La Storia del Bianconiglio

La storia del Bianconiglio e del perché arriva sempre in ritardo
Benjamin Lacombe
Fiaba, retelling, illustrato
Ippocampo
2024
Copertina rigida
72

Nel suo nuovo album per bambini, Benjamin Lacombe torna a immergersi nel mondo di Alice per raccontare la storia del piccolo Bianconiglio. Perennemente in ritardo e trafelato, il coniglietto incrocia il suo cammino con quello di tante strane creature che lo aiuteranno a crescere: il Gatto del Cheshire, la Regina di Cuori, la stessa Alice, sua madre, Pincopanco e Pancopinco, i compagni di scuola e infine la maestra. Con parole piene di umorismo e venti splendide tavole illustrate nel suo inconfondibile stile, Lacombe offre ai giovani lettori un libro sull’importanza di conoscere e accettare sé stessi, difetti compresi, senza temere di andare controcorrente e di seguire il proprio ritmo.

“La Storia del Bianconiglioe del perché arriva sempre in ritardo” di Benjamin Lacombe è molto più di un semplice spin-off di Alice nel Paese delle Meraviglie: è un’opera che esplora gli aspetti “umani” e psicologici di questo controverso personaggio del classico di Lewis Carroll — il Bianconiglio. Attraverso testi semplici e incisivi e illustrazioni mozzafiato, Lacombe ci offre un’interpretazione originale, intensa e malinconica di uno dei simboli più iconici della letteratura fantastica.

In questo libro, il Bianconiglio diventa il protagonista della vicenda. La sua voce ci accompagna lungo un viaggio emotivo che rilegge gli eventi di Alice nel Paese delle Meraviglie da un’angolazione diversa da quella a cui siamo abituati. Lacombe ci mostra un personaggio fragile, che si sente vittima del tempo e del destino, e che imparerà che il tempo – forse – non è suo nemico.

Il Bianconiglio di Lacombe è lontano dalla figura frenetica e caricaturale che conosciamo: è una creatura piena di dubbi e incertezze. Il tempo non è solo l’orologio che porta al collo, ma una gabbia. Ed è qui che il libro si trasforma in una riflessione sul tempo che passa, sulla colpa, su ciò che si perde e si conquista nella vita e soprattutto su ciò che si diventa imparando, crescendo.

Come in tutte le opere di Lacombe, anche qui il vero cuore pulsante è l’aspetto visivo. Le illustrazioni sono potenti, cariche di colore e significato. Sebbene il contesto narrativo e l’aspetto estetico possano ricordare una fiaba, La Storia del Bianconiglio e del perché arriva sempre in ritardo non è un libro per bambini. O meglio, può essere letto ai bambini, che lo apprezzerebbero senza dubbio per le illustrazioni spettacolari, ma Lacombe parla agli adulti che ricordano di essere stati bambini. Le tematiche trattate — la solitudine, lo scorrere del tempo, il rapporto con gli altri e con la società — richiedono uno sguardo maturo e consapevole.

La Storia del Bianconiglio e del perché arriva sempre in ritardo, nella sua APPARENTE semplicità è una delle opere più riuscite e profonde di Benjamin Lacombe, che riesce a trasformare un personaggio secondario della letteratura in un eroe tragico e indimenticabile. È un libro che si legge in un’ora, ma che resta dentro molto più a lungo.

Consigliato a chi ama l’arte, i retelling e i racconti dal sapore nostalgico ma con un messaggio positivo.

Wicked

Wicked. Vita e opere della perfida strega dell'Ovest. Book Cover Wicked. Vita e opere della perfida strega dell'Ovest.
Gregory Maguire
Fiction, retelling, formazione
mondadori
2024
Copertina rigida

Con sei milioni di copie vendute nel mondo, Wicked si è affermato non solo come riflessione sul nostro tempo, ma anche come romanzo da rileggere per gli anni a venire. Wicked rielabora le invenzioni del Meraviglioso mago di Oz, il romanzo di L. Frank Baum uscito nel 1900, giocando con la memoria collettiva della pellicola del 1939 della MGM con Margaret Hamilton e Judy Garland. Un romanzo incalzante, fantasticamente reale ed estremamente divertente, nel quale Gregory Maguire popola il mondo di Oz, in gran parte sconosciuto, grazie al potere della sua immaginazione. Wicked ha ispirato l’omonimo musical, uno degli spettacoli più longevi nella storia di Broadway

