Come leggere tanti libri

Oggi, dopo lustri, torna un articolo per la rubrica Parliamo di libri. 

L’argomento del giorno è: come fare per leggere tanti libri?

Ebbene, ci sono tante risposte a questa domanda. Ovviamente ciò che può andare bene per un lettore può risultare assolutamente improponibile per un altro, perciò analizziamo insieme alcuni punti.

Come leggere tanti libri?

La prima regola è: non farsi prendere dal panico. 

Sopratutto per i lettori onnivori e accumulatori, è facile ritrovarsi con pile di libri che crescono di giorno in giorno in ogni angolo della casa e, soprattutto, che osservano minacciose e spazientite in attesa che venga il loro turno.

Il primo passo è quindi fare in modo che i libri non creino disagio: sono una passione, un momento di relax o un’occasione per imparare, non un problema o l’ennesima cosa da portare a termine in una giornata!

Poi: pianificare e organizzare.

Questo punto è estremamente soggettivo. Anche dopo la pianificazione e l’organizzazione, non bisogna assolutamente fare in modo che i libri diventino una “faccenda da sbrigare”.

Farsi un’idea di ciò che si vuole leggere in un determinato periodo è utile, ma non deve diventare una forzatura. Perciò è bene scegliere una quantità di libri ragionevole in base agli altri impegni che si hanno.

Personalmente preferisco fare una breve lista di libri – solitamente abbinati alla stagione – in cui inserisco le “priorità”, poi ovviamente se riesco a leggere di più è tanto di guadagnato!

Una volta presa l’abitudine della pianificazione generale delle letture, è utile organizzare i momenti di lettura quotidianamente, settimanalmente o addirittura mensilmente in base al tempo che si ha a disposizione.

Va da sé che per leggere tanti libri è molto utile leggerne più di uno nello stesso periodo: c’è chi inorridisce al solo pensiero e c’è chi non riesce a leggere un solo libro alla volta.

Sia che facciate parte della prima categoria e sia della seconda, vi consiglio di suddividere il libro in parti (da leggere ogni giorno, ogni settimana, quando vi pare insomma!): questo sistema vi aiuterà a leggere con costanza e soprattutto, ad ogni parte conclusa, avrete la soddisfazione di aver completato qualcosa – anche se il libro non è ancora terminato!

Personalmente non riesco a leggere un solo libro alla volta: capita di non aver voglia di continuare, capita di essere stanchi e non avere la concentrazione necessaria per un determinato libro, capitano tante cose per cui è utile iniziarne più di uno. Se si tratta di libri lunghi li suddivido in parti da 50 o 100 pagine, se si tratta di libri corti difficilmente faccio suddivisioni.
Annoto su un piccolo taccuino i titoli letti in un anno (lo faccio da 4 anni) e su un diario di lettura i libri migliori!

Ok… e ora?

Vi ho dato alcuni suggerimenti su come leggere tanti libri MA ciò che mi sento di consigliarvi davvero è questo: leggete per il vostro piacere e per nient’altro. 

Vedere pile enormi di libri letti a fine anno è una grande soddisfazione ma è un traguardo che non è sempre raggiungibile: non paragonate le vostre letture a quelle degli altri. Ci sono lettori che macinano 100 o 150 libri all’anno: questi sì che sono traguardi invidiabili! Purtroppo, però, le giornate sono fatte di 24 ore e, a meno che leggere non sia l’occupazione principale, è praticamente impossibile raggiungerli!

Perché vi dico questo? Perché mi sono accorta che con il nuovo sistema di diffusione e promozione dei libri, soprattutto sui social, la lettura è diventata un “obbligo”, una scadenza da rispettare: lo è fino ad un certo punto! La lettura è prima di tutto un piacere!

Ma… a proposito di pianificazione… siamo ad ottobre: è tempo di letture autunnali!

Vi lascio la lista dei libri che ho intenzione di leggere quest’autunno:

  • Il cacciatore di draghi, Tolkien
  • La città dell’assedio, L. Buggio
  • La signora del lago, A. Sapkowski

…e tutti quelli che riuscirò a leggere in aggiunta sono ancora da scoprire!

Buona lettura a tutti <3

I libri del 2019

E’ ora di dare un po’ di numeri! Con l’avvento del 2020 è arrivato il momento di fare il punto della situazione sui libri che mi hanno accompagnato nel 2019. C’è un po’ di tutto quest’anno: fantasy, romanzi, classici famosi e non, pezzi di storia della letteratura e novità dell’anno.

