Cronache di un venditore di sangue

Cronache di un venditore di sangue Book Cover Cronache di un venditore di sangue
Hua Yu
Narrativa contemporanea
2018
240

Una grande storia – al contempo commovente e ottimistica, grottesca e tragica – in uno dei più importanti romanzi della letteratura cinese contemporanea. Una storia per certi versi epica che racconta trent'anni della vita di Xu Sanguan, un lavoratore che trasporta tutto il giorno bachi in un grande setificio. Il protagonista vive con una moglie molto bella ma capricciosa e tre figli di cui va orgoglioso: Felice Uno, Felice Due, Felice Tre. Aiuta la sua famiglia a sopravvivere durante i duri anni della Rivoluzione culturale. E lo fa vendendo il proprio sangue nei momenti più difficili e importanti (in realtà una pratica ancora oggi realmente diffusa in Cina). Ma il sangue è anche una sorta di talismano: è un dono degli avi, e per questo non va sprecato...

Cronache di un venditore di sangue è libro di Yu Hua, il celebre scrittore cinese.

Come sempre, Yu Hua “porta l’oriente in occidente” attraverso i suoi libri: anche in questo caso racconta la cultura cinese e i suoi aspetti meno conosciuto come, appunto, quello della vendita del sangue.

Il protagonista di Cronache di un venditore di sangue è Xu Sanguan, un lavoratore che trasporta tutto il giorno bachi in un grande setificio.

Ha una vita monotona, ha una moglie, tre figli e un lavoro che si ripete identico ogni giorno.

Vive negli anni della rivoluzione culturale cinese e, come ogni famiglia, deve affrontare grosse difficoltà. Per sopravvivere economicamente, oltre a lavorare nel setificio, vende il proprio sangue.

La pratica della vendita del sangue è tutt’oggi in vigore in Cina: ed è proprio qui che entra in gioco l’abilità narrativa di Yu Hua.

Cronache di un venditore di sangue

Yu Hua ha uno stile narrativo molto particolare (o, se non altro, risulta tale probabilmente anche a causa della diversità rispetto allo stile occidentale a cui siamo senza dubbio più abituati).

Al di là degli aspetti tecnici di questo libro, che analizzeremo in seguito, ciò che va riconosciuto è l’ampio spettro di nozioni ed emozioni che contiene e trasmette: si parla di cultura popolare cinese, tradizioni, usi e costumi, fino ad arrivare alla quotidianità di un uomo medio nella Cina degli anni ’50.

Tutto ciò viene poi trasposto sul piano emotivo del protagonista, in quanto marito, uomo, padre.

Lo stile narrativo di Yu Hua, pur essendo molto semplice, ritmico e dal ritmo piuttosto lento, riesce a trasmettere una quantità indefinibile di sensazioni.

Probabilmente a rendere inconfondibili i suoi libri è proprio l’unione tra lo stile narrativo e ciò che racconta: una sorta di monotonia controllata e voluta (nello stile e nei passaggi della trama e dei protagonisti) con qualche attimo di assoluta estraniazione da tutto ciò.

In conclusione

Consiglio questo libro (e gli altri di Yu Hua) per conoscere la cultura cinese in modo diverso rispetto a come viene spesso riportata in Occidente.

Inoltre è un bel libro di narrativa che, una volta assimilato lo stile dell’autore, può essere anche molto piacevole da leggere.

Un’altro libro di Yu Hua: Vivere!

 


L’autore:

Yu Hua

Yu Hua è nato nel 1960 a Hangzhou. Figlio di un’infermiera e di un medico, trascorre lunghi pomeriggi dell’infanzia a giocare nei corridoi dell’ospedale. Lì fa il suo apprendistato di scrittore. È considerato uno dei migliori autori della nuova generazione. Ha pubblicato Torture (Einaudi, 1997), Le cose del mondo sono fumo (Einaudi, 2004), Racconti d’amore e di morte (Hoepli, 2010) e, con Feltrinelli Brothers, in due volumi (2008, 2009), Vivere! (2009), con il quale ha vinto il premio Grinzane Cavour e da cui è tratto il film omonimo di Zhang Yimou del 1994, La Cina in dieci parole (2012), Il settimo giorno (2017), Cronache di un venditore di sangue (Einaudi, 1999; Feltrinelli, 2018) e Mao Zedong è arrabbiato. Verità e menzogne dal pianeta Cina (2018) e L’eco della pioggia (Donzelli, 1998; Feltrinelli 2019) .

(Fonte: feltrinellieditore.it)


Recensioni: INDICE

La strada

La strada Book Cover La strada
Cormac McCarthy
Narrativa contemporanea
Einaudi
2014-01
Copertina flessibile
220

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...

