L’incubo di Biancaneve – La città dei mercenari

L' Incubo Di Biancaneve
Scarlet Danae
Retelling
Self-published
15 March 2018
173

Una ragazza sfortunata. Una misteriosa droga spacciata in delle mele. Un'overdose fatale e un viaggio in un mondo parallelo, infetto da un virus mortale e oppresso da sette streghe. Riuscirà Bianca a salvare il principe Darknight tenuto prigioniero nella città dei mercenari? Ma soprattutto, accetterà il suo destino come clone della rivoluzionaria Biancaneve?

L’incubo di Biancaneve è un retelling della fiaba classica di Biancaneve , ambientata in tempi moderni.

La protagonista è, ovviamente, Bianca, una giovane fanciulla che viene sfruttata dalla “matrigna”, l’antagonista, al pari di una prostituta. Viene introdotta in questo mondo proprio dalla matrigna, che la costringe a vendersi. Abbiamo quindi una nuova veste per entrambe, rivisitata e più moderna.

Ora: su questo libro vanno fatte alcune precisazioni, perciò procediamo per gradi. Si basa su un’idea di retelling originale e “folle” al punto giusto. Si tratta di quel tipo di follia che, ahimè, si rivela particolarmente  verosimile. Questo si nota soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi e nel ruolo che ricoprono all’interno della storia. Bianca è una ragazza vittima di soprusi indescrivibili ma che, allo stesso tempo, progetta un qualche tipo di riscatto, rivincita, vendetta. Bianca ha un tipo di emancipazione e di sviluppo adatto ai tempi moderni e all’ambientazione della storia. La matrigna lucra su di lei vendendola come oggetto sessuale: sicuramente un tipo di abuso più attuale rispetto al costringere una ragazza a fare i lavori domestici o altro.

Tutto l’insieme, quindi, rende il romanzo tremendamente crudo e attuale. Tuttavia, bisogna sapere a cosa si va incontro: il linguaggio scelto dall’autrice è molto scurrile e schietto, senza giri di parole o “abbellimenti” delle scene descritte, anzi!

“Cosa sei Bianca?” mi domandò.

“Sono una cagna.”

“E cosa fanno le cagne?”

“Stanno a quattro zampe e abbaiano…”

L’intento dell’autrice presumo fosse proprio quello di rendere ancora più vivido il racconto. Molto probabilmente, se ci si trovasse davanti ad uno sfruttatore , questo non andrebbe molto per il sottile e userebbe un linguaggio molto simile a questo. Sotto questo punto di vista, la scelta dell’autrice è stata senza dubbio accurata.

Tuttavia, trattandosi di un romanzo, potrebbe non essere adatto a tutti i lettori: c’è chi apprezza e chi no, per questo è meglio essere a conoscenza di ciò che si sta per leggere.

La trama, ovviamente, è costruita su un susseguirsi di eventi, tra cui l’improvvisa precipitazione di Bianca in un mondo alternativo – dopo aver morso la famosa mela avvelenata. Il mondo in cui Bianca viene catapultata è costruito e descritto ancora meglio del precedente. Inoltre, fa la sua comparsa Cogito, un “personaggio” che guida Bianca dall’interno. Da questo momento Bianca diventa la vera protagonista “attiva”, inizia la sua avventura che la porterà al fianco di Darknight – un principe prigioniero – e non solo.

La città dei mercenari è il primo volume di questa saga fantasy: Bianca ha ancora molti passi da compiere prima che la “fiaba” si concluda.

l’incubo di Biancaneve: Nota personale e conclusioni

Personalmente ho apprezzato molto l’ambientazione e l’idea che sta alla base del retelling. Come anticipato, la trovo molto attuale e più verosimile di quanto si voglia credere. Ciò che, secondo me, fa perdere qualche punto al libro sono l’editing e il linguaggio. Il primo valido per tutti, il secondo solo per alcuni: a me, per esempio, non infastidisce il linguaggio volgare, nonostante preferisca uno stile più classico – ma, ovviamente, non è così per tutti, di conseguenza questa saga necessita di trovare il lettore adatto. Ma, d’altra parte, è così per ogni libro!

Recensioni: indice

The Queen’s Gambit

The Queen's Gambit Book Cover The Queen's Gambit
Walter Tevis
Romanzo
Weidenfeld & Nicolson
14 April 2016
272

 

The Queen’s Gambit è un romanzo di Walter Tevis, pubblicato nel 1983 e riportato in auge dalla recente serie televisiva su Netflix.

Racconta la storia di Beth Harmon che, come via di fuga da una vita monotona e infelice, trova il gioco degli scacchi – che la appassiona a tal punto da assorbirla completamente e renderla una delle migliori in quell’ambito ma che la porta anche ad accentuare problemi già radicati in lei, come la dipendenza da alcol e tranquillanti.

Il titolo del libro fa riferimento ad una mossa di scacchi che prevede il sacrificio di un pedone per mettere in posizione di vantaggio la regina. Oltre ad essere un titolo d’effetto, è anche molto significativo se paragonato al contenuto del romanzo.

Questo libro, infatti, tratta molti argomenti difficili e importanti. Lo fa su più livelli. A livello individuale tratta di:

  • la solitudine, l’abbandono, l’infanzia, l’adolescenza e lo sviluppo della personalità e delle capacità di una persona. Beth è orfana, vive in un orfanotrofio, è introversa e solitaria. Riesce a stringere solo due legami forti: con il custode dell’orfanotrofio, nonché suo primo maestro di scacchi, e con una compagna di stanza.
  • la dipendenza: in questo caso da tranquillanti, sin dall’età adolescenziale, e dall’alcol in età adulta.
  • l’emancipazione femminile: Beth è l’unica donna a competere a livello mondiale in un gioco che fino a quel momento era stato prettamente maschile.
  • in generale, tratta di psicologia: tutti gli eventi che possono accadere  nell’arco di una vita e le ripercussioni psicologiche che possono avere su un individuo; le sue reazioni e comportamenti. Nel caso di Beth: il lutto, la celebrità improvvisa, il rapporto con gli uomini, la passione per un gioco che diventa quasi fanatismo.

Allo stesso modo, tratta di temi importanti anche a livello macroscopico, inserendo all’interno della trama le rivalità storiche tra America e Russia, descrivendo in modo piuttosto schietto e preciso la società americana degli anni ’50, la posizione della donna in questa società e così via.

The Queen’s Gambit tratta decine di argomenti importanti e delicati ma lo fa in modo quasi impercettibile, perché tutto ciò viene magistralmente “nascosto” sotto la trama principale che porta Beth dall’infanzia all’età adulta in un susseguirsi di vicende e intrecci che appassionano il lettore tanto da farlo arrivare al fondo concentrandosi solo su questo aspetto, per poi riflettere in seguito sul contenuto più profondo del libro.

Lo stile dell’autore è insolito: spezza le scene, spostando il focus da un personaggio all’altro in modo repentino e improvviso, soprattutto nella prima parte del libro. La narrazione avviene in terza persona e, ovviamente, nonostante alterni diversi personaggi, ritorna sempre sulla protagonista.

