La ballata dell’usignolo e del serpente

La ballata dell'usignolo e del serpente. Hunger Games Book Cover La ballata dell'usignolo e del serpente. Hunger Games
Suzanne Collins
Distopico, young adult
mondadori
2023
Copertina rigida
444

È la mattina della mietitura che inaugura la decima edizione degli Hunger Games. A Capitol City, il diciottenne Coriolanus Snow si sta preparando con cura: è stato chiamato a partecipare ai Giochi in qualità di mentore e sa bene che questa potrebbe essere la sua unica possibilità di accedere alla gloria. La casata degli Snow, un tempo potente, sta attraversando la sua ora più buia. Il destino del buon nome degli Snow è nelle mani di Coriolanus: l'unica, esile, opportunità di riportarlo all'antico splendore risiede nella capacità del ragazzo di essere più affascinante, più persuasivo e più astuto dei suoi avversari e di condurre così il suo tributo alla vittoria. Sulla carta, però, tutto è contro di lui: non solo gli è stato assegnato il Distretto più debole, il 12, ma in sorte gli è toccata la femmina della coppia di tributi. Le sorti dei due giovani, a questo punto, sono intrecciate in modo indissolubile. D'ora in avanti, ogni scelta di Coriolanus influenzerà inevitabilmente i possibili successi o insuccessi della ragazza. Dentro l'arena avrà luogo un duello all'ultimo sangue, ma fuori dall'arena Coriolanus inizierà a provare qualcosa per il suo tributo e sarà costretto a scegliere tra la necessità di seguire le regole e il desiderio di sopravvivere, costi quel che costi.

Con La ballata dell’usignolo e del serpente, Suzanne Collins offre ai nostalgici della saga degli Hunger Games uno spin-off attesissimo su Snow: un prequel che esplora le origini di uno dei personaggi più controversi della saga e aggiunge dettagli alla storia già conosciuta nella trilogia principale. Il romanzo approfondisce la storia e la trasformazione dell’uomo destinato a diventare il temuto presidente di Panem, mostrando le sue ambizioni, le sue paure e le sue scelte (im)morali in una spietata corsa al potere, in cui l’onore non è un prezzo poi così alto da pagare.

“Non ci sono vincitori negli Hunger Games, solo sopravvissuti.”

La storia è ambientata 64 anni prima degli eventi di Hunger Games, durante la decima edizione dei giochi. Coriolanus Snow, diciottenne brillante e ambizioso, appartiene a una famiglia caduta in disgrazia dopo la guerra tra Capitol City e i Distretti. Per cercare di risollevare il nome della sua famiglia, Snow si gioca tutto nella carriera scolastica e politica; viene scelto come mentore per uno dei tributi dei giochi: Lucy Gray Baird, una ragazza del Distretto 12, con un grande talento e una innata capacità di empatizzare con le persone.

Mentre Lucy Gray conquista l’attenzione del pubblico con la sua voce e il suo carisma, Snow si trova di fornte alla consapevolezza che il successo di entrambi dipende dalla sua capacità di manipolare le regole del gioco e di agire senza scrupoli. Tra alleanze, intrighi politici e scelte difficili, il romanzo racconta la progressiva trasformazione di Snow da giovane inseperto a calcolatore spietato.

Oltre la trama

  • Potere e ambizione: Snow è il simbolo dell’ambizione, dell’importanza dell’apparire, e della disonestà nella realizzazione. Snow è la metafora di questo romanzo.
  • Moralità e sopravvivenza: Snow affronta dilemmi etici che mettono in discussione i confini tra giusto e sbagliato (e la sua recidività sottolinea la metafora sul mondo moderno)
  • Influenza e propaganda: La narrazione mostra come la manipolazione dell’opinione pubblica sia uno strumento fondamentale nel mondo (di Panem)
  • L’amore e la fiducia: Il rapporto tra Snow e Lucy Gray è carico di tensione e ambiguità, lasciando il lettore a chiedersi se il loro legame sia autentico o solo un’altra mossa strategica, quantomeno da parte di Snow

Suzanne Collins utilizza una prosa scorrevole e coinvolgente, con una forte attenzione ai dettagli psicologici dei personaggi. La narrazione in terza persona permette di esplorare le riflessioni di Snow senza filtri, mostrando la sua mente strategica e le sue insicurezze. Il ritmo del romanzo alterna momenti di tensione a passaggi più riflessivi, creando un equilibrio tra azione e introspezione.