La strada è un romanzo post apocalittico di Cormac McCarthy. Racconta la storia di un padre e un figlio in viaggio verso un luogo migliore, affrontando ogni genere di avversità e “nemico”.

La strada

Questo romanzo è tosto. Molto tosto. Si tratta di un romanzo relativamente breve e scritto in maniera abbastanza concisa ma ha un grandissimo significato.

Durante la lettura ci si trova davanti a diverse scene crude o, se non altro, molto suggestive e devastanti.

Padre e figlio, dopo un evento apocalittico che viene menzionato marginalmente, si trovano in viaggio verso un “posto migliore”, che non sono sicuri di trovare ma desiderano con tutte le loro forze.

Nel viaggio, però, si trovano di fronte ad ogni tipo di prova, di ostacolo e di nemico: prove di sopravvivenza, prima di tutto. La conquista del cibo quotidianamente, il pericolo di agguati da parte di altre persone o animali, la sete, il caldo, e così via.

Ciò che rende il libro veramente tosto, però, non sono le scene di prova fisica – pur essendo spesso molto crude, ma le scene di prova “umana” e sentimentale. I protagonisti si trovano a dover far fronte a perdite, all’abbandono, alle lotte interiori per stabilire cosa sia bene e male in una situazione tanto critica. Basti pensare al fatto che i protagonisti siano un padre e suo figlio, che lottano per sopravvivere, e tutto ciò che questo legame comporta.

La narrazione avviene tramite descrizione delle scene del viaggio e dialoghi tra padre e figlio: dialoghi molto essenziali e spogli, fatti perlopiù di brevi domane e risposte ancora più brevi.

Tu cosa faresti se io morissi?
Se tu morissi vorrei morire anch’io.
Per poter star con me?
Sì. Per poter stare con te.
Ok.

Il bambino, in particolare, è solito rispondere con “OK” (raramente con qualche “no”). Dialoghi, appunto, molto spicci e senza tante spiegazioni: sono proprio questi e la loro forma a dare un significato ancora più profondo al ciò che viene detto.

La strada è un libro forte proprio per questo motivo: ciò che succede, come succede e il fatto che siano un padre e un figlio a vivere queste esperienze. Ognuno con le proprie paure, riflessioni, domane sul bene e sul male, sul futuro, e così via. In questo modo il libro offre due punti di vista nettamente diversi su una situazione tanto critica: quello di un adulto e quello di un bambino. Ovviamente le diverse impressioni e reazioni a ciò che viene narrato sono dovute all‘età e all’esperienza di entrambi.

Proseguendo con la lettura, infatti, si nota come il bambino a poco a poco impari a reagire con un apparente distacco e accettando passivamente il mondo che lo circonda: una sorta di perdita delle speranze estrema, pur mantenendo la speranza nel trovare un posto migliore.

Gli argomenti affrontati sono molti e associati in modo da formare un insieme incredibile che si può riassumere in questo modo: la lotta interiore dell’essere umano davanti alla necessità di sopravvivere.

Padre e figlio, anche in questo caso, offrono due punti di vista: il padre è quello razionale, il figlio quello sentimentale (e, in un certo senso, si può dedurre che l’avanzare degli anni e i passaggi che avvengono naturalmente durante una vita, portino a ridurre la percentuale di sentimentalismo e aumentino quella di razionalità nelle scelte di ognuno).

Tutto ciò viene inserito in un’atmosfera inquieta e cupa, in cui si sviluppano scene crude e selvagge. In questa atmosfera e su queste scene si basa il messaggio: fino a che punto l’umanità (intesa come insieme dei caratteri che contraddistinguono l’essere umano) può sopravvivere? E cosa sarebbe disposto a fare un uomo per sopravvivere?

Due soli protagonisti che portano avanti tutto questo: padre e figlio. I personaggi secondari sono tutti coloro che, con rilevanza più o meno accentuata, si affacciano nelle loro vite e in qualche modo intervengono nel loro viaggio.

Padre e figlio non hanno un nome, non hanno un’identità precisa: potrebbero essere chiunque. Ed ecco che questo rafforza ulteriormente il messaggio: chiunque potrebbe trovarsi a dover affrontare situazioni come le loro, a dover sacrificare una parte della propria umanità, a doversi sacrificare per qualcun’altro.

Il finale è ciò che ha meno rilevanza in tutto il romanzo: ciò che conta è il viaggio e ciò che il viaggio ha da dimostrare e da mostrare.

In conclusione

La strada è un romanzo tosto, dal ritmo di lettura medio-veloce, e dallo stile semplice: lo si può leggere in pochissimo tempo, proprio grazie a tutti questi fattori. Tuttavia, è un romanzo di grande spessore, che richiede concentrazione e, soprattutto, riflessione. Non tutto ciò che ha da trasmettere è realmente scritto!