Il ritmo è medio/veloce: i fatti narrati sono molti e ravvicinati nel tempo; ci sono descrizioni di scene, stati d’animo e personaggi ma sono bilanciate e aiutano il lettore a immaginare le intere scene.

Complessivamente è un bel romanzo: si legge in modo piacevole e scorrevole, ha una bellissima ambientazione geografica e storica, nonché un accurato studio dei dettagli (primo tra tutti, tutto ciò che riguarda gli scacchi).

Nota personale:

Ho letto questo libro in lingua originale e non ho avuto modo di confrontarlo con l’edizione italiana. Quindi è possibile che la mia percezione dello stile e del ritmo siano state influenzate da questo. Il lessico utilizzato è molto curato e ricercato, ci sono molti vocaboli che non si sentono abitualmente, anche per ciò che non riguarda gli scacchi.

The queen’s gambit su Netflix

Avendo letto il libro e visto la serie, la domanda che sorge spontanea è: qual è il più bello? Entrambi. Il libro personalmente mi è sembrato meno “dolce” rispetto alla serie, che però si è rivelata molto accurata nel rispettare la trama del libro.

Inoltre l’interpretazione della protagonista è stata singolare e l’attenzione per i dettagli altrettanto meritevole: le partite di scacchi sono tutte realmente giocate, gli abiti rispecchiano a pieno la moda dell’epoca e, in generale, la serie è stata un ottimo lavoro sotto ogni punto di vista.

Si vocifera che sia in produzione un seguito: personalmente spero non sia così perché, per quanto si possa desiderare un’altra stagione così entusiasmante, non sarebbe più fedele al libro ma risulterebbe una forzatura.

Detto ciò, consiglierei entrambi: magari prima il libro e poi la serie! Buona lettura e buona visione!

 


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Il purgatorio di Dante – Graphic Novel

Il Purgatorio di Dante in graphic novel Book Cover Il Purgatorio di Dante in graphic novel
Cristiano Zuccarini
Comics & Graphic Novels
Chiaredizioni
2021


Il Purgatorio di Dante: una Graphic Novel di recente pubblicazione che merita di essere letta e aggiunta alla collezione!

Le opere del Sommo Poeta sono state rivisitate in tantissimi modi, nel corso negli anni: traduzioni diverse, edizioni illustrate e. relativamente di recente, fumetti e graphic novel. In realtà, sembra che l’edizione originale della Divina Commedia sia andata persa e che quella che oggi conosciamo e studiamo sia semplicemente la trascrizione più simile all’originale. Ha attraversato i secoli per arrivare fino a noi e si rivela tutt’oggi una delle opere più complesse e imponenti che siano mai state scritte.

Questa è un’edizione illustrata di Cristiano Zuccarini (Autore), Ernesto Carbonetti (Illustratore), estremamente “visuale”, adatta ad un pubblico molto vasto: adulti, ragazzi, appassionati e non.

Il Purgatorio di Dante: le illustrazioni

Questa edizione del Purgatorio si contraddistingue, ovviamente, per le illustrazioni. Le tavole sono molto particolari: uniscono tinte piatte a gradienti e pattern in modo insolito. Per esempio nelle rappresentazioni di Dante si trovano abiti in tinta piatta e le parti del corpo esposte (viso, mani) con sfumature e dettagli. Sicuramente sono molto d’impatto, soprattutto grazie a due fattori: i colori e i contrasti. La palette utilizzata per l’intero volume è composta da una quantità ridotta di colori che creano forti contrarti: bianco e nero, ovviamente, ma soprattutto rosso e ciano – grazie ai quali si hanno i contrasti più percepibili e capaci di trasmettere sensazioni forti (*); troviamo poi sfumature che vanno dal beige al marrone con cui sono stati dipinti pelle, cielo e altre parti di sfondo.

*Torniamo alle sensazioni che le tavole trasmettono. Si può dire che, in generale, trasmettano un senso di angoscia e inquietudine – come è giusto che sia, trattandosi del Purgatorio. In questa sezione della Divina Commedia, infatti, Dante si trova a dover riflettere su vari aspetti di sé e del suo passato, nonché sulle vite e sulle vicende che riguardano le persone che incontrano. Nel Purgatorio si trovano le anime di coloro che in vita avevano una propensione al peccato e devono quindi purificarsi e pentirsi prima di accedere al Paradiso. Ogni anima deve scontare pene pari ai peccati commessi in vita. Ecco che l’atmosfera si fa inquietante e “oppressiva” benché, procedendo verso il Paradiso, si faccia più tollerabile e positiva: i colori e la composizione delle tavole trasmettono esattamente questo.

I testi

Trattandosi di un’edizione a fumetti, ovviamente, i testi sono ridotti al minimo indispensabile. Vengono alternati estratti dei canti (riassunti tramite versi e immagini) e riassunti in prosa, che fanno da tramite tra un canto e l’altro. La percezione di questa struttura può essere interpretata in due modi: per alcuni può essere vantaggiosa perché permette una lettura “semplificata” dell’opera, per altri può essere confusionaria perché alterna un lessico antico ad una prosa moderna. Trattandosi però di un volume rivolto anche ad un pubblico molto giovane, potrebbe essere un buon compromesso per un primo approccio alla Divina Commedia.

In conclusione

Consiglio questo libro a tutti gli appassionati di Dante, di fumetto e ai lettori alla ricerca di edizioni fuori dal comune. Personalmente ho apprezzato molto l’uso dei colori e l’idea generale. Sempre personalmente avrei fatto alcune scelte diverse per quanto riguarda al composizione grafica (per esempio non avrei “tirato” i font nella numerazione dei canti). Per concludere, ecco alcune immagini che possono aiutare ad avere un’idea precisa sul contenuto dell’opera.

 


Approfondimento: Dante, il maestro dell’horror simbolico

Altre recensioni: Il Giornale

 

///Ringrazio Diffondi Libro per avermi dato la possibilità di leggere questo libro in anteprima

Enciclopedia delle lettere miniate

Enciclopedia delle lettere miniate. Una raccolta di calligrafie decorative. Ediz. a spirale Book Cover Enciclopedia delle lettere miniate. Una raccolta di calligrafie decorative. Ediz. a spirale
Margaret Morgan
Art
2019
256

L'arte della miniatura, ovvero la creazione di lettere e capolettere elaborate e decorate, ha raggiunto il suo apice nei monasteri dell'Europa medievale. Abbellite con le foglie d'oro, le lettere miniate degli amanuensi di quel periodo sembravano brillare di luce propria. Oggi questa arte tradizionale sta vivendo una seconda giovinezza e sta appassionando sempre più persone. "Enciclopedia delle lettere miniate" offre istruzioni passo passo che aiutano a ricreare alfabeti miniati di sei periodi storici, fra cui quello celtico, quello gotico e quello romanico. Gli schemi delle lettere maiuscole e minuscole sono accompagnati da idee per creare bordi e decorazioni e da istruzioni complete sulla doratura. Ogni sezione, inoltre, propone delle soluzioni per adattare le lettere miniate e creare così uno stile davvero personale, mentre una galleria di esempi moderni servirà da ispirazione per ulteriori spunti creativi.

L’enciclopedia delle lettere miniate è un volume edito da Il Castello che racchiude tutte le informazioni utili alla pratica della miniatura, nonché diversi cenni storici riguardanti questo particolare settore dell’arte.

