Strane creature

Strane creature Book Cover Strane creature
Tracy Chevalier
Romanzo Storico
2019
287

È il 1811 a Lyme, un piccolo e tranquillo villaggio sulla costa meridionale inglese. Ma dall'arrivo delle sorelle Philpot, la quiete è subito un pallido ricordo. Vengono da Londra, sono eleganti, vestite alla moda, sono bizzarre creature per gli abitanti di quella costa spazzata dal vento. Margaret sorprende costantemente tutti coi suoi turbanti verdolini sconosciuti alle ragazze di Lyme, che se ne vanno in giro ancora con grevi vestiti stile impero. Louise coltiva una passione per la botanica che è incomprensibile in quel piccolo mondo dove alle donne è dato solo di maritarsi e accudire i figli. Ma è soprattutto Elizabeth, la più grande delle Philpot, a costituire un'eccentrica figura in quel paesino sperduto sulla costa. Ha venticinque anni. Dovrebbe comportarsi come una sfortunata zitella per l'età che ha e l'aspetto severo che si ritrova, ma se ne va in giro come una persona orgogliosamente libera e istruita che non si cura affatto di civettare con gli uomini. In paese ha stretto amicizia con Mary Anning, la figlia dell'ebanista, una ragazzina vivace e sveglia che passa il suo tempo sulla spiaggia di Lyme, dove dice di aver scoperto strane creature dalle ossa gigantesche, coccodrilli enormi vissuti migliaia di anni fa.

Strane creature è un romanzo storico di Tracy Chevalier, ambientato in Inghilterra, basato sulla biografia di due donne straordinarie.

Ovviamente, come precisato dall’autrice stessa, si tratta di una versione romanzata e arricchita di dettagli di fantasia rispetto a quanto accaduto realmente. Per vari motivi, infatti, è praticamente impossibile risalire a tutti i fatti nel dettaglio.

La ricostruzione di una vita non è mai semplice, nemmeno quando si tratta di quella di personaggi illustri su cui si possono trovare testimonianze e documentazioni. Questo compito è reso tanto più difficile, in questo caso, dal fatto che le vite in questione fossero di due donne, per di più bizzarre per la loro epoca.

Le donne in questione sono Mary Anning e Elizabeth Phiplot che, grazie alla loro curiosità e voglia di apprendere, hanno scoperto esemplari fossili fino ad allora sconosciuti e hanno scatenato non poche critiche e dubbi sul mondo per come lo si conosceva.

Strane creature

Dopo la morte del padre, tre sorelle sono costrette a trasferirsi a Lyme Regis, un paese decisamente meno mondano e attraente rispetto alla rigogliosa città di Londra.

Qui, ognuna di esse si dedica ad un’attività diversa, ma è Elizabeth a trovare sé stessa e molto di più.

Nel giro di poco tempo dopo il suo arrivo a Lyme Regis, scopre i fossili e se ne appassiona, tanto da passare intere giornate cercandone.

In questo modo incontra la giovane Mary Anning, una ragazzina che cerca fossili per venderli con il fratello.

Questa coppia stravagante dovrà affrontare una società patriarcale, dominata dalla religione e completamente assoggettata alle scritture bibliche per portare alla luce i primi esemplari di dinosauro fossile (all’epoca ritenuto coccodrillo) e mettere in discussione argomenti come l’estinzione, fino ad allora nemmeno contemplata.

Oltre la trama

Tracy Chevalier si dimostra ancora una volta una maestra del romanzo storico, mettendo alla portata di tutti biografie spesso dimenticate o messe in secondo piano.

Questa volta lo fa con due donne che hanno cambiato lo studio della paleontologia e la percezione del mondo e del tempo.

Lo fa in modo impeccabile. Stile, ritmo, ambientazione e atmosfera: tutto perfetto.

Strane creature è un romanzo relativamente breve, dall’andamento costante e dalla trama coinvolgente ed affascinante: lo si può letteralmente divorare in poche ore.

Senza dilungarsi ulteriormente sullo stile che, appunto, si conferma impeccabile, va aggiunta una sola nota.

La narrazione avviene attraverso due punti di vista alternati, quello di Mary e quello di Elizabeth. Le due protagoniste sono molto diverse tra loro (una di ceto medio, l’altra povera; una istruita, l’altra no; una “zitella” che non si sposerà mai, l’altra appena adolescente): le diversità sono percettibili dallo stile dell’autrice, che cambia e si caratterizza in modo diverso in base alla voce narrante.

In conclusione: non posso fare altro che consigliarvi questo libro e l’autrice in generale! Leggete tutto ciò che ha scritto!


INDICE RECENSIONI

Altri romanzi di Tracy Chevalier:

La dama e l’unicorno

La ragazza con l’orecchino di perla

Verde oscurità

Verde oscurità Book Cover Verde oscurità
Anya Seton
Romanzo
2013
493

Tra le colline del Sussex si erge il castello di Medfield Place, una residenza Tudor che, sin dal 1200, da quando uno dei primi Marsdon si costruì un piccolo torrione di pietra, è la dimora dell'antica famiglia di baronetti inglesi. Da qualche tempo Medfield Place è anche la casa di Celia Taylor, giovane, ricca americana diventata una lady Marsdon dopo aver sposato Richard, erede, con la morte del vecchio sir Charles, di titoli e averi della nobile stirpe. I primi giorni a Medfield Place sono stati per Celia tra i più gioiosi della sua vita, segnati dall'orgoglio di appartenere a un'antica e solida famiglia e di condividere un amore vero e appassionato tra le lussureggianti colline del Sussex. Poi in un pomeriggio d'autunno tutto è cambiato. Celia è diventata una giovane donna infelice. Nei boschi le foglie erano ingiallite e una fumosa foschia scendeva dagli anfratti dei Downs, quando lei e Richard raggiunsero il castello di Cowdray, l'antica costruzione Tudor di sir Anthony Browne, il cui cappellano, durante i regni di re Edward e della regina Mary, era Stephen Marsdon, un illustre antenato di Richard. Nel Salone dei Cervi Celia ha avvertito la netta sensazione di essere già stata in quel posto. Da quel pomeriggio, le allucinazioni hanno continuato a perseguitarla, col risultato di allontanare da lei Richard. Jiddu Akananda, il dottore indù ospite del castello, non ha dubbi sulle cause dell'infelicità sua e di Richard: qualcosa di terribile deve essere accaduto nel castello. Postfazione di Barbara Samuel.

Verde oscurità è un celebre romanzo storico dell’autrice Anya Seton.

Verde oscurità

Ambientato tra ‘900 e ‘500Verde oscurità racconta la storia di Richard e Celia: una giovane coppia che, dopo il matrimonio nel 1960, si stabilisce nel maniero di famiglia nel Sussex.

Dopo un periodo nell’abitazione, però, iniziano a verificarsi strani eventi sia per un coniuge che per l’altro: isteria, visioni, comportamenti fuori dalla norma.

In questo modo la trama riporta il lettore a quattro secoli prima, quando un certo Richard e una certa Celia impazzivano per una storia d’amore desiderata ma impossibile.

Oltre la trama

Un libro pieno di suspense, molto dinamico e frenetico, nonostante in apparenza abbia uno stile pacato e un andamento costante.

Lo stile dell’autrice è impeccabile: coinvolgente, ricercato ma non eccessivamente elaborato al punto di distogliere il lettore dalla trama.

Stile, ritmo e trama sono perfettamente amalgamati, in modo da ottenere un romanzo scorrevole e intrigante che balza avanti e indietro nello spazio e nel tempo tra storie familiari sepolte e riscoperte, senza lasciare un attimo di respiro al lettore.