 


Personalmente ho voluto leggere La strada per molto tempo ma ho sempre rimandato. Poi, un giorno, qualche settimana fa, è arrivato il suo momento. Avrei voluto che non fosse stato prima della crisi che il mondo sta vivendo ma tant’è. I libri di questa intensità in fondo sono questo: avvertimenti, per tutti coloro che vogliono ascoltarli. Perciò vi consiglio di fare lo stesso: leggetelo, assolutamente, ma solo quando siete sicuri che sia il momento giusto.


 

Recensioni: INDICE

4 3 2 1

4 3 2 1 Book Cover 4 3 2 1
Paul Auster
Narrativa contemporanea
Einaudi
2017
Copertina flessibile
939

Cosa sarebbe stato della nostra vita se invece di quella scelta ne avessimo fatta un'altra? Che persone saremmo oggi se quel giorno non avessimo perso il treno, se avessimo risposto al saluto di quella ragazza, se ci fossimo iscritti a quell'altra scuola, se... Ogni vita nasconde, e protegge, dentro di sé tutte le altre che non si sono realizzate, che sono rimaste solo potenziali. E cosi ogni individuo conserva al suo interno, come clandestini su una nave di notte, le ombre di tutte le altre persone che sarebbe potuto diventare. La letteratura, e il romanzo in particolare, ha da sempre esplorato la «vita virtuale»: non la vita dei computer, ma i destini alternativi a quelli che il caso o la storia hanno deciso, quasi che attraverso la lettura si riesca a fare esperienza di esistenze alternative. Paul Auster ha deciso di prendere alla lettera questo compito che la letteratura si è data: e ha scritto "4321", il romanzo di tutte le vite di Archie Ferguson, quella che ha avuto e quelle che avrebbe potuto avere. Fin dalla nascita Archie imbocca quattro sentieri diversi che porteranno a vite diverse e singolarmente simili, con elementi che ritornano ogni volta in una veste diversa: tutti gli Archie, ad esempio, subiranno l'incantesimo della splendida Amy. Auster racconta le quattro vite possibili di Archie in parallelo, come fossero quattro libri in uno, costruendo un'opera monumentale, dal fascino vertiginoso e dal passo dickensiano, per il brulicare di vita e di personaggi. Ma c'è molto altro in “4321”. C'è la scoperta del sesso e della poesia, ci sono le proteste per i diritti civili e l'assassinio di Kennedy, c'è lo sport e il Sessantotto, c'è Parigi e c'è New York, c'è tutta l'opera di Auster, come un grande bilancio della maturità, e ci sono tutti i maestri che l'hanno ispirato, c'è il fato e la fatalità, c'è la morte e il desiderio.

4 3 2 1 è IL romanzo di Paul Auster. Per quanto tutti i suoi scritti sino geniali, questo li supera senza ombra di dubbio.

Si tratta infatti di un romanzo di più di 950 pagine che racchiude al suo interno quattro romanzi minori: attenzione, non è una raccolta di romanzi, ma bensì quattro versioni della stessa storia, la vita di Archie Ferguson.

4 3 2 1

4 3 2 1 inizia col raccontare la storia degli avi del protagonista e, nello specifico, del nonno paterno a cui deve il cognome. Il nonno è un immigrato ebreo, che cerca una nuova vita in America: a causa di un malinteso al suo arrivo su Ellis Island, il suo cognome rimarrà Ferguson.

Dopodiché Auster fornisce una panoramica sulla vita del padre di Archie, i  suoi fratelli e la moglie, introducendo in questo modo la prima versione della vita del bambino, che nasce nel 1947.

Da questo momento in posi si susseguono le quattro versioni (1.1, 2.1,…) in ordine cronologico rispetto alla vita del protagonista: infanzia, adolescenza, età adulta e così via.

Il romanzo ha quindi una struttura piuttosto complessa e, soprattutto all’inizio si può avere qualche difficoltà a ricordare cosa sia capitato ad ogni Archie.

Tuttavia la trama, o meglio le trame, si fanno più lineari e comprensibili man mano che si prosegue con la lettura.

Come in ogni romanzo di Auster sono fondamentali due componenti: l’atmosfera (e di conseguenza l’ambientazione) e i personaggi.

L’atmosfera

Varia più volte: in base alla fascia d’età del protagonista, alla situazione familiare ed economica, ai rapporti con la famiglia e gli amici o i parenti, all’ambientazione geografica e temporale di ogni scena. Ma rimane comunque sempre determinante per la piena resa del racconto.

L’atmosfera è assolutamente percettibile in ogni momento e, anzi, si può distinguere di due parti: una “micro-atmosfera“, che è quella che caratterizza ogni momento della vita di Archie, e una “macro-atmosfera“, cioè quella che dipende dalla storia d’America.