I grandi libri del mio 2019.

Iniziamo facendo il punto sui libri di grandi autori che mi hanno tenuto compagnia in questo 2019.

Tra i preferiti inserirei anche alcuni titoli meno popolari come:

Le novità del 2019.

Veniamo ora alle novità dell’anno, con una menzione per genere letterario:

In tutto ci sono 10 classici, 15 fantasy, 6 libri d’arte, 2 biofgrafie, 2 romanzi di viaggio, 2 self-help, e via così! Il totale? Non lo so nemmeno io, ne avevo contati 85 ma prendendoli in mano per sccrivere questo articolo mi sono resa conto che non ne avevo considerati alcuni… totale 89. Senza contare i libri prestati e gli ebook, e senza contare fumetti e libri di disegno/illustrazione perchè li considero lavoro.

 

Quasi tutti i libri citati sono recensiti qui sul blog!

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Altri articoli: Parliamo di libri

Libri 2018: arte e non solo…

Oggi si parla di Arte, come ogni venerdì! Per questo primo articolo del nuovo anno dedicato all’arte, ho pensato di proporvi un elenco di libri che parlano di pittori, scultori, artisti di ogni genere o di argomenti in qualche modo collegati all’arte. Pronti?? Via!

Romanzi:

Caravaggio Enigma

Piuttosto lo definirei un buon romanzo storico, pieno zeppo di scene cruente, senza dubbio, che non fanno altro che descrivere come potesse essere realmente la vita il quel periodo e in quei luoghi: ad ogni modo, non ho trovato elementi per poterlo definire thriller.

Al contrario, secondo il mio parere, l’aspetto storico è molto curato e ben definito: personaggi, luoghi, opere, eventi, tutto molto dettagliato.[…]

Cospirazione Caravaggio

Un thriller che ha come fulcro le opere di Caravaggio. L’autrice mescola passato e presente, descrizione e dialogo, fatti e conseguenze, in modo molto fluido; il libro si legge velocemente e senza difficoltà.

Quattrocento

Un romanzo storico/thriller che mescola due generi letterari e due periodi storici: personalmente ho apprezzato molto il romanzo storico (quindi la parte ambientata nel passato) e non ho gradito il thriller (ambientato nel presente); le due componenti del libro sono nettamente contraddistinte dai vari capitoli, sicché è semplice seguire “due trame”, una delle quali molto curata, mentre l’altra ha parecchie imperfezioni.

La dama e l’unicorno

Un romanzo storico che avvicina il lettore al mondo dell’arte e, in particolare, alla tessitura di arazzi. Con una base di verità, si rivela un romanzo molto bello e intricato.

Il miniaturista

Narra, in versione romanzata, la storia di personaggi realmente esistiti. La storia di una donna che, a suo modo, nel 1600, ha saputo farsi forza e resistere in una società in cui contavano solo gli uomini e “ciò che la gente dice”. Oltre alla trama si sé, ci si appassiona a poco a poco anche al mondo delle miniature, un’arte longeva e prolifica ma non sempre ricordata.

La ragazza con l’orecchino di perla

Un gran romanzo storico. Racconta la vita di Vermeer e lo fa in modo impeccabile: non tanto dal punto di vista dell’accuratezza ma della forma. Si tratta di un libro elegante, senza eccessi di alcun tipo. Inoltre – e soprattutto – racconta come sia nata una delle opere più conosciute al mondo.

 

Saggi, biografie, ecc:

Vita di Leonardo

Essenzialmente è una biografia un po’ “romanzata” di Leonardo da Vinci. Mi spiego meglio: racconta in modo abbastanza dettagliato la sua vita, lo raffigura molto bene come persona, come uomo, senza soffermarsi eccessivamente sulle opere, invenzioni e ricerche. Non è un volume “tecnico” sui suoi lavori ma piuttosto un racconto sulla vita di un personaggio che ha fatto la storia.

Street Art

Un volume di 50 pagine, che nella sua compattezza racchiude tutto ciò che c’è da sapere sulla Street Art, sebbene non ad un livello approfondito nei minimi dettagli.
Inoltre, contiene una grande quantità di immagini, descritte molto bene, che aiutano notevolmente a comprendere ciò che questa forma d’arte vuole esprimere.