 

  • Approfondimento del personaggio di Snow, che passa da antagonista della saga principale a protagonista complesso e affascinante.
  • Una narrazione ricca di tensione e colpi di scena, che mantiene alta l’attenzione del lettore.
  • L’introduzione di Lucy Gray Baird, un personaggio enigmatico e carismatico che aggiunge profondità alla trama.

La ballata dell’usignolo e del serpente è un prequel avvincente che arricchisce la trilogia di Hunger Games con un approfondimento che i fan apprezzeranno senza dubbio. Il romanzo, nel suo aspetto generale, offre una riflessione sulla natura del potere e sulle scelte che definiscono il destino di un individuo; nello specifico, invece, caratterizza un personaggio che è stato il villain per eccellenza e con cui non si riesce ad empatizzare in alcun modo: personalmente ho apprezzato molto la scelta dell’autrice di non giustificare lo Snow anziano con degli eventi pregressi, ma di mostrarlo per quello che è.

 

La strada senza ritorno

La strada senza ritorno Book Cover La strada senza ritorno
Andrzej Sapkowski
Fantasy, raccolta di racconti
Nord
2017-10
420

Un cavaliere costretto a combattere per una congrega di maghi potenti e senza scrupoli; un manipolo di soldati finiti per sbaglio nell’inquietante città delle streghe; una giovane pronta a stringere un patto con un demone, pur di vendicarsi di chi le ha mancato di rispetto; un re trincerato nella torre più alta del suo castello, in attesa che avvenga un miracolo… I personaggi che animano gli otto racconti raccolti in questo libro si trovano loro malgrado ad affrontare sfide pericolose e scelte impossibili, battaglie sanguinose e tradimenti inaspettati. Armati solo del proprio coraggio, dovranno attingere a ogni risorsa immaginabile per sopravvivere in un mondo in cui nulla è come sembra, in cui il mostro più feroce si nasconde dietro la maschera dell’uomo comune e persino il più innocente dei sorrisi può celare una minaccia letale

La strada senza ritorno (Maladie i inne opowiadania) è una raccolta di racconti scritta dallo scrittore polacco Andrzej Sapkowski.

Su esplicita richiesta dell’autore, nell’edizione italiana sono stati esclusi i racconti Coś się kończy, coś się zaczyna (Qualcosa finisce, qualcosa comincia) e Bitewny pył (La polvere della battaglia).

Ma facciamo un passo indietro: la saga che ha reso celebre l’autore nel mondo è chiaramente The Witcher, anche grazie agli adattamenti che hanno visto lo strigo protagonista di videogiochi e serie TV. Ciò non toglie che Sapkowski avesse già raggiunto una notorietà non indifferente grazie ai suoi racconti, pubblicati su riviste e antologie.

In Italia, infatti, l’uscita della saga dello strigo si è fatta attendere diversi anni rispetto alla prima pubblicazione, ma Editrice Nord ha “recuperato in fretta”, pubblicando i 5 romanzi e le 2 raccolte di racconti in poco tempo.

Successivamente però, al posto di puntare sulle saghe più recenti, la casa editrice italiana ha scelto di pubblicare una racconta contenente racconti decisamente più datati rispetto allo Strigo.

In questa raccolta troviamo quindi otto racconti diversi in tutto: personaggi, ambientazione, ma soprattutto genere.

C’è del fantasy classico (racconto che si ricollega alla saga dello strigo tramite la storia della madre), c’è della fantascienza e dell’horror cosmico in stile Lovecraft.