L’autrice, Margaret Morgan, è una professionista della calligrafia, membro della Calligrafy & lettering Art society. In questo suo testo, presenta l’arte della calligrafia e della miniatura partendo dalla storia delle lettere miniate, fino ad arrivare alla loro composizione e realizzazione.

Nel primo capitolo vengono presentate attrezzatura e tecniche. Gli attrezzi necessari per la realizzazione di lettere miniate professionali sono davvero molti, tuttavia si può iniziare dalle basi e selezionarne un discreto numero che consenta di fare pratica e sperimentare le varie tecniche.

Vengono analizzati, oltre ai materiali, la postazione di lavoro, i tipi di carta e pergamena, pennelli, penne e matite, colori per la pittura (scendendo nel dettaglio di tecniche antiche come la tempera all’uovo)  e inchiostri, per finire con la doratura.

Il secondo capitolo è dedicato alla preparazione del lavoro: un passaggio che spesso viene sottovalutato e sbrigato frettolosamente, ma che in realtà richiede tempo e pazienza. Se questo passaggio viene eseguito con cura, però, si ottengono ottimi risultati e i passaggi successivi sono senza dubbio agevolati.

Enciclopedia delle lettere miniate: guida agli stili

Dal terzo capitolo in poi si parla di stili. Vengono analizzati:

  • Celtico
  • Ottoniano
  • Romanico
  • Gotico
  • Rinascimentale a bianchi girari
  • Neoclassico

Per ogni stile viene fatta un’introduzione storica, seguita da esempi e fotografie di lettere miniate antiche e riproduzioni. Successivamente vengono illustrati i passaggi per la realizzazione di una lettera miniata per ogni stile, per finire con l’intero alfabeto con calligrafia corrispondente.

La parte finale del volume si intitola Galleria contemporanea e contiene fotografie ed esempi di lettere miniate provenienti da tutto il mondo e da epoche diverse.

In conclusione

Ho trovato questo volume molto utile, pratico e dettagliato. Contiene alcuni consigli pratici che molto spesso vengono dati per scontati o semplicemente non vengono citati nelle lezioni e nei testi d’arte. Inoltre, contiene molti esempi e fotografie, utili ad avere un paragone quando si decide di iniziare a disegnare lettere miniate.


Se vi piacciono le lettere miniate e la calligrafia antica, ecco la linea di prodotti pensata per voi:

Grimoire – New Scottish Folk Tales

Grimoire – New Scottish Folk Tales è libricino di Robin Robertson che racchiude alcuni racconti in versi, che si ispirano al folclore tradizionale scozzese.

Da Goodreads:
Like some lost chapters from the Celtic folk tradition, Grimoire tells stories of ordinary people caught up, suddenly, in the extraordinary: tales of violence, madness and retribution, of second sight, witches, ghosts, selkies, changelings and doubles, all bound within a larger mythology, narrated by a doomed shape-changer – a man, beast or god.

A grimoire is a manual for invoking spirits. Here, Robin Robertson and his brother Tim Robertson – whose accompanying images are as unforgettable as cave-paintings – raise strange new forms which speak not only of the potency of our myths and superstitions, but how they were used to balance and explain the world and its predicaments.

From one of our most powerful lyric poets, this is a book of curses and visions, gifts both desired and unwelcome, characters on the cusp of their transformation – whether women seeking revenge or saving their broken children, or men trying to save themselves. Haunting and elemental, Grimoire is full of the same charged beauty as the Scottish landscape – a beauty that can switch, with a mere change in the weather, to hostility and terror.

In questa sua recente opera, Robertson unisce tradizione, fantasia e maestria nell’uso del linguaggio. Usa un linguaggio molto semplice, talvolta con parole meno conosciute, e fonde tutto con uno stile molto ritmato e musicale.

Grimoire, come è giuso che sia trattandosi di racconti ispirati al folclore nordico, è piuttosto sanguinario e macabro. Ogni racconto è caratterizzato dalla presenza di personaggi ordinari che vengono improvvisamente catapultati in qualcosa di straordinario: incontri con strane creature, trasformazioni, ecc.

Un racconto molto bello è At Roane Head – The Guardian – un racconto avvolto dal mistero e da un cupo alone di malinconia e vendetta. In questi versi, per esempio, la protagonista è una madre di quattro figli, che vengono uccisi da suo marito poiché non li riteneva suoi figli per via del loro aspetto simile ai pesci. La madre piange i figli scomparsi e cerca vendetta, fino al ritorno del padre dei poveri bambini.

Questo è solo un esempio di ciò che si può trovare all’interno di questo piccolo gioiellino: fiabe dal sapore antico, scritte in  modo impeccabile.

Grimoire – L’edizione

Una piccola nota sull’edizione: si tratta di un’edizione in lingua originale con copertina rigida; il libro ha 75 pagine in cui si alternano i versi e le illustrazioni, molto semplici, che li rappresentano.
Lo consiglio per l’originalità dei testi e la cura dei dettagli, ci tengo però a precisare che si tratta di un libro molto breve e di piccole dimensioni.


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La ragazza invisibile

La ragazza invisibile Book Cover La ragazza invisibile
Mary Shelley
Classici, Racconto
Coppola Editore
2020
Copertina flessibile

La madre di Frankenstein ci regala una perla di narrativa gotica. Un racconto breve, pochissimo tradotto in italiano. Fantasmi e amori in frantumi animano un Galles ottocentesco. Rosina ama segretamente Henry. Quando il padre del ragazzo, Sir Peter Vernon, scopre il loro amore sbatte fuori di casa la ragazza. Henry ha il cuore in frantumi e cerca la sua amata tra i boschi bui. Nel villaggio non si fa altro che parlare di una ragazza invisibile, uno spettro notturno. Rosina è la ragazza invisibile? Riuscirà Henry a trovare Rosina? Sir Peter perdonerà il loro amore? Un Romeo e Giulietta d’Oltremanica, un dramma gotico a lieto fine.

La ragazza invisibile è un racconto breve di Mary Shelley, l’autrice famosa per l’opera Frankenstein.

Recentemente pubblicato in una nuova edizione italiana, è il libro più piccolo della mia collezione. 6×13 cm di pura poesia: Mary Shelley, con il suo stile elegante e curatissimo, ha creato un racconto breve praticamente perfetto.

Horror e fiaba si mescolano alla perfezione unendo gli elementi tipici di uno alla struttura dell’altra. Benché si tratti, appunto, di una storia molto breve, è sorprendete come l’autrice sia riuscita a renderla ricca di dettagli, descrizioni di luoghi, sensazioni, atmosfere e personaggi – tanto da rendere tutto assolutamente percettibile e immaginabile dal lettore.

Non è finita qui: il racconto ha una struttura complessa e addirittura diversi punti di vista. Racconta di una storia d’amore impossibile, con cui si intrecciano morte, vendetta, inganno, violenza e… fantasmi.
Ambientato nel Galles dell’800, racconta la storia di un giovane di nome Henry, che viaggia per mare ed è in pena per un amore che non può vivere a causa della propria famiglia.

