L’avversario

L'avversario Book Cover L'avversario
Emmanuel Carrère
Biografia
Adelphi
2013
169

"Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L'inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva e, cosa ancor più difficile da credere, che non era nient'altro. Da diciott'anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Sul punto di essere scoperto, ha preferito sopprimere le persone il cui sguardo non sarebbe riuscito a sopportare. È stato condannato all'ergastolo. Sono entrato in contatto con lui e ho assistito al processo. Ho cercato di raccontare con precisione, giorno per giorno, quella vita di solitudine, di impostura e di assenza. Di immaginare che cosa passasse per la testa di quell'uomo durante le lunghe ore vuote, senza progetti e senza testimoni, che tutti presumevano trascorresse al lavoro, e che trascorreva invece nel parcheggio di un'autostrada o nei boschi del Giura. Di capire, infine, che cosa, in un'esperienza umana tanto estrema, mi abbia così profondamente turbato - e turbi, credo, ciascuno di noi." (Emmanuel Carrère)

L’avversario di Emmanuel Carrère è un libro che, sotto forma romanzata, racconta un fatto di cronaca realmente accaduto che ha coinvolto una famiglia come tante negli anni ’90.

Si tratta di un testo particolarmente intenso e disturbante in quanto narra i fatti accaduti tramite la voce narrante dell’autore, che propone se stesso come personaggio attivo all’interno della storia.

Questo mette sia l’autore che il protagonista, che andremo a vedere tra poco, in posizioni tutt’altro che semplici da gestire.

Come spiegato dall’autore stesso all’inizio del romanzo, si è riproposto di ripercorrere l’intera vicenda che ha sconvolto un’intera nazione, seguendo passo dopo passo i pensieri, le abitudini, le azioni e le conseguenze di quest’uomo che è arrivato a sterminare la propria famiglia in modo così brutale.

Per riassumere il fatto di cronaca si può dire che quest’uomo di mezza età sia arrivato a non riuscire più a sostenere l’esistenza delle menzogne che aveva strutturato e per questo motivo è arrivato ad uccidere la propria moglie ed i propri figli, nonché i genitori.

L’aspetto su cui vuole incentrare il proprio testo l’autore è quello psicologico, ossia come possa un uomo arrivare a a compiere un atto così estremo ed ingiustificabile, quali siano le cause scatenanti e le sfaccettature psicologiche che devono avere accompagnato le sue decisioni fino all’atto finale.

Secondo quanto ricostruito dall’autore, basandosi sulla corrispondenza, sulle udienze e sui colloqui con l’assassino, tutto ha avuto origine da una singola bugia: Jean Claude Romand, giovane studente universitario, non riesce a superare un importante esame di medicina e, al posto di fare altri tentativi o dichiarare il temporaneo fallimento alla famiglia, decide di raccontare l’opposto.

L’esame è stato quindi superato senza problemi e così anche quelli successivi, Jean Pierre conclude l’università, diventa dottore, trova occupazione in un importante ospedale in cui si occupa di ricerca a stretto contatto con le figure più importanti dell’ambiente, si sposa con una donna amorevole con cui ha due figli.
Continua la sua carriera, continua a mantenere amicizie e contatti, la sua vita è invidiabile.

In realtà soltanto il matrimonio e i due figli sono reali in questo racconto. Tutto il resto è frutto della sua fantasia, o meglio di una serie di menzogne che ha dovuto portare avanti per non fare crollare il suo castello di carte.

L’autore quindi cerca in questa sua versione romanzata della vicenda di analizzare le motivazioni e le dinamiche che possono portare un uomo a comportarsi in questo modo. L’autore si dimostra estremamente comprensivo e cerca di riportare i fatti, sempre sottolineando l’aspetto umano che lo ha condotto ad intraprendere questo percorso (e d’altro canto anche l’aspetto umano che si cela dietro atti scellerati come quelli riportati poco fa).

Dopo aver terminato il libro credo che la chiave di lettura sia proprio questa: l’umanità.