Wicked offre una rilettura innovativa e stravagante della storia del Mago di Oz, ponendo al centro la figura della Strega dell’Ovest, qui chiamata Elphaba. Il romanzo segue la sua vita dalla nascita, segnata da un’inusuale pelle verde e un destino “segnato”, fino alla sua trasformazione nella famigerata strega che tutti conosciamo. Attraverso le sue esperienze, si delinea un quadro articolato del mondo di Oz, ben più oscuro e politicamente stratificato di quanto appaia nel classico di L. Frank Baum. Elphaba cresce in un ambiente ostile, sviluppando una personalità forte e ribelle, imparando a vivere nell’ombra per difendere ciò in cui crede e lottando contro ingiustizie e corruzione.

Il romanzo affronta anche il rapporto con Glinda, futura Strega Buona del Nord, inizialmente sua compagna di scuola. Il percorso di Elphaba è scandito da perdite, amore, ideali infranti e un continuo interrogarsi su bene e male, fino a giungere alla tragica conclusione che si ricollega alla storia tradizionale di Il meraviglioso mago di Oz.

Personaggi principali

  • Elphaba: la protagonista, dotata di una forte intelligenza e una moralità non convenzionale. La sua pelle verde è il primo segnale della sua diversità, che la porta a essere discriminata fin dall’infanzia.
  • Glinda: inizialmente frivola e superficiale, è la compagna di stanza di Elphaba e rappresenta il contrasto tra apparenza e sostanza.
  • Fiyero: un principe dal carattere complesso, che sviluppa un legame profondo con Elphaba.
  • Il Mago di Oz: un leader autoritario, il cui governo dispotico si scontra con gli ideali della protagonista.

Il romanzo

Gregory Maguire utilizza un linguaggio diretto, con riferimenti politici, filosofici e religiosi che danno profondità alla narrazione. La principale innovazione di Wicked è la sua capacità di ribaltare la prospettiva classica, dando la base per una riflessione sulla natura del bene e del male.

Il romanzo esplora numerosi temi, tra cui:

  • L’identità e l’accettazione: Elphaba è un’outsider per nascita, e la sua lotta è quella di chi cerca un posto nel mondo nonostante il pregiudizio.
  • La politica e il potere: Oz è rappresentato come una società ingiusta e totalitaria, dove la magia è regolata da leggi oppressive e le minoranze vengono perseguitate.
  • Il destino e la possibilità di scegliere: la storia suggerisce che i confini tra giusto e sbagliato sono sfumati e che le etichette di “buono” e “cattivo” sono spesso arbitrarie.

Trasposizioni teatrali e cinematografiche

Uno degli adattamenti più celebri di Wicked è il musical omonimo, che ha debuttato a Broadway nel 2003. Lo spettacolo, pur prendendo ispirazione dal romanzo di Maguire, è un’opera nettamente diversa, così come il film; nonostante ciò canzoni iconiche come Defying Gravity e Popular, hanno reso il musical un successo straordinario, diventando uno dei più longevi di Broadway.

Per quanto riguarda il cinema, è recentemente uscito il musical con Cynthia Erivo nel ruolo di Elphaba e Ariana Grande in quello di Glinda: anche in questo caso un’opera distinta dal libro ma comunque apprezzabile.

Punti di forza – Uno dei maggiori pregi di Wicked è la sua capacità di umanizzare un personaggio tradizionalmente considerato un “cattivo”. Il romanzo sfida le convenzioni del fantasy classico, presentando una protagonista dalle sfaccettature realistiche e una trama ricca di tensioni sociali e politiche. Inoltre ha caratterizzato le ambientazioni di Oz con nuovi dettegli e aneddoti.

Punti deboli – Personalmente, credo che: nonostante l’originalità, il romanzo possa risultare in alcuni tratti “forzato” nel mescolare politica e filosofia con la trama e in altri punti eccessivamente dispersivo su personaggi secondari o eventi meno rilevanti.


Wicked è un’opera affascinante e stratificata, che offre una prospettiva innovativa su un classico della letteratura fantasy: da provare!