Questo può essere destabilizzante: per i lettori che hanno conosciuto l’autore esclusivamente per The Witcher – e, magari, scoprendo prima il franchise e poi la saga – sarà probabilmente difficile apprezzare questa raccolta.

Ma attenzione, va fatta una precisazione: la saga dello strigo non è stata scritta in un giorno, ha accompagnato l’autore per anni. Anni in cui, ovviamente, l’autore stesso si è evoluto nelle capacità e nello stile che lo rende unico.

Questa raccolta va letta proprio in questo modo, nell’ottica di ammirare l’evoluzione dell’autore e di apprezzarne le abilità nello scrivere generi diversi e non esclusivamente fantasy classico.

Perciò, a mio avviso, il “flop” che sembra aver colpito La strada senza ritorno soprattutto sul web e sui social è dovuto a come è stata presentata la raccolta, ossia una serie di racconti inerenti o affini alla saga dello Strigo. Manovra utile alla vendita, ma non alla soddisfazione dei fan del Witcher, che si sono trovati a pensare “ah, ma quindi Geralt non viene nemmeno nominato?”.

Detto ciò, se ci si approccia alla lettura dei racconti in modo consapevole, o quantomeno con un po’ di spirito d’avventura, non si rimarrà certamente delusi.

Sapkowski dimostra in questa raccolta sue capacità sotto molti punti di vista, a partire dal cambiamento repentino di genere, fino al fatto di saper creare un intero mondo, atmosfera e ambientazione, personaggi e trame in un racconto, che è ben diverso da un romanzo perché obbliga l’autore a concentrare tutto in poche pagine e a dover comunque avere lo stesso effetto di trasporto e coinvolgimento del lettore.


Dopo questa lunga premessa, ecco i racconti:

  1. La strada da cui non c’è ritorno, prequel della saga del celebre Strigo, che vede come protagonista Visenna, la madre di Geralt;
  2. I musicanti, retelling psichedelico de I musicanti di Brema dei fratelli Grimm;
  3. Tandaradei! racconto horror psicologico che come elemento horror ha la trasformazione di una donna in chiave sessuale; la storia è scritta attorno ad una poesia, cosa che rende tutto ancora più delicato e allo stesso tempo più horror. Qui, ancora una volta, Sapkowski dimostra la sua incredibile capacità di scrivere personaggi. Non solo personaggi maschili, scrivere di donne in modo credibile e verosimile;
  4. Nel cratere della bomba: una guerra futuristica che mescola elementi attuali r fantascienza;
  5. Pomeriggio doratoretelling di Alice nel paese delle meraviglie, narrato dal punto di vista dello Stregatto;
  6. I fatti di Mischief Creek: streghe nel vecchio west, scontri tra puritani e donne “strane”;
  7. Spanienkreuzscience fiction ambientato in Spagna, scritto per una convention letteraria spagnola a tema noir.
  8. Maladieretelling del grande classico di Tristano e Isotta.

Una nota di merito, ulteriore, va fatta all’autore per le premesse scritte ad ogni racconto: Sapkowski si è “tolto tanti sassolini dalle scarpe”, restituendo un po’ di ciò che si è sentito dire nel corso della carriera. Ora può, e fa bene.

Per concludere, a differenza di ciò che ho letto qua e là, mi sento di consigliare questa raccolta ad un pubblico molto vasto e variegato, benché Sapkowski non sarà mai apprezzato universalmente – o lo si ama o lo si odia. Ma ogni racconto è a sé stante e può aggiungere un nuovo lettore alla schiera di fan di Sapkowski. Anzi, forse sarebbe consigliabile leggere prima i racconti e poi le saghe.

