Wild

Wild. Una storia selvaggia di avventura e rinascita Book Cover Wild. Una storia selvaggia di avventura e rinascita
Cheryl Strayed
Biografia, Viaggio
Pickwick
2016
Copertina flessibile
405

Wild è tante cose: un romanzo di formazione, il racconto di un’avventura, la testimonianza di una vita realmente vissuta, il viaggio di Cheryl Strayed in mezzo alla natura selvaggia e nel profondo di sé stessa.

Avevo stabilito di percorrere il sentiero così avrei potuto riflettere sulla mia vita, pensare alle cose che mi avevano spezzata e recuperare l’integrità. Ma, almeno fino a quel momento, non ero stata occupata da nient’altro che dalla sofferenza fisica immediata.

🌱racconta il trekking sul PCT (pacific crest trail – un sentiero che attraversa l’America, partendo dal Messico, per arrivare fino in Canada), che l’autrice ha percorso, in parte, dopo aver vissuto esperienze personali tragiche e dannose, con l’intento di ritrovare sé stessa e la determinazione di un tempo.

🌱racconta della giovane donna che vede morire la madre precocemente e che manda in rovina il proprio matrimonio perché, per anestetizzare il dolore del lutto, cerca rifugio nel rapporto con sconosciuti e nell’eroina.

🌱racconta di una donna solo parzialmente pronta all’esperienza che stava per cominciare, che arriva alla fine distrutta fisicamente ma con una consapevolezza e una maturità maggiori rispetto al momento in cui è partita.

Per questo motivo da autobiografia diventa romanzo di formazione (se non si sapesse che è basato su una storia vera, si potrebbe pensare ad un romanzo d’avventura e crescita).

Wild è un libro intenso, che racconta una storia intensa: volutamente smussata, accentuata, modificata in modo da apparire come “il perfetto romanzo”. Questo, a mio parere, è l’unica pecca: sicuramente è stato portato ad un livello di commerciabilità e potenziale apprezzamento superiori rispetto ad una storia rozza e ancor piu’ intrisa di sofferenza rispetto a quanto non appaia. Ma, forse, ha perso quella dose di disperazione che accompagna inevitabilmente un’esperienza come questa, che ha inizio per determinati motivi e che viene messa in piedi questo modo.

Tuttavia, fatta eccezione per questo parere assolutamente personale, Wild è un libro da leggere, che racconta una grande storia tra paesaggi spettacolari, animali, ambientazioni che vanno dal deserto al ghiacciaio, episodi di sopravvivenza, dolore, disperazione, ecc.

Si tratta di un racconto di viaggio molto intenso e speciale, che consiglierei a qualsiasi tipo di lettore, soprattutto se si ha bisogno di ritrovare il contatto con la natura selvaggia, dimenticando per un po’ – se non di persona, almeno nella lettura – il caos e lo scempio delle città e della vita moderna.

Dopodiché, riponete il libro, prendete un paio di scarponi e una borraccia d’acqua e andate in un bosco. Non c’è bisogno di attraversare gli Stati Uniti per ritrovare il contatto con sé stessi e con la natura.


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Circe

Circe Book Cover Circe
Madeline Miller
Romanzo storico, Fiction, Mitologia classica
Feltrinelli
2021
Copetina flessibile
416

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull'isola di Eea, non si perde d'animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l'ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l'astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell'Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov'è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare. Poggiando su una solida conoscenza delle fonti e su una profonda comprensione dello spirito greco, Madeline Miller fa rivivere una delle figure più conturbanti del mito e ci regala uno sguardo originale sulle grandi storie dell'antichità.

Circe è una figura della mitologia greca e compare per la prima volta nell’Odissea, è nota anche come Maga Circe.
È figlia del Titano Elios e di Perseide, di conseguenza è sorella di Perse, Eete e Pasifae, moglie del famoso re di Creta – Minosse.

Il libro omonimo di Madeline Miller racconta le vicende classiche del pantheon greco viste proprio attraverso gli occhi di Circe.

Si può suddividere il romanzo in tre parti, esattamente come si farebbe con una vita “normale”, solo che in questo caso si tratta di una vita millenaria.

Nella prima parte Circe è giovane, inesperta, molto insicura e succube del padre, dei fratelli e delle divinità splendenti, invulnerabili e capaci che la circondano.