D’un tratto nel folto bosco

D'un tratto nel folto del bosco Book Cover D'un tratto nel folto del bosco
Amos Oz
Narrativa, Fiaba
Feltrinelli Editore
2005
114

La notte, al villaggio, uno strano, impossibile silenzio abita il buio. Anche di giorno, l’assenza degli animali lascia ovunque le sue tracce: non un cane in cortile, non un gatto sui tetti, e nemmeno una mosca che ronza o un grillo che canta nei prati intorno. Qualcosa dev’essere successo tempo fa e i bambini ogni tanto fanno domande, ma i grandi rispondono in modo evasivo, per non dire irritato. Tutti o quasi: perché nei disegni della maestra Emanuela, nella solitudine del vecchio Almon, che una volta faceva il pescatore nel fiume e aveva un cane fedele, nei gesti tristi della fornaia, che sparge invano briciole di pane all’aria, qualcosa di strano s’intende. Fino a quando Mati e Maya non partono per la loro avventura, in cerca del mistero del villaggio dove gli animali sono scomparsi. Nel folto del bosco troveranno Nimi, il bambino puledrino ammalato di nitrillo, Nehi, il demone del bosco e una triste verità.
D’un tratto nel folto del bosco è una storia, anzi una favola. Amos Oz racconta di un paese stregato, senza nome e senza animali. Lo fa con la sua consueta maestria nel descrivere voci e silenzi, paesaggi e umori dell’animo. Il segreto del villaggio è racchiuso in una storia struggente e in immagini di grande effetto, per piccini e grandi. È una morale triste, inconsueta, in cui gli animali, pur se assenti, insegnano agli uomini a parlare una lingua in cui nessuno si sente beffato, diverso. Perché la lingua degli animali ha tante parole, ma nemmeno una che sia capace di esprimere il distacco e l’esclusione. Anche se hai sempre il moccio al naso, i denti in fuori e uno strano morbo che si chiama nitrillo.

D’un tratto nel folto bosco è una sorta di fiaba moderna i cui protagonisti sono due ragazzini vivaci e per natura molto curiosi, che grazie alla loro indole e alla loro volontà di fare chiarezza su alcuni eventi risolveranno un mistero che si porta avanti da decenni e che ha sconvolto la cittadina in cui vivono.

In questo paesino sono spariti tutti gli animali, dal più piccolo al più grande, non ci sono più insetti, né animali da compagnia né tantomeno animali selvatici o d’allevamento: questa condizione si porta avanti da anni, tant’è che la popolazione del paese ha smesso da tempo di parlare dell’accaduto.

Non che ci sia stato un fatto scatenante ma in qualche modo la popolazione ha iniziato ad attribuire questo fenomeno ad un demone che risiede sui monti. Dopodiché è diventata usanza comune quella di non parlare degli animali, della loro sparizione e tanto meno del Demone delle montagne. La popolazione del paese si è fatta condizionare fino al punto di aver ideato la presunta esistenza di un virus altamente contagioso che colpisce i bambini, il cosiddetto nitrillo, una malattia che porterebbe chi la contrae a non saper più parlare, a comportarsi in modo bizzarro e a nitrire come un asino.

Per qualche giorno la gente aveva badato bene a non guardarsi negli occhi. per diffidenza. O per sconcerto. O vergogna. Da allora in poi si cercò di parlarne il meno possibile. Né bene né male. Non una parola. Ogni tanto ci si dimenticava persino del perché in fondo fosse meglio dimenticare. Ciò nonostante, tutti ricordavano molto bene, ma in silenzio, che era meglio non ricordare. E c’era come il bisogno di negare tutto ciò, di negare persino con la stessa umiltà e ridere di chi invece ricordava: che facesse! Che non parlasse!

Benché i due protagonisti siano stati avvertiti sui pericoli che incombono la notte, al buio, e soprattutto al di fuori della zona abitata, decidono comunque di addentrarsi nei boschi per spiegare l’apparizione di un misterioso albero (che in alcuni momenti si vede e in altri no) e dei versi che pensano di aver udito nella notte.

Questo li porterà a incontrare il vero demone delle montagne e comprendere finalmente la condizione in cui si trova il paese in cui abitano: loro saranno l’inizio di una nuova epoca, sempre che gli altri abitanti del villaggio gli diano ascolto.

