Reset

Reset Book Cover Reset
Andrea Marlano
Romanzo, Distopico
bookabook
2021
191

 

Reset è il romanzo d’esordio di Andrea Marlano: un romanzo fantascientifico ambientato nell’ipotetica Milano di un futuro prossimo.

Incipit: Il display dell’orologio della cucina segnava le 22:42 quando Annarey rientrò nel suo appartamento al sedicesimo piano del Reebok Building, nel nuovo upperside di Milano, un tempo conosciuto come quartiere Bovisa. Minou e Cloe, le gatte birmane, le si fecero incontro come al solito, strofinando il pelo bianco e morbido contro le sue caviglie e facendo le fusa. 

La città è composta da grattacieli immensi ed enormi edifici industriali, gestiti da colossi multinazionali che influenzano l’economia mondiale e, in qualche modo, la quotidianità di ognuno.

Ad entrare presto in stretto contatto con una di queste multinazionali è la protagonista, Annarey. La ragazza decide di scendere a compromessi con uno di questi colossi, produttore di mircochip che vengono impiantati nelle persone e contengono delle “funzioni” per questi individui.

Annarey mira a riacquistare l’utilizzo delle proprie gambe, mentre la multinazionale ottiene l’ennesima pedina a cui far sbrigare lavori scomodi. Ecco che Annarey riceve i suoi incarichi e inizia la sua nuova vita. Al suo fianco ha uno strano personaggio, una sorta di accompagnatore o custode, di cui non si capiscono natura e intenzioni fino alla fine: alleato o nemico? Difficile a dirsi.

La protagonista si trova improvvisamente a vivere una vita incredibilmente movimentata e diversa da quella che aveva avuto fino a quel momento: azione continua, pericoli, persone che vengono uccise, e così via.  Sono molte sfide da affrontare, tutte in una volta. Tuttavia, Annarey riesce a uscirne: alla fine di questo percorso non è più la stessa persona, ha perso molto, ha trovato cose che non avrebbe mai pensato di raggiungere, ma soprattutto ha tirato una linea netta tra i buoni e i cattivi. Chi è da una parte e chi dall’altra?

Reset: oltre la trama

Reset è un romanzo che si legge molto velocemente, scorrevole e lineare. Scritto in modo semplice, ha un ritmo veloce e costante. Ambientato in una Milano futuristica, non troppo lontana da quella attuale, agevola l’identificazione dei luoghi menzionando i nomi dei luoghi inventati seguiti da “quelli di una volta” (ossia quelli attuali).

L’atmosfera che si percepisce è un misto di inquietudine e freddezza, tipiche del genere fantascientifico/futuristico: l’evoluzione della tecnologia e della medicina, il controllo degli individui, la predominanza delle multinazionali, ecc.

Lo consiglio agli amanti del genere ai lettori sempre in cerca di qualcosa di nuovo!


L’autore:

Andrea Marlano
è nato e cresciuto a Milano dove vive tuttora con la sua famiglia. Sin da piccolo sviluppa una passione per la fantascienza, coltivandola attraverso libri, fumetti, film e giochi di ruolo. Dopo la laurea in Giurisprudenza e un master in Etica di impresa, lavora in una nota società finanziaria, dove svolge tuttora il ruolo di auditor. A partire dal 2015, quasi per gioco, comincia a scrivere racconti. Reset è il suo romanzo d’esordio.

 


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Come iniziare a disegnare: prima parte

Come fare se si vuole iniziare a disegnare? Con questo articolo inizia una serie di consigli che ho pensato di pubblicare, sperando che qualcuno possa trarne beneficio. Ovviamente si tratta della mia esperienza e non vuole in nessun modo porsi come metodo universale ed efficace per tutti.

Come iniziare a disegnare

Il primo consiglio che mi viene da dare è: non avere paura. Secondo la mia esperienza personale, l’ostacolo più grande è la paura di disegnare qualcosa di brutto (nel mio caso il terrore è durato anni).

Ebbene, soprattutto all’inizio, è facile che questo accada o perlomeno che ciò cha abbiamo disegnato non ci soddisfi a pieno: è tutto assolutamente normale e, anzi, per quanto possa essere frustrante, non essere soddisfatti ci spinge a migliorare sempre e imparare cose nuove.