Nella seconda parte avviene la sua trasformazione: diventa consapevole di ciò che può fare, deve affrontare demoni interiori ed esterni, deve superare paure o scendere a patti con esse. Conosce il dolore, la perdita, la fatica: sentimenti e sensazioni molto umani per essere una semi divinità. Ed è proprio questo a rendere la protagonista così vicina al lettore: benché sia una creatura divina, è dapprima costretta a sentirsi quasi umana, come se questo fosse qualcosa di degradante di cui vergognarsi; successivamente è lei stessa a scegliere di essere umana: sentire come un essere umano, soffrire e gioire come tale, benché il tempo a sua disposizione sia limitato anziché eterno.

Si arriva così alla terza e ultima parte del libro, quella in cui Circe abbraccia le sue scelte e il destino che ha scelto, a scapito di tutto ciò che ci aspetterebbe da una divinità.

Questo passaggio viene chiarito nell’epilogo: nelle ultimissime pagine, infatti, Circe compie la scelta definitiva e ne spiega le motivazioni.

Dall’inizio alla fine si ha l’impressione che Circe ci racconti la vita di chiunque tramite metafore,   con una rappresentazione del tempo che ovviamente non è quelle a cui siamo abituati ma che riesce comunque ad essere verosimile.

 

TRAMA E CONTENUTO

Premetto di aver letto ogni sorta di commento: c’è chi critica l’incesto, chi critica addirittura la trama di base (che ovviamente è presa dai poemo classici) e c’è chi critica l’autrice per come ha reso il personaggio principale.

Ora: io non mi permetterei mai di discutere sulla trama o su aspetti delicati come può essere quello della relazione tra familiari, mi sento piuttosto di fare una precisazione.

La trama e gli argomenti portanti sono, appunto, tratti da poemi classici che si basano su usanze, costumi e immaginario di un’epoca passata che va compresa e, anzi, ammirata per ciò che è stata e ha lasciato. Riscrivere la storia non ha nessun senso, per quanto alcuni aspetti oggi possano sembrarci strani, assurdi o distanti. Sono semplicemente diversi.

Detto ciò, si può passare a come è stato costruito il personaggio di Circe. Troppo vittimismo? Troppa tragedia? Troppe storie d’amore in un solo racconto? Personalmente credo che le scelte dell’autrice siano state ben oculate: ha reso una divinità umana. L’ha resa comprensibile a tutti e soprattutto ha fatto in modo che i lettori potessero empatizzare con lei. Ovviamente la costruzione di un personaggio, la trama o altri elementi che costituiscono un romanzo, non possono piacere a tutti, perciò è normale che ci siano pareri contrastanti. Tuttavia credo che la costruzione di questo personaggio sia stata studiata nel minimo dettaglio e che il risultato sia assolutamente voluto.

Il messaggio che accompagna il lettore durante tutto il romanzo – e che appare ancora più chiaro alla fine – è una riflessione sulla vita e il fatto di aver dato delle debolezze e delle forze a Circe è “d’obbligo”, tanto più considerando che già dall’inizio si è dimostrata più incline alla mentalità umana che a quella divina.

OLTRE LA TRAMA

Premesso tutto ciò che è stato elencato finora, non resta che aggiungere un’ulteriore nota positiva su questo romanzo: lo stile dell’autrice è la ciliegina sulla torta. Semplice, scorrevole, ma allo stesso tempo incisivo e forte.

L’ambientazione e l’atmosfera sono impeccabili: dalle descrizioni delle sale divine all’incredibile isola di Circe.

UNA NOTA PERSONALE

Per quanto cerchi di mantenere un giudizio oggettivo nello scrivere gli articoli, capita in casi come questo che l’opinione personale sia particolarmente influente. Perciò aggiungo questo: ho iniziato il libro con un po’ di scetticismo perché la mitologia greca non è la mia preferita. Non ho mai sentito molta affinità verso i classici greci e i suoi personaggi. Tuttavia, Circe è sempre stata il mio personaggio preferito quindi ho deciso di leggere questo adattamento con il suo punto di vista e devo dire che ne è valsa la pena. Lo consiglio a tutti: appassionati di mitologia greca e non. Questo romanzo può essere letto sia avendo delle basi sui poemi classici e sia come lettura indipendente!

Buona lettura!