Durante uno dei sui viaggi in mare, Henry e il suo equipaggio vengono compiti da una forte tempesta ma riescono a salvarsi grazie ad un faro acceso – che si dice sia disabitato da tempo immemore.

Secondo una leggenda, a tenere acceso il faro è, appunto, la ragazza invisibile, una misteriosa presenza su cui non si sa nulla, se non che sia in pensa per il suo amore perduto e che vaghi alla sua ricerca.

Qual è il legame tra Henry e la ragazza invisibile? Dopo essere scampato a morte certa, riuscirà Henry a coronare il suo sogno e vivere con la sua amata?


Questo breve racconto è davvero un gioiellino, un piccolo capolavoro della letteratura ottocentesca, scritto da una della maggiori esponenti letterarie del periodo. Un racconto gotico che, stranamente, ha anche un lieto e fine… ma soprattutto un bel messaggio per ogni lettore! CONSIGLIATISSIMO!


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Ascoltare gli alberi

Ascoltare gli alberi Book Cover Ascoltare gli alberi
Henry David Thoreau
Classici, Diario
I piccoli grandi libri
2018
93

«Una lontana betulla bianca, ritta su una collina contro il cielo bianco e brumoso, sembra, con i suoi ramoscelli sottili, così distinti e neri, un millepiedi che si arrampichi in paradiso.» Righe come queste, tratte dal suo "Diario", riassumono la visione filosofica e naturalistica di Henry Thoreau sul mondo vegetale. Precursore del pensiero ecologista, pone gli alberi al centro della propria vita intellettuale ed emotiva, instaurando con loro un profondo dialogo e tentando così di catturarne l'essenza. "Ascoltare gli alberi" propone una scelta di pagine suggestive dove gli alberi sono descritti come persone in carne e ossa, come amici fedeli che meritano il più grande rispetto, come compagni di vita che in ogni stagione offrono, per lo stupore di chi li contempli, l'immagine di una natura meravigliosa e in continuo mutamento.

Ascoltare gli alberi è una sorta di diario, scritto da Henry Thoreau, come testimonianza della sua visione della natura e dello stile di vita che ogni individuo dovrebbe adottare.

L’edizione Giunti non è integrale, contiene alcuni estratti rilevanti che consentono di avere una visione globale del pensiero dell’autore.

Personalmente ho trovato la visione di Thoreau molto valida e universale: se ogni individuo nel mondo avesse anche solo un decimo della sua attenzione nei confronti della natura, questo sarebbe un mondo migliore.

La visione filosofica e naturalistica di Thoreau, infatti, si basa innanzitutto sull’osservazione e sulla comprensione della natura che ci circonda:

Gli alberi coperti di neve lasciano passare una luce molto liscia e pulita, ma non brillante, come attraverso finestre dai vetri smerigliati; […]

Dopo l’osservazione, viene la comprensione della Natura. Dopo la comprensione, viene un’esistenza armoniosa.

L’esistenza di ogni essere umano dovrebbe essere in simbiosi con la natura, in quanto parte di essa.

Entro in una palude come in un luogo sacro.

Perché, in effetti, è così: la Natura dovrebbe essere considerata sacra perché è vita; senza Natura non c’è vita. Ciò che molto spesso l’uomo “civilizzato” dimentica è proprio questo: il continuo desiderio di sovrastare la natura e controllarla, esserne padroni, non può fare altro che danneggiare l’uomo stesso.

Ascoltare gli alberi

Thoreau mostra al lettore il mondo che ha sotto gli occhi tutti i giorni, ma che non ha mai visto veramente. Mostra, e fa riflettere su come questo mondo sia qualcosa di speciale, unico, qualcosa che va preservato e curato. Qualcosa che permette all’uomo stesso di crescere, di vivere, di evolversi, senza chiedere indietro nulla – se non un po’ di rispetto.

Lo stile dell’autore è molto curato ma semplice. Il ritmo di lettura è veloce perché, nonostante l’autore si dilunghi spesso in descrizioni ed elogi alla Natura, il libro contiene estratti brevi, che si leggono molto in fretta.

Thoreau ha anticipato quello che oggi chiameremmo “pensiero ecologista”, perché questa è la moda. In realtà, dovrebbe essere l’unica via percorribile.

Ha posto la natura e gli alberi al centro della sua esistenza e ne ha fatto uno stile di vita. Ha trasmesso la sua visione poetica e dolce della Natura attraverso questo bellissimo “diario”.

Ascoltare gli alberi è un libro che andrebbe letto da ogni persona, a ogni bambino e, magari, qualche lettore potrebbe prendere la via che Thoreau insegna.


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Nella morsa del lupo

Nella morsa del Lupo Book Cover Nella morsa del Lupo
Stef Kiryan
Fantasy
bookabook
2020
352

Nelle remote e fredde terre del Lashmir si incrociano le strade di quattro viandanti. Il cacciatore di mostri Easley Van Fanel, il discepolo dei Maestri di Cristallo Valadier Bandergar, il necromante Rexir e il druido O’Wak, in fuga dopo essere stati attaccati da una misteriosa creatura, si ritrovano per effetto di un incantesimo su Uril, un mondo parallelo dove regnano terrore e sofferenza. Per riuscire a tornare a casa dovranno sconfiggere quattro mostri che minacciano Uril e uccidere l’Aquila di Sangue, lo spietato despota che domina quelle terre. Ma giorno dopo giorno il loro piano si complica sempre di più, mentre il lento emergere di un doloroso passato inizierà a metterli l’uno contro l’altro.

 

Nella morsa del lupo è un romanzo fantasy di Stef Kiryan, edito da bookabook.

Cos’è questo romanzo? Una partita di D&D. Detto così è riduttivo, perché questa partita è stata elaborata, romanzata e messa su carta.

Come ogni partita che si rispetti, vede molti personaggi: quelli principali che “giocano in modo attivo”, i protagonisti, e quelli secondari che intervengono a più riprese per tutta la durata del gioco: gli antagonisti.

Devo ammettere di aver scoperto le origini del romanzo solo dopo aver iniziato la lettura, ma c’era qualcosa di familiare perciò ho scavato qua e là fino a trovare la spiegazione… con calma, ma arrivo!

Ma torniamo al romanzoNella morsa del lupo inizia raccontando della nascita e infanzia del piccolo Valaier, figlio di una contadina del Lashmir e di un discepolo dei Maestri di Cristallo. Sia il padre che il bambino non sono completamente umani e, quando le caratteristiche non umane del bambino iniziano ad essere evidenti, la sua esistenza comincia ad essere in pericolo.

Dopo un primo sguardo sulla vita di madre e figlio, inizia l’azione: il padre torna e costringe i due a partire all’improvviso, in piena notte; riesce ad avvisarli appena in tempo del pericolo imminente perché, subito dopo, compaiono delle creature simili a grossi lupi, che tentano di ucciderlo.

Successivamente si capisce che la vita di Valadier e della sua famiglia è in pericolo per via di regole infrante, relazioni proibite e un bambino che non sarebbe dovuto nascere.