D’un tratto nel folto bosco

D'un tratto nel folto del bosco Book Cover D'un tratto nel folto del bosco
Amos Oz
Narrativa, Fiaba
Feltrinelli Editore
2005
114

La notte, al villaggio, uno strano, impossibile silenzio abita il buio. Anche di giorno, l’assenza degli animali lascia ovunque le sue tracce: non un cane in cortile, non un gatto sui tetti, e nemmeno una mosca che ronza o un grillo che canta nei prati intorno. Qualcosa dev’essere successo tempo fa e i bambini ogni tanto fanno domande, ma i grandi rispondono in modo evasivo, per non dire irritato. Tutti o quasi: perché nei disegni della maestra Emanuela, nella solitudine del vecchio Almon, che una volta faceva il pescatore nel fiume e aveva un cane fedele, nei gesti tristi della fornaia, che sparge invano briciole di pane all’aria, qualcosa di strano s’intende. Fino a quando Mati e Maya non partono per la loro avventura, in cerca del mistero del villaggio dove gli animali sono scomparsi. Nel folto del bosco troveranno Nimi, il bambino puledrino ammalato di nitrillo, Nehi, il demone del bosco e una triste verità.
D’un tratto nel folto del bosco è una storia, anzi una favola. Amos Oz racconta di un paese stregato, senza nome e senza animali. Lo fa con la sua consueta maestria nel descrivere voci e silenzi, paesaggi e umori dell’animo. Il segreto del villaggio è racchiuso in una storia struggente e in immagini di grande effetto, per piccini e grandi. È una morale triste, inconsueta, in cui gli animali, pur se assenti, insegnano agli uomini a parlare una lingua in cui nessuno si sente beffato, diverso. Perché la lingua degli animali ha tante parole, ma nemmeno una che sia capace di esprimere il distacco e l’esclusione. Anche se hai sempre il moccio al naso, i denti in fuori e uno strano morbo che si chiama nitrillo.

D’un tratto nel folto bosco è una sorta di fiaba moderna i cui protagonisti sono due ragazzini vivaci e per natura molto curiosi, che grazie alla loro indole e alla loro volontà di fare chiarezza su alcuni eventi risolveranno un mistero che si porta avanti da decenni e che ha sconvolto la cittadina in cui vivono.

In questo paesino sono spariti tutti gli animali, dal più piccolo al più grande, non ci sono più insetti, né animali da compagnia né tantomeno animali selvatici o d’allevamento: questa condizione si porta avanti da anni, tant’è che la popolazione del paese ha smesso da tempo di parlare dell’accaduto.

Non che ci sia stato un fatto scatenante ma in qualche modo la popolazione ha iniziato ad attribuire questo fenomeno ad un demone che risiede sui monti. Dopodiché è diventata usanza comune quella di non parlare degli animali, della loro sparizione e tanto meno del Demone delle montagne. La popolazione del paese si è fatta condizionare fino al punto di aver ideato la presunta esistenza di un virus altamente contagioso che colpisce i bambini, il cosiddetto nitrillo, una malattia che porterebbe chi la contrae a non saper più parlare, a comportarsi in modo bizzarro e a nitrire come un asino.

Per qualche giorno la gente aveva badato bene a non guardarsi negli occhi. per diffidenza. O per sconcerto. O vergogna. Da allora in poi si cercò di parlarne il meno possibile. Né bene né male. Non una parola. Ogni tanto ci si dimenticava persino del perché in fondo fosse meglio dimenticare. Ciò nonostante, tutti ricordavano molto bene, ma in silenzio, che era meglio non ricordare. E c’era come il bisogno di negare tutto ciò, di negare persino con la stessa umiltà e ridere di chi invece ricordava: che facesse! Che non parlasse!

Benché i due protagonisti siano stati avvertiti sui pericoli che incombono la notte, al buio, e soprattutto al di fuori della zona abitata, decidono comunque di addentrarsi nei boschi per spiegare l’apparizione di un misterioso albero (che in alcuni momenti si vede e in altri no) e dei versi che pensano di aver udito nella notte.

Questo li porterà a incontrare il vero demone delle montagne e comprendere finalmente la condizione in cui si trova il paese in cui abitano: loro saranno l’inizio di una nuova epoca, sempre che gli altri abitanti del villaggio gli diano ascolto.