Inoltre, spesso si teme il giudizio altrui su ciò che si disegna ma l’arte è talmente varia e soggettiva che limitarsi per questo motivo è assurdo! Bisogna imparare la tecnica, questo sì, ma non si potrà mai piacere a tutti, perciò tanto vale impegnarsi sul disegno senza pensare troppo al resto!

Quindi mi sento di dire che per iniziare a disegnare sono sufficienti un foglio e una matita. Scontato? Banale? Forse. Ma io aspetterei a parlare di fantasia e creatività perché queste, contrariamente a quanto si crede, vanno allenate tanto quanto la pratica del disegno e la manualità.

Perciò il modo migliore per cominciare … copiare! Attenzione: non sto parlando di prendere un disegno di un’altra persona, metterlo contro il vetro e tracciarlo. Intendo copiare dalla realtà.

Prendiamo un oggetto qualsiasi, il più semplice e apparentemente insignificante al fine del disegno: una tazza, una bottiglia, un libro… Cerchiamo di fare uno schizzo, impreciso e veloce, per definirne la forma base (la forma geometrica a cui può essere ricondotto, se privato di tutti i dettagli). Poi, ricominciamo da capo e copriamo quello schizzo con i dettagli che trasformano una forma geometrica in un oggetto riconoscibile.

Questo è tutto ciò che serve per iniziare. Spesso si fa l’errore di voler partite da rappresentazioni complicare, tipo il corpo umano: in questo modo ci si rende conto di non essere in grado di farlo e si getta la spugna pensando che sia impossibile.

Questo metodo serve per imparare a “schematizzare” ogni figura che si intende rappresentare: dopo averlo provato con le figure più semplici, lo si può fare con qualsiasi altra cosa – anche il corpo umano!

Il primo consiglio di questa nuova rubrica si può, quindi, riassumere in: non avere paura e sperimentare partendo dalle cose più semplici

 


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Il nome del vento

Il nome del vento Book Cover Il nome del vento
Patrick Rothfuss
Fantasy
2011
864

La Pietra Miliare, una locanda come tante, nasconde un incredibile segreto. L'uomo che la gestisce, Kote, non è davvero il mite individuo che i suoi avventori conoscono. Sotto le sue umili spoglie si cela Kvothe, l'eroe che ha fatto nascere centinaia di leggende. Il locandiere ha attirato su di sé l'attenzione di uno storico, che dopo un lungo viaggio non privo di pericoli e avventure riesce a raggiungerlo e convincerlo a narrare la sua vera storia. Il nostro eroe muove i suoi primi passi a bordo dei carri degli Edema Ruh, un popolo di attori, musicisti e saltimbanchi itineranti che, nonostante le malevole credenze popolari, si rifanno a ideali nobili e tengono in gran conto arte e cultura. Kvothe riceve i primi insegnamenti dall'arcanista Abenthy, e viene poi ammesso all'Accademia, culla del sapere e della conoscenza. Qui egli apprenderà diverse discipline, stringerà salde amicizie e sentirà i primi palpiti dell'amore, ma dovrà anche fare i conti con l'ostilità di alcuni maestri, l'invidia di altri studenti e l'assoluta povertà; vivrà esperienze rischiose e incredibili che lo aiuteranno a maturare e lo porteranno a diventare il potentissimo mago, l'abile ladro, il maestro di musica e lo spietato assassino di cui parlano le leggende. Contiene l'estratto del secondo libro della serie "Le cronache dell'assassino del re", "La paura del saggio".

Il nome del vento è un romanzo fantasy moderno, scritto da Patrick Rothfuss, edito da Fanucci (e ora anche da Mondadori).

Considerato una colonna portante del fantasy moderno, questo libro sembra essere stato apprezzato un po’ in tutto il mondo. In Italia ha avuto una rivalutazione di recente proprio grazie alla nuova edizione Oscar Vault. Personalmente ho alcune perplessità nel considerarlo una “colonna portante”. Qui di seguito cercherò di analizzarlo in modo oggettivo, dopodiché lascerò il mio personale commento sperando che sia cosa gradita per i lettori più scrupolosi.

Il nome del vento

Il libro essenzialmente racconta la storia di Kvothe, unico protagonista indiscusso del racconto, e di come sia diventato una leggenda. Viene raccontata in prima persona, con il protagonista che riporta la sua storia perché ne venga tratta una biografia quando, ormai anziano e “sotto mentite spoglie” gestisce una locanda – la Pietra Miliare.