Anni dopo, le strade di quattro protagonisti collegati ai precedenti si incontrano in un cammino comune: Easley – cacciatore di mostri, Valadier – discepolo dei Maestri di Cristallo, O’Wak – druido dei boschi, Rexir – il necromante. I quattro si imbattono in lupi al comando del Demone Bianco e, grazie a druido (*), vengono sbalzati in una realtà parallela: sono sempre nelle stesse terre del Lashmir ma la confrormazione è cambiata, così come la storia.

Nella morsa del lupo

Questo romanzo è senza dubbio molto particolare: contiene tanti personaggi, tanti luoghi e soprattutto tanti intrighi e colpi di scena. Ma cosa ci possiamo fare? I master sono fatti così!

Può sembrare un libro “strano“, soprattutto se non si ha familiarità con creature fantastiche e simili.

La “stranezza” non è assolutamente una connotazione negativa. La presenza di tanti personaggi, luoghi, colpi di scena e salti spazio-temporali aiuta, senza dubbio, a coinvolgere il lettore e rendere la storia entusiasmante. Sotto certi aspetti però, benché romanzata, rimane una campagna vera e propria: spesso hanno più importanza i combattimenti rispetto alla storia dei personaggi e ai loro legami, ma d’altra parte è la trascrizione di una partita ed è normale che sia così. Un altro elemento su cui si nota l’origine della storia è la descrizione dei loghi: precisa, accurata, essenziale, mai troppo descrittiva o discorsiva.

Consideriamo anche che, probabilmente, un lettore ignaro dell’esistenza dei giochi di ruolo avrebbe semplicemente “visto” una predilezione verso certi elementi rispetto ad altri da parte dell’autore!

Il romanzo è scritto in modo semplice e scorrevole, cosa che aiuta a concentrarsi sulla trama e sui suoi elementi portanti; il ritmo è piuttosto veloce. Personalmente ho trovato più scorrevole la prima parte rispetto alla seconda, benché questa sia  più dinamica e ricca d’azione.

Nella morsa del lupo è il romanzo d’esordio di Stef Kiryan: lo consiglio a tutti gli appassionati di fantasy, di giochi di ruolo e a lettori onnivori in cerca di qualcosa di diverso dal solito!

 

 


*sono sempre i druidi a fare la differenza 🙂 Il mio è QUESTO QUI

Per informazioni illustrazioni di personaggi, contattatemi

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Gelidi abissi

Gelidi abissi Book Cover Gelidi abissi
Massimo Gagliardini
Fiction, Romanzo Storico
Bonfirraro
2020
324

Southampton, 1912. Emily e Clayton si imbarcano sul maestoso Titanic per il loro viaggio di nozze in America. L'eccitazione della coppia per la lunga traversata si tramuta ben presto in inquietudine quando Clayton fa la conoscenza di un altro passeggero, Renard, un grottesco individuo dal passato scomodo e oscuro che nasconde un piano sconvolgente. Giorno dopo giorno, Clayton ed Emily si ritrovano a subirne la presenza magnetica, finché Clayton prova a ricomporre i tasselli di un puzzle che si perde nei lontani anni della sua gioventù. In una matassa di reticenze e menzogne, arriva il momento della resa dei conti tra Clayton e Renard, mentre il Titanic continua la sua corsa verso New York, solcando cieli bui e acque gelide, finché il fatale impatto con un gigantesco iceberg non lo squarcia nella notte. Sulla nave è il delirio, una corsa disperata verso le poche scialuppe che vengono calate in mare, mentre il transatlantico affonda sempre di più, fino a spezzarsi in due tronconi e colare a picco. Il destino di Clayton, Emily e Renard correrà lungo la rotta di morte che distingue tra sommersi e salvati e sarà proprio Emily ad affrontare rivelazioni sconvolgenti che la condurranno a scoprire una terribile verità troppo a lungo taciuta.

Gelidi abissi di Massimo Gagliardini è un romanzo ambientato nel 1912, che narra la storia del Titanic sotto un altro punto di vista rispetto a quello che solitamente abbiamo visto, letto è ascoltato.

Racconta la storia di Emily e Clayton che partono sul Titanic per festeggiare le loro nozze ma, poco dopo la partenza, Clayton fa la conoscenza di un misterioso personaggio di nome Renard, il quale nasconde un piano chi lascia la giovane coppia stupefatta e inquieta.

Dopo una serie di vicissitudini che riguardano vicino la giovane coppia e lo scuro Renard, si arriva al fatale e noto evento che riguarda la maestosa nave su cui i protagonisti si erano imbarcati: lo scontro con l’iceberg. 

Nel frattempo Clayton scopre le origini di Renard e come il loro passato sia in qualche modo collegato. Inizia ad essere sospettoso ed inevitabilmente i due arriveranno ad uno scontro finale. Fatalmente questo scontro coincide con il momento del naufragio e la vicenda si complica ulteriormente.

I personaggi principali sono quindi tre:

  • Emily, la giovane sposa, agiata e innamorata. In qualche modo ricorda la protagonista del film Titanicse non altro per le origini benestanti. Tuttavia, ha un carattere quasi opposto alla celebre Rose, che si strugge per non poter vivere una vita libera e per la sua impotenza nella società; Emily, al contrario, è piuttosto spensierata e ingenua.
  • Clayton è il classico uomo per bene, felice di aver raggiunto il traguardo del matrimonio con una bella donna. Ha però un passato spinoso, che preferirebbe dimenticare.
  • Renard, l’antagonista, colui che metterà alla prova la giovane coppia.

I tre ruoli si accavallano e prendono importanza in modo alternato: verso la fine, per esempio, sarà proprio Emily ad avere un ruolo rilevante nella vicenda!

Gelidi Abissi: Oltre la trama

Il ritmo è medio, scorrevole; un libro caratterizzato da un buon lessico, non troppo formale ma nemmeno colloquiale, unito a belle descrizioni e caratterizzazione dei personaggi.

La trama portante del Gelidi Abissi, inventato dall’autore, è ben amalgamata alla storia realmente accaduta del Titanic, riguardante la nave e alcuni personaggi. Sì, perché alcuni dei personaggi secondari sono realmente esistiti: al fondo del libro è stata inserita una breve biografia per ognuno –  molto apprezzata!

 

Reset

Reset Book Cover Reset
Andrea Marlano
Romanzo, Distopico
bookabook
2021
191

 

Reset è il romanzo d’esordio di Andrea Marlano: un romanzo fantascientifico ambientato nell’ipotetica Milano di un futuro prossimo.

Incipit: Il display dell’orologio della cucina segnava le 22:42 quando Annarey rientrò nel suo appartamento al sedicesimo piano del Reebok Building, nel nuovo upperside di Milano, un tempo conosciuto come quartiere Bovisa. Minou e Cloe, le gatte birmane, le si fecero incontro come al solito, strofinando il pelo bianco e morbido contro le sue caviglie e facendo le fusa. 

La città è composta da grattacieli immensi ed enormi edifici industriali, gestiti da colossi multinazionali che influenzano l’economia mondiale e, in qualche modo, la quotidianità di ognuno.

Ad entrare presto in stretto contatto con una di queste multinazionali è la protagonista, Annarey. La ragazza decide di scendere a compromessi con uno di questi colossi, produttore di mircochip che vengono impiantati nelle persone e contengono delle “funzioni” per questi individui.