 

 

Jane Austen è…

#ParliamoDiLibri: Jane Austen è…

Ho raccolto i vostri commenti dai vari post dedicati a Jane Austen o ad uno dei sui romanzi; eccoli qui:

  • mizuage76 Jane Austen incarna lo spirito inglese….
  • ylaila.books Ok.. mi devo mettere nell’angolo della vergogna perché non ho mai letto niente di suo
  • lostpuf Che bella idea ? io di Jane Austen ho letto solo “Orgoglio e pregiudizio” e anche anni fa a dire il vero ? quindi è possibile che se lo rileggessi ora il mio giudizio sarebbe differente. L’ho trovato un romanzo rilassante, non come altri classici pesanti e tediosi, nonostante riesca a incarnare quelli che sono gli ideali dell’epoca! Quando avrò tempo sicuramente leggerò altro di lei
  • lalibromane Io la adoro ?? amo il periodo storico, il suo romanticismo e la sua ironia, la sua osservazione e analisi della realtà sociale del tempo, amo come costruisci i personaggi, i quali non vengono mai creati a caso ma hanno tutti un ruolo.. La sua scrittura la trovo scorrevole, delicata, non troppo semplice ma nemmeno pretenziosa.. Amo in primis Orgoglio e Pregiudizio ma in generale mi piacciono tutti i suoi lavori ?
  • sopralerighe85Mi stupisce la sua modernità, ogni volta. Orgoglio e pregiudizio è un libro che non mi stanco mai di leggere, così elegante e raffinato.
  • scarlett.k.winterfallAdoriamo il fatto che fosse così moderna per la sua epoca ? una vera eroina per noi… Una scrittrice, insomma un modello? Inoltre pur non amando i classici ci è stato impossibile non eleggere “Orgoglio e Pregiudizio” nostro classico preferito ?
  • leggoquandovoglioIo se non voglio farmi odiare devo stare zitta ? però bravissima perché quest’idea è fantastica! ?
  • gc_lellaChe bella rubrica! Io ho amato “Orgoglio e pregiudizio” e “Persuasione”❤️Indubbiamente, in questi due romanzi, aveva uno stile distinto. Visto che ci dobbiamo sbizzarrire passo alle note dolenti: letto uno, letti tutti… non linciatemi ?ma pecca molto nell’originalità e nelle descrizioni. Credo sia così apprezzata perché ha fatto centro con “Orgoglio e Pregiudizio”.
  • gattinoonomantePenso che sia tanto amato perché è un classico… E come tutti i classici, si amano e si odiano al contempo, però non possiamo farne a meno. Rimangono dei grandi esempi, forse alle volte idealizzati a tal punto da renderli immuni alle critiche.
  • alessandra_nekkina93_72Per ora ho letto solo “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen, ma quanto l’ho amato!!! ? prossimamente leggerò “Ragione e Sentimento” e poi tanti altri, li ho quasi tutti ?
  • deilibrisottoilbraccioCuriosa di sapere il tuo parere ? io adoro Jane Austen ?❤
  • lalibromaneadoro zia Jane❤ spero piaccia anche a te!
  • scarlett.k.winterfallComplimenti per la fotografia innanzitutto ?? Orgoglio e Pregiudizio resta il nostro classico preferito ? Ricordiamo di averlo scelto come libro da esaminare per una vecchia tesina di storia ? Uno degli aspetti che ci avevano più interessate era il rapporto tra le sorelle ?
  • fallinbooks._Arrivo molto in ritardo ma spero di essere in tempo! Beh, che dire? “Orgoglio e Pregiudizio” è il mio libro del cuore. L’ho letto 4 volte e ogni volta oltre ad trovare la stessa bellezza, scopro sempre qualcosa di nuovo. Adoro la prosa di Jane, la sua sottile ironia, il suo modo di descrivere il carattere dei personaggi lasciando che il lettore li conosca man mano. Mi piace molto il modo in cui analizza l’animo umano e riesce a raccontare con minuzia la sua epoca. Nel bene e nel male. E poi la coppia Lizzie/Darcy è la più bella di tutte. Le loro schermaglie iniziali, i ripensamenti, le delusioni e l’idillio finale…Insomma meraviglioso!!❤️

Infine, il mio parere:

Credo che Jane Austen sia intramontabile grazie al suo stile: elegante, rilassante, discreto. Personalmente ho apprezzato molto questo aspetto dei suoi romanzi.