A rendere un romanzo storico veramente valido, poi, sono l’ambientazione e l’atmosfera: in questo l’autrice è stata davvero magistrale. La narrazione è tale da rendere il tutto vivido e percettibile, tanto da far immergere completamente il lettore in un’altra epoca.

Inoltre, tra amore e possibili reincarnazioni, avvolge il tutto in un alone di fascino e mistero che tiene incollato il lettore alle pagine dall’inizio alla fine.

In conclusione:

Consiglio questo libro a tutti gli amanti del romanzo storico e non solo. Questo libro è veramente valido nel suo insieme, perciò consigliatissimo anche ai lettori che solitamente preferiscono altri generi letterari!


Indice recensioni

 

A est del sole, a ovest della luna e Kay Nielsen

Kay Nielsen. A est del sole e a ovest della luna Book Cover Kay Nielsen. A est del sole e a ovest della luna
Noel Daniel
Fiaba, Illustrati
2018
192

La ristampa di un grande classico della cultura mondiale. Entrate in un mondo fatto di innamorati osteggiati dal destino, venti magici e troll dispettosi, e lasciatevi incantare da alcune delle più raffinate illustrazioni nella storia del libro. Con questa ristampa, l’editore fa rivivere il più ambizioso progetto editoriale dell’amato artista danese Kay Nielsen, uno dei più apprezzati illustratori di libri per l’infanzia di tutti i tempi. Inizialmente pubblicato nel 1914, East of the Sun and West of the Moon è una celebre antologia di fiabe che i leggendari folkloristi norvegesi Peter Christen Asbjornsen e Jorgen Engebretsen Moe hanno raccolto nel corso dei loro viaggi per la Scandinavia a metà del XIX secolo. L’edizione illustrata da Nielsen dei racconti di Asbjornsen e Moe è considerata un gioiello della letteratura per ragazzi del Ventesimo secolo, osannato dai collezionisti d’arte e di libri di tutto il mondo. Una copia originale autografata di questo libro è stata venduta all’asta nel 2008 per il prezzo più alto mai pagato per un libro illustrato di letteratura per ragazzi. Questa curatissima riproduzione presenta 10 delle fiabe originali, con un totale di 46 illustrazioni e numerosi ingrandimenti degli acquerelli originali di Nielsen, stampati in cinque colori per consentire agli straordinari dettagli di brillare di luce propria. Il volume include inoltre due saggi illustrati da decine di opere rare e inedite di Nielsen, ed esplora la storia delle fiabe norvegesi, la vita e le opere dell’artista, nonché la genesi del libro.

 


 

A est del sole, a ovest della luna è una raccolta di fiabe norvegesi (prende il nome da una di esse), illustrata dell’artista danese Kay Nielsen.

In particolare, questa edizione firmata Taschen è suddivisa in due parti: la prima parte è sostanzialmente una biografia del celebre illustratore; la seconda parte contiene la raccolta di fiabe.

Kay Nielsen

Celebre artista danese, è vissuto nell’epoca d’oro dell’illustrazione. Ha partecipato alla realizzazione di alcune opere che hanno fatto la storia, tra cui illustrazioni per la Disney. Tuttavia, la sua celebrità si è accresciuta maggiormente dopo la sua morte piuttosto che in vita, come spesso accade per gli artisti innovativi e fuori dagli schemi.

Le fiabe

La raccolta è composta da fiabe classiche, perciò i temi e la struttura sono simili in tutte. La struttura e la trama si basano sempre su protagonista e antagonista (anche multipli), una situazione iniziale, un fatto decisivo, una trasformazione o evoluzione e un epilogo.

Nella raccolta si ripresentano spesso anche alcune figure importanti: per esempio, in quasi tutte le fiabe si trovano del troll. Creature malvagie e subdole, che hanno la capacità di assumere le sembianze umane e trarre in inganno gli ignari protagonisti delle storie.

Altrettanto importanti sono alcuni elementi della natura, rappresentati come figure pensanti, con una volontà propria: l’esempio più rilevante è quello dei Venti, capaci di aiutare i protagonisti in più occasioni.

Lo stie narrativo è ovviamente molto semplice e scorrevole, adatto ad un pubblico di età varia. I periodi sono brevi ed essenziali, il lessico altrettanto semplice. Va da sé che la lettura nel suo complesso acquisisca un ritmo veloce e un andamento costante.

Come per ogni fiaba che si rispetti, la funzione di queste storie risiede nella morale: fiducia, amicizia, amore, famiglia, inganno, curiosità e rispetto, sono solo alcuni degli argomenti che stanno alla base dei messaggi veicolati in questi racconti!

Le illustrazioni

Ovviamente il punto di forza di questo libro sta nelle illustrazioni, opera di Kay Nielsen, che vede proprio in questa raccolta una delle sue opere più grandiose e complesse.

Ogni fiaba contiene numerose illustrazioni che accompagnano la trama dall’inizio alla fine. Ogni illustrazione è caratterizzata da una quantità incalcolabile di dettagli e da contrasti forti, in netta contrapposizione con i tratti semplici e la composizione delle tavole.

 

 


indice recensioni

Il castello errante di Howl

Il castello errante di Howl Book Cover Il castello errante di Howl
Diana Wynne Jones
Fantasy, Per ragazzi, Fiaba
2013
245

La giovane Sophie vive a Market Chipping, nel lontano e bizzarro paese di Ingary, un posto dove può succedere di tutto, specialmente quando la Strega delle Terre Desolate perde la pazienza. Sophie sogna di vivere una grande avventura, ma da quando le sorelle se ne sono andate di casa e lei è rimasta sola a lavorare nel negozio di cappelli del padre, le sue giornate trascorrono ancor più tranquille e monotone. Finché un giorno la perfida strega, per niente soddisfatta dei cappelli che Sophie le propone, trasforma la ragazza in una vecchia. Allora anche Sophie è costretta a partire, e ad affrontare un viaggio che la porterà a stipulare un patto col Mago Howl, a entrare nel suo castello sempre in movimento, a domare un demone, e infine a opporsi alla perfida Strega.

Il castello errante di Howl è un romanzo fantasy dell’autrice Diana Wynne Jones; è il primo volume di una trilogia, ma i protagonisti di questo primo romanzo hanno ruoli solamente marginari nei due volumi successivi.

Il castello errante di Howl

Il racconto è ambientato nel regno di Ingary, un mondo magico con strane tradizioni e caratteristiche.

La protagonista è Sophie, figlia di un rispettabile cappellaio, che vive con le sorelle e la seconda moglie del padre. Questa donna sembra volere il bene delle figliastre ma, dopo la morte del padre, decide di mandare le figlie minori a lavorare come apprendiste e tenere Sophie con sé al negozio di cappelli, facendole rinunciare alla scuola.

Sophie accetta il suo destino monotono e si rassegna al lavoro nel negozio. Ben presto, però, accade qualcosa che cambierà la sua vita per sempre: tra intrallazzi di potere, incantesimi e altre stranezze, Sophie si ritrova nel corpo di un’anziana signora a vagare per il regno in cerca di soluzioni e risposte.

Così incontra gli altri stravaganti protagonisti della storia: Howl, il mago proprietario del castello errante, Calcifer – il demone del fuoco con cui il mago ha un legame sin dall’infanzia, grazie al quale il castello viene alimentato costantemente. Dopodiché si susseguono una serie di personaggi secondari e antagonisti.

Il castello errante di Howl può essere classificato come fiaba moderna: la struttura della trama è quella di una fiaba, inoltre si possono trovare altre caratteristiche in comune a questo genere letterario (come per esempio la mutazione fisica dei protagonisti, la loro evoluzione psicologica e così via).

Si tratta, quindi, di un romanzo adatto ad un pubblico adolescente-adulto, capace di far riscoprire il piacere della lettura di una fiaba o di un racconto fantasy bizzarro e insolito.