Ciò che rende questo libro un grande romanzo è proprio l’attenzione al minimo dettaglio: Auster non si lascia sfuggire nemmeno un particolare della storia d’America. Dall’arrivo degli immigrati ebrei, all’entrata in guerra, dall’elezione di Kennedy alla morte, dall’avvento del consumismo alla grande depressione.

In poche parole: la storia di una nazione raccontata da persone comuni, dagli occhi di un bambino che cresce e diventa adulto in quel determinato lasso temporale.

I personaggi

I personaggi sono tantissimi. Ce n’è però un numero ristretto che si ritrova in ogni versione, o quasi. Ovviamente sono fondamentali i genitori di Archie, i fratelli del padre e la sorella della madre, con rispettivi coniugi in alcuni casi. Ci sono poi alcuni amici ed Amy, il primo amore di Archie. La zia, sorella della madre, riappare in tutte le versioni con ruoli sempre piuttosto importanti.

In ogni versione della vita di Archie i personaggi sono caratterizzati in modo diverso in base a ciò che li ha formati: il loro passato, i loro rapporti, tutto ciò che li ha costruiti passo a passo, formando una personalità, un’identità e un aspetto ben precisi.

Questo fa parte del significato del libro: l’identità, le scelte, il passato, come è composto un essere umano.

Il mondo non era più reale. Tutto era una copia fasulla di quello avrebbe dovuto essere, e tutto quello che accadeva non sarebbe dovuto accadere.

Il significato

Il significato di tutto ciò (macro-storia e micro-storia) è intuibile sin dal momento in cui si comprende che il libro offre quattro possibili versioni di una vita: ogni individuo è ciò che sceglie in ogni istante della sua vita, ed è strettamente legato al suo passato (micro-storia di Archie) e a ciò che avviene attorno a lui (macro-storia d’America).

Inoltre…

4 3 2 1 è un libro piuttosto lungo e ha un ritmo di lettura medio. Il ritmo narrativo è volutamente lento: Auster spiega ogni singolo dettaglio della vita dei protagonisti, in ognuna della quattro versioni. Questo è determinante per immergersi nella lettura e, soprattutto, per avere una visione chiara di quello che sarà il messaggio finale.

Inoltre, come detto poco fa, Asuter integra all’interno della sua storia i dettagli della Storia d’America: tutto ciò rende la lettura complessa ed un ritmo lento è assolutamente indicato. Ciò che velocizza la lettura è, però, lo stile dell’autore: sempre scorrevole al punto che il lettore non si rende conto dello scorrere della pagine, curato e preciso.

In conclusione

Questo è il classico libro da consigliare a tutti. Probabilmente all’inizio è scoraggiante per via della mole (più di 900 pagine!) ma merita davvero di essere letto.

Personalmente ho preferito avvicinarmi ad Auster cominciando da Nel paese delle ultime cose, che tuttora rimane uno dei miei libri preferiti, per poi continuare con Mr.Vertigo e Trilogia di New York.

Tuttavia, come ho scritto all’inizio della recensione, questo rimane il grande romanzo di Paul Auster, perciò sta a voi la scelta di cominciare dal più celebre e impegnativo o da uno degli altri romanzi.


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7

7 Book Cover 7
Tristan Garcia
Narrativa contemporanea
NN
2018
Copertina flessibile
519

C'è una nuova droga sul mercato. Si chiama Alice e permette a chi la assume di rivivere il sé dei trent'anni, dei venti o perfino dei dodici. Chi non vorrebbe riprovare l'entusiasmo, le certezze, la sensazione di onnipotenza della giovinezza? Ci sono rulli di legno che vengono dal passato e portano incise le canzoni indimenticabili del presente, e forse anche del futuro. E poi ci sono dèi alieni che hanno perduto la fede, e realtà parallele dove la rivoluzione sociale è avvenuta davvero. 7 è un romanzo in sei quadri appesi sulla stessa parete, che insieme li contiene e ne illumina la posizione nello spazio e nel tempo. E i personaggi di queste storie, come surfisti temerari, cavalcano le onde per ritrovare quella parte di sé che crede ancora nel futuro, che ha ancora la possibilità di cambiare e di incidere sul destino con una nuova creazione originale.

7 di Tristan Gracia è un libro sconvolgente: per lo stile, per la trama, per il messaggio. Quindi direi di analizzare ognuna di queste cose separatamente.

Il popolo ama le storie. E io non sono da meno.

Prima di tutto va fatta una precisazione. Prendendo in mano questo libro per la prima volta, senza saperne nulla, si potrebbe fraintenderne in contenuto: leggendo quanto scritto sulla quarta di copertina, infatti, si ha l’impressione di avere tra le mani un romanzo contemporaneo o distopico incentrato sulla droga Alice. No, questa è solo la prima delle sette storie.