Il prologo è qualcosa di epico, così come l’epilogo, infatti ci si aspetta che la trama parta subito con un’esplosione di eventi e sia un crescendo di avventure e colpi di scena. Ma non è così. Anzi, subito dopo il prologo il ritmo si fa lento e costante, fino alla fine. Questo può essere un bene o un male: si ha di fronte un libro estremamente descrittivo e dettagliato, perciò è normale che sia piuttosto lento e, se l’intento dell’autore era quello di simulare l’ascolto di una storia (come si può immaginare dalle prime scene), ci è riuscito sicuramente.

Tuttavia, lo sviluppo della trama risulta piatto e sconclusionato: Kvothe inizia il suo racconto dall’infanzia, per poi elencare tutti gli eventi che lo hanno colpito in qualche modo fino all’adolescenza. Gliene succedono di tutti i colori: lutti, povertà, solitudine, sfide continue, prove, e così via. Incontra persone amiche e non, trova sostenitori e avversari, trova persone che vogliono ostacolarlo e altre che farebbero di tutto per lui. Non si può dire che il libro sia povero di eventi: piuttosto è povero di fatti.

Ambientato in un mondo fantastico (studiato alla perfezione, con: luoghi, etnie, usi e costumi, moneta, professioni e quant’altro), si svolge quasi interamente all’interno della scuola di magia che Kvothe frequenta, con tutte le difficoltà del caso. Inizialmente sembra che la missione del protagonista sia arrivare a frequentare la scuola, dopo si comprende che in realtà la scuola è solo un mezzo per raggiungere un altro scopo.

Trascorrono così gli anni di Kvothe dall’infanzia all’adolescenza: si può quindi definire un romanzo di formazione? Non proprio. Kvothe fa un percorso evolutivo, senza dubbio, ma principalmente incentrato sulle sue capacità magiche e simili, non tanto sulla sua crescita come individuo. Anzi: i “difetti” del suo carattere rimangono invariati dall’inizio alla fine e non c’è una trasformazione così radicale da poterla definire “formazione”.

Si arriva fino agli anni delle prime infatuazioni: Kvothe si innamora di una ragazza, si aiutano a vicenda e in qualche modo continuano il loro percorso insieme.

La ragazza viene presentata in modo simile alla “donna angelo” della Letteratura classica, anche se con caratteristiche diverse. Kvothe ha una totale ammirazione per lei ma, in alcune scene, sembra comunque sminuirla. In altre, sembra una gara a chi dei due riesce a rubare il palcoscenico all’altro.

 

La resa dell’atmosfera e delle ambientazioni è ben riuscita, soprattutto grazie alle descrizioni dei luoghi e delle emozioni del protagonista: unendo questo allo stile dell’autore, si ha realmente la sensazione di ascoltare qualcuno che racconti la propria vita.

C’è solo un problema: non c’è un messaggio, non c’è una missione compiuta, non c’è un’elevazione del personaggio ad un livello successivo. Kvothe migliora nelle arti magiche, ma non arriva ad un risultato. Cercava vendetta? La vendetta non si compie. L’epilogo – scritto in modo epico come il prologo – fornisce l’unica chiave di lettura possibile: Kvothe è invecchiato, è sopravvissuto a tutto e a tutti. Ma, fatta eccezione per questa interpretazione, il suo racconto non ha altro fine. Non dimostra nulla al lettore, non c’è un messaggio importante o un significato nascosto per cui dire “questo libro mi ha lasciato qualcosa”. Semplicemente c’è la vita di Kvothe che, come ognuno di noi, fa un percorso e arriva ad un punto di equilibrio.

In conclusione:

Si potrebbero sviscerare i vari aspetti di questo romanzo all’infinito ma credo di aver detto l’essenziale per chiunque voglia approcciarsi per la prima volta al libro, evitando di scendere eccessivamente nei dettagli e rivelare così troppe informazioni sulla trama.

A questo punto confesso le mie perplessità che, immagino, si saranno già dedotte da quanto detto finora. Il nome del vento è un grande libro, con un buon potenziale, una scrittura fluida e “studiata nel dettaglio”, dei personaggi (a loro modo) articolati, ma manca di sostanza.