Il punto di forza di questo libro è, infatti, l’insieme delle stranezze che contiene. Il castello che si muove e che consente di “uscire dalla porta” in un paese piuttosto che in un altro. L’unine di maghi, streghe, demoni e altre figure fantastiche in un’ambientazione quasi contemporanea.

Da non sottovalutare, in ogni caso, l’importanza di uno stile semplice e fluido come quello dell’autrice, unito ad un ritmo di lettura costante e piuttosto veloce, che rende la lettura ancora più piacevole e scorrevole.

In conclusione:

Personalmente ho trovato questa lettura molto piacevole e diversa dal solito, benché io legga molto spesso fantasy e fiabe. Lo consiglio ad ogni genere di lettore, di qualsiasi età; unico requisito: apprezzare almeno uno tra i generi fantasy e fiabesco!


RECENSIONI: INDICE

 

La strada

La strada Book Cover La strada
Cormac McCarthy
Narrativa contemporanea
Einaudi
2014-01
Copertina flessibile
220

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...

La strada è un romanzo post apocalittico di Cormac McCarthy. Racconta la storia di un padre e un figlio in viaggio verso un luogo migliore, affrontando ogni genere di avversità e “nemico”.

La strada

Questo romanzo è tosto. Molto tosto. Si tratta di un romanzo relativamente breve e scritto in maniera abbastanza concisa ma ha un grandissimo significato.

Durante la lettura ci si trova davanti a diverse scene crude o, se non altro, molto suggestive e devastanti.

Padre e figlio, dopo un evento apocalittico che viene menzionato marginalmente, si trovano in viaggio verso un “posto migliore”, che non sono sicuri di trovare ma desiderano con tutte le loro forze.

Nel viaggio, però, si trovano di fronte ad ogni tipo di prova, di ostacolo e di nemico: prove di sopravvivenza, prima di tutto. La conquista del cibo quotidianamente, il pericolo di agguati da parte di altre persone o animali, la sete, il caldo, e così via.

Ciò che rende il libro veramente tosto, però, non sono le scene di prova fisica – pur essendo spesso molto crude, ma le scene di prova “umana” e sentimentale. I protagonisti si trovano a dover far fronte a perdite, all’abbandono, alle lotte interiori per stabilire cosa sia bene e male in una situazione tanto critica. Basti pensare al fatto che i protagonisti siano un padre e suo figlio, che lottano per sopravvivere, e tutto ciò che questo legame comporta.

La narrazione avviene tramite descrizione delle scene del viaggio e dialoghi tra padre e figlio: dialoghi molto essenziali e spogli, fatti perlopiù di brevi domane e risposte ancora più brevi.

Tu cosa faresti se io morissi?
Se tu morissi vorrei morire anch’io.
Per poter star con me?
Sì. Per poter stare con te.
Ok.

Il bambino, in particolare, è solito rispondere con “OK” (raramente con qualche “no”). Dialoghi, appunto, molto spicci e senza tante spiegazioni: sono proprio questi e la loro forma a dare un significato ancora più profondo al ciò che viene detto.

La strada è un libro forte proprio per questo motivo: ciò che succede, come succede e il fatto che siano un padre e un figlio a vivere queste esperienze. Ognuno con le proprie paure, riflessioni, domane sul bene e sul male, sul futuro, e così via. In questo modo il libro offre due punti di vista nettamente diversi su una situazione tanto critica: quello di un adulto e quello di un bambino. Ovviamente le diverse impressioni e reazioni a ciò che viene narrato sono dovute all‘età e all’esperienza di entrambi.

Proseguendo con la lettura, infatti, si nota come il bambino a poco a poco impari a reagire con un apparente distacco e accettando passivamente il mondo che lo circonda: una sorta di perdita delle speranze estrema, pur mantenendo la speranza nel trovare un posto migliore.

Gli argomenti affrontati sono molti e associati in modo da formare un insieme incredibile che si può riassumere in questo modo: la lotta interiore dell’essere umano davanti alla necessità di sopravvivere.

Padre e figlio, anche in questo caso, offrono due punti di vista: il padre è quello razionale, il figlio quello sentimentale (e, in un certo senso, si può dedurre che l’avanzare degli anni e i passaggi che avvengono naturalmente durante una vita, portino a ridurre la percentuale di sentimentalismo e aumentino quella di razionalità nelle scelte di ognuno).

Tutto ciò viene inserito in un’atmosfera inquieta e cupa, in cui si sviluppano scene crude e selvagge. In questa atmosfera e su queste scene si basa il messaggio: fino a che punto l’umanità (intesa come insieme dei caratteri che contraddistinguono l’essere umano) può sopravvivere? E cosa sarebbe disposto a fare un uomo per sopravvivere?

Due soli protagonisti che portano avanti tutto questo: padre e figlio. I personaggi secondari sono tutti coloro che, con rilevanza più o meno accentuata, si affacciano nelle loro vite e in qualche modo intervengono nel loro viaggio.

Padre e figlio non hanno un nome, non hanno un’identità precisa: potrebbero essere chiunque. Ed ecco che questo rafforza ulteriormente il messaggio: chiunque potrebbe trovarsi a dover affrontare situazioni come le loro, a dover sacrificare una parte della propria umanità, a doversi sacrificare per qualcun’altro.

Il finale è ciò che ha meno rilevanza in tutto il romanzo: ciò che conta è il viaggio e ciò che il viaggio ha da dimostrare e da mostrare.

In conclusione

La strada è un romanzo tosto, dal ritmo di lettura medio-veloce, e dallo stile semplice: lo si può leggere in pochissimo tempo, proprio grazie a tutti questi fattori. Tuttavia, è un romanzo di grande spessore, che richiede concentrazione e, soprattutto, riflessione. Non tutto ciò che ha da trasmettere è realmente scritto!

 


Personalmente ho voluto leggere La strada per molto tempo ma ho sempre rimandato. Poi, un giorno, qualche settimana fa, è arrivato il suo momento. Avrei voluto che non fosse stato prima della crisi che il mondo sta vivendo ma tant’è. I libri di questa intensità in fondo sono questo: avvertimenti, per tutti coloro che vogliono ascoltarli. Perciò vi consiglio di fare lo stesso: leggetelo, assolutamente, ma solo quando siete sicuri che sia il momento giusto.


 

Recensioni: INDICE

L’eredità di Agneta

L'eredità di Agneta. Le signore di Löwenhof Book Cover L'eredità di Agneta. Le signore di Löwenhof
Corina Bomann
Romanzo
Giunti
2019
640

Stoccolma, 1913. Dall’ultimo violento litigio con i genitori a Natale, Agneta ha chiuso ogni rapporto con la famiglia di origine, rinunciando al titolo nobiliare di contessa di Löwenhof e trasferendosi in un piccolo appartamento nel quartiere studentesco della capitale. A venticinque anni, il suo sogno non è certo sposarsi con un buon partito, ma studiare per diventare pittrice, lottare per il diritto di voto insieme alle amiche femministe e, soprattutto, vivere liberamente le sue passioni, compresa quella per Michael, aspirante avvocato. Finché una mattina un telegramma le porta una notizia destinata a cambiare completamente il corso della sua vita: il padre e il fratello sono rimasti coinvolti in un incendio, e la madre le chiede di tornare subito a Löwenhof. Inaspettatamente, i verdi prati, i boschi imponenti, i recinti dei cavalli e la bianca villa padronale suscitano in lei una strana malinconia. Ancora non sa che la situazione è molto più grave del previsto e che sarà posta di fronte a una scelta: prendere la guida della tenuta o continuare a inseguire i suoi sogni di libertà. Dilaniata dal dubbio che l’incendio sia stato doloso, tormentata dalla madre che vorrebbe vederla sposata con un aristocratico, Agneta troverà sostegno solo in Max, il giovane amministratore delle scuderie da cui si sente pericolosamente attratta...

