • il tempo necessario per realizzarlo
  • la consegna del progetto finito: è virtuale o materiale? Serve la stampa o la consegna di file in specifici formati? Ecc.

Poi entrano in gioco altri fattori: le modifiche fatte al progetto iniziale, i cambiamenti di direzione da parte del cliente, la decisione di apportare modifiche “strutturali” (materiali, supporti, ecc) in corso d’opera a causa di imprevisti (per esempio cambiare tipo di carta perché il cliente ha la necessità di scrivere sul suo biglietto da visita, quindi la carta standard è sconsigliabile).

Grafica: prezzi

Ipotizziamo che il cliente x voglia un biglietto da visita:

  • il costo della sola grafica è di € 30;
  • la stampa ha un costo variabile (qui il mio listino) in base alla quantità, al tipo di carta, ecc;
  • il cliente vuole una nobilitazione del biglietto per avere un prodotto veramente unico? Il costo aggiuntivo è indicativamente di €20.

Questo è un semplice esempio di quanto può costare il famoso “lavoro di grafica”. Solitamente la realizzazione del progetto grafico, senza stampa, ha un costo variabile dai 30 ai 300 €: per progetti più economici si intendono quelli come i biglietti da visita, mentre i progetti più costosi sono – per esempio – i cataloghi.

 

Qualche consiglio per commissionare progetti grafici

  1. Avere le idee chiare su cosa si vuole ottenere…
  2. OPPURE lasciarsi consigliare dal professionista scelto: questo è fondamentale per il buon esito del lavoro. Se un professionista è tale, deve saper consigliare la soluzione più adatta ad ogni cliente!
  3. Evitare di far fare infinite modifiche al progetto: un numero limitato di modifiche è assolutamente nella norma (colore, dimensioni, ecc), ma continuando a modificare lo stesso progetto si finisce per avere un risultato nettamente diverso da quello che avrebbe dovuto essere.
  4. Scegliere professionisti VERI. Cosa intendo? Il settore della grafica è forse uno dei più maltrattati in assoluto: è semplice dire “Ah, il biglietto da visita me l’ha fatto mio cugino”, oppure “Ho usato quell’app che mi ha fatto il logo in automatico… ed era pure gratis!”. Certo, ma: il cugino probabilmente fa tutt’altro nella vita e non sa assolutamente nulla di grafica e, non da meno, sicuramente non deve sostenere le spese di una Partita Iva, il che – un cugino dopo l’altro –  porta alla rovina del mercato. L’app? L’app è un sistema programmato che genera risultati secondo funzioni standardizzate = 10 clienti x avranno 10 loghi x praticamente identici, senza un minimo di personalità.

Cosa dovrebbe garantire un professionista?

  1. Competenza
  2. Puntualità
  3. Trasparenza
  4. Onestà

In una parola: professionalità… provare per credere!

 


Per informazioni: contatti 

 

Circe

Circe Book Cover Circe
Madeline Miller
Romanzo storico, Fiction, Mitologia classica
Feltrinelli
2021
Copetina flessibile
416

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull'isola di Eea, non si perde d'animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l'ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l'astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell'Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov'è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare. Poggiando su una solida conoscenza delle fonti e su una profonda comprensione dello spirito greco, Madeline Miller fa rivivere una delle figure più conturbanti del mito e ci regala uno sguardo originale sulle grandi storie dell'antichità.

Circe è una figura della mitologia greca e compare per la prima volta nell’Odissea, è nota anche come Maga Circe.
È figlia del Titano Elios e di Perseide, di conseguenza è sorella di Perse, Eete e Pasifae, moglie del famoso re di Creta – Minosse.

Il libro omonimo di Madeline Miller racconta le vicende classiche del pantheon greco viste proprio attraverso gli occhi di Circe.

Si può suddividere il romanzo in tre parti, esattamente come si farebbe con una vita “normale”, solo che in questo caso si tratta di una vita millenaria.

Nella prima parte Circe è giovane, inesperta, molto insicura e succube del padre, dei fratelli e delle divinità splendenti, invulnerabili e capaci che la circondano.

Nella seconda parte avviene la sua trasformazione: diventa consapevole di ciò che può fare, deve affrontare demoni interiori ed esterni, deve superare paure o scendere a patti con esse. Conosce il dolore, la perdita, la fatica: sentimenti e sensazioni molto umani per essere una semi divinità. Ed è proprio questo a rendere la protagonista così vicina al lettore: benché sia una creatura divina, è dapprima costretta a sentirsi quasi umana, come se questo fosse qualcosa di degradante di cui vergognarsi; successivamente è lei stessa a scegliere di essere umana: sentire come un essere umano, soffrire e gioire come tale, benché il tempo a sua disposizione sia limitato anziché eterno.

Si arriva così alla terza e ultima parte del libro, quella in cui Circe abbraccia le sue scelte e il destino che ha scelto, a scapito di tutto ciò che ci aspetterebbe da una divinità.