7: le trame e il legame.

 

Come detto poco fa, 7 è composto da sette parti: le prime sei sono storie nettamente diverse tra loro ma con alcuni punti in comune, la settima è la chiave di lettura di tutto il libro ed è a sua volta divisa in sette capitoli.

  1. Alice: un esperto trafficante di droga d’élite conosce un gruppo di ragazzi che sta lavorando ad un nuovo tipo di droga, diverso da ogni genere visto fino a quel momento. La droga si chiama Alice, è estremamente potente e ha la capacità di far tornare indietro nel tempo – solo mentalmente e non fisicamente – impersonando sé stessi negli anni passati. Il viaggio nel tempo dipende dalla quantità di droga assunta e, ovviamente, ha dei limiti. Si parte con buone intenzioni ma si finisce per…
    Siamo come pietre che, però, soffrono.
    – distopico, sconvolgente, estremamente vivido e verosimile.
  2. I rulli di legno: un musicista entra in possesso di rulli di legno che all’apparenza non sono altro che statuette; dopo svariati tentativi, però, scopre che contengono i pezzi fondamentali della storia della musica passata e futura: cosa farne? E soprattutto che ruolo ha lui nel regolare andamento della Storia.
    […] e penso che non abbia sopportato il suono del futuro
    – nostalgico, coinvolgente.
  3. Sanguine: una modella bellissima, che nonostante il passare del tempo sembra non subirne gli effetti. Lei stessa non si capacita di tutto ciò, lo prende semplicemente come un dato di fatto. Ha solo un problema: degli eritemi che periodicamente si ripresentano sul suo volto e non hanno cura né spiegazione fino a quando, quasi per caso, non scopre che hanno una spiegazione eccome! Questo cambierà la sua vita, la percezione di sé e del mondo.
    – pieno di significato, crudo, devastante.
  4. La rivoluzione permanente: un sogno che porta in un mondo parallelo, per poi scoprire che quello è il mondo vero, che tutto il resto è stata finzione. La percezione della realtà cambia e si sconvolge radicalmente.
    – sconcertante, fantasioso e originale.
  5. L’esistenza degli extraterrestri: extraterrestri o no, questo racconto vede il suo fulcro nella fede. Quanto è determinante ciò in cui si crede? Si potrebbe dire che senza credere in qualcosa non si esisterebbe?
    – significativo e introspettivo.
  6. Emisferi: un mondo diverso per ogni “categoria” umana (animalisti, cattolici…); ogni uomo appartenente ad una categoria viene risucchiato nell’emisfero di appartenenza a vive separato dagli altri universi.
  7. La settima: Un ragazzo vive e rivive la propria vita: è praticamente immortale e ad ogni vita si ripresentano alcuni momenti uguali alla precedente e alcuni diversi, per sei volte, fino alla settima vita, quando le cose cambiano drasticamente e il ragazzo si trova a chiedersi “perché io?“, prima, e “ora che cosa devo fare?”, poi.

7: Il messaggio

Scorrendo le sintesi delle sette trame, si vedono delle parole in grassetto: quelle compongono il legame, che altro non è che il messaggio del libro.

Le sette storie, infatti, sono unite superficialmente da alcuni “simboli” (come il titolo di una canzone, per esempio) ma sono legate nel profondo da tutti gli elementi che compongono un essere umano e, soprattutto, il suo aspetto “filosofico” dovuto a paure, domande senza una risposta e fragilità conseguenti al fatto di essere umano.

Tempo, ruolo nella Storia, percezione di sé, realtà, fede, categorizzazione degli esseri umani, senso della vita: tutto questo compone una grossa sfera che è l’identificazione di sé e del proprio ruolo e sarà il ragazzino protagonista dell’ultima parte del libro a dare un senso a tutto o, se non altro, a lasciare qualche domanda al lettore.

7: lo stile

Lo stile di Tristan Garcia è qualcosa di unico e, unito alla cura di NNEdiotre, crea un piccolo gioiellino.

Si tratta di uno stile estremamente curato e versatile: nonostante cambino il genere e l’ambientazione per ognuna delle sette parti, riesce ad essere sempre molto coinvolgente e a creare atmosfere talmente vivide da essere percettibili.

Tristan Garcia, però, mantiene sempre la stessa struttura narrativa in ognuno dei racconti: inizialmente si ha un ritmo di lettura lento, che poi cresce a mano a mano che si va avanti con la storia, coinvolgendo il lettore senza che se ne accorga, per trasportarlo fino all’epilogo, contente il messaggio.

In conclusione:

Questo è sicuramente uno dei libri di narrativa migliori che abbia letto: ha contenuti forti, spinge a riflettere su argomenti che spesso si preferisce accantonare ma merita davvero di essere letto per tutte le caratteristiche che ho elencato finora.