D‘un tratto nel folto bosco è quindi un romanzo di formazione ma anche una grossa metafora sulle psicosi di massa e sull’assoggettarsi al pensiero altrui fino al punto di cambiare il proprio.

Si tratta di un testo piuttosto strano, che può essere analizzato e interpretato in vari modi: se lo si analizza a livello pratico, presenta alcune criticità (per esempio nel villaggio ci sono fiori ma non ci sono insetti da decenni, ecc). Esclusi questi aspetti, che comunque possono essere presi per buoni grazie alla connotazione fiabesca del testo, si ha un romanzo di formazione e di critica. Lo stile dell’autore è conosciuto alla maggior parte dei lettori; personalmente l’ho trovato un pochino lento e ripetitivo, anche se riconosco la necessità di ripetere più volte alcune nozioni per sottolineare il messaggio principale del testo.

… non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che è stata nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, ma lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare o dire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.

Oltre a tutto ciò, all’interno del romanzo troviamo anche una metafora piuttosto importante sulla società: la tendenza ad isolare ed evitare ciò che non si conosce o non si comprende; il condizionamento reciproco che si crea all’interno di una comunità; il giudizio nei confronti “dell’altro”, e così via.

E io che desideravo tanto essere uno di loro; facevo di tutto per essere come gli altri. Più come tutti gli altri di tutti gli altri.

Per finire vengono affrontati anche argomenti importanti come il rapporto tra uomo e natura, il confronto tra adulti e bambini e di conseguenza la differenza nella visione del mondo e il rapporto con esso, la diversità in generale – sia a livello di individui che a livello di società – ed infine il rispetto, sia tra individui e sia tra uomo e ambiente.

Qui da noi non ci si vergogna a stare minuti: in fondo siamo sempre stati nudi, sotto i nostri vestiti, e solo che ci hanno abituati, fin da piccoli, a vergognarci di ciò che è vero e ad andare fieri di ciò che è menzogna.

Un testo breve, che si legge velocemente e che offre dei buoni spunti di riflessione: consigliato!

 


Amos Oz

Amos Oz (1939-2018), scrittore israeliano, tra le voci più importanti della letteratura mondiale, ha scritto romanzi, saggi e libri per bambini e ha insegnato Letteratura all’Università Ben Gurion del Negev. Con Feltrinelli ha pubblicato: Conoscere una donna (2000), Lo stesso mare (2000), Michael mio (2001), La scatola nera (2002), Una storia di amore e di tenebra (2003), Fima (2004), Contro il fanatismo (2004), D’un tratto nel folto del bosco (2005), Non dire notte (2007), La vita fa rima con la morte (2008), Una pace perfetta (2009), Scene dalla vita di un villaggio (2010, premio Napoli), Una pantera in cantina (2010), Il monte del Cattivo Consiglio (2011, premio Tomasi di Lampedusa 2012), Tra amici (2012; “Audiolibri Emons-Feltrinelli”, 2013), Soumchi (2013), Giuda (2014), Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica (2013; con Fania Oz-Salzberger), Altrove, forse (2015), Tocca l’acqua, tocca il vento (2017), Cari fanatici (2017), Finché morte non sopraggiunga (2018), Sulla scrittura, sull’amore, sulla colpa e altri piaceri (2019; con Shira Hadad), Le terre dello sciacallo (2021). Nella collana digitale Zoom ha pubblicato Si aspetta (2011) e Il re di Norvegia (2012). Ha vinto i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004, Principe de Asturias de Las Letras e Fondazione Carical Grinzane Cavour per la Cultura Euromediterranea nel 2007, Primo Levi e Heinrich Heine nel 2008, Salone Internazionale del libro nel 2010, il Premio Franz Kafka a Praga nel 2013. I suoi lavori sono stati tradotti in oltre quaranta lingue. (fonte: feltrinellieditore.it)

Il mondo è un alveare

Il mondo è un alveare Book Cover Il mondo è un alveare
Joanne Harris
Romanzo, Fantasy
Garzanti
2021
Copertina rigida
416