 


recensioni: INDICE

La stagione delle tempeste – The witcher vol.8

La stagione delle tempeste. Book Cover La stagione delle tempeste.
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2020
Copertina flessibile
492

Prima che il suo destino venga segnato dall'incontro con la principessa Cirilla, Geralt di Rivia ha un solo obiettivo: sopravvivere. Per questo viaggia di città in città, offrendo i suoi servigi di strigo a chiunque ne abbia bisogno. Che si tratti di spiriti maligni, ghul o volpi mutaforma, Geralt è sempre pronto a combattere, soprattutto se c'è la possibilità di guadagnare qualche moneta. Il suo è un mestiere rischioso, eppure nessun mostro si è mai rivelato infido e spietato quanto la peggiore di tutte le creature: l'uomo. Infatti è per colpa di un'umana se Geralt si ritrova in una cella, spogliato delle armi e accusato ingiustamente di estorsione e di furto. E la faccenda si complica quando la cauzione viene pagata dalla stessa, affascinante donna che lo ha fatto arrestare: Lytta Neyd, meglio conosciuta come Corallo. E che adesso lo aspetta fuori della prigione. Cosa può volere da lui una delle più potenti maghe di Skellige? E che fine hanno fatto le sue spade e i suoi elisir, scomparsi dal deposito del carcere? Solo e disarmato, Geralt non ha altra scelta che andare incontro a Corallo e sperare che lei lo aiuti a recuperare il suo equipaggiamento da strigo. Anche se il prezzo da pagare potrebbe rivelarsi altissimo...

Diciassette anni dopo aver scritto l'ultimo romanzo della saga, Andrzej Sapkowski torna nell'universo affascinante e pericoloso di Geralt di Rivia con una nuova avventura che coniuga magie e colpi di scena, epiche battaglie e graffiante ironia, gettando una nuova luce sul passato dello strigo che ha conquistato milioni di lettori in tutto il m

La stagione delle tempeste – Capitolo conclusivo dell’intera saga The Witcher, ma cronologicamente collocato prima de Il guardiano degli innocenti, cioè prima che Geralt fosse legato a Ciri dalla legge della sorpresa.

In questilo capitolo Geralt di Rivia si trova a Kerack, dove viene accusato, arrestato e incarcerato. Perde le sue famigerate spade.
Da questo momento si susseguono una serie di eventi che portano lo strigo ad affrontare “demoni” un po’ diversi dal solito.

Grazie al fedele amico Ranuncolo, Geralt capisce che ad incastrarlo e a liberarlo è stata la stessa persona: la maga Lytta Neid.

Geralt si reca da lei: iniziano una strana relazione fatta di inganni e aiuto reciproco.

Geralt si mette sulle tracce delle spade perdute, viene coinvolto in questioni di potere e non solo; viene richiesto il suo servizio per un lavoro sporco, ma lui rifiuta rimanendo fedele ai suoi principi.

In tutto ciò c’è una presenza costante, anche quando non c’è realmente: Yennefer.

Infine, l’epilogo: le ultime pagine che sconvolgono tutto ciò che si credeva di sapere dopo aver letto 8 libri.

La stagione delle tempeste – OLTRE LA TRAMA
Capitolo conclusivo, per veri appassionati, nonostante sia cronologicamente ambientato prima della trama principale, riesce a sconvolgerne il finale e a sorprendere i lettori – proprio nelle ultime pagine!

“TUTTO È ILLUSIONE”

In questo ultimo libro della saga, La stagione delle tempeste, non si può far altro che confermare quanto detto in precedenza, per quanto riguarda lo stile e le capacità narrative dell’autore: semplicemente geniale.

Bisogna, però, aggiungere alcune note. Per prima cosa la capacità di differenziare atmosfere e ambientazioni, nonostante si tratti di eventi precedenti quelli di cui si è già a conoscenza.

Il personaggio di Geralt: perdutamente innamorato di Yennefer, come in ogni libro, ha relazioni con chiunque pur di arrivare a ciò che vuole o, semplicemente, per ritrovare Yen. Qui l’autore ha fatto una sorta di “inversione” nella rappresentazione dei generi: caratteristiche che solitamente vengono date alla donna “facile”, vengono invece affibbiate al caro Strigo. In questo caso infatti, contrariamente a ciò che viene rappresentato nella serie televisiva, Geralt non è sempre il “maschione che si può permettere qualsiasi cosa”, ma piuttosto il contrario o comunque un uomo con delle debolezze che ha delle relazioni consecutive a queste debolezze.

Poi, Yennefer. Yennefer è un personaggio costruito in modo magistrale. Non solo quando è presente, soprattutto quando non lo è. La sua presenza si avverte sempre, lei e Geralt sono legati anche quando non sanno di esserlo o non vogliono che sia così. Yennefer è sempre un passo avanti rispetto a tutto e a tutti: ha avuto un’evoluzione psicologica e carismatica incredibile, un continuo crescendo dall’inizio alla fine della saga.

È un bel personaggio, ricco di significato, soprattutto come donna.