L’eredità di Agneta è il primo volume della saga Le signore di Löwenhof, della famosa autrice tedesca Corina Bomann.

L’eredità di Agneta

Come si può facilmente intuire dal titolo, la protagonista di questo volume della saga è Agneta.

Agneta è una giovane ragazza, figlia di nobili, che esce dagli schemi che le vengono imposti e da ciò che ci si aspetterebbe da una ragazza come lei.

Cosa ci si aspetta da lei? Che viva all’ombra del fratello primogenito, che rispetti le tradizioni della sua famiglia borghese e che, in quanto donna, si rassegni ad un matrimonio combinato per interesse.

Cosa fa invece? Si trasferisce in città, lasciando la tenuta di famiglia per vivere in un appartamento fatiscente. Si unisce alla suffragette e combatte per il diritto di voto. Frequenta un ragazzo di cui è innamorata, non perché lui le possa offrire una vita agiata. Vive come artista.

A interrompere i suoi piani è un telegramma della madre, che la avverte che il fratello e il padre hanno avuto un incidente. Preoccupata, torna alla tenuta di famiglia – e la sua vita cambia completamente.

Agneta è costretta a valutare le opzioni che la vita le mette davanti: ignorare la famiglia e restare in città? Tornare alla tenuta, ereditare i beni di famiglia, sposarsi con qualcuno che nemmeno conosce?

Gli avvenimenti che si susseguono tra il telegramma e l’epilogo sono davvero molti e il lettore li percorre con Agneta, assistendola nelle sue scelte e scoprendone i pensieri.

Oltre la trama

L’eredità di Agneta è un romanzo molto scorrevole, si legge in fretta ed è molto piacevole. Racconta di un periodo storico non facile, soprattutto per le donne.

Siamo negli anni ’20, un periodo in cui molte donne si sono battute per ottenere diritti che per gli uomini erano scontati da tempo.

Forse questo aspetto nel libro viene un po’ semplificato e coperto dalle storie d’amore e dagli eventi familiari, che prendono il sopravvento e rendono il libro più “leggero“. Questo ovviamente non deve essere per forza un aspetto negativo, dipende dai gusti e dalle priorità di ogni lettore.

Ad ogni modo: il libro è ben scritto, lo stile dell’autrice è semplice ma molto curato. Il ritmo di lettura è medio-veloce: nonostante sia un libro di più di 600 pagine si legge piuttosto velocemente.

Oltre alle descrizioni dei luoghi e degli avvenimenti, si ha modo di leggere anche i pensieri della protagonista e scoprire cosa la porta a fare determinate scelte.

Anche l’epilogo è un pensiero di Agneta, che chiude la storia e fornisce una spiegazione alla sua ultima scelta decisiva.

In conclusione:

L’eredità di Agneta è un romanzo storico, che racchiude molti tratti del romanzo rosa. Lo consiglio agli amanti delle saghe familiari, del romanzo storico/rosa e a chiunque cerchi una lettura leggera ma piacevole.


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Il priorato dell’albero delle arance

Il priorato dell'albero delle arance Book Cover Il priorato dell'albero delle arance
Samantha Shannon
Fiction
2019
800

La casata di Berethnet ha regnato sul Reginato di Inys per mille anni. Ora però sembra destinata a estinguersi: la regina Sabran Nona non si è ancora sposata, ma per proteggere il reame dovrà dare alla luce una figlia, un'erede. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell'ombra e i tagliagole inviati a ucciderla da misteriosi nemici si fanno sempre più vicini. A vegliare segretamente su Sabran c'è però Ead Duryan: non appartiene all'ambiente della corte e, anche se è stata istruita per diventare una perfetta dama di compagnia, è in realtà l'adepta di una società segreta e, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys. Al di là dell'Abisso, in Oriente, Tané studia per diventare cavaliere di draghi sin da quando era bambina. Ma ora si trova a dover compiere una scelta che potrebbe cambiare per sempre la sua vita. In tutto ciò, mentre Oriente e Occidente, da tempo divisi, si ostinano a rifiutare un negoziato, le forze del caos si risvegliano dal loro lungo sonno.

Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon si è preannunciato come IL fantasy dell’anno e, in effetti, non ha deluso le aspettative.

Già dalle prime righe catapulta il lettore in un mondo parallelo, fantastico e fuori dalla comune immaginazione.

Scalzo e segnato dalle cicatrici del viaggio, lo straniero uscì dal mare, simile a uno spettro d’acqua. Avanzava come ubriaco nella foschia lattiginosa che avvolgeva Seiiki in una tela di ragno.
Secondo le antiche leggende gli spettri d’acqua erano destinati a vivere nel silenzio. Le loro lingue si erano prosciugate, insieme alla pelle, e non erano rimaste che alghe a coprire le ossa. Appostati nelle secche, aspettavano gli incauti per trascinarli nel cuore dell’Abisso.

Si ha quindi, da subito, la percezione di entrare in un mondo vero e proprio, con la sua storia, il suo passato, le sue leggende, i suoi usi e costumi. La narrazione inizia nella sezione a “Oriente“, presentando questo luogo con le sue caratteristiche e iniziando a dar voce ad una serie di personaggi.

La narrazione avviene in terza persona: la prima protagonista che si incontra è Tané, alle prese con un forestiero indesiderato in un luogo attanagliato dall’incombenza del morbo rosso.

Il secondo capitolo è dedicato all’Occidente: qui cambiano i personaggi, ovviamente, e l’ambientazione.

I primi capitoli hanno una funzione di introduzione all’ambientazione e alla storia dei luoghi e dei personaggi; l’atmosfera non è ancora percepibile se non attraverso un senso di inquietudine e attesa di qualcosa che deve avvenire.

Si alterano per diversi capitoli gli avvenimenti ambientati in Oriente e in Occidente, fino ad arrivare alla scoperta del Meridione. Il Settentrione, invece, è descritto attraverso eventi che coinvolgono le altre tre aree ma non ci sono capitoli interamente dedicati a questa zona.

Man mano che si prosegue con la lettura, gli eventi si infittiscono, il ritmo si fa più veloce e la trama incalzante.

Il priorato dell’albero delle arance: stile e struttura.

I fattori che rendono questo libro piacevole e appassionante sono lo stile dell’autrice e la struttura del romanzo.

Il priorato dell’albero delle arance è un fantasy che cela la sua complessità sotto la veste di una scrittura scorrevole e intrigante, che fa scivolare via il racconto come se nulla fosse.

In realtà, nel corso del romanzo vengono descritti quattro mondi diversi tra loro: Occidente, Oriente, Settentrione e Meridione. Ognuno di questi ha una sua storia, un suo passato, usi e costumi, tradizioni e particolarità proprie che lo contraddistinguono dagli altri.

Durante la lettura si assimila la cultura di ogni area geografica descritta come se si stesse leggendo un libro di storia, nascosto tra le avventure dei protagonisti.

Questo è  un aspetto molto interessante, forse anche quello più affascinante (insieme alle creature fantastiche), perché le culture descritte si ispirano a quelle realmente esistite nel nostro mondo.

Si notano infatti riferimenti alla cultura orientale, a quella medio-orientale e nordica.

Questo intensifica ulteriormente la resa dell’ambientazione, rendendola impeccabile sia storicamente che morfologicamente.

Andando oltre la resa dell’ambientazione, si passa alla struttura della trama che, come anticipato, è molto fitta e ben organizzata, non annoia e – soprattutto – alla fine porta ad una conclusione coerente per tutto ciò che è stato accennato durante la narrazione.