L’autore si ritrova infatti a porsi delle domande sulla sua stessa posizione rispetto alla vicenda, nonché sui suoi valori e su quelli che mediamente contraddistinguono gli individui e la società.

Per quanto mi riguarda trovo molto affascinante l’analisi di qualsiasi tipo di percorso mentale e aspetto psicologico che possa celarsi dietro ogni cosa, positiva o negativa che sia.

Ciò non toglie che nessun atto, più o meno grave, fino a sfociare in tragedie come quelle che hanno riguardato la famiglia del protagonista, possa essere in alcun modo giustificato, normalizzato o reso umano.

Non ha importanza quale sia la giustificazione, la causa o il trauma che ha segnato una persona, ciò che conta è sempre quello che quella persona diventa e fa nel corso della sua vita.

Per esempio nel caso del protagonista le cause scatenanti sono da imputarsi ad una famiglia in cui, citando l’autore, tutto doveva essere estremamente candido e trasparente ma allo stesso tempo vigeva questa aura di rigore e obbligo che automaticamente portava a dire bugie, o quantomeno evitare il confronto.

Secondo questa spiegazione quindi il protagonista sarebbe stato indotto sulla sua strada di menzogne per via di piccole bugie che si sono protratte nel tempo per non dover affrontare la realtà e non dover deludere la famiglia o se non altro condividere il proprio fallimento.

Ma, come detto in precedenza, qualsiasi sia la causa o il punto di partenza, non c’è giustificazione per l’arrivo.

Due note di merito vanno fatte assolutamente all’autore: in primo luogo per la discrezione e lo stile con cui ha narrato la vicenda e in secondo luogo per l’aver messo in discussione se stesso e l’intera società facendo capire che il passaggio tra un lato e l’altro della barriera, tra bene e male, tra stabilità e crisi, è molto sottile e chiunque può trovarsi a passare da un lato all’altro senza nemmeno accorgersene.

In conclusione si tratta di un libro molto difficile da metabolizzare, un libro che offre molti spunti di riflessione e che sicuramente rimane impresso nella memoria.
Lo consiglio a chiunque voglia indagare tra gli aspetti psicologici dell’essere umano e a chiunque si senta di affrontare una lettura particolarmente disturbante e ricca di spunti di riflessione.

 

Ricette dal mondo di Tolkien

Le ricette dal mondo di Tolkien. Per deliziosi, irresistibili banchetti Book Cover Le ricette dal mondo di Tolkien. Per deliziosi, irresistibili banchetti
Robert Tuesley Anderson
Cucina
Demetra
2022

Avete mai desiderato assaggiare il succulento Pasticcio di maiale servito da Bilbo o i deliziosi dolcetti al miele di Beorniani? In questo libro troverete oltre 75 ricette per un viaggio culinario nella Terra di Mezzo pieno di sorprese gustose. Entrate nel fantastico mondo di Tolkien attraverso i piatti succulenti ispirati ai suoi personaggi e ai suoi libri più celebri, per squisiti, irresistibili banchetti.

Il libro

Ricette dal mondo di Tolkien è un libro di cucina “alternativo”. Si ripropone di divulgare l’arte culinaria che presumibilmente ha attraversato le ere e i luoghi de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit.

La suddivisione delle ricette è insolita: colazione, spuntini, pranzo, ora del tè, cena e bevande. Questo implica che ci siano piatti in ordine sparso rispetto ad un libro di cucina tradizionale, ma è appropriato per un testo di ispirazione fantasy e, in ogni caso, è provvisto di indice all’inizio.

Le ricette del mondo di Tolkien

Alcune ricette sembrano più attendibili o verosimili di altre, per via degli ingredienti o dell’aspetto. Altre ricette, invece, sono piatti “che vanno di moda” contestualizzate nel mondo tolkieniano. Per esempio il Pesce crudo alla Gollum non è altro che sushi. Una parte delle ricette è stata associata ad un personaggio (per esempio il tortino di Bifur), mentre altre ricette si ispirano ad un popolo in generale (nani, elfi, Hobbit, orchi, ecc).

Personalmente ho trovato molto più appropriate le ricette di stufati e contorni, dolci da tè e torte perché inconsciamente le ho associate al fantasy classico di ispirazione medievale. Molto carina l’idea di inserire anche bevande come l’idromele o il vino caldo speziato (aka vin brulé).

Conclusioni

Ricette dal mondo di Tolkien è un libro da collezione, per appassionati. Ben fatto, curato, in un’edizione con copertina rigida e illustrazioni interne che raffigurano Bilbo, Gollum e altri personaggi, oltre ai piatti e ad alcuni paesaggi in stile acquerello.

Consiglio questo libro ai fan delle due saghe di Tolkien ma anche ad appassionati di cucina non convenzionale e di giochi di ruolo. Già immagino una campagna di DnD abbinata ad uno spuntino da Hobbit o ad un pranzo al sacco da elfo… buona lettura e buon appetito, creature della Terra di Mezzo!

Il mostruoso femminile

Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne Book Cover Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne
Jude Ellison Sady Doyle
Social Science
2021
304

Se un mostro è un corpo spaventoso perché fuori controllo, una donna mostruosa è una donna libera dal controllo dell'uomo. "Il mostruoso femminile" è un saggio sulla natura selvaggia della femminilità, che viaggia tra mito e letteratura, cronaca nera e cinema horror, mostrando la primordiale paura che il patriarcato nutre da sempre nei confronti delle donne. Da "L'esorcista" alla dea babilonese Tiamat, dalla biblica Lilith a "Giovani streghe", attraversano leggende e vite dimenticate, Jude Ellison S. Doyle compie un viaggio alla scoperta dell'oscura potenza delle donne, rivendicando l'orrore come forza creatrice, capace di rompere le catene millenarie dell'oppressione patriarcale.

Il  mostruoso femminile è un saggio sulla figura della donna e il ruolo che ha avuto nei secoli, nonché su come è stata demonizzata a più riprese da parte della cultura di massa.

Un saggio corposo e pieno di spunti di riflessione, è un libro delicato e feroce. È un libro che fa male, perché mette insieme tutto ciò che ogni donna sa e sente dentro di sé come retaggio di generazioni su generazioni di madri e figlie che lottano nell’ombra contro un patriarcato e una misoginia che hanno impregnato ogni ambito della loro quotidianità.

Si può analizzare questo saggio in molti modi perché contiene moltissimi riferimenti diversi: dall’antichità ai giorni nostri, dalla mitologia alla religione, fino alla letteratura e alla cinematografia.

Ma in ogni caso è la figura della donna a far paura, più dell’individuo in sé: una figura che fa paura in qualsiasi modo la si metta. Una volta è strega, una volta è madre o non lo è, una volta è troppo potente, un’altra volta è semplicemente troppo.

È la vita di tutti i giorni che riecheggia nei secoli passati: cambia il contesto, non cambiano i fatti.

Le donne sono state uccise, umiliate, sterminate, alienate, rinchiuse, bruciare, derise, sfruttate, venerate ma quasi sempre con timore.

Eppure non è stato sempre così, o quantomeno non dappertutto. Se si cercasse di avere una visione globale e distaccata (per quanto possibile) di questo argomento, si scoprirebbe se non altro che in ogni epoca (pre-cristiana, medievale, ad esempio), la donna non è stata annientata. Anzi, analizzando la storia con una lente di ingrandimento si vedrà che in ogni epoca la donna ha fatto la differenza, nell’ombra e il più delle volte senza riconoscimento ma l’ha fatto. Uno dei problemi fondamentali della differenza di genere è proprio la tendenza a modificare il passato (un esempio su tutti: il Medioevo) fino a ricordare sporadici eventi che hanno visto le donne protagoniste.

Detto ciò, tengo a precisare che non sto in alcun modo minimizzando la situazione attuale, la disparità di genere o la misoginia che imperversa sul mondo “civilizzato”, sto solo cercando di avere una visione generale dell’argomento ed evidenziare il fatto che dipenda quasi esclusivamente dell’educazione e dalla “cultura” che viene messa a disposizione.

E qui torniamo al saggio Il mostruoso femminile:

un saggio di portata epica ma che, per mio gusto personale, avrei preferito meno polemico.

Mi spiego meglio: un saggio (o qualsiasi mezzo) che porti a conoscenza di fatti reali (riguardo le donne, per esempio: stragi, ingiurie, ecc), porta automaticamente il lettore a riflettere, ad arrabbiarsi, ad agire di conseguenza.

In questo saggio la posizione dell’autrice è chiara dalle prime righe. Posizione di opposizione al patriarcato e alla misoginia che non si può non condividere al 100% e sulla quale mi trovo assolutamente d’accordo.

Ma, appunto, avrei preferito leggere un saggio che mettesse in evidenza i fatti in modo oggettivo, non polemico. La polemica e la ribellione sono una conseguenza. Qui, invece, si ha una polemica costante sullo stereotipo del maschio bianco cisgender contemporaneo e non credo che sia ciò di cui abbiamo bisogno. La “polemica” è ormai all’ordine del giorno e sta addirittura portando la donna a privarsi di ciò che la caratterizza, piuttosto che ad ottenere dei benefici.

Entrambe le parti (donna libera vs uomo misogino) hanno bisogno di conoscere i fatti, comprendere che la realtà “naturale/spontanea” non concepisce nemmeno il problema delle due posizioni opposte e agire di conseguenza.

Si tratta di un discorso delicato e feroce, proprio come questo saggio che, in ogni caso reputo estremamente ricco e ben fatto. Il mio pensiero personale non vuole togliere nulla alla grandezza di questo testo, vuole semplicemente essere una riflessione aggiuntiva e costruttiva per evitare che si faccia confusione.

Mi spiego con un esempio: trovo ingiusto che pietre miliari come Lucy di Bram Stoker, in Dracula, vengano connotate come negative perché fanno paura. O che Bram Stoker stesso sia definito misogino per quel personaggio. Che Lucy faccia paura perché insaziabile di amore e passione è un dato di fatto. Ma se così non fosse cosa otterremmo? Una storia inutile. La paura è un’emozione, al pari di tutte le altre, e fa parte dell’essere umano. Ciò che è sbagliato è la conseguenza: l’uomo ottuso che non la affronta, non la comprende, ma la reprime.

In ogni caso: consiglio questo libro a TUTTI. Leggetelo, leggetene altri e cercate di avere una visione globale di tutto ciò.

La strada senza ritorno

La strada senza ritorno Book Cover La strada senza ritorno
Andrzej Sapkowski
Fantasy, raccolta di racconti
Nord
2017-10
420

Un cavaliere costretto a combattere per una congrega di maghi potenti e senza scrupoli; un manipolo di soldati finiti per sbaglio nell’inquietante città delle streghe; una giovane pronta a stringere un patto con un demone, pur di vendicarsi di chi le ha mancato di rispetto; un re trincerato nella torre più alta del suo castello, in attesa che avvenga un miracolo… I personaggi che animano gli otto racconti raccolti in questo libro si trovano loro malgrado ad affrontare sfide pericolose e scelte impossibili, battaglie sanguinose e tradimenti inaspettati. Armati solo del proprio coraggio, dovranno attingere a ogni risorsa immaginabile per sopravvivere in un mondo in cui nulla è come sembra, in cui il mostro più feroce si nasconde dietro la maschera dell’uomo comune e persino il più innocente dei sorrisi può celare una minaccia letale

La strada senza ritorno (Maladie i inne opowiadania) è una raccolta di racconti scritta dallo scrittore polacco Andrzej Sapkowski.

Su esplicita richiesta dell’autore, nell’edizione italiana sono stati esclusi i racconti Coś się kończy, coś się zaczyna (Qualcosa finisce, qualcosa comincia) e Bitewny pył (La polvere della battaglia).

Ma facciamo un passo indietro: la saga che ha reso celebre l’autore nel mondo è chiaramente The Witcher, anche grazie agli adattamenti che hanno visto lo strigo protagonista di videogiochi e serie TV. Ciò non toglie che Sapkowski avesse già raggiunto una notorietà non indifferente grazie ai suoi racconti, pubblicati su riviste e antologie.

In Italia, infatti, l’uscita della saga dello strigo si è fatta attendere diversi anni rispetto alla prima pubblicazione, ma Editrice Nord ha “recuperato in fretta”, pubblicando i 5 romanzi e le 2 raccolte di racconti in poco tempo.

Successivamente però, al posto di puntare sulle saghe più recenti, la casa editrice italiana ha scelto di pubblicare una racconta contenente racconti decisamente più datati rispetto allo Strigo.

In questa raccolta troviamo quindi otto racconti diversi in tutto: personaggi, ambientazione, ma soprattutto genere.

C’è del fantasy classico (racconto che si ricollega alla saga dello strigo tramite la storia della madre), c’è della fantascienza e dell’horror cosmico in stile Lovecraft.

Questo può essere destabilizzante: per i lettori che hanno conosciuto l’autore esclusivamente per The Witcher – e, magari, scoprendo prima il franchise e poi la saga – sarà probabilmente difficile apprezzare questa raccolta.

Ma attenzione, va fatta una precisazione: la saga dello strigo non è stata scritta in un giorno, ha accompagnato l’autore per anni. Anni in cui, ovviamente, l’autore stesso si è evoluto nelle capacità e nello stile che lo rende unico.

Questa raccolta va letta proprio in questo modo, nell’ottica di ammirare l’evoluzione dell’autore e di apprezzarne le abilità nello scrivere generi diversi e non esclusivamente fantasy classico.

Perciò, a mio avviso, il “flop” che sembra aver colpito La strada senza ritorno soprattutto sul web e sui social è dovuto a come è stata presentata la raccolta, ossia una serie di racconti inerenti o affini alla saga dello Strigo. Manovra utile alla vendita, ma non alla soddisfazione dei fan del Witcher, che si sono trovati a pensare “ah, ma quindi Geralt non viene nemmeno nominato?”.

Detto ciò, se ci si approccia alla lettura dei racconti in modo consapevole, o quantomeno con un po’ di spirito d’avventura, non si rimarrà certamente delusi.

Sapkowski dimostra in questa raccolta sue capacità sotto molti punti di vista, a partire dal cambiamento repentino di genere, fino al fatto di saper creare un intero mondo, atmosfera e ambientazione, personaggi e trame in un racconto, che è ben diverso da un romanzo perché obbliga l’autore a concentrare tutto in poche pagine e a dover comunque avere lo stesso effetto di trasporto e coinvolgimento del lettore.


Dopo questa lunga premessa, ecco i racconti:

  1. La strada da cui non c’è ritorno, prequel della saga del celebre Strigo, che vede come protagonista Visenna, la madre di Geralt;
  2. I musicanti, retelling psichedelico de I musicanti di Brema dei fratelli Grimm;
  3. Tandaradei! racconto horror psicologico che come elemento horror ha la trasformazione di una donna in chiave sessuale; la storia è scritta attorno ad una poesia, cosa che rende tutto ancora più delicato e allo stesso tempo più horror. Qui, ancora una volta, Sapkowski dimostra la sua incredibile capacità di scrivere personaggi. Non solo personaggi maschili, scrivere di donne in modo credibile e verosimile;
  4. Nel cratere della bomba: una guerra futuristica che mescola elementi attuali r fantascienza;
  5. Pomeriggio dorato: retelling di Alice nel paese delle meraviglie, narrato dal punto di vista dello Stregatto;
  6. I fatti di Mischief Creek: streghe nel vecchio west, scontri tra puritani e donne “strane”;
  7. Spanienkreuz: science fiction ambientato in Spagna, scritto per una convention letteraria spagnola a tema noir.
  8. Maladie: retelling del grande classico di Tristano e Isotta.

Una nota di merito, ulteriore, va fatta all’autore per le premesse scritte ad ogni racconto: Sapkowski si è “tolto tanti sassolini dalle scarpe”, restituendo un po’ di ciò che si è sentito dire nel corso della carriera. Ora può, e fa bene.

Per concludere, a differenza di ciò che ho letto qua e là, mi sento di consigliare questa raccolta ad un pubblico molto vasto e variegato, benché Sapkowski non sarà mai apprezzato universalmente – o lo si ama o lo si odia. Ma ogni racconto è a sé stante e può aggiungere un nuovo lettore alla schiera di fan di Sapkowski. Anzi, forse sarebbe consigliabile leggere prima i racconti e poi le saghe.

Mitologia degli alberi

Mitologia degli alberi Book Cover Mitologia degli alberi
Jacques Brosse
Saggio
Rizzoli
1994
Copertina flessibile
320

Nel più lontano passato, molto prima che l’uomo facesse la sua comparsa sulla terra, un albero gigantesco s’innalzava fino al cielo. Asse dell’universo, attraversava i tre mondi. Le sue radici affondavano negli abissi sotterranei, i suoi rami arrivavano all’empireo”: fin dall’antichità gli alberi sono stati al centro di un affascinante sistema di miti e leggende, e in questo sorprendente saggio Jacques Brosse ricostruisce i fattori storici e culturali che nei secoli hanno portato le piante a essere considerate le manifestazioni per eccellenza della divinità. Dal grandioso mito dell’Albero cosmico che collegava gli inferi e il cielo al culto delle querce tra i Greci e i Romani, dal giardino dell’Eden nel cristianesimo al fico sacro sotto il quale il Buddha giunse all’illuminazione, l’autore ci restituisce il fascino di un mondo oggi in gran parte dimenticato e illumina la profondità di una saggezza plurimillenaria che, fondandosi su un’incredibile conoscenza delle piante, seppe armonizzare le attività umane con gli equilibri e i ritmi della natura.

Mitologia degli alberi è esattamente il saggio che ci si aspetta leggendone il titolo.
Un saggio completo e dettagliato, che sviscera nel dettaglio il significato e la simbologia degli alberi nel corso dei millenni.

In questo saggio Jacques Brosse analizza il culto e il significato degli alberi a partire dalle popolazioni più antiche, suddividendo il libro sia secondo l’arco temporale e sia per tipologia di albero.

L’aspetto più interessante della ricerca portata avanti dall’autore è il parallelismo che si trova in varie culture e varie epoche, con riferimento allo stesso albero o allo stesso elemento di una pianta.

Per esempio, se si parla di tronco, di foglie o di frutti, si hanno significati differenti: un albero dall’aspetto molto possente e radicato in profondità è probabile che sia utilizzato come simbolo di nascita e crescita solida presso diverse popolazioni.

La prima popolazione che viene presa in considerazione è quella che abitava il Nord Europa nei tempi più antichi. Infatti presso la mitologia norrena il culto degli alberi è sempre stato fondamentale sin dal principi: la creazione stessa della Terra e la struttura del pianeta dipendevano da un albero, più precisamente da un Frassino.

Sempre secondo la mitologia norrena e germanica l’albero era il ponte tra cielo e inferi, ma anche tra i vari mondi. Si pensava infatti che, oltre alla Terra abitata dagli uomini, ci fossero altri due mondi: quello dei morti e quello dei Giganti di ghiaccio. Poi risalendo verso le estremità dei rami del Frassino si sarebbe giunti al cielo, ossia la dimora delle divinità celesti.

L’idea di collocare le divinità positive in cielo e quelle negative nel sottosuolo sembra essere un luogo comune a tutte le culture che si sono susseguite nello spazio e nel tempo.

Oltre allo slancio verticale che porta alla ramificazione sia verso l’alto e quindi verso il cielo e sia verso il basso e quindi verso gli Inferi, sembrava essere un punto comune presso molte culture anche l’aspetto legato alla nascita e alla morte.
Il ciclo continuo che caratterizza tutte le credenze più sentite dei popoli Nord europei e germanici ha come simbolo molto spesso proprio un animale o un albero: nello specifico il ciclo vitale di un albero è molto simile a tutto ciò che viene trasposto in una credenza religiosa. A partire dal seme, alla crescita dell’albero che si sviluppa per tutto l’arco della sua vita terrena, per poi ricadere a terra sotto forma di seme e rinascere una seconda volta e così via.

Nonostante le credenze cristiane legate all’albero siano molto sentite e comunemente diffuse tanto da essere diventate parte della cultura popolare di tutti i popoli occidentali, sono in realtà credenze e simbologie che derivano da culture religioni antecedenti al Cristianesimo e sono state semplicemente riadattate e reinterpretate.
Per esempio molte scene bibliche sono parallele a culture e miti antecedenti alla narrazione di Cristo.

Molto importanti sono stati anche i punti di vista in riferimento agli alberi che si sono sviluppati presso Romani e Greci. Come si sa, la cultura romana e quella greca sono in qualche modo parallele e molto similari.
Infatti per quasi tutte le divinità e i miti di uno di questi popoli si trova un corrispondente presso l’altro popolo.
In riferimento agli alberi condividevano sicuramente il concetto di immortalità legato all’altezza, alle dimensioni e alla longevità di un albero.

Un’altra questione molto affascinante è quella degli sciamani o coloro che guidavano una comunità.
Per esempio gli sciamani in Siberia, i druidi germanici e Celti, ma anche i sacerdoti ebraici e le figure religiose più disparate presso i vari popoli del mondo: in qualche modo il profestante è legato ad un albero.

Mitologia  degli alberi: considerazioni

Gli aspetti di cui si potrebbe parlare in riferimento a questo saggio sono davvero tanti: Mitologia degli alberi è infatti un saggio talmente complesso e completo che non può essere raccontato nel dettaglio, ma deve essere letto per poterne apprezzare tutti i contenuti.

Personalmente ho gradito maggiormente due aspetti: il paragone che l’autore fa nel menzionare vari popoli e varie culture per trovarne similitudini e, per gusto personale, ho apprezzato molto il capitoli sulla mitologia norrena, germanica e celtica.

Tuttavia i popoli menzionati in questo saggio sono davvero molti e tutti meritano di essere compresi; per esempio non molto spesso si parla della mitologia cinese o indiana, ma anche queste in qualche modo sono legate a quanto detto sinora.

Consiglio questo saggio a chiunque voglia approfondire l’argomento, sia a scopo di studio e sia per curiosità personale.

Io l’ho scelto perché avevo bisogno di informazioni sul significato di alcune piante e in particolare, come accennato in precedenza, ho prediletto il significato che veniva attribuito agli alberi presso le popolazioni nordiche, in particolare quelle celtiche e vichinghe. Ho poi utilizzato queste informazioni all’interno delle mie opere.

Per quanto riguarda lo stile e il ritmo di questo saggio, si tratta di una lettura piuttosto lenta e articolata, non del tutto scorrevole.

L’unica nota forse a sfavore di questo volume è il fatto che spesso l’autore divaga con lunghe digressioni su alcuni argomenti. Va precisato però che, trattandosi di argomenti così vasti e articolati, è praticamente impossibile sviscerare un discorso che sia in qualche modo su una linea continua, deve essere per forza una stesura fatta di tante piccole digressioni su ogni argomento. Perciò il risultato è un libro impegnativo e piuttosto lento da leggere, ma assolutamente ricco di informazioni e curiosità.

 


IG: ALICE.SOGNO