C'è una storia che le api raccontano a cui è impossibile non credere. Una storia che si perde nei secoli. Ha inizio con la nascita di Re Crisopa, un uomo crudele e ingannatore, che trova la redenzione compiendo un lungo viaggio dentro sé stesso e nel cuore silenzioso del mondo. È qui che incontra individui straordinari, ognuno dei quali ha qualcosa da insegnare. La creatività è il primo regalo che riceve, da un abile giocattolaio che rincorre l'opera perfetta, perché incapace di sacrificare la purezza dell'arte in nome della cinica materialità. La conoscenza è il secondo dono e giunge da una principessa tenace il cui animo si riscalda con le parole del sapere e si inaridisce di fronte alle rigide regole di corte. Grande esempio di solidarietà è per lui il cane più piccolo che si sia mai visto, il più insospettabile degli esseri mondani che nasconde un coraggio senza pari. Poi è la volta della regina innamorata della luna, che gli trasmette la bellezza come nessun altro sa fare. Incontro dopo incontro, Re Crisopa impara a guardarsi intorno con occhi diversi e scopre che il mondo assomiglia a un grande alveare. Come la casa delle api, è un mosaico di tanti microcosmi abitati da centinaia di migliaia di creature che, industriose, si adoperano perché tutto funzioni alla perfezione. Nessuna creatura può fare a meno dell'altra. Soltanto con uno sforzo collettivo si può tessere un grande racconto che si nutre del nettare magico dell'immaginazione. "Il mondo è un alveare" racchiude un universo di opposti dove luci e ombre, sogni e incubi, virtù e malvagità convivono e creano un perfetto equilibrio. Un universo dove la parola è una forza in grado di plasmare la realtà che ci circonda e di renderla intelligibile a chi è disposto ad ascoltare la sua voce senza pregiudizi.

Il mondo è un alveare è un romanzo di Joanne Harris e può essere definito in molti modi, oltre che “romanzo”. È una fiaba moderna che contiene altre piccole fiabe; è una raccolta di racconti con un racconto portante che fa da trama per tutti gli altri. Un bel libro che, con metafore e morali, affronta molti temi importanti e da riflettere.

Il protagonista del libro è il Re Crisopa: lo conosciamo da ragazzino e lo seguiamo fino all’anzianità. È il classico personaggio antipatico, che si fa volutamente odiare per il suo comportamento e la sua arroganza. È il personaggio che, sbagliando ripetutamente per egoismo o altro, ci mette davanti a morali e riflessioni.

I personaggi secondari sono coloro che vengono traditi, ingannati, umiliati, abbandonati o – raramente – amati dal Re Crisopa.

Il libro è strutturato in modo da alternare un capitolo su Crisopa e la sua storia e una breve fiaba su un qualsiasi altro membro del popolo della seta.

“Ci sono storie che le api raccontano…”

Le storie sono queste: senza tempo, sempre valide, sempre con una morale da insegnare. Per questo sono le api a raccontarle…

O forse aveva finalmente ritrovato la via di casa, perché il Sogno è un fiume che attraversa Nove Mondi, e Morte è solo uno di loro.

Il mondo è un alveare. Oltre la trama

L’atmosfera è quella tipica della fiaba classica: la lettura è avvolta da un alone di magia e mistero che resta costante anche quando cambia il l’ambientazione. Tuttavia ci sono racconti con contenuti più classici e altri con contenuti più moderni: un esempio è quello dei materiali che in alcuni racconti sono esclusivamente di fantasia (stoffe di rete di ragno o ali di falena) e per questo riportano maggiormente ad una fiaba classica, mentre in altri sono assolutamente contemporanei (plastica, metalli…).

Il fatto di apprezzare o meno queste differenze tra i vari racconti è soggettivo (personalmente avrei preferito tralasciare gli elementi che lo fanno sembrare anacronistico, anche se non ha né tempo né spazio reali).

Lo stile dell’autrice è molto scorrevole, il ritmo di lettura è veloce – benché alcuni racconti, che tendono a divagare molto dal fulcro del romanzo, danno l’idea che la lettura sia rallentata.

Per quanto riguarda gli argomenti trattati, invece, bisogna aprire una parentesi a sé.
Il volume è suddiviso in due libri e in ognuno di essi ci sono 50 racconti. Approssimativamente metà dei racconti tratta la storia di Crisopa, il cui tema principale è l’individuo. La crescita personale, i difetti di ognuno, l’egoismo e così via. Nella sua stessa storia vengono inseriti argomenti secondari, tra cui la diversità, il desiderio di potere, l’individualismo ecc.