Annarey mira a riacquistare l’utilizzo delle proprie gambe, mentre la multinazionale ottiene l’ennesima pedina a cui far sbrigare lavori scomodi. Ecco che Annarey riceve i suoi incarichi e inizia la sua nuova vita. Al suo fianco ha uno strano personaggio, una sorta di accompagnatore o custode, di cui non si capiscono natura e intenzioni fino alla fine: alleato o nemico? Difficile a dirsi.

La protagonista si trova improvvisamente a vivere una vita incredibilmente movimentata e diversa da quella che aveva avuto fino a quel momento: azione continua, pericoli, persone che vengono uccise, e così via.  Sono molte sfide da affrontare, tutte in una volta. Tuttavia, Annarey riesce a uscirne: alla fine di questo percorso non è più la stessa persona, ha perso molto, ha trovato cose che non avrebbe mai pensato di raggiungere, ma soprattutto ha tirato una linea netta tra i buoni e i cattivi. Chi è da una parte e chi dall’altra?

Reset: oltre la trama

Reset è un romanzo che si legge molto velocemente, scorrevole e lineare. Scritto in modo semplice, ha un ritmo veloce e costante. Ambientato in una Milano futuristica, non troppo lontana da quella attuale, agevola l’identificazione dei luoghi menzionando i nomi dei luoghi inventati seguiti da “quelli di una volta” (ossia quelli attuali).

L’atmosfera che si percepisce è un misto di inquietudine e freddezza, tipiche del genere fantascientifico/futuristico: l’evoluzione della tecnologia e della medicina, il controllo degli individui, la predominanza delle multinazionali, ecc.

Lo consiglio agli amanti del genere ai lettori sempre in cerca di qualcosa di nuovo!


L’autore:

Andrea Marlano
è nato e cresciuto a Milano dove vive tuttora con la sua famiglia. Sin da piccolo sviluppa una passione per la fantascienza, coltivandola attraverso libri, fumetti, film e giochi di ruolo. Dopo la laurea in Giurisprudenza e un master in Etica di impresa, lavora in una nota società finanziaria, dove svolge tuttora il ruolo di auditor. A partire dal 2015, quasi per gioco, comincia a scrivere racconti. Reset è il suo romanzo d’esordio.

 


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Il nome del vento

Il nome del vento Book Cover Il nome del vento
Patrick Rothfuss
Fantasy
2011
864

La Pietra Miliare, una locanda come tante, nasconde un incredibile segreto. L'uomo che la gestisce, Kote, non è davvero il mite individuo che i suoi avventori conoscono. Sotto le sue umili spoglie si cela Kvothe, l'eroe che ha fatto nascere centinaia di leggende. Il locandiere ha attirato su di sé l'attenzione di uno storico, che dopo un lungo viaggio non privo di pericoli e avventure riesce a raggiungerlo e convincerlo a narrare la sua vera storia. Il nostro eroe muove i suoi primi passi a bordo dei carri degli Edema Ruh, un popolo di attori, musicisti e saltimbanchi itineranti che, nonostante le malevole credenze popolari, si rifanno a ideali nobili e tengono in gran conto arte e cultura. Kvothe riceve i primi insegnamenti dall'arcanista Abenthy, e viene poi ammesso all'Accademia, culla del sapere e della conoscenza. Qui egli apprenderà diverse discipline, stringerà salde amicizie e sentirà i primi palpiti dell'amore, ma dovrà anche fare i conti con l'ostilità di alcuni maestri, l'invidia di altri studenti e l'assoluta povertà; vivrà esperienze rischiose e incredibili che lo aiuteranno a maturare e lo porteranno a diventare il potentissimo mago, l'abile ladro, il maestro di musica e lo spietato assassino di cui parlano le leggende. Contiene l'estratto del secondo libro della serie "Le cronache dell'assassino del re", "La paura del saggio".

Il nome del vento è un romanzo fantasy moderno, scritto da Patrick Rothfuss, edito da Fanucci (e ora anche da Mondadori).

Considerato una colonna portante del fantasy moderno, questo libro sembra essere stato apprezzato un po’ in tutto il mondo. In Italia ha avuto una rivalutazione di recente proprio grazie alla nuova edizione Oscar Vault. Personalmente ho alcune perplessità nel considerarlo una “colonna portante”. Qui di seguito cercherò di analizzarlo in modo oggettivo, dopodiché lascerò il mio personale commento sperando che sia cosa gradita per i lettori più scrupolosi.

Il nome del vento

Il libro essenzialmente racconta la storia di Kvothe, unico protagonista indiscusso del racconto, e di come sia diventato una leggenda. Viene raccontata in prima persona, con il protagonista che riporta la sua storia perché ne venga tratta una biografia quando, ormai anziano e “sotto mentite spoglie” gestisce una locanda – la Pietra Miliare.

Il prologo è qualcosa di epico, così come l’epilogo, infatti ci si aspetta che la trama parta subito con un’esplosione di eventi e sia un crescendo di avventure e colpi di scena. Ma non è così. Anzi, subito dopo il prologo il ritmo si fa lento e costante, fino alla fine. Questo può essere un bene o un male: si ha di fronte un libro estremamente descrittivo e dettagliato, perciò è normale che sia piuttosto lento e, se l’intento dell’autore era quello di simulare l’ascolto di una storia (come si può immaginare dalle prime scene), ci è riuscito sicuramente.

Tuttavia, lo sviluppo della trama risulta piatto e sconclusionato: Kvothe inizia il suo racconto dall’infanzia, per poi elencare tutti gli eventi che lo hanno colpito in qualche modo fino all’adolescenza. Gliene succedono di tutti i colori: lutti, povertà, solitudine, sfide continue, prove, e così via. Incontra persone amiche e non, trova sostenitori e avversari, trova persone che vogliono ostacolarlo e altre che farebbero di tutto per lui. Non si può dire che il libro sia povero di eventi: piuttosto è povero di fatti.

Ambientato in un mondo fantastico (studiato alla perfezione, con: luoghi, etnie, usi e costumi, moneta, professioni e quant’altro), si svolge quasi interamente all’interno della scuola di magia che Kvothe frequenta, con tutte le difficoltà del caso. Inizialmente sembra che la missione del protagonista sia arrivare a frequentare la scuola, dopo si comprende che in realtà la scuola è solo un mezzo per raggiungere un altro scopo.

Trascorrono così gli anni di Kvothe dall’infanzia all’adolescenza: si può quindi definire un romanzo di formazione? Non proprio. Kvothe fa un percorso evolutivo, senza dubbio, ma principalmente incentrato sulle sue capacità magiche e simili, non tanto sulla sua crescita come individuo. Anzi: i “difetti” del suo carattere rimangono invariati dall’inizio alla fine e non c’è una trasformazione così radicale da poterla definire “formazione”.

Si arriva fino agli anni delle prime infatuazioni: Kvothe si innamora di una ragazza, si aiutano a vicenda e in qualche modo continuano il loro percorso insieme.

La ragazza viene presentata in modo simile alla “donna angelo” della Letteratura classica, anche se con caratteristiche diverse. Kvothe ha una totale ammirazione per lei ma, in alcune scene, sembra comunque sminuirla. In altre, sembra una gara a chi dei due riesce a rubare il palcoscenico all’altro.