Se non ne avete mai sentito parlare e non siete sicuri di volerlo leggere proprio per come è fatto e ciò che contiene, vi posso dire questo: come struttura si può paragonare a Cloud Atlas, benché i legami che uniscono le storie siano diversi, meno palesi ma più profondi. Come genere, invece, lo si può associare a Black Mirror, la serie tv distopica che ha sconvolto migliaia di spettatori. Ecco, se avete visto Black Mirror, avete presente la sensazione che lascia: quella sensazione elevata al quadrato è questo libro… forse proprio perché è un libro!

Spero davvero di avervi convinti…Buona lettura!


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Furore

Furore
Steinbeck
Narrativa
Bompiani
Copertina flessibile

Furore di Steinbeck è un grande classico contemporaneo, il tipico libro che non dovrebbe mancare a nessun lettore. Personalmente, ho deciso di leggerlo solo quest’anno perché ci sono libri che aspettano il proprio momento giusto e finalmente è arrivato anche per lui.

Gli uomini erano appoggiati alle staccionate e guardavano il mais rovinato, ormai quasi secco, con appena un po’ di verde che trapelava dalla pellicola di polvere. Gli uomini restavano in silenzio e si muovevano appena. Poi dalle case uscirono le donne e si misero accanto ai loro uomini, perché il mais si poteva anche perdere purché si salvasse qualcos’altro. I bambini indugiavano lì accanto, disegnando nella polvere con le dita dei piedi scalzi, e i bambini sondavano in silenzio gli uomini e le donne per capire se sarebbero crollati. I bambini sbirciavano la faccia degli uomini e delle donne, e tracciavano nella polvere linee meticolose con le dita dei piedi scalzi.

FURORE

Questo libro tratta temi molto importanti e altrettanto delicati: l’immigrazione, l’avvento della tecnologia, lo sfruttamento, la miseria, il crimine e l’importanza di mantenere i propri ideali.

Ovviamente la resa verosimile e realistica di temi tanto importanti non è semplice: ciò che, in questo caso, ne determina il buon esito è la capacità di Steinnbeck di rendere percepibili le scene descritte attraverso una descrizione di luoghi e personaggi capace di rapire completamente il lettore.

Alcune descrizioni possono occupare intere pagine del libro senza mai annoiare; questo lo si può intuire già all’inizio della lettura quando viene descritta la strada che il giovane Joad, uscito di prigione, percorre insieme ad un camionista a cui ha chiesto un passaggio. L’intera scena “attiva” è sovrapposta alla descrizione dei luoghi, delle persone, del clima e di tutto ciò che appare alla vista dei due personaggi coinvolti nella scena durante il viaggio.

Attraverso la famiglia protagonista, si sviluppa poi l’intera trama, che analizza il cambiamento e lo sconvolgimento che tantissime famiglie americane hanno dovuto subire durante la rivoluzione della strumentazione agricola, trovandosi senza nulla dall’oggi al domani.

La maggior parte delle famiglie, infatti, all’epoca viveva grazie al lavoro nei campi per grandi proprietari terrieri ma, con l’introduzione di trattori e macchinari che sostituivano il lavoro “a mano”, la maggior parte delle famiglie si è trovata senza lavoro e senza casa, avendo abitato fino a quel momento presso i proprietari delle terre.

Ed è proprio la famiglia la chiave di tutto. Come anticipato all’inizio, al pari dell’ambientazione troviamo i personaggi. I protagonisti sono i componenti della famiglia Joad, ovviamente, ma vengono menzionanti tantissimi altri personaggi che in qualche modo si relazionano con la famiglia Joad.

Inoltre, la famiglia Joad è “LA” famiglia: rappresentante di centinaia di famiglie americane, simbolo di un’epoca, simbolo di un periodo di transizione, composta a sua volta da simboli della società, validi in ogni epoca.

Durante il racconto, infatti, si capisca poco alla volta come ogni componente abbia un significato profondo e ricopra un ruolo fondamentale in quello che sarà il messaggio finale.

Il padre porta su di sé la pressione di essere un capofamiglia, genitore e punto di riferimento per ogni membro della famiglia stessa, in un’epoca in cui è estremamente difficile riuscire a sfamare i propri figli. La madre è una donna integra e altruista, che desidera sopra ogni cosa l’unione e la sopravvivenza della famiglia.

Poi ci sono i ragazzi, giovani, orgogliosi e testardi. Poi ci sono i bambini, che sono bambini sono nell’aspetto – e forse nemmeno in quello.