L’altra metà dei racconti è dedicata a singole storie autoconclusive, con una morale o un messaggio. Ci sono storie che parlano di politica, di uguaglianza e disuguaglianza, di razze e popoli, di amicizia, di rabbia e vendetta.

Alcune di queste storie sono ispirate alle fiabe classiche o a celebri opere della letteratura contemporanea, altre sono storielle piacevoli, frutto dell’immaginazione dell’autrice.

D’ora in poi, ogni cosa che cuocerai nel tuo forno saprà di cenere, diventerà rafferma, si brucerà o sarà infestata dai curcunioli. Tuttavia ti pago per il profumo del tuo pane… con il rumore dei miei soldi.

In conclusione

Il mondo è un alveare è un libro adatto a tutti, che può essere letto velocemente o a più riprese, grazie alla sua struttura; è un libro piacevole, che fa compagnia, fa riflettere ma lascia un bel ricordo.

 


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Ethel Frost e il sussurro del bosco

Ethel Frost e il sussurro del bosco Book Cover Ethel Frost e il sussurro del bosco
Victoria Francés
Comics & Graphic Novels
Rizzoli
2021
Copertina rigida
64

Sotto i detriti del tempo giace un dolore che non trova consolazione... I ricordi si nascondono, sepolti in una terra morente eppure ancora attraversata da un alito di vita con cui cercherà di farsi sentire. Ma la salvezza richiede di riesumare le ombre del passato, per elevare lo spirito al di sopra delle sue ferite e rinascere alla luce di una nuova alba. La foresta desidera invocare la musa dei suoi sogni; tesse la sua corona in attesa del suo ritorno.

Ethel Frost è un racconto illustrato e scritto da Victoria Frances.

Nota soprattutto per la sua celebre opera Favole, Victoria Frances si è affermata negli anni a  livello mondiale con il suo stile inconfondibile: illustrazioni ricche di emozioni e dettagli, capaci di parlare a chi le osserva. Ethel Frost è un racconto molto diverso rispetto ai precedenti: si nota molto il cambiamento dell’autrice rispetto alle opere passate. Una maturità artistica che non ha bisogno di spiegazioni e una storia per metafore, che racconta una vita intera.

Sotto i detriti del tempo giace un dolore che non trova consolazione… I ricordi si nascondono, sepolti in una terra morente eppure ancora attraversata da un alito di vita con cui cercherà di farsi sentire. Ma la salvezza richiede di riesumare le ombre del passato, per elevare lo spirito al di sopra delle sue ferite e rinascere alla luce di una nuova alba. La foresta desidera invocare la musa dei suoi sogni; tesse la sua corona in attesa del suo ritorno.

Ethel Frost e il sussurro del bosco: una fiaba dal fascino decadente

Una storia delicata, tragica e piena di speranza allo stesso tempo. Una storia magica, incantata, che ha un sapore nostalgico.

Il libro è strutturato alternando le illustrazioni alle parti di testo che compongono la storia: entrambi seguono l’arco temporale che va dall’infanzia della protagonista fino alla sua completa maturità e trasformazione, in età adulta.

L’ambientazione e l’atmosfera sono due elementi molto rilevanti in questo libro, resi tali dalla storia in sé e dalle illustrazioni – come sempre – molto emozionanti. Un’atmosfera cupa, lenta ma irrequieta, che si abbina perfettamente alle emozioni della protagonista, una bambina prima e una donna poi, con paure, insicurezze, desideri nascosti e così via.

Lo stile di scrittura dell’autrice è molto descrittivo: non solo nel rappresentare luoghi, personaggi e ambientazione, ma soprattutto nel descrivere i fatti; l’impressione che si ha, è che voglia spiegare a parole ciò che è racchiuso in ogni disegno.

Lo stile artistico, invece, non ha bisogno di commenti: è semplicemente unico nel suo genere. L’unica nota che si può aggiungere, rispetto ai precedenti lavori è, appunto, sull’evoluzione artistica, che si può notare sia dalla resa delle tavole e sia dalla composizione e dai soggetti.

In conclusione: Ethel Frost è un volume da collezione che non può mancare nelle librerie di tutti gli appassionati di libri illustrati.

Con il suo fascino decadente, è una fiaba che tutti dovrebbero leggere!

 


Victoria Frances, Favole