Questo passaggio viene chiarito nell’epilogo: nelle ultimissime pagine, infatti, Circe compie la scelta definitiva e ne spiega le motivazioni.

Dall’inizio alla fine si ha l’impressione che Circe ci racconti la vita di chiunque tramite metafore,   con una rappresentazione del tempo che ovviamente non è quelle a cui siamo abituati ma che riesce comunque ad essere verosimile.

 

TRAMA E CONTENUTO

Premetto di aver letto ogni sorta di commento: c’è chi critica l’incesto, chi critica addirittura la trama di base (che ovviamente è presa dai poemo classici) e c’è chi critica l’autrice per come ha reso il personaggio principale.

Ora: io non mi permetterei mai di discutere sulla trama o su aspetti delicati come può essere quello della relazione tra familiari, mi sento piuttosto di fare una precisazione.

La trama e gli argomenti portanti sono, appunto, tratti da poemi classici che si basano su usanze, costumi e immaginario di un’epoca passata che va compresa e, anzi, ammirata per ciò che è stata e ha lasciato. Riscrivere la storia non ha nessun senso, per quanto alcuni aspetti oggi possano sembrarci strani, assurdi o distanti. Sono semplicemente diversi.

Detto ciò, si può passare a come è stato costruito il personaggio di Circe. Troppo vittimismo? Troppa tragedia? Troppe storie d’amore in un solo racconto? Personalmente credo che le scelte dell’autrice siano state ben oculate: ha reso una divinità umana. L’ha resa comprensibile a tutti e soprattutto ha fatto in modo che i lettori potessero empatizzare con lei. Ovviamente la costruzione di un personaggio, la trama o altri elementi che costituiscono un romanzo, non possono piacere a tutti, perciò è normale che ci siano pareri contrastanti. Tuttavia credo che la costruzione di questo personaggio sia stata studiata nel minimo dettaglio e che il risultato sia assolutamente voluto.

Il messaggio che accompagna il lettore durante tutto il romanzo – e che appare ancora più chiaro alla fine – è una riflessione sulla vita e il fatto di aver dato delle debolezze e delle forze a Circe è “d’obbligo”, tanto più considerando che già dall’inizio si è dimostrata più incline alla mentalità umana che a quella divina.

OLTRE LA TRAMA

Premesso tutto ciò che è stato elencato finora, non resta che aggiungere un’ulteriore nota positiva su questo romanzo: lo stile dell’autrice è la ciliegina sulla torta. Semplice, scorrevole, ma allo stesso tempo incisivo e forte.

L’ambientazione e l’atmosfera sono impeccabili: dalle descrizioni delle sale divine all’incredibile isola di Circe.

UNA NOTA PERSONALE

Per quanto cerchi di mantenere un giudizio oggettivo nello scrivere gli articoli, capita in casi come questo che l’opinione personale sia particolarmente influente. Perciò aggiungo questo: ho iniziato il libro con un po’ di scetticismo perché la mitologia greca non è la mia preferita. Non ho mai sentito molta affinità verso i classici greci e i suoi personaggi. Tuttavia, Circe è sempre stata il mio personaggio preferito quindi ho deciso di leggere questo adattamento con il suo punto di vista e devo dire che ne è valsa la pena. Lo consiglio a tutti: appassionati di mitologia greca e non. Questo romanzo può essere letto sia avendo delle basi sui poemi classici e sia come lettura indipendente!

Buona lettura!

 


recensioni: INDICE

La stagione delle tempeste – The witcher vol.8

La stagione delle tempeste. Book Cover La stagione delle tempeste.
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2020
Copertina flessibile
492

Prima che il suo destino venga segnato dall'incontro con la principessa Cirilla, Geralt di Rivia ha un solo obiettivo: sopravvivere. Per questo viaggia di città in città, offrendo i suoi servigi di strigo a chiunque ne abbia bisogno. Che si tratti di spiriti maligni, ghul o volpi mutaforma, Geralt è sempre pronto a combattere, soprattutto se c'è la possibilità di guadagnare qualche moneta. Il suo è un mestiere rischioso, eppure nessun mostro si è mai rivelato infido e spietato quanto la peggiore di tutte le creature: l'uomo. Infatti è per colpa di un'umana se Geralt si ritrova in una cella, spogliato delle armi e accusato ingiustamente di estorsione e di furto. E la faccenda si complica quando la cauzione viene pagata dalla stessa, affascinante donna che lo ha fatto arrestare: Lytta Neyd, meglio conosciuta come Corallo. E che adesso lo aspetta fuori della prigione. Cosa può volere da lui una delle più potenti maghe di Skellige? E che fine hanno fatto le sue spade e i suoi elisir, scomparsi dal deposito del carcere? Solo e disarmato, Geralt non ha altra scelta che andare incontro a Corallo e sperare che lei lo aiuti a recuperare il suo equipaggiamento da strigo. Anche se il prezzo da pagare potrebbe rivelarsi altissimo...