Personalmente credo che ogni libro, indipendentemente dal genere, debba “lasciare un segno”. Anche il genere fantasy può farlo: ne Il signore degli anelli, per esempio, ogni singolo personaggio ha uno scopo o è una metafora per rappresentare qualcosa di reale. Inoltre la storia nel suo insieme ha un’evoluzione che porta ad un epilogo.

In quasto libro non accade, o meglio accade ma in modo molto più piatto, tanto da passare inosservato.

È da leggere perché è Il nome del vento, fine. Da amante del fantasy non ritengo di aver letto un pilastro di questo genere.

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Buona lettura!

Recensioni in ordine alfabetico: INDICE

Frankenstein

Frankenstein Book Cover Frankenstein
Mary Shelley
Fantascienza, Classici
2012
304

Recensire un classico della letteratura come Frankenstein è da presuntuosi perciò, come ogni volta che si parla di classici, mi limiterò a sottolineare tutta la mia ammirazione e a dare il mio piccolo contributo nel diffondere questi capolavori.

Frankenstein

Classico della letteratura inglese dell’800, Frankenstein ha fatto discutere ai tempi della pubblicazione e continua a farlo, benché in modo diverso. Scritto da Mary Shelley quando aveva appena 19 anni, è diventato un pilastro della letteratura horror-fantascientifica.

Racconta la storia del giovane Victor, uno studente universitario che, sopraffatto dall’avidità di conoscenza, si lascia trasportare in un’esperienza senza precedenti nella storia dell’uomo: l’infusione della vita in un corpo inanimato.

Né le proporzioni né la complessità del progetto ponevano un freno al mio desiderio di metterlo in atto. Fu dunque nel tumulto di questi sentimenti che iniziai la creazione di un essere umano. […]

Vita e morte erano diventate per me solo barriere convenzionali da infrangere prima di poter finalmente riversare torrenti di luce sull’oscurità del mondo.

L’esperimento lo consuma, lo mette alla prova fisicamente e psicologicamente, portandolo sull’orlo del collasso, ma tuttavia ha successo. La sua creatura animata, però, ha un aspetto inquietante e una forza sovrumana: in una fase di rigetto verso la scienza e il suo stesso esperimento, Victor allontana la creatura e fugge lui stesso.

Il mostro, però, nonostante il rifiuto subito dal suo stesso creatore, ha un animo buono ed è deciso a migliorare sé stesso per ottenere l’approvazione del genere umano, nonostante le sue sembianze. Dopo mesi e mesi di vagabondaggio trova un riparo presso una famiglia, dalla quale apprende gli usi e costumi dell’uomo, impara a parlare e a leggere, nonché una lunga serie di nozioni e abilità. Il giorno della prova finale – la sua comparsa davanti all’ignara famiglia – arriva e il mostro viene rifiutato e cacciato ancora una volta.

<<Tutti gli uomini detestano gli esseri infelici; puoi dunque immaginare quanto possa essere detestato io, il più infelice tra tutti gli esseri viventi! Persino tu, colui che mi ha creato, detesti e disprezzi la tua creatura, […]>>

A questo punto, consapevole di non p0ter esser accettato da alcun essere umano, decide di trovare il suo creatore per farsi “costruire” una compagna a sua immagine. Victor dapprima accetta, ma poi cambia idea e si rifiuta di ripetere l’esperimento: da quel momento in poi il mostro decide di vendicarsi su Victor e sulla sua famiglia, incolpandolo della sua infelicità e delle sue sventure. I due finiscono per distruggersi reciprocamente, in una lenta agonia fatta di botte e risposte.

Esisteva qualcuno, a parte me, il suo creatore, capace di credere, se non per l’evidenza dei fatti, all’esistenza di un monumento in carne e ossa, dedicato alla superbia e all’ignoranza, e che io avevo lasciato libero per il mondo?

Per motivi opposti diventano entrambi vittime: Victor si considera una vittima perché condannato ad una sofferenza infinita a causa della sua stessa creazione e si colpevolizza per le sofferenze della sua famiglia; il mostro si considera una vittima perché nessuno lo accetta, nemmeno il suo stesso creatore – il quale, per di più, si rifiuta di esaudire il suo unico desiderio.

Perché dovrei io, dunque, rispettare l’uomo che mi condanna?