Per quanto riguarda le trame, credo che fossero innovative per il momento storico in cui sono state scritte, così come i personaggi femminili; lette oggi risultano piacevoli ma, a mio parere, un po’ limitate (siamo abituati a leggere di qualsiasi argomento possibile e leggere di romanzi interamente strutturati intorno ad un matrimonio o un fidanzamento può risultare monotono). Per esempio, in Orgoglio e Pregiudizio ciò che ho apprezzato di più nella trama è stato il legame tra le sorelle e all’interno della famiglia delle protagoniste in generale.

Tuttavia, credo che i suoi libri vadano letti (perlomeno Orgoglio e Pregiudizio), in quanto classici senza tempo, da cui si può sempre imparare qualcosa!

“Un articolo scomodo”

8 Marzo – Festa della Donna

Ma sappiamo cosa vuol dire? Come ogni ricorrenza, è finita per essere una delle tante occasioni per uscire, “festeggiare” in chissà quale modo.
La Festa della Donna è, in realtà, la Giornata internazionale della donna, che ricorre appunto l’8 marzo di ogni anno e la sua funzione è quella di ricordare da un lato le conquiste sociali, economiche e politiche, e dall’altro le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto.
Successivamente è stata istituita un’altra giornata dedicata alle donne, il 25 novembre, per condannare le violenze che spesso sono costrette a subire.

Le due giornate, oltre al fatto di essere entrambi dedicate alle donne, hanno in comune il fatto di essere entrambe nate in determinati contesti sociali e politici.

Ora, trovandosi in accordo o meno con tali ideologie politiche, e senza trasformare l’argomento in un movimento sociale o politico, rimane un punto fermo: ci chiediamo mai quali siano effettivamente le disparità, le ingiustizie, le violenze di vario genere che una donna è costretta a subire? Evidentemente no. Evidentemente non è sufficiente una giornata per ricordarlo al mondo. Evidentemente non sono sufficienti nemmeno due giornate.

Le violenze possono essere di molti tipi: fisiche, psicologiche, di piccola o grande entità, visibili o invisibili, esplicite o nascoste. Ma esistono. Così come esistono le ingiustizie. Oh si che esistono! Ed è di queste che voglio parlare oggi, in questa giornata dedicata alle donne.
Da quello che ho potuto constatare finora, credo che i motivi per cui tutto ciò continua a succedere siano due: il primo motivo è la mentalità di chi – con grande ignoranza e, probabilmente, in modo spontaneo e quasi inconscio – continua a vivere nella presunzione di essere migliore (“Cosa vuoi fare? Sei solo una donna” “Se è arrivata fin lì chissà con chi è andata” “Puoi essere brava finché vuoi, tanto non basta…”). Ahimè questa è la maggioranza delle persone, tra cui anche alcune donne: è come se fosse un dato di fatto, talmente radicato nel pensiero comune da non poter più essere eliminato.

Il secondo motivo è da imputare unicamente alle donne: mancanza di coraggio (o scoraggiamento dopo svariati tentativi nel fare qualcosa), mancanza di determinazione, rinuncia. Sia chiaro: non voglio incolpare nessuno e, tanto meno, far sembrare il coraggio e la determinazione qualità di pochi, anzi! Credo che tutte abbiamo coraggio, tutte abbiamo determinazione, ma può capitare – dopo uno, due, tre, venti rifiuti o ingiustizie – che la rinuncia si faccia viva. Capita a tutte, prima o dopo, anche solo per un momento.

Dopodiché ci sono due possibilità: arrendersi al fatto che sarà sempre così e rinunciare, oppure arrendersi al fatto che sarà sempre così ma tentare di dimostrare il contrario.

E non vuol dire che ogni donna debba diventare dirigente di qualcosa o capo di qualcuno (una volta un professore chiese “Secondo voi parità vuol dire che una donna deve vestirsi come un uomo e dare ordini in un cantiere?” Risposta: “Se è ciò che vuole, per cui ha lottato, che ha conquistato con le proprie forze”). In ogni caso una bella soddisfazione, certo, ma apparente. Voglio dire, la maggior parte di coloro che assisteranno al successo di questa donna, avrà dentro di sé la vocina che ripete “Cosa vuoi fare? Sei solo una donna” ,”Se è arrivata fin lì chissà con chi è andata”, “Puoi essere brava finché vuoi, tanto non basta…”, indipendentemente che questi spettatori siano uomini o donne.