I personaggi sono ben delineati, le loro storie si intrecciano senza mai diventare eccessive in nessun modo (troppo sdolcinate, troppo cruente, troppo banali… insomma sono equilibrate).

Tra i personaggi principali troviamo anche delle creature fantastiche: i draghi! Descritti meticolosamente e capaci di sorprendere il lettore in tutti i modi possibili!

Come se non bastasse tutto ciò, a rendere la trama ancora più coinvolgente, è il fatto di avere ben quattro punti di vista all’interno della narrazione. Spostandosi geograficamente,  infatti, il lettore si posta anche con i personaggi che occupando una determinata area geografica in cui sta avvenendo qualcosa di specifico. Di conseguenza si hanno opinioni diverse sui fatti che reggono la trama.

L’unione di tutti questi elementi, amalgamati alla perfezione, crea Il priorato dell’albero delle arance.

In più:

Infine va fatta una precisazione sull’edizione: è veramente perfetta!

Copertina rigida, bordo pagina arancione, illustrazioni bellissime, curata in tutti i dettagli: la mappa, la traduzione, l’appendice con i nomi dei personaggi…tutto molto molto bello!

 

In conclusione:

Se seguite il blog da tempo, sapete che ho letto molti fantasy e che questo è uno dei miei generi preferiti in assoluto. Quando si leggono tanti libri dello stesso genere si finisce per essere ipercritici: “sempre le stesse cose”, “già visto”, “che novità”. Il bello, però, sta nel trovare qualcosa di nuovo o, perlomeno, di raccontato in modo diverso.

Questo è proprio il caso de Il priorato dell’albero delle arance. La sua particolarità, come vi ho detto poco fa, è proprio quella di “raccontare popoli”.

Questo libro è stato annunciato come il fantasy dell’anno e, in effetti, lo è.

Buona lettura!


Recensioni: INDICE

 

Furore

Furore
Steinbeck
Narrativa
Bompiani
Copertina flessibile

Furore di Steinbeck è un grande classico contemporaneo, il tipico libro che non dovrebbe mancare a nessun lettore. Personalmente, ho deciso di leggerlo solo quest’anno perché ci sono libri che aspettano il proprio momento giusto e finalmente è arrivato anche per lui.

Gli uomini erano appoggiati alle staccionate e guardavano il mais rovinato, ormai quasi secco, con appena un po’ di verde che trapelava dalla pellicola di polvere. Gli uomini restavano in silenzio e si muovevano appena. Poi dalle case uscirono le donne e si misero accanto ai loro uomini, perché il mais si poteva anche perdere purché si salvasse qualcos’altro. I bambini indugiavano lì accanto, disegnando nella polvere con le dita dei piedi scalzi, e i bambini sondavano in silenzio gli uomini e le donne per capire se sarebbero crollati. I bambini sbirciavano la faccia degli uomini e delle donne, e tracciavano nella polvere linee meticolose con le dita dei piedi scalzi.

FURORE

Questo libro tratta temi molto importanti e altrettanto delicati: l’immigrazione, l’avvento della tecnologia, lo sfruttamento, la miseria, il crimine e l’importanza di mantenere i propri ideali.

Ovviamente la resa verosimile e realistica di temi tanto importanti non è semplice: ciò che, in questo caso, ne determina il buon esito è la capacità di Steinnbeck di rendere percepibili le scene descritte attraverso una descrizione di luoghi e personaggi capace di rapire completamente il lettore.

Alcune descrizioni possono occupare intere pagine del libro senza mai annoiare; questo lo si può intuire già all’inizio della lettura quando viene descritta la strada che il giovane Joad, uscito di prigione, percorre insieme ad un camionista a cui ha chiesto un passaggio. L’intera scena “attiva” è sovrapposta alla descrizione dei luoghi, delle persone, del clima e di tutto ciò che appare alla vista dei due personaggi coinvolti nella scena durante il viaggio.

Attraverso la famiglia protagonista, si sviluppa poi l’intera trama, che analizza il cambiamento e lo sconvolgimento che tantissime famiglie americane hanno dovuto subire durante la rivoluzione della strumentazione agricola, trovandosi senza nulla dall’oggi al domani.

La maggior parte delle famiglie, infatti, all’epoca viveva grazie al lavoro nei campi per grandi proprietari terrieri ma, con l’introduzione di trattori e macchinari che sostituivano il lavoro “a mano”, la maggior parte delle famiglie si è trovata senza lavoro e senza casa, avendo abitato fino a quel momento presso i proprietari delle terre.

Ed è proprio la famiglia la chiave di tutto. Come anticipato all’inizio, al pari dell’ambientazione troviamo i personaggi. I protagonisti sono i componenti della famiglia Joad, ovviamente, ma vengono menzionanti tantissimi altri personaggi che in qualche modo si relazionano con la famiglia Joad.

Inoltre, la famiglia Joad è “LA” famiglia: rappresentante di centinaia di famiglie americane, simbolo di un’epoca, simbolo di un periodo di transizione, composta a sua volta da simboli della società, validi in ogni epoca.

Durante il racconto, infatti, si capisca poco alla volta come ogni componente abbia un significato profondo e ricopra un ruolo fondamentale in quello che sarà il messaggio finale.

Il padre porta su di sé la pressione di essere un capofamiglia, genitore e punto di riferimento per ogni membro della famiglia stessa, in un’epoca in cui è estremamente difficile riuscire a sfamare i propri figli. La madre è una donna integra e altruista, che desidera sopra ogni cosa l’unione e la sopravvivenza della famiglia.

Poi ci sono i ragazzi, giovani, orgogliosi e testardi. Poi ci sono i bambini, che sono bambini sono nell’aspetto – e forse nemmeno in quello.

Per quanto riguarda lo stile, è sempre difficile parlarne quando si tratta di un autore di tale portata. Ebbene, nel caso di Steinbeck, per chi non avesse mai letto nulla di suo, va fatta una precisazione: il suo stile è parecchio rozzo. Attenzione, questo non significa che sia scadente, anzi! Il suo stile è volutamente rozzo.

Mi spiego meglio: nel ricreare l’atmosfera, l’ambientazione e i personaggi, Steinbeck è quasi poetico, ha una prosa estremamente descrittiva e curata, una scelta del lessico impeccabile, una cadenza e perfetta.

L’aspetto “rozzo” si nota soprattutto nei dialoghi: se a parlare è un personaggio ignorante, la formulazione dei dialoghi sarà adatta. Ed è giusto che sia così: la maggior parte della popolazione povera negli anni ’30/’40 era pressoché analfabeta, di conseguenza è corretto che i dialoghi siano costruiti secondo questa consapevolezza (cosa che spesso gli autori dimenticano).

Infine, il ritmo: definirei il ritmo di questo libro medio. Non è assolutamente un libro dal ritmo di lettura veloce per due motivi: la quantità di descrizioni e, soprattutto, la portata dei temi affrontati – vanno assimilati e capiti.

Ciò che impedisce di classificarlo come un libro lento è proprio tutto ciò che è stato detto finora: l’unione tra stile, ambientazione, trama, personaggi e atmosfera, cattura il lettore a tal punto da non lasciarlo fino alla fine.

Furore: oltre l’apparenza

Furore viene pubblicato per la prima volta nel 1939 e, poco dopo la pubblicazione, l’autore viene accusato di voler veicolare un messaggio a favore del comunismo all’interno dei propri scritti. Gli anni ’40 e quelli a seguire sono stati un periodo molto delicato e travagliato sotto l’aspetto politico, fino ad arrivare alla Seconda Guerra Mondiale e tutto ciò che ne è conseguito.

Personalmente andrei oltre questo aspetto, tralasciando gli aspetti politici e considerandolo piuttosto come un romanzo sulla vita e sugli uomini.