Per quanto riguarda lo stile, è sempre difficile parlarne quando si tratta di un autore di tale portata. Ebbene, nel caso di Steinbeck, per chi non avesse mai letto nulla di suo, va fatta una precisazione: il suo stile è parecchio rozzo. Attenzione, questo non significa che sia scadente, anzi! Il suo stile è volutamente rozzo.

Mi spiego meglio: nel ricreare l’atmosfera, l’ambientazione e i personaggi, Steinbeck è quasi poetico, ha una prosa estremamente descrittiva e curata, una scelta del lessico impeccabile, una cadenza e perfetta.

L’aspetto “rozzo” si nota soprattutto nei dialoghi: se a parlare è un personaggio ignorante, la formulazione dei dialoghi sarà adatta. Ed è giusto che sia così: la maggior parte della popolazione povera negli anni ’30/’40 era pressoché analfabeta, di conseguenza è corretto che i dialoghi siano costruiti secondo questa consapevolezza (cosa che spesso gli autori dimenticano).

Infine, il ritmo: definirei il ritmo di questo libro medio. Non è assolutamente un libro dal ritmo di lettura veloce per due motivi: la quantità di descrizioni e, soprattutto, la portata dei temi affrontati – vanno assimilati e capiti.

Ciò che impedisce di classificarlo come un libro lento è proprio tutto ciò che è stato detto finora: l’unione tra stile, ambientazione, trama, personaggi e atmosfera, cattura il lettore a tal punto da non lasciarlo fino alla fine.

Furore: oltre l’apparenza

Furore viene pubblicato per la prima volta nel 1939 e, poco dopo la pubblicazione, l’autore viene accusato di voler veicolare un messaggio a favore del comunismo all’interno dei propri scritti. Gli anni ’40 e quelli a seguire sono stati un periodo molto delicato e travagliato sotto l’aspetto politico, fino ad arrivare alla Seconda Guerra Mondiale e tutto ciò che ne è conseguito.

Personalmente andrei oltre questo aspetto, tralasciando gli aspetti politici e considerandolo piuttosto come un romanzo sulla vita e sugli uomini.

D’altro canto, il fatto da cui si genera l’intera vicenda è l’avvento della tecnologia nel campo agricolo. Quanto è effettivamente diverso da ciò che sta avvenendo ora? Secondo il  mio parere, per quanto sia positiva l’evoluzione tecnologica, porta comunque ad un cambiamento continuo del lavoro, all’eliminazione progressiva di alcune mansioni, all’inevitabile situazione di precarietà.

Ciò che, sempre secondo il mio parere, contraddistingue la nostra epoca dagli anni passati è l’indifferenza. Le famiglie descritte nel libro lottavano per ciò che era importante per loro e ciò che avrebbe garantito loro la sopravvivenzaFurore è l’uomo contro le ingiustizie.

Al giorno d’oggi, 80 anni dopo la pubblicazione del libro, viviamo in un mondo che sta letteralmente andando a fuoco ma il 95% delle persone sembra curarsi solo dell’apparenza sui social.

Nel consigliare questo libro A TUTTI, consiglio anche questo: leggetelo pensando ai fatti e non alla politica. Pensando a ciò che realmente gli uomini possono fare, se vogliono.

 


Furore, il film

Indice recensioni

 

1984

1984
Gorge Orwell
Distopico
Mondadori
1948
Copertina flessibile
333

L'azione si svolge in un futuro prossimo del mondo (l'anno 1984) in cui il potere si concentra in tre immensi superstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Al vertice del potere politico in Oceania c'è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti. Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre un'esistenza "sovversiva". Scritto nel 1949, il libro è considerato una delle più lucide rappresentazioni del totalitarismo.

1984 di George Orwell: IL distopico

1984 di Orwell… Perché IL distopico? Perché questo è il libro che ha gettato le basi per il genere e ne rimane il massimo rappresentante. Il genere distopico ha l’intento di raccontare un futuro immaginario contrario a quello utopico. Per questo motivo spesso può essere definito “pessimista”.

Questo è un libro visionario, una sorta di avvertimento che termina con un messaggio pesante e che, durante il suo svolgimento, trasmette un messaggio fortissimo.

✒”A quel punto la menzogna prescelta sarebbe passata nell’archivio permanente e sarebbe diventata verità”.

 

1984

?Il libro è stato scritto nel 1948, circa tre generazioni fa. Questo fa pensare che l’ambientazione, la storia e il massaggio che contiene possano essere stati influenzati dal periodo in cui è stato scritto: la cosa disarmante, invece, è scoprire quanto molti aspetti siano assolutamente attuali.

Senza voler giudicare gli aspetti politici contenuti nel romanzo, credo che la prima parte (la più descrittiva delle tre) sia sufficiente a far riflettere.