Questa lenta lotta all’ultimo sangue ha ovviamente un tragico epilogo per entrambi i protagonisti e, anche grazie al finale, si può scegliere come interpretare l’intero romanzo.

Oltre la trama

Frankenstein è un romanzo complesso per molti aspetti può essere analizzato su più livelli. Lo si può leggere “semplicemente” come un romanzo di fantascienza con una trama e uno stile impeccabili, oppure lo si può interpretare in diversi modi.

Attraverso i due protagonisti, infatti, porta alla luce alcune caratteristiche, atteggiamenti, difetti e lati crudeli e meschini tipici dell’essere umano – e di come, spesso, pur partendo con le intenzioni migliori, si finisca per trasformarle in azioni incredibilmente egoiste e crudeli,

Dal primo momento si ha l’esempio di Victor: spinto da un’insaziabile curiosità e desiderio di conoscenza, si ritrova alla fine ad essere vittima del suo egoismo, della sua avidità e dal suo desiderio di fama. Tant’è che, con l’evolversi della storia, cambia profondamente come persona e ricorda sé stesso da bambino (felice, spensierato e amato), quando non si era ancora lasciato consumare da sé stesso per ritrovarsi solo, malato e bugiardo.

Durante il suo percorso – dall’inizio dell’esperimento al rifiuto della sua stessa creazione – Victor passa attraverso diversi stadi: è euforico all’inizio – poi è dubbioso – in seguito ha un totale rifiuto per ciò che ha fatto – si colpevolizza – identifica sé stesso come vittima di tutto l’accaduto.

L’intero romanzo si rivela quindi un’analisi dell’animo e della psicologia dell’essere umano. Dopo Victor, infatti, è il turno della sua creatura: attraverso il mostro si hanno altre analisi della psiche e dell’animo umano. Il mostro in qualche modo “nasce” e, per questo motivo, ha prime esperienze paragonabili a quelle di un neonato e deve imparare a fare qualunque cosa. Come primo ricordo ha l’abbandono da parte del suo stesso creatore: nel momento in cui la capacità di pensiero e la sfera emotiva si incontrano, il mostro sente l’abbandono e capisce di doversela cavare da sé.

Il suo secondo incontro con il genere umano è anche peggiore del primo: un rifiuto totale, dovuto principalmente al suo aspetto.

Decide così di isolarsi e studiare gli esseri umani standone lontano: apprende molto sul lavoro manuale, sulle esigenze di un individuo, sul linguaggio e sulla lettura, ma soprattutto cerca di comprendere il più possibile sui rapporti che legano le persone sul modo per potersi avvicinare ad esse – comportandosi come loro.

Anche dopo mesi di studio, però, i suoi tentativi di farsi accettare risultano vani. Viene cacciato e – cosa ancor più grave – si rende conto dell’effetto che ha sulle persone e se ne colpevolizza. A questo punto comprende che non c’è posto per lui se non con un suo simile e decide di chiedere una compagna al suo creatore. Lo cerca ovunque e, quando lo raggiunge, si fa promettere la creazione di un essere simile a lui per poter essere felice. 

Quando anche quest’ultimo desiderio si rivela inesaudibile, la creatura decide di vendicarsi nei confronti di chi l’ha creato, rendendo Victor una persona infelice quanto lui.

Anche in questo caso si presentano diversi spunti di riflessione: a partire dagli effetti dell’abbandono, alla perseveranza tipica di alcuni individui che tendono a non arrendersi mai, fino ad arrivare alla volontà di trascinare tutti al proprio livello, al desiderio di vendetta che prevarica su qualsiasi altro pensiero e alla trasformazione che porta un individuo ad essere come colui che odia di più.

Non è semplice menzionare ogni singolo aspetto dell’essere umano che viene preso in considerazione in questo romanzo, anche perché l’interpretazione è soggettiva, ma è innegabile che, attraverso i vari personaggi, l’autrice sia riuscita a creare una rappresentazione completa e dettagliata di molti degli elementi che compongono la psiche e l’animo umano.

Per finire, un tocco di maestria è dato dal fatto che si tratti di un romanzo epistolare: è una terza persona, non coinvolta direttamente nei fatti (almeno fino all’epilogo) che riporta tutta la vicenda mentre gli viene raccontata da Victor: questo aggiunge un ulteriore punto di vista, oltre al fatto che sia Victor a raccontarla.