Ci sono poi tutti gli altri dettagli e personaggi che rendono la saga epica: Ranuncolo, le maghe, gli strighi, ecc.

Infine, la capacità di Sapkowski di sorprendere sempre. Dopo aver letto il settimo libro, il lettore pensa: “Cosa potrà mai succedere dopo tutto ciò?” Eh… Questo.
In dieci pagine viene sconvolta la trama di una saga già precedentemente conclusa!

Come detto negli articoli precedenti dedicati a questa saga, l’autore è stato accusato di aver scritto The Witcher “a caso”, senza ben sapere cosa stesse facendo. Ebbene: succedono tantissime cose, ci sono colpi di scena, trame e sottotrame, alla fine riesce ancora sorprendere con un finale alternativo.
Nessuno di noi saprà mai se l’autore abbia scritto “a caso” o calcolando tutto nel minimo dettaglio, ma sicuramente ci è riuscito bene!

《Niente da fare, Tzara. Non ne sei capace. Per offendere efficacemente qualcuno non bastano il desiderio incontenibile, l’entusiasmo e il fervore. Ci vuole metodo.》

[…] È una delle prime che s’insegnavano ai piccoli sbrighi. È un bene provare paura. Se provi paura significa che c’è qualcosa da temere, dunque sii vigile. Non bisogna sconfiggere la paura, basta non farsene travolgere. Vale la pena trarne insegnamento.

[…] Preferisco che mi considerino una creatura soprannaturale armata di armi soprannaturali. Come tale mi assoldano e come tale mi pagano. La normalità è insulsaggine equivale all’insulsaggine, e l’insulsaggine è pagata poco.


recensioni: indice

The Queen’s Gambit

The Queen's Gambit Book Cover The Queen's Gambit
Walter Tevis
Romanzo
Weidenfeld & Nicolson
14 April 2016
272

 

The Queen’s Gambit è un romanzo di Walter Tevis, pubblicato nel 1983 e riportato in auge dalla recente serie televisiva su Netflix.

Racconta la storia di Beth Harmon che, come via di fuga da una vita monotona e infelice, trova il gioco degli scacchi – che la appassiona a tal punto da assorbirla completamente e renderla una delle migliori in quell’ambito ma che la porta anche ad accentuare problemi già radicati in lei, come la dipendenza da alcol e tranquillanti.

Il titolo del libro fa riferimento ad una mossa di scacchi che prevede il sacrificio di un pedone per mettere in posizione di vantaggio la regina. Oltre ad essere un titolo d’effetto, è anche molto significativo se paragonato al contenuto del romanzo.

Questo libro, infatti, tratta molti argomenti difficili e importanti. Lo fa su più livelli. A livello individuale tratta di:

  • la solitudine, l’abbandono, l’infanzia, l’adolescenza e lo sviluppo della personalità e delle capacità di una persona. Beth è orfana, vive in un orfanotrofio, è introversa e solitaria. Riesce a stringere solo due legami forti: con il custode dell’orfanotrofio, nonché suo primo maestro di scacchi, e con una compagna di stanza.
  • la dipendenza: in questo caso da tranquillanti, sin dall’età adolescenziale, e dall’alcol in età adulta.
  • l’emancipazione femminile: Beth è l’unica donna a competere a livello mondiale in un gioco che fino a quel momento era stato prettamente maschile.
  • in generale, tratta di psicologia: tutti gli eventi che possono accadere  nell’arco di una vita e le ripercussioni psicologiche che possono avere su un individuo; le sue reazioni e comportamenti. Nel caso di Beth: il lutto, la celebrità improvvisa, il rapporto con gli uomini, la passione per un gioco che diventa quasi fanatismo.

Allo stesso modo, tratta di temi importanti anche a livello macroscopico, inserendo all’interno della trama le rivalità storiche tra America e Russia, descrivendo in modo piuttosto schietto e preciso la società americana degli anni ’50, la posizione della donna in questa società e così via.

The Queen’s Gambit tratta decine di argomenti importanti e delicati ma lo fa in modo quasi impercettibile, perché tutto ciò viene magistralmente “nascosto” sotto la trama principale che porta Beth dall’infanzia all’età adulta in un susseguirsi di vicende e intrecci che appassionano il lettore tanto da farlo arrivare al fondo concentrandosi solo su questo aspetto, per poi riflettere in seguito sul contenuto più profondo del libro.

Lo stile dell’autore è insolito: spezza le scene, spostando il focus da un personaggio all’altro in modo repentino e improvviso, soprattutto nella prima parte del libro. La narrazione avviene in terza persona e, ovviamente, nonostante alterni diversi personaggi, ritorna sempre sulla protagonista.