D‘un tratto nel folto bosco è quindi un romanzo di formazione ma anche una grossa metafora sulle psicosi di massa e sull’assoggettarsi al pensiero altrui fino al punto di cambiare il proprio.

Si tratta di un testo piuttosto strano, che può essere analizzato e interpretato in vari modi: se lo si analizza a livello pratico, presenta alcune criticità (per esempio nel villaggio ci sono fiori ma non ci sono insetti da decenni, ecc). Esclusi questi aspetti, che comunque possono essere presi per buoni grazie alla connotazione fiabesca del testo, si ha un romanzo di formazione e di critica. Lo stile dell’autore è conosciuto alla maggior parte dei lettori; personalmente l’ho trovato un pochino lento e ripetitivo, anche se riconosco la necessità di ripetere più volte alcune nozioni per sottolineare il messaggio principale del testo.

… non c’era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che è stata nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, ma lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare o dire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero.

Oltre a tutto ciò, all’interno del romanzo troviamo anche una metafora piuttosto importante sulla società: la tendenza ad isolare ed evitare ciò che non si conosce o non si comprende; il condizionamento reciproco che si crea all’interno di una comunità; il giudizio nei confronti “dell’altro”, e così via.

E io che desideravo tanto essere uno di loro; facevo di tutto per essere come gli altri. Più come tutti gli altri di tutti gli altri.

Per finire vengono affrontati anche argomenti importanti come il rapporto tra uomo e natura, il confronto tra adulti e bambini e di conseguenza la differenza nella visione del mondo e il rapporto con esso, la diversità in generale – sia a livello di individui che a livello di società – ed infine il rispetto, sia tra individui e sia tra uomo e ambiente.

Qui da noi non ci si vergogna a stare minuti: in fondo siamo sempre stati nudi, sotto i nostri vestiti, e solo che ci hanno abituati, fin da piccoli, a vergognarci di ciò che è vero e ad andare fieri di ciò che è menzogna.

Un testo breve, che si legge velocemente e che offre dei buoni spunti di riflessione: consigliato!

 


Amos Oz

Amos Oz (1939-2018), scrittore israeliano, tra le voci più importanti della letteratura mondiale, ha scritto romanzi, saggi e libri per bambini e ha insegnato Letteratura all’Università Ben Gurion del Negev. Con Feltrinelli ha pubblicato: Conoscere una donna (2000), Lo stesso mare (2000), Michael mio (2001), La scatola nera (2002), Una storia di amore e di tenebra (2003), Fima (2004), Contro il fanatismo (2004), D’un tratto nel folto del bosco (2005), Non dire notte (2007), La vita fa rima con la morte (2008), Una pace perfetta (2009), Scene dalla vita di un villaggio (2010, premio Napoli), Una pantera in cantina (2010), Il monte del Cattivo Consiglio (2011, premio Tomasi di Lampedusa 2012), Tra amici (2012; “Audiolibri Emons-Feltrinelli”, 2013), Soumchi (2013), Giuda (2014), Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica (2013; con Fania Oz-Salzberger), Altrove, forse (2015), Tocca l’acqua, tocca il vento (2017), Cari fanatici (2017), Finché morte non sopraggiunga (2018), Sulla scrittura, sull’amore, sulla colpa e altri piaceri (2019; con Shira Hadad), Le terre dello sciacallo (2021). Nella collana digitale Zoom ha pubblicato Si aspetta (2011) e Il re di Norvegia (2012). Ha vinto i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004, Principe de Asturias de Las Letras e Fondazione Carical Grinzane Cavour per la Cultura Euromediterranea nel 2007, Primo Levi e Heinrich Heine nel 2008, Salone Internazionale del libro nel 2010, il Premio Franz Kafka a Praga nel 2013. I suoi lavori sono stati tradotti in oltre quaranta lingue. (fonte: feltrinellieditore.it)

SIMEETI

Simeeti Book Cover Simeeti
Nc Tailor
Independently Published
19 April 2022
Copertina rigida