Diciassette anni dopo aver scritto l'ultimo romanzo della saga, Andrzej Sapkowski torna nell'universo affascinante e pericoloso di Geralt di Rivia con una nuova avventura che coniuga magie e colpi di scena, epiche battaglie e graffiante ironia, gettando una nuova luce sul passato dello strigo che ha conquistato milioni di lettori in tutto il m

La stagione delle tempeste – Capitolo conclusivo dell’intera saga The Witcher, ma cronologicamente collocato prima de Il guardiano degli innocenti, cioè prima che Geralt fosse legato a Ciri dalla legge della sorpresa.

In questilo capitolo Geralt di Rivia si trova a Kerack, dove viene accusato, arrestato e incarcerato. Perde le sue famigerate spade.
Da questo momento si susseguono una serie di eventi che portano lo strigo ad affrontare “demoni” un po’ diversi dal solito.

Grazie al fedele amico Ranuncolo, Geralt capisce che ad incastrarlo e a liberarlo è stata la stessa persona: la maga Lytta Neid.

Geralt si reca da lei: iniziano una strana relazione fatta di inganni e aiuto reciproco.

Geralt si mette sulle tracce delle spade perdute, viene coinvolto in questioni di potere e non solo; viene richiesto il suo servizio per un lavoro sporco, ma lui rifiuta rimanendo fedele ai suoi principi.

In tutto ciò c’è una presenza costante, anche quando non c’è realmente: Yennefer.

Infine, l’epilogo: le ultime pagine che sconvolgono tutto ciò che si credeva di sapere dopo aver letto 8 libri.

La stagione delle tempeste – OLTRE LA TRAMA
Capitolo conclusivo, per veri appassionati, nonostante sia cronologicamente ambientato prima della trama principale, riesce a sconvolgerne il finale e a sorprendere i lettori – proprio nelle ultime pagine!

“TUTTO È ILLUSIONE”

In questo ultimo libro della saga, La stagione delle tempeste, non si può far altro che confermare quanto detto in precedenza, per quanto riguarda lo stile e le capacità narrative dell’autore: semplicemente geniale.

Bisogna, però, aggiungere alcune note. Per prima cosa la capacità di differenziare atmosfere e ambientazioni, nonostante si tratti di eventi precedenti quelli di cui si è già a conoscenza.

Il personaggio di Geralt: perdutamente innamorato di Yennefer, come in ogni libro, ha relazioni con chiunque pur di arrivare a ciò che vuole o, semplicemente, per ritrovare Yen. Qui l’autore ha fatto una sorta di “inversione” nella rappresentazione dei generi: caratteristiche che solitamente vengono date alla donna “facile”, vengono invece affibbiate al caro Strigo. In questo caso infatti, contrariamente a ciò che viene rappresentato nella serie televisiva, Geralt non è sempre il “maschione che si può permettere qualsiasi cosa”, ma piuttosto il contrario o comunque un uomo con delle debolezze che ha delle relazioni consecutive a queste debolezze.

Poi, Yennefer. Yennefer è un personaggio costruito in modo magistrale. Non solo quando è presente, soprattutto quando non lo è. La sua presenza si avverte sempre, lei e Geralt sono legati anche quando non sanno di esserlo o non vogliono che sia così. Yennefer è sempre un passo avanti rispetto a tutto e a tutti: ha avuto un’evoluzione psicologica e carismatica incredibile, un continuo crescendo dall’inizio alla fine della saga.

È un bel personaggio, ricco di significato, soprattutto come donna.

Ci sono poi tutti gli altri dettagli e personaggi che rendono la saga epica: Ranuncolo, le maghe, gli strighi, ecc.

Infine, la capacità di Sapkowski di sorprendere sempre. Dopo aver letto il settimo libro, il lettore pensa: “Cosa potrà mai succedere dopo tutto ciò?” Eh… Questo.
In dieci pagine viene sconvolta la trama di una saga già precedentemente conclusa!

Come detto negli articoli precedenti dedicati a questa saga, l’autore è stato accusato di aver scritto The Witcher “a caso”, senza ben sapere cosa stesse facendo. Ebbene: succedono tantissime cose, ci sono colpi di scena, trame e sottotrame, alla fine riesce ancora sorprendere con un finale alternativo.
Nessuno di noi saprà mai se l’autore abbia scritto “a caso” o calcolando tutto nel minimo dettaglio, ma sicuramente ci è riuscito bene!

《Niente da fare, Tzara. Non ne sei capace. Per offendere efficacemente qualcuno non bastano il desiderio incontenibile, l’entusiasmo e il fervore. Ci vuole metodo.》

[…] È una delle prime che s’insegnavano ai piccoli sbrighi. È un bene provare paura. Se provi paura significa che c’è qualcosa da temere, dunque sii vigile. Non bisogna sconfiggere la paura, basta non farsene travolgere. Vale la pena trarne insegnamento.

[…] Preferisco che mi considerino una creatura soprannaturale armata di armi soprannaturali. Come tale mi assoldano e come tale mi pagano. La normalità è insulsaggine equivale all’insulsaggine, e l’insulsaggine è pagata poco.


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