Il ritmo è medio/veloce: i fatti narrati sono molti e ravvicinati nel tempo; ci sono descrizioni di scene, stati d’animo e personaggi ma sono bilanciate e aiutano il lettore a immaginare le intere scene.

Complessivamente è un bel romanzo: si legge in modo piacevole e scorrevole, ha una bellissima ambientazione geografica e storica, nonché un accurato studio dei dettagli (primo tra tutti, tutto ciò che riguarda gli scacchi).

Nota personale:

Ho letto questo libro in lingua originale e non ho avuto modo di confrontarlo con l’edizione italiana. Quindi è possibile che la mia percezione dello stile e del ritmo siano state influenzate da questo. Il lessico utilizzato è molto curato e ricercato, ci sono molti vocaboli che non si sentono abitualmente, anche per ciò che non riguarda gli scacchi.

The queen’s gambit su Netflix

Avendo letto il libro e visto la serie, la domanda che sorge spontanea è: qual è il più bello? Entrambi. Il libro personalmente mi è sembrato meno “dolce” rispetto alla serie, che però si è rivelata molto accurata nel rispettare la trama del libro.

Inoltre l’interpretazione della protagonista è stata singolare e l’attenzione per i dettagli altrettanto meritevole: le partite di scacchi sono tutte realmente giocate, gli abiti rispecchiano a pieno la moda dell’epoca e, in generale, la serie è stata un ottimo lavoro sotto ogni punto di vista.

Si vocifera che sia in produzione un seguito: personalmente spero non sia così perché, per quanto si possa desiderare un’altra stagione così entusiasmante, non sarebbe più fedele al libro ma risulterebbe una forzatura.

Detto ciò, consiglierei entrambi: magari prima il libro e poi la serie! Buona lettura e buona visione!

 


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Grimoire – New Scottish Folk Tales

Grimoire – New Scottish Folk Tales è libricino di Robin Robertson che racchiude alcuni racconti in versi, che si ispirano al folclore tradizionale scozzese.

Da Goodreads:
Like some lost chapters from the Celtic folk tradition, Grimoire tells stories of ordinary people caught up, suddenly, in the extraordinary: tales of violence, madness and retribution, of second sight, witches, ghosts, selkies, changelings and doubles, all bound within a larger mythology, narrated by a doomed shape-changer – a man, beast or god.

A grimoire is a manual for invoking spirits. Here, Robin Robertson and his brother Tim Robertson – whose accompanying images are as unforgettable as cave-paintings – raise strange new forms which speak not only of the potency of our myths and superstitions, but how they were used to balance and explain the world and its predicaments.

From one of our most powerful lyric poets, this is a book of curses and visions, gifts both desired and unwelcome, characters on the cusp of their transformation – whether women seeking revenge or saving their broken children, or men trying to save themselves. Haunting and elemental, Grimoire is full of the same charged beauty as the Scottish landscape – a beauty that can switch, with a mere change in the weather, to hostility and terror.

In questa sua recente opera, Robertson unisce tradizione, fantasia e maestria nell’uso del linguaggio. Usa un linguaggio molto semplice, talvolta con parole meno conosciute, e fonde tutto con uno stile molto ritmato e musicale.

Grimoire, come è giuso che sia trattandosi di racconti ispirati al folclore nordico, è piuttosto sanguinario e macabro. Ogni racconto è caratterizzato dalla presenza di personaggi ordinari che vengono improvvisamente catapultati in qualcosa di straordinario: incontri con strane creature, trasformazioni, ecc.

Un racconto molto bello è At Roane Head – The Guardian – un racconto avvolto dal mistero e da un cupo alone di malinconia e vendetta. In questi versi, per esempio, la protagonista è una madre di quattro figli, che vengono uccisi da suo marito poiché non li riteneva suoi figli per via del loro aspetto simile ai pesci. La madre piange i figli scomparsi e cerca vendetta, fino al ritorno del padre dei poveri bambini.

Questo è solo un esempio di ciò che si può trovare all’interno di questo piccolo gioiellino: fiabe dal sapore antico, scritte in  modo impeccabile.

Grimoire – L’edizione

Una piccola nota sull’edizione: si tratta di un’edizione in lingua originale con copertina rigida; il libro ha 75 pagine in cui si alternano i versi e le illustrazioni, molto semplici, che li rappresentano.
Lo consiglio per l’originalità dei testi e la cura dei dettagli, ci tengo però a precisare che si tratta di un libro molto breve e di piccole dimensioni.


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