 

La resa dell’atmosfera e delle ambientazioni è ben riuscita, soprattutto grazie alle descrizioni dei luoghi e delle emozioni del protagonista: unendo questo allo stile dell’autore, si ha realmente la sensazione di ascoltare qualcuno che racconti la propria vita.

C’è solo un problema: non c’è un messaggio, non c’è una missione compiuta, non c’è un’elevazione del personaggio ad un livello successivo. Kvothe migliora nelle arti magiche, ma non arriva ad un risultato. Cercava vendetta? La vendetta non si compie. L’epilogo – scritto in modo epico come il prologo – fornisce l’unica chiave di lettura possibile: Kvothe è invecchiato, è sopravvissuto a tutto e a tutti. Ma, fatta eccezione per questa interpretazione, il suo racconto non ha altro fine. Non dimostra nulla al lettore, non c’è un messaggio importante o un significato nascosto per cui dire “questo libro mi ha lasciato qualcosa”. Semplicemente c’è la vita di Kvothe che, come ognuno di noi, fa un percorso e arriva ad un punto di equilibrio.

In conclusione:

Si potrebbero sviscerare i vari aspetti di questo romanzo all’infinito ma credo di aver detto l’essenziale per chiunque voglia approcciarsi per la prima volta al libro, evitando di scendere eccessivamente nei dettagli e rivelare così troppe informazioni sulla trama.

A questo punto confesso le mie perplessità che, immagino, si saranno già dedotte da quanto detto finora. Il nome del vento è un grande libro, con un buon potenziale, una scrittura fluida e “studiata nel dettaglio”, dei personaggi (a loro modo) articolati, ma manca di sostanza.

Personalmente credo che ogni libro, indipendentemente dal genere, debba “lasciare un segno”. Anche il genere fantasy può farlo: ne Il signore degli anelli, per esempio, ogni singolo personaggio ha uno scopo o è una metafora per rappresentare qualcosa di reale. Inoltre la storia nel suo insieme ha un’evoluzione che porta ad un epilogo.

In quasto libro non accade, o meglio accade ma in modo molto più piatto, tanto da passare inosservato.

È da leggere perché è Il nome del vento, fine. Da amante del fantasy non ritengo di aver letto un pilastro di questo genere.

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Buona lettura!

Recensioni in ordine alfabetico: INDICE

Frankenstein

Frankenstein Book Cover Frankenstein
Mary Shelley
Fantascienza, Classici
2012
304

Recensire un classico della letteratura come Frankenstein è da presuntuosi perciò, come ogni volta che si parla di classici, mi limiterò a sottolineare tutta la mia ammirazione e a dare il mio piccolo contributo nel diffondere questi capolavori.

Frankenstein

Classico della letteratura inglese dell’800, Frankenstein ha fatto discutere ai tempi della pubblicazione e continua a farlo, benché in modo diverso. Scritto da Mary Shelley quando aveva appena 19 anni, è diventato un pilastro della letteratura horror-fantascientifica.

Racconta la storia del giovane Victor, uno studente universitario che, sopraffatto dall’avidità di conoscenza, si lascia trasportare in un’esperienza senza precedenti nella storia dell’uomo: l’infusione della vita in un corpo inanimato.

Né le proporzioni né la complessità del progetto ponevano un freno al mio desiderio di metterlo in atto. Fu dunque nel tumulto di questi sentimenti che iniziai la creazione di un essere umano. […]

Vita e morte erano diventate per me solo barriere convenzionali da infrangere prima di poter finalmente riversare torrenti di luce sull’oscurità del mondo.

L’esperimento lo consuma, lo mette alla prova fisicamente e psicologicamente, portandolo sull’orlo del collasso, ma tuttavia ha successo. La sua creatura animata, però, ha un aspetto inquietante e una forza sovrumana: in una fase di rigetto verso la scienza e il suo stesso esperimento, Victor allontana la creatura e fugge lui stesso.

Il mostro, però, nonostante il rifiuto subito dal suo stesso creatore, ha un animo buono ed è deciso a migliorare sé stesso per ottenere l’approvazione del genere umano, nonostante le sue sembianze. Dopo mesi e mesi di vagabondaggio trova un riparo presso una famiglia, dalla quale apprende gli usi e costumi dell’uomo, impara a parlare e a leggere, nonché una lunga serie di nozioni e abilità. Il giorno della prova finale – la sua comparsa davanti all’ignara famiglia – arriva e il mostro viene rifiutato e cacciato ancora una volta.

<<Tutti gli uomini detestano gli esseri infelici; puoi dunque immaginare quanto possa essere detestato io, il più infelice tra tutti gli esseri viventi! Persino tu, colui che mi ha creato, detesti e disprezzi la tua creatura, […]>>

A questo punto, consapevole di non p0ter esser accettato da alcun essere umano, decide di trovare il suo creatore per farsi “costruire” una compagna a sua immagine. Victor dapprima accetta, ma poi cambia idea e si rifiuta di ripetere l’esperimento: da quel momento in poi il mostro decide di vendicarsi su Victor e sulla sua famiglia, incolpandolo della sua infelicità e delle sue sventure. I due finiscono per distruggersi reciprocamente, in una lenta agonia fatta di botte e risposte.

Esisteva qualcuno, a parte me, il suo creatore, capace di credere, se non per l’evidenza dei fatti, all’esistenza di un monumento in carne e ossa, dedicato alla superbia e all’ignoranza, e che io avevo lasciato libero per il mondo?

Per motivi opposti diventano entrambi vittime: Victor si considera una vittima perché condannato ad una sofferenza infinita a causa della sua stessa creazione e si colpevolizza per le sofferenze della sua famiglia; il mostro si considera una vittima perché nessuno lo accetta, nemmeno il suo stesso creatore – il quale, per di più, si rifiuta di esaudire il suo unico desiderio.

Perché dovrei io, dunque, rispettare l’uomo che mi condanna?

Questa lenta lotta all’ultimo sangue ha ovviamente un tragico epilogo per entrambi i protagonisti e, anche grazie al finale, si può scegliere come interpretare l’intero romanzo.

Oltre la trama

Frankenstein è un romanzo complesso per molti aspetti può essere analizzato su più livelli. Lo si può leggere “semplicemente” come un romanzo di fantascienza con una trama e uno stile impeccabili, oppure lo si può interpretare in diversi modi.

Attraverso i due protagonisti, infatti, porta alla luce alcune caratteristiche, atteggiamenti, difetti e lati crudeli e meschini tipici dell’essere umano – e di come, spesso, pur partendo con le intenzioni migliori, si finisca per trasformarle in azioni incredibilmente egoiste e crudeli,

Dal primo momento si ha l’esempio di Victor: spinto da un’insaziabile curiosità e desiderio di conoscenza, si ritrova alla fine ad essere vittima del suo egoismo, della sua avidità e dal suo desiderio di fama. Tant’è che, con l’evolversi della storia, cambia profondamente come persona e ricorda sé stesso da bambino (felice, spensierato e amato), quando non si era ancora lasciato consumare da sé stesso per ritrovarsi solo, malato e bugiardo.