D’altro canto, il fatto da cui si genera l’intera vicenda è l’avvento della tecnologia nel campo agricolo. Quanto è effettivamente diverso da ciò che sta avvenendo ora? Secondo il  mio parere, per quanto sia positiva l’evoluzione tecnologica, porta comunque ad un cambiamento continuo del lavoro, all’eliminazione progressiva di alcune mansioni, all’inevitabile situazione di precarietà.

Ciò che, sempre secondo il mio parere, contraddistingue la nostra epoca dagli anni passati è l’indifferenza. Le famiglie descritte nel libro lottavano per ciò che era importante per loro e ciò che avrebbe garantito loro la sopravvivenzaFurore è l’uomo contro le ingiustizie.

Al giorno d’oggi, 80 anni dopo la pubblicazione del libro, viviamo in un mondo che sta letteralmente andando a fuoco ma il 95% delle persone sembra curarsi solo dell’apparenza sui social.

Nel consigliare questo libro A TUTTI, consiglio anche questo: leggetelo pensando ai fatti e non alla politica. Pensando a ciò che realmente gli uomini possono fare, se vogliono.

 


Furore, il film

Indice recensioni

 

Sostiene Pereira

Sostiene Pereira. Una testimonianza Book Cover Sostiene Pereira. Una testimonianza
Antonio Tabucchi
Romanzo
2019
Copetina flessibile
226

Agosto 1938. Un momento tragico della storia d'Europa, sullo sfondo del salazarismo portoghese, del fascismo italiano e della guerra civile spagnola, nel racconto di Pereira, un testimone preciso che rievoca il mese cruciale della sua vita. Chi raccoglie la testimonianza di Pereira, redatta con la logica stringente dei capitoli del romanzo, impeccabilmente aperti e chiusi dalla formula da verbale che ne costituisce il titolo: Sostiene Pereira? Questo non è detto, ma Pereira, un vecchio giornalista responsabile della pagina culturale del "Lisboa" (mediocre giornale del pomeriggio) affascina il lettore per le sue contraddizioni e per il suo modo di "non" essere un eroe. Introduzione di Andrea Bajani.

Sostiene Pereira è un libro che fa riflettere; è un libro che parla di politica, di ideologie e di battaglie, di tensioni e governi. Parla di luoghi e situazioni reali, benché i personaggi siano inventati.

Sostiene Pereira: una testimonianza.

Pereira è un uomo comune, abitudinario, forse anche troppo. Fa il giornalista e si occupa della rubrica culturale, dopo aver lasciato la cronaca, su un quotidiano portoghese, il Lisboa. Si tratta di un giornale poco conosciuto e di scarsa importanza, su cui il giornalista pubblica articoli su autori stranieri e traduzioni di opere classiche. Gli piace scrivere e gli piace dare ai lettori qualcosa su cui pensare… ma i quotidiani, anche quelli meno conosciuti, sono soggetti a censura e scrivere di letteratura e autori in un periodo di limitazioni dell’espressione è difficile.

Pereira si “nasconde” sotto un’apparenza (quasi volesse convincere anche sé stesso) di noncuranza e routine. Un grande lavoratore, religioso, vedovo, con problemi di salute e abitudini quotidiane che si ripetono di giorno in giorno senza sosta. Tuttavia, poco per volta, si trova immischiato in faccende che lo mettono in pericolo, che lo scrollano dal profondo, portandolo ad uscire dalla sua “zona confortevole”.

Ecco che la storia si trasforma in una lotta, a tratti anche violenta, per la libertà d’espressione.

La stesura dell’intero romanzo ruota, appunto, attorno a ciò che Pereira sostiene, come se stesse riportando una testimonianza piena di dettagli e vicissitudini, che hanno trasformato un uomo radicalmente.

La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità.

Sostiene Pereira: oltre la trama.

Lo stile di Tabucchi è senza dubbio meritevole di lode (come già detto per Requiem): scorrevole, discorsivo ma penetrante, confidenziale ma discreto. Porta avanti la trama lasciando sempre qualcosa di non detto, come se Pereira dovesse sempre aggiungere un ulteriore dettaglio decisivo alla comprensione della storia.

Il ritmo di lettura e medio ma costante: dall’inizio alla fine il lettore viene trasportato nell’avventura di Pereira e nella sua trasformazione da riservato abitudinario ad attivista determinato. Lo scopo del testo è chiaro fin dall’inizio, proprio per l’enfasi che viene messa sul fatto che il protagonista sia abitudinario e apparentemente non curante di ciò che gli avviene intorno.

Di conseguenza è semplice intuire il messaggio, contenuto nel finale, fin dall’inizio – benché non si possa immaginare l’epilogo nei minimi dettagli, ovviamente. Nonostante ciò, il messaggio finale è proprio quello che dà importanza al testo perché è sempre valido, universale e attuale e il fatto che sia prevedibile non gli toglie importanza.

In conclusione

Sostiene Pereira è il tipico romanzo “veicolo” di un messaggio sociale e politico. Anche chi non fosse amante di questo genere di letture o non fosse d’accorto con il messaggio principale, sarebbe comunque sorpreso e appagato da questo romanzo, proprio grazie allo stile di Tabucchi.


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Il vecchio e il mare

Il vecchio e il mare Book Cover Il vecchio e il mare
Ernest Hemingway
Romanzo, Classico contemporaneo
Mondadori
2016
Copetina flessibile

Dopo ottantaquattro giorni durante i quali non è riuscito a pescare nulla, il vecchio Santiago trova la forza di riprendere il mare: questa nuova battuta di pesca rinnova il suo apprendistato di pescatore e sigilla la sua simbolica iniziazione. Nella disperata caccia a un enorme pesce spada dei Caraibi. nella lotta quasi a mani nude contro gli squali che un pezzo alla volta gli strappano la preda, lasciandogli solo il simbolo della vittoria e della maledizione finalmente sconfitta. Santiago stabilisce, forse per la prima volta, una vera fratellanza con le forze incontenibili della natura. E, soprattutto, trova dentro di sé il segno e la presenza del proprio coraggio, la giustificazione di tutta una vita. Postfazione di Fernanda Pivano


 

Il vecchio e il mare è una della opere più famose in assoluto dell’autore Ernest Hemingway.

Benché si tratti di un’opera relativamente recente, può già essere considerata un classico della letteratura moderna.

Grazie a questo romanzo, infatti, l’autore è stato vincitore di un premio Pulitzer nel 1953. Questo testo ha avuto anche una forte influenza sulla conquista del del premio Nobel l’anno successivo.

“Dove andrai?” chiese il ragazzo.
“Al largo, per rientrare quando cambia il vento. Voglio esser fuori prima di giorno”.

Il vecchio e il mare: messaggi

La storia è semplice ma intensa e significativa: Santiago, un vecchio pescatore cubano, si intestardisce sul voler pescare il pesce marlin più grande della sua vita. Dopo giorni in mare aperto riesce a conquistarlo, arrivando allo stremo delle forze e rischiando più volte la vita.

“Chiunque può fare il pescatore, di maggio.”

Nel riportarlo al porto, però, il pesce viene spolpato da diversi attacchi di squali e questo fa sì che il povero Santiago torni a riva con nient’altro che una carcassa.

Ad aspettarlo a riva c’è il ragazzo, a cui ha insegnato tutto sul mare e con cui ha un legame speciale.

“La mia sveglia è l’età” disse il vecchio. “Perché i vecchi si svegliano così presto? Sarà perché la giornata duri più a lungo?”