RINNEGA IL MALE DEL MONDO E TROVERAI LA TUA UMANITÀ. EX CINERE NOS RESURGEMUS... Dalle ceneri noi risorgeremo. Questa è la promessa fatta dal Fondatore agli studenti delle Accademie, puri di talento in grado di salvare l'umanità dal male del mondo: le emozioni. Eireth è una studentessa della settima Accademia in attesa della convocazione e, come le Regole Accademiche professano, sa che al di fuori della colonia il mondo è pieno di infetti. Ma a quanto pare le Regole mentono. Perché sotto l'Accademia c'è una stanza di cui il Fondatore non è a conoscenza. Lumdor dice che la guerra è ancora in corso. Esistono porte magiche in grado di trasportarla in universi paralleli, popolati da bizzarre creature. E ci sono sentimenti. Emozioni. E sette mondi da vivere. Cosa troverete in questo libro: 1) Un distopico viaggio interdimensionale alla ricerca del Pacificatore. 2) Violenza q.b. 3) Strani bambini. 4) Animali parlanti. 5) Alieni sociopatici. 6) Un barone ubriaco. Ma soprattutto: Un viaggio alla ricerca di sé stessi. ▲ATTENZIONE▲ non adatto a un pubblico facilmente impressionabile.

Simeeti, di N.C. Taylor, è il primo volume di una trilogia che ha come protagonisti Eireth e Lumdor. I due ragazzi vivono in un mondo distopico in cui sono state espiantate le emozioni dal vivere quotidiano delle persone.

Eireth infatti frequenta  un’accademia il cui principale scopo è quello di mantenere l’ordine della società e fare in modo che gli esseri umani continuino a non provare emozioni. È convinta di ciò che la circonda, crede in ciò che le viene insegnato. Lumdor non ne è del tutto convinto, o perlomeno è sospettoso nei confronti dell’accademia.

A causa del ritrovamento di oggetti misteriosi i due protagonisti si cimentano improvvisamente nel viaggiare nel tempo e nello spazio per cercare di ricostruire una storia che a loro non è stata raccontata, o comunque non è stata raccontata nel modo giusto, per fare chiarezza su ciò che li circonda e ciò che per loro è stata una certezza fino a quel momento.

In questo primo volume Eireth e Lumdor affrontano la prima parte dei loro viaggi nel tempo e nello spazio: il libro infatti è diviso in sette parti che corrispondono a 7 Mondi e a 7 epoche diverse… Durante questi viaggi Eireth e Lumdor si troveranno ad incontrare le creature più strane, persone di ogni genere e fattezza e ad esplorare posti straordinari. Loro stessi saranno strapazzati tra forme e età diverse a mano a mano che il viaggio prosegue. La missione dei due diventa quella di riassemblare un aggeggio capace di chiarire i loro dubbi e rivoluzionare la società contorta in cui vivono: i pezzi del macchinario, il Pacificatore, si trovano sparsi per i 7 mondi.

Il viaggio fisico dei protagonisti è attraverso sette ambientazioni diverse; il viaggio psicologico ed emotivo, invece, è alla scoperta di sé stessi e delle emozioni di cui cui stati privati fino a questo momento. 

Dentro Simeeti

SIMEETI è un libro che ha molto da dire, può essere letto come una “semplice” distopia fantasy oppure si può scavare più a fondo, cercando ciò che l’autrice vuole realmente comunicare.

Ho avuto modo di conoscere piuttosto bene l’autrice e il lavoro intenso che ha fatto per portare alla luce questa seconda edizione del romanzo: per questo so quanto il libro nel complesso sia migliorato nella forma e nello stile.  Ha preso forma nella sua distopia, mettendo in risalto le idee strampalate dell’autrice, che sicuramente lo caratterizzano e lo rendono unico; si nota molto l’esercizio fatto per portarlo a questo punto e, a mio parere, il passo successivo sarà “nascondere l’esercizio all’evidenza” rendendo il tutto ancora più scorrevole. 