Durante il suo percorso – dall’inizio dell’esperimento al rifiuto della sua stessa creazione – Victor passa attraverso diversi stadi: è euforico all’inizio – poi è dubbioso – in seguito ha un totale rifiuto per ciò che ha fatto – si colpevolizza – identifica sé stesso come vittima di tutto l’accaduto.

L’intero romanzo si rivela quindi un’analisi dell’animo e della psicologia dell’essere umano. Dopo Victor, infatti, è il turno della sua creatura: attraverso il mostro si hanno altre analisi della psiche e dell’animo umano. Il mostro in qualche modo “nasce” e, per questo motivo, ha prime esperienze paragonabili a quelle di un neonato e deve imparare a fare qualunque cosa. Come primo ricordo ha l’abbandono da parte del suo stesso creatore: nel momento in cui la capacità di pensiero e la sfera emotiva si incontrano, il mostro sente l’abbandono e capisce di doversela cavare da sé.

Il suo secondo incontro con il genere umano è anche peggiore del primo: un rifiuto totale, dovuto principalmente al suo aspetto.

Decide così di isolarsi e studiare gli esseri umani standone lontano: apprende molto sul lavoro manuale, sulle esigenze di un individuo, sul linguaggio e sulla lettura, ma soprattutto cerca di comprendere il più possibile sui rapporti che legano le persone sul modo per potersi avvicinare ad esse – comportandosi come loro.

Anche dopo mesi di studio, però, i suoi tentativi di farsi accettare risultano vani. Viene cacciato e – cosa ancor più grave – si rende conto dell’effetto che ha sulle persone e se ne colpevolizza. A questo punto comprende che non c’è posto per lui se non con un suo simile e decide di chiedere una compagna al suo creatore. Lo cerca ovunque e, quando lo raggiunge, si fa promettere la creazione di un essere simile a lui per poter essere felice. 

Quando anche quest’ultimo desiderio si rivela inesaudibile, la creatura decide di vendicarsi nei confronti di chi l’ha creato, rendendo Victor una persona infelice quanto lui.

Anche in questo caso si presentano diversi spunti di riflessione: a partire dagli effetti dell’abbandono, alla perseveranza tipica di alcuni individui che tendono a non arrendersi mai, fino ad arrivare alla volontà di trascinare tutti al proprio livello, al desiderio di vendetta che prevarica su qualsiasi altro pensiero e alla trasformazione che porta un individuo ad essere come colui che odia di più.

Non è semplice menzionare ogni singolo aspetto dell’essere umano che viene preso in considerazione in questo romanzo, anche perché l’interpretazione è soggettiva, ma è innegabile che, attraverso i vari personaggi, l’autrice sia riuscita a creare una rappresentazione completa e dettagliata di molti degli elementi che compongono la psiche e l’animo umano.

Per finire, un tocco di maestria è dato dal fatto che si tratti di un romanzo epistolare: è una terza persona, non coinvolta direttamente nei fatti (almeno fino all’epilogo) che riporta tutta la vicenda mentre gli viene raccontata da Victor: questo aggiunge un ulteriore punto di vista, oltre al fatto che sia Victor a raccontarla.

Uno stile estremamente elegante, fluido e curato, unito ad un ritmo costante e ad una trama ricca di avvenimenti e spunti di riflessione, creano un romanzo perfetto.

In conclusione

Si potrebbe scrivere di questo romanzo per ore e ore senza rendergli giustizia: ci sarebbe sempre qualcosa da aggiungere e qualche dettaglio che non è stato menzionato. Perciò, semplicemente, consiglio a tutti di leggerlo!

 

I Salici

I salici Book Cover I salici
Algernon Blackwood
Weird, Horror, Classici
2019
141

Durante un viaggio in canoa sul Danubio, due uomini sono costretti a fermarsi su un'isola a causa della corrente. Quello che doveva essere un tranquillo campeggio temporaneo si trasforma in un'esperienza inquietante e soprannaturale: i salici che ricoprono l'isola sembrano muoversi e bisbigliare, al soffio del vento, dando l'impressione di essere vivi; si percepisce la presenza di entità ostili invisibili e spaventose, che mettono in dubbio ogni capacità di raziocinio. La forza narrativa e la potenza evocativa delle immagini creano una tensione crescente nel lettore, il quale – come avviene per i due protagonisti – si troverà coinvolto in una battaglia tra il reale e il surreale. Gli eventi accaduti sono reali o frutto di un'immaginazione sovra-eccitata e suggestionabile? "I salici" di Algernon Blackwood è un esempio riuscitissimo di wird fiction, al punto da essere definito da Lovecraft come il miglior racconto del sovrannaturale di tutta la letteratura inglese.

 


I Salici è un racconto, pubblicato da ABEditore come libricino illustrato, di Algernon Blackwood.

I SALICI

Conosciuto come simbolo del genere weirdquesto racconto unisce psicologia e horror. Racconta, infatti, la storia di due campeggiatori che scelgono un luogo non proprio ospitale per trascorrere la notte e porta il lettore in un vortice di paura ed ansia.

La vicenda è narrata in prima persona da uno dei due campeggiatori. Durante la lettura, si ha modo di apprendere il passato dei due protagonisti: hanno alle spalle svariate avventure insieme, cosa che ha creato un rapporto di fiducia profonda e amicizia. Questo aspetto è fondamentale al fine di comprendere a pieno l’intento e il messaggio di questo racconto: la paura è capace di rivoltare completamente un individuo, trasformarlo nel suo opposto, insinuare in lui sospetto e ansia al punto di trasformarlo il una creatura egoista, sospettosa e meschina.

Tutto ciò viene espresso tramite un’avventura notturna: durante il loro viaggio per l’Europa, i due amici si fermano al limite di una foresta di salici per trascorrere la notte, si accampano su un terreno aperto, nei pressi di un fiume e svolgono le loro abituali attività di campeggio. Durante la notte il protagonista narrante si sveglia e inizia a percepire strane sensazioni: sembra che il paesaggio intorno a lui sia animato come un’entità indipendente e ostile alla loro presenza.

Al loro risveglio, i due notano dettagli inspiegabili nel paesaggio circostante e nel loro equipaggiamento: il dubbio e la sfiducia reciproca inizia a insinuarsi in loro e ad avere la meglio sulla razionalità e sul rapporto precedente.

Oltre la trama

Come anticipato, I Salici è un racconto che ha fatto la storia di un genere letterario: “strano” – ed è strano sul serio! Non si può negare, però, che sia strano quanto coinvolgente e assolutamente “riuscito”. L’intento dell’autore è quello di mostrare i lati più meschini e abietti dell’essere umano, e ci riesce. Vuole dimostrare come la vita e la percezione degli eventi siano condizionate estremamente dalla paura, e ci riesce. La paura dell’ignoto: quella paura a cui non si riesce a dare una forma, un volto, un’identità, ma è più presente e più percepibile di qualsiasi cosa materiale. Questa è la paura di cui Blackwood parla, questa è la paura capace di trasformare un essere umano e scuoterlo in un modo che non credeva possibile.

Uno stile fluido e un ritmo serrato completano l’opera: 141 pagine da leggere tutte d’un fiato.

Una lettura assolutamente consigliata per appassionati e neofiti. Un’edizione impeccabile ed esteticamente perfetta.

 


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