1984 di Orwell è un grande classico moderno, amato o odiato, non ci sono vie di mezzo. 1984 è un libro devastante, crudo, duro, difficile da accettare, ma forse questo è proprio dovuto al fatto che è e sarà sempre attuale e verosimile. E, anzi, con il passare del tempo lo sarà sempre di più.

Si tratta di un libro che si basa sulla politica e sulla società, sui ceti sociali e sulla differenza tra loro che spesso viene assimilata al valore degli individui stessi.

A vigilare e governare sul popolo intero è il Grande Fratello, che vede e sente tutto, che spia ogni individuo, che punisce e detta legge su ogni aspetto della vita – anche quelli più intimi.

✒ “Dovevate vivere (e di fatto vivevate, in virtù di quell’abitudine che diventava istinto) presupponendo che qualsiasi rumore da voi prodotto venisse ascoltato e qualsiasi movimento – che non fosse fatto al buio – attentamente scrutato”.

Sicuramente un aspetto fondamentale su cui riflettere è come la parte “minimamente istruita” della popolazione fosse costretta a seguire un solo pensiero, mentre la parte non istruita vivesse una libertà e soddisfazione apparenti, date solo all’ignoranza.

Attenzione, ho scelto attentamente le parole con cui ho composto il paragrafo precedente. La popolazione minimamente istruita è il ceto medio, ma non esiste un ceto superiore realmente istruito. Esistono solo pochi tiranni che, sfruttando la loro generosità apparente nel rendere fruibile l’istruzione al ceto medio, riescono invece a inculcare in quest’ultimo un unico pensiero.

La popolazione non istruita, invece, è quella apparentemente libera di prendersi delle piccole soddisfazioni, di innamorarsi, di avere figli. Vive letteralmente nell’ignoranza di tutto ciò che accade intorno.

Il Grande Fratello entra a tal punto nella vita e nella testa delle persone, da riscriverne il passato. Sembra una cosa impossibile? Niente affatto, è piuttosto semplice invece. Basta eliminare ogni traccia e ogni prova dell’avvenimento di alcuni fatti storici e sostituirli con altri. Non succede forse ad oggi nella vita reale?

✒”Giorno dopo giorno, anzi quasi minuto dopo minuto il passato veniva aggiornato”.

L’individualità è annientata, il libero pensiero anche. Tutto viene fatto in funzione del corretto svolgimento di una vita che appartiene ai singoli individui solo in apparenza, ma in realtà appartiene a chi li governa… Ricorda qualcosa?

Tutto ciò viene raccontato tramite l’esperienza di Winston Smith, il protagonista: appartenente al ceto medio, solo, con un impiego discreto, utile ma non indispensabile come chiunque, annientato come chiunque.

Winston, ad un certo punto della sua vita, capisce che il mondo il cui vive, con la sua struttura e la sua società e sbagliato, inizia ad accumulare oggetti dimenticati, a trasgredire in qualche modo, fino ad innamorarsi.

Inizia a frequentare una donna per amore, non per dovere. Si incontrano di nascosto, hanno desideri inconcepibili per in regime. Ed ecco che 1984 si dimostra il testo distopico per eccellenza.

Soprattutto il finale ne è la dimostrazione, assolutamente in linea con il resto della narrazione a differenza dei distopici più moderni: non lascia scampo.

Conclusione e appunti personali:

Si può essere d’accordo con il pensiero politico di Orwell o no.
Si può essere d’accordo con la sua visione pessimista o no.

Ma non si può non essere d’accordo sul messaggio contenuto in questo testo. Non si può rimanere indifferenti alla quantità di aspetti simili all’attuale realtà. Non si può fare a meno di fermarsi a riflettere su come il mondo attuale, la società stessa, sia un unico Grande Fratello che detta legge e spia ogni individuo senza farsi scrupoli.

Pensiamo un secondo: la rete, i social, gli acquisti online, i sistemi di videosorveglianza ovunque, la condivisione istantanea di ogni attimo di vita, i video da satellite, i milioni di account che ognuno di noi ha… eccolo il Grande Fratello.

Lo facciamo per vanità, perché “non si può più fare diversamente”, perché è il progresso: motivi apparenti, scuse.

Poi firmiamo decine di consensi al trattamento dei dati, informative sulla privacy, ma la privacy non esiste più. “Abbiamo qualcosa da nascondere?” No. Non è questo il punto. Il punto è che, attanagliati dalla routine, dalla frenesia e dalla comodità, siamo schiavi di un sistema che è un Grande Fratello, che ci spinge a comportarci in un determinato modo fino a dimenticare il nostro passato: un passato in cui non eravamo condizionati da tutto ciò, un passato in cui eravamo in armonia con il mondo in cui vivevamo e non in conflitto con esso.

Detto ciò, non posso che aggiungere una cosa: LEGGETELO TUTTI. Farà male ma è necessario.


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