Risulta evidente, durante la lettura, come il libro sia un susseguirsi di messaggi e metafore:

  • in primo luogo, la supremazia del mare e della natura sull’uomo: quanto un uomo possa sentirsi piccolo e indifeso nonostante la saggezza e l’esperienza acquisite;
  • di conseguenza, l’invito a non sentirsi mai troppo sicuri e, se possibile, essere un po’ più “modesti” e rispettosi nei confronti del mare e dei suoi abitanti;
  • il ciclo della vita, l’invecchiamento, la nostalgia e, nonostante tutto, le soddisfazioni e le dure lezioni che si presentano nei momenti più inaspettati;
  • l’importanza del trasmettere le conoscenze a chi verrà dopo, in questo caso il ragazzino che accompagna il vecchio per mare.

Oltre la trama

Poi gli dispiacque che il grosso pesce non avesse nulla da mangiare e il dispiacere non indebolì mai la decisione di ucciderlo. A quanta gente farà da cibo, pensò. Ma sono degni di mangiarlo? No, no di certo. Non c’è nessuno degno di mangiarlo, con questo suo nobile contegno e questa sua grande dignità.

Il vecchio e il mare è sicuramente un libro che merita di essere letto non solo per il contenuto e i messaggi citati poco fa, ma anche per lo stile e la forma impeccabili.

Lo stile narrativo di Hemingway, infatti, è qualcosa di unico: la percezione dell’atmosfera è veramente realistica durante la lettura, l’ambientazione perfetta e i personaggi più che significativi.

Nonostante la trama sia piuttosto semplice e si basi su due protagonisti (tre, se contiamo il mare come elemento chiave), la narrazione e fluida e fitta e porta il lettore fino alla fine in un batter d’occhio.

Per quanto riguarda i protagonisti, invece, sono essenzialmente due: il vecchio, Santiago, e il ragazzo. Vengono descritti fisicamente e, soprattutto, caratterialmente; ma ciò che conta di più è la loro esperienza, loro sono il messaggio.

Un discorso a parte va fatto per il mare che è contemporaneamente protagonista e antagonista. Il mare stupendo e “amico”, con i suoi colori e le sue usanze; il mare impetuoso e “nemico”, con i suoi predatori e le sue tempeste.

La struttura del romanzo è molto simile a quella di una fiaba: protagonista e antagonista, fatto scatenante, trasformazione (in questo caso sia del mare da positivo a negativo e poi viceversa, e sia della visione generale di Santiago) conseguenze ed epilogo.

Il vecchio e il mare: in conclusione

Come anticipato, si tratta di un “Signor Libro”, consigliato ad un pubblico sia adolescente che adulto e con qualsiasi gusto letterario. Merita davvero di essere letto.

Per concludere, consiglio a tutti di riflettere sui messaggi che questo libro porta con sé! Buona lettura!


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Regina di ossa

Regina di ossa Book Cover Regina di ossa
Alisa Kwitney
Retelling
Giunti
2019
Copertina rigida
336

Quando Elizabeth Lavenza si iscrive a Ingold, prima e unica studentessa di Medicina, capisce subito che dimostrare quanto vale a compagni e professori sarà cosa ardua. Così quando s'imbatte in un bio-meccanico difettoso – una delle creature che la scuola sta riportando in vita, usando cadaveri di giovani uomini allo scopo di addestrare un esercito di soldati-automi da spedire in guerra – si offre di ripararlo per farsi notare. Ma questo bio-meccanico sembra aver conservato ricordi, sentimenti... e una coscienza. Elizabeth scopre che si tratta di Victor Frankenstein, brillante studente di Ingold deceduto in circostanze misteriose, e ne è pericolosamente attratta. Si ritrova così invischiata in una rete di segreti, intrighi e oscuri esperimenti che paiono implicare la Regina Elisabetta.

Regina di ossa è un retelling in versione femminile di Frankenstein di Mary Shelley, edito da Giunti Editore.

Recensione: Regina di ossa

Regina di ossa racconta la storia di Elizabeth Lavenza, la giovane americana che, per seguire le orme del padre, si reca nello Yorkshire per frequentare la facoltà di medicina, pur essendo l’unica donna ad aver mai tentato fino a quel momento.

La facoltà di medicina, infatti, è aperta solo agli uomini, mentre le donne frequentano infermieristica, essendo ritenute adatte a questo ruolo e non all’altezza del mestiere di medico.

Proprio per questo motivo Lizzie incontra diverse difficoltà: una su tutte, l’astio di professori e compagni che cercano di metterle i bastoni tra le ruote.

Tuttavia Lizzie non si lascia sopraffare e continua le ricerche e gli esperimenti del padre.

Nella scuola si creano i biomeccanici, “persone” vive per metà che servono per l’esercito della regina d’Inghilterra.

Lizzie conosce per caso uno di questi pazienti, un certo Victor Frankenstein, con il quale porta avanti la terapia di suo padre fino ad ottenere risultati sorprendenti!

Ma questo è solo l’inizio perché Victor porta con se i misteri più macabri della scuola di Ingold e non solo…

Oltre la trama

Regina di ossa è un libro young adult, un libro per ragazzi, e bisogna leggerlo essendone consapevoli; vale a dire che non ci si può immaginare di avere tra le mani il grande classico che è Frankenstein di Mary Shelley.

Ad ogni modo come libro funziona e, considerandolo per quello che è, lo si può apprezzare sicuramente: la trama è ben costruita, non mancano i colpi di scena, le difficoltà da superare e un pizzico d’amore complicato che rende la lettura ancora più coinvolgente.

“Young adult” è semplicemente un modo per definirne il target ma definirne il genere non è semplice: ha elementi dell’horror, del giallo e del romanzo rosa.

Ambientato in un’Inghilterra d’epoca vittoriana, lascia trasparire un’atmosfera cupa e vagamente dar, tra corridoi bui e laboratori di medicina. L’atmosfera cambia completamente (come anche l’ambientazione) sul finale, quando si ha una svolta decisiva per i due protagonisti.

Lo stile dell’autrice è molto semplice, adatto al pubblico di riferimento ma capace di catturare l’attenzione anche dei lettori “più adulti” in cerca di una lettura piacevole e  non eccessivamente complicata.

Fatta eccezione per alcuni termini medici legati alla strumentazione in voga all’epoca, il lessico utilizzato è moderno ma non fuori luogo o contrastante con la storia narrata.

I protagonisti sono essenzialmente due: Lizzie e Victor. Entrambi ben descritti e caratterizzati, soprattutto dal punto di vista caratteriale.

Gli antagonisti, invece, cambiano con il susseguirsi delle vicende: le persone su cui ricade l’odio inizialmente cambiano veste verso la fine, e viceversa.

Il personaggio di Lizzie è volutamente caratterizzato per sottolineare la sua determinazione e la sua volontà di emanciparsi nonostante l’epoca… A mio parere, questo è anche il messaggio principale contenuto nel libro: mai arrendersi e inseguire i propri desideri nonostante pregiudizi e convenzioni.

In conclusione

Consiglio la lettura di Regina di ossa agli amanti dei retelling e agli appassionati di Frankenstein, che potranno aggiungere un nuovo pezzetto alla collezione.

Ovviamente è un libro adatto a tutti: ragazzi ma anche adulti. Una lettura facile, veloce e piacevole.

Buona lettura!


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Tra loro

Tra loro Book Cover Tra loro
Richard Ford
Romanzo, Biografia, Viaggio
I narratori
2017
Copetina flessibile
144

Nel profondo Sud degli Stati Uniti, tra i ruggenti anni Venti e gli anni desolati della Grande Depressione, una strana coppia percorre le strade assolate del Mississippi e dell'Arkansas su una Ford a due porte. Lui è il rappresentante di una ditta di amido per il bucato. Lei è sua moglie. Si sono conosciuti giovanissimi, si sono sposati, si amano e hanno deciso di viaggiare insieme per non doversi separare. E così, per una ventina d'anni, passeranno da un grossista all'altro, da un albergo all'altro, da un ristorante all'altro (festeggiando ogni tanto con qualche bevuta, alla faccia del Proibizionismo), felici di una vita che non potrebbe essere migliore. L'imprevista gravidanza della moglie cambia tutto. L'arrivo di un figlio inatteso separa inevitabilmente quella coppia così unita, costringendo l'uno a un pesante lavoro solitario, l'altra a una vita stanziale in città. Ma quel figlio, peraltro graditissimo e accolto con immensa gioia da entrambi i genitori, non è un ragazzo qualunque, e nel corso degli anni si affermerà come importante scrittore americano contemporaneo: l'autore di questo libro, Richard Ford.

Tra loro è il memoriale scritto da Richard Ford sui suoi genitori.
Tramite la storia dei suoi genitori, però, l’autore offre una vista più ampia sulla storia d’America nel dopoguerra e su quali fossero le convenzioni dell’epoca.

Il libro

Tra loro è suddiviso in due parti, la prima dedicata al padre e la seconda alla madre.

La storia narrata è pressoché la stessa: ovviamente, si tratta delle stesse vite – ma vissute in due modi diversi, osservate e raccontate dallo stesso bambino ormai cresciuto.

Richard nasce dopo quindici anni di matrimonio, un tempo piuttosto lungo in cui in genitori si sono rassegnati all’idea di non avere un figlio, idea che forse non li ha mai nemmeno entusiasmati troppo.

Il padre è un commesso viaggiatore e si occupa di una zona molto vasta nel sud degli Stati Uniti; è un uomo buono, abitudinario, che ha bisogno di essere accudito e “tenuto al sicuro”.

La madre è una donna premurosa che presto si unisce al marito nei suoi lunghi viaggi attraverso l’America. Vivono così per quindici anni, tra motel, alberghi, tavole calde e chilometri di strada.

Poi nasce Richard, inaspettatamente. Per qualche anno la loro vita continua come prima, tra spostamenti e strade. Poi iniziano i problemi dovuti a Richard: qualche malattia, come ogni bambino piccolo, la necessità di una formazione scolastica, ecc.

Questo costringe la famiglia di Richard a fermarsi in un posto, comprare una casa e fare una vita più convenzionale. Da questo momento il padre rientra a casa solo nel fine settimana: gli unici due giorni in cui Richard vede il padre sono giorni in cui i problemi della settimana vengono volutamente ignorati per non turbare lo stato di quiete dei momenti in cui l’uomo è presente.

La vita di Richard prosegue in questo modo, rivalutando spesso la sua posizione rispetto ai genitori, facendosi domane su come il suo arrivo abbia stravolto le loro vite.

Tra loro…

Trattandosi di un memoriale la trama è strettamente legata alla vita privata della famiglia Ford, narrata da un Richard adulto che ricorda la sua infanzia, prima rapportandosi con il padre e poi con la madre.

Dal testo si possono comunque estrapolare valide informazioni sulla vita in America negli anni ’50, su come fosse definita una famiglia “normale” e su quali fossero le abitudini più comuni.

Questo, tra l’altro, è l’aspetto fondamentale che rende possibile la percezione dell’atmosfera e dell’ambientazione (ci sono anche alcune foto di famiglia tra i vari capitoli!).

Lo stile dell’autore è sempre ottimo: mai noioso o con una sola parola fuori posto. Tuttavia, il ritmo di questo libro è piuttosto lento, soprattutto a causa delle descrizioni di alcune fasi della vita della famiglia Ford (a volte anche ripetute) e sia per le riflessioni dell’autore stesso.

In conclusione

Un bel libro che, a mio parere, aiuta a comprendere maggiormente lo stile e gli argomenti tipici di Ford.

Tra loro è, in qualche modo, il ricordo di un bambino che ha ormai perso l’ingenuità ed è combattuto tra il mantenere vivi gli aspetti positivi di una vita fuori dal comune per come l’ha vissuta da piccolo, e il rivalutarla con una critica più matura e razionale.

In Rock Springs, per esempio, tutti i racconti hanno come tema principale il viaggio, lo spostamento, le giornate trascorse tra motel e auto, i divorzi, l’abbandono.

Personalmente credo che il passato dell’autore abbia influito molto sui suoi scritti, soprattutto dopo aver letto questo libro.

Lo consiglio a chi ha intenzione di leggere tutto Ford, approfondendo alcuni aspetti della sua vita e della sua persona.

 


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Trilogia di New York

Trilogia di New York Book Cover Trilogia di New York
Paul Auster
Racconti
Einaudi
2014
Copetina flessibile
314

Pubblicati tra il 1985 e il 1987, i tre romanzi che compongono questa "Trilogia" sono raffinate detective stories in cui le strade di New York fanno da cornice e palcoscenico a una profonda inquietudine esistenziale. "Città di vetro" è la storia di uno scrittore di gialli che "accetta" l'errore del caso e fingendosi un'altra persona cerca di risolvere un mistero. "Fantasmi" narra la vicenda di un detective privato che viene assoldato per tenere sotto controllo una persona, ma a poco a poco i due ruoli si scambiano e colui che doveva spiare diventa colui che viene spiato. "La stanza chiusa" racconta di uno scrittore che abbandona la vita pubblica e cerca di distruggere le copie della sua ultima opera.

Piccola premessa prima di partire con la recensione vera e propria: come ben sapete, Auster è uno dei miei autori preferiti in assoluto MA , a mio  parere, Trilogia di New York non uno dei suoi BEST. Ovviamente, si tratta di un parere personale quindi cercherò di essere oggettiva e raccontarvi tutto ciò che c’è da sapere questo libro!

Trilogia di New York

New York era un luogo inesauribile, un labirinto di passi senza fine: e per quanto la esplorasse, arrivando a conoscerne a fondo strade e quartieri, la città lo lasciava sempre con la sensazione di essersi perduto. Perduto non solo nella città, ma anche dentro di sé.

Trilogia di New York è una serie di tre romanzi, proposti appunto come trilogia perché collegati tra loro: Città di vetro, Fantasmi e La stanza chiusa.

Alla base dei tre racconti ci sono essenzialmente fatti “assurdi”; sono inoltre accomunati dal fatto di essere tutti ambientati a New York e dal fatto di avere personaggi che possono rivelarsi quantomeno sorprendenti… o inaspettati!

Ho riflettuto parecchio prima di scrivere questa recensione e, nonostante tutto, non sono riuscita a dare una definizione chiara e netta di questa trilogia: l’unica cosa certa è che alla base c’è il giallo.

Questo perché emergono i tratti distintivi di questo genere letterario: un evento inaspettato, un mistero e un personaggio incaricato di risolverlo.

Non si tratta comunque del “classico giallo”. Paranormale? No. Violento? No. Direi piuttosto originale.

Ciò che contraddistingue questa trilogia è, infatti, l’originalità delle idee. Tant’è che l’autore si trova faccia a faccia con un suo omonimo…leggendolo capita quasi di avere crisi d’identità!

Benché si tratti di idee assurde, alla fine si trova sempre una conclusione “credibile” e, dopo aver letto tutti tre i racconti, si riesce finalmente a collegarli tra loro.

Come ho già detto nelle recensioni precedenti (Mr. Vertigo e Nel paese delle ultime cose), lo stile di Paul Auster è sicuramente il uso punto di forza: semplice se rapportato alla complessità della struttura delle sue opere, ma sempre estremamente curato.

Leggendo questo libro (o qualsiasi altro di Auster), si nota come non sia soltanto la struttura ad essere complessa, ma anche i personaggi. Più ce ne sono e più sono particolareggiati.

Ogni singolo personaggio viene definito nell’aspetto, nel carattere, nella mentalità