Di conseguenza, credo che ci sia un solo modo per arrendersi al fatto che sarà sempre così ma tentare di dimostrare il contrario: esserne consapevoli. Ognuna di noi sa esattamente cosa ha fatto per sé, per gli altri, per raggiungere un obiettivo, per dire “ce l’ho fatta”, e credo che questo sia sufficiente per riacquistare un po’ di quel coraggio, un po’ di quella determinazione, perché, prima di fare i conti con le vocine che ripetono le stesse cose da sempre, dobbiamo fare i conti con noi stesse. Perché non dopo “ce l’ho fatta” non deve mai esserci “si, ma a che prezzo”.

Sapete, dopo tutto ciò, a volte mi ritrovo a sperare che, continuando ad agire secondo questa convinzione, prima o poi lo si possa notare anche dall’esterno, che le vocine possano zittirsi, pur sapendo che ciò può succedere nei confronti di una minima parte delle persone: più colte, più sensibili o, semplicemente, con una maggiore esperienza.

Alla fine, diciamocelo, questa storia della parità è un’invenzione piuttosto recente, storicamente parlando. O meglio, è recente il fatto di dovere raggiungere la parità.
In passato – e parlo di molto tempo fa – esistevano popoli in cui donne e uomini erano assolutamente uguali: ognuno con i propri compiti, certo, ma non per questo uno inferiore all’altro. Come siamo arrivati a dover conquistare la parità? O meglio, riconquistare? Ci sono diverse teorie che tentano di spiegare questa evoluzione – o regressione – nella storia, ma resta il fatto che noi siamo qui ora e ci troviamo a fare i conti con una società che, consciamente o inconsciamente, ci ritiene ancora inferiori (un piccolo appunto: so che ci sono associazioni, singoli individui, movimenti di vario genere, che ogni giorno si muovono per cambiare le cose, e non posso fare altro che ammirarli; la mia visione pessimista è rivolta soprattutto alle piccole cose, alle situazioni di tutti i giorni in cui, prima o poi, ci troviamo tutte).

Sicché, continuando a considerare l’opzione più pessimista – cioè arrendersi al fatto che sarà sempre così – non ci resta che dimostrare il contrario. Per noi.

Per questo motivo, proprio oggi, ho deciso di parlarvi di UNA DONNA: Oriana Fallaci, una donna scomoda.

Si, una donna scomoda. Così si definisce lei stessa in uno dei discorsi contenuti nel libro Il mio cuore è più stanco della mia voce.

Conosciuta da tutti e in tutto il mondo. Apprezzata? Forse. C’è chi la ama e c’è chi la odia.
Ho scelto lei in questa giornata dedicata alle donne perché credo che sia un esempio notevole, quasi impareggiabile. Come sempre, si può essere d’accordo o meno con i suoi punti di vista e con i suoi giudizi, ma resta il fatto che non si è mai arresa, e credo rappresenti esattamente ciò che tentavo di spiegare poco fa.

 

Una vita in breve

Per chi non la conoscesse, ecco un racconto – sintetizzato e che, sicuramente non rende giustizia alla grandezza di questa donna – della vita di Oriana Fallaci.

Oriana Fallaci (Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006) è stata una scrittrice (o meglio, uno scrittore, come lei stessa si definiva) e giornalista. Tra le altre cose, è stata la prima donna ad andare al fronte come inviata speciale.

Studiò al liceo classico e, in seguito, si iscrisse alla facoltà di medicina. Perché? Per conoscere le persone. In seguito passò alla facoltà di lettere e filosofia. Abbandonò gli studi per dedicarsi al giornalismo, collaborando dapprima con Il Mattino dell’Italia Centrale, in seguito con il settimanale Epoca e, infine, con l’Europeo.

Nel 1956 fu mandata a New York dall’Europeo e, in questa occasione, raccolse il materiale per il suo primo libro I sette peccati di Hollywood.

Nel 1961 realizzò un reportage sulla condizione della donna in Oriente, che diventò il libro Il sesso inutile. L’anno successivo pubblicò Penelope alla guerra, e un anno dopo Gli antipatici.

Nel 1965 pubblicò Se il sole muore, un’opera che dedicò a suo padre, raccogliendo interviste dei più importanti astronauti e tecnici della NASA.