Uno stile estremamente elegante, fluido e curato, unito ad un ritmo costante e ad una trama ricca di avvenimenti e spunti di riflessione, creano un romanzo perfetto.

In conclusione

Si potrebbe scrivere di questo romanzo per ore e ore senza rendergli giustizia: ci sarebbe sempre qualcosa da aggiungere e qualche dettaglio che non è stato menzionato. Perciò, semplicemente, consiglio a tutti di leggerlo!

 

I Salici

I salici Book Cover I salici
Algernon Blackwood
Weird, Horror, Classici
2019
141

Durante un viaggio in canoa sul Danubio, due uomini sono costretti a fermarsi su un'isola a causa della corrente. Quello che doveva essere un tranquillo campeggio temporaneo si trasforma in un'esperienza inquietante e soprannaturale: i salici che ricoprono l'isola sembrano muoversi e bisbigliare, al soffio del vento, dando l'impressione di essere vivi; si percepisce la presenza di entità ostili invisibili e spaventose, che mettono in dubbio ogni capacità di raziocinio. La forza narrativa e la potenza evocativa delle immagini creano una tensione crescente nel lettore, il quale – come avviene per i due protagonisti – si troverà coinvolto in una battaglia tra il reale e il surreale. Gli eventi accaduti sono reali o frutto di un'immaginazione sovra-eccitata e suggestionabile? "I salici" di Algernon Blackwood è un esempio riuscitissimo di wird fiction, al punto da essere definito da Lovecraft come il miglior racconto del sovrannaturale di tutta la letteratura inglese.

 


I Salici è un racconto, pubblicato da ABEditore come libricino illustrato, di Algernon Blackwood.

I SALICI

Conosciuto come simbolo del genere weird, questo racconto unisce psicologia e horror. Racconta, infatti, la storia di due campeggiatori che scelgono un luogo non proprio ospitale per trascorrere la notte e porta il lettore in un vortice di paura ed ansia.

La vicenda è narrata in prima persona da uno dei due campeggiatori. Durante la lettura, si ha modo di apprendere il passato dei due protagonisti: hanno alle spalle svariate avventure insieme, cosa che ha creato un rapporto di fiducia profonda e amicizia. Questo aspetto è fondamentale al fine di comprendere a pieno l’intento e il messaggio di questo racconto: la paura è capace di rivoltare completamente un individuo, trasformarlo nel suo opposto, insinuare in lui sospetto e ansia al punto di trasformarlo il una creatura egoista, sospettosa e meschina.

Tutto ciò viene espresso tramite un’avventura notturna: durante il loro viaggio per l’Europa, i due amici si fermano al limite di una foresta di salici per trascorrere la notte, si accampano su un terreno aperto, nei pressi di un fiume e svolgono le loro abituali attività di campeggio. Durante la notte il protagonista narrante si sveglia e inizia a percepire strane sensazioni: sembra che il paesaggio intorno a lui sia animato come un’entità indipendente e ostile alla loro presenza.

Al loro risveglio, i due notano dettagli inspiegabili nel paesaggio circostante e nel loro equipaggiamento: il dubbio e la sfiducia reciproca inizia a insinuarsi in loro e ad avere la meglio sulla razionalità e sul rapporto precedente.

Oltre la trama

Come anticipato, I Salici è un racconto che ha fatto la storia di un genere letterario: “strano” – ed è strano sul serio! Non si può negare, però, che sia strano quanto coinvolgente e assolutamente “riuscito”. L’intento dell’autore è quello di mostrare i lati più meschini e abietti dell’essere umano, e ci riesce. Vuole dimostrare come la vita e la percezione degli eventi siano condizionate estremamente dalla paura, e ci riesce. La paura dell’ignoto: quella paura a cui non si riesce a dare una forma, un volto, un’identità, ma è più presente e più percepibile di qualsiasi cosa materiale. Questa è la paura di cui Blackwood parla, questa è la paura capace di trasformare un essere umano e scuoterlo in un modo che non credeva possibile.

Uno stile fluido e un ritmo serrato completano l’opera: 141 pagine da leggere tutte d’un fiato.

Una lettura assolutamente consigliata per appassionati e neofiti. Un’edizione impeccabile ed esteticamente perfetta.

 


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