Personalmente ho apprezzato molto l’originalità di personaggi/luoghi/oggetti, che dà “vita” al romanzo intero. Unica nota, per mio gusto personale: avrei preferito leggere meno spiegazioni sul percorso emotivo dei personaggi soprattutto nelle prime parti del romanzo, per poi trarre conclusioni alla fine. In ogni caso, ottimo lavoro!

Lo consiglio agli amanti della distopia, del fantastico e del romanzo di crescita personale.

 


Recensioni: BLOG

Illustrazioni e progetto grafico di Alice Sogno: info qui EXPO

Box con gadget di Simeeti: EMPORIO

@alice.sogno

Reset

Reset Book Cover Reset
Andrea Marlano
Romanzo, Distopico
bookabook
2021
191

 

Reset è il romanzo d’esordio di Andrea Marlano: un romanzo fantascientifico ambientato nell’ipotetica Milano di un futuro prossimo.

Incipit: Il display dell’orologio della cucina segnava le 22:42 quando Annarey rientrò nel suo appartamento al sedicesimo piano del Reebok Building, nel nuovo upperside di Milano, un tempo conosciuto come quartiere Bovisa. Minou e Cloe, le gatte birmane, le si fecero incontro come al solito, strofinando il pelo bianco e morbido contro le sue caviglie e facendo le fusa. 

La città è composta da grattacieli immensi ed enormi edifici industriali, gestiti da colossi multinazionali che influenzano l’economia mondiale e, in qualche modo, la quotidianità di ognuno.

Ad entrare presto in stretto contatto con una di queste multinazionali è la protagonista, Annarey. La ragazza decide di scendere a compromessi con uno di questi colossi, produttore di mircochip che vengono impiantati nelle persone e contengono delle “funzioni” per questi individui.

Annarey mira a riacquistare l’utilizzo delle proprie gambe, mentre la multinazionale ottiene l’ennesima pedina a cui far sbrigare lavori scomodi. Ecco che Annarey riceve i suoi incarichi e inizia la sua nuova vita. Al suo fianco ha uno strano personaggio, una sorta di accompagnatore o custode, di cui non si capiscono natura e intenzioni fino alla fine: alleato o nemico? Difficile a dirsi.

La protagonista si trova improvvisamente a vivere una vita incredibilmente movimentata e diversa da quella che aveva avuto fino a quel momento: azione continua, pericoli, persone che vengono uccise, e così via.  Sono molte sfide da affrontare, tutte in una volta. Tuttavia, Annarey riesce a uscirne: alla fine di questo percorso non è più la stessa persona, ha perso molto, ha trovato cose che non avrebbe mai pensato di raggiungere, ma soprattutto ha tirato una linea netta tra i buoni e i cattivi. Chi è da una parte e chi dall’altra?

Reset: oltre la trama

Reset è un romanzo che si legge molto velocemente, scorrevole e lineare. Scritto in modo semplice, ha un ritmo veloce e costante. Ambientato in una Milano futuristica, non troppo lontana da quella attuale, agevola l’identificazione dei luoghi menzionando i nomi dei luoghi inventati seguiti da “quelli di una volta” (ossia quelli attuali).

L’atmosfera che si percepisce è un misto di inquietudine e freddezza, tipiche del genere fantascientifico/futuristico: l’evoluzione della tecnologia e della medicina, il controllo degli individui, la predominanza delle multinazionali, ecc.

Lo consiglio agli amanti del genere ai lettori sempre in cerca di qualcosa di nuovo!


L’autore:

Andrea Marlano
è nato e cresciuto a Milano dove vive tuttora con la sua famiglia. Sin da piccolo sviluppa una passione per la fantascienza, coltivandola attraverso libri, fumetti, film e giochi di ruolo. Dopo la laurea in Giurisprudenza e un master in Etica di impresa, lavora in una nota società finanziaria, dove svolge tuttora il ruolo di auditor. A partire dal 2015, quasi per gioco, comincia a scrivere racconti. Reset è il suo romanzo d’esordio.

 


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