A partire dal 1967 iniziarono i suoi reportage in Vietnam, durante i  quali criticò indistintamente tutte le parti coinvolte nelle guerre, ma anche facendo notare alcuni episodi di straordinaria umanità.

L’esperienza in guerra fu tradotta in libro con Niente e così sia, un libro crudo quanto profondo, un racconto intenso, che tutti dovrebbero leggere.

Poi ci furono, in ordine: Quel giorno sulla luna (1970), Intervista con la storia (1974 – una raccolta di interviste a tanti dei maggiori esponenti sociali e politici della storia contemporanea), Lettera a un bambino mai nato (1975 – un’opera personale quanto universale, tragicamente realista), Un uomo (1979 – dedicato all’uomo che ha amato, morto difendendo un’idea), Insciallah (1979), La rabbia e l’orgoglio (2011), La forza della ragione (2004), Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci (2004), Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse (2004 – è sostanzialmente Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci con alcune aggiunte).

Scrisse quindici libri, e altrettanti sono stati pubblicati dopo la sua morte, tra i quali vi consiglio senza ombra di dubbio Un cappello pieno di ciliege e Il mio cuore è più stanco della mia voce.
Ha rifiutato per tutta la vita la pubblicazione di una biografia, ripetendo che la sua vita era una storia soltanto sua; è stato comunque pubblicato Oriana Fallaci in parole e immagini, un libro che racconta la sua vita, non propriamente come una biografia, ma piuttosto con un insieme di scatti e di citazioni, interviste, e quant’altro.

Potrei andare avanti in eterno ad elencare tutto ciò che ha detto o fatto questa donna ma, piuttosto, vi lascio una sua frase:

“Dico quello che penso
e quello che penso
è ciò che la gente pensa
e quasi mai dice.
E quello che la gente pensa
e quasi mai dice
è la verità.”

Dopo tutto questo, mi ripeto nel dirvi che ho scelto lei come esempio di donna (vi chiedo di non farne una questione politica o ideologica), come punto di riferimento, perché questo è per me da tredici anni a questa parte… vorrei che potesse scrivere ancora.

 

LibriATema: Il Giallo

Buon venerdì lettori! Oggi l’articolo per la rubrica #LibriATema sarà un po’ diverso perché vi parlerò di un genere letterario anziché di un singolo libro: il giallo.

Il giallo è un genere letterario che ha riscosso successo a livello mondiale a partire dalla sua nascita, cioè verso la metà XIX secolo. Si basa su un tema dominante: il crimine, in ogni sua forma; proprio a causa delle innumerevoli sfaccettature di questo genere letterario, lo si può riconoscere chiaramente anche all’interno di romanzi storici o fantascientifici, anche se i più comunemente identificati come “gialli” sono il poliziesco classico, il noir e il thriller (suddiviso a sua volta tra thriller legale e medico).

Perché questo genere letterario ha preso il nome di “giallo”?

In realtà è un fatto abbastanza curioso: il termine Giallo come genere letterario viene utilizzato solo in Italia (il primo ad avermi incuriosito su questo aneddoto è stato il mio professore di italiano alle superiori!), mentre negli altri Paesi questo genere mantiene il nome di poliziesco o simili.
Il nome italiano risale alla collana Il Giallo Mondadori, ideata da Lorenzo Montano e pubblicata in Italia da Arnoldo Mondadori a partire dal 1929: il colore della copertina è diventato di fatto la denominazione di un genere letterario
(i volumi che vedete nella foto sono del mio nonnino e risalgono agli anni ’50/’60).

Breve storia del Giallo

La nascita e la definizione del genere Giallo sono da ricondurre principalmente a due personaggi:

  • Auguste Dupin da I delitti della via Morgue di Edgar Allan Poe: un personaggio dall’intuito sorprendente, tanto da risolvere i casi semplicemente leggendo gli articoli sui giornali;
  • Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, protagonista di Uno studio in rosso, pubblicato nel 1887. Si tratta di un personaggio che non è mai uscito di scena, tutt’oggi alla basa di racconti, serie TV e così via.

In seguito sono stati molti i “maestri del giallo”: da Agatha Christie e George Simenon.

Al giorno d’oggi esistono molti sottogeneri e ramificazioni del romanzo giallo: contemporaneo, storico (il mio preferito), fantascientifico, e molti altri: l’aspetto poliziesco è passato in secondo piano, mentre il crimine rimane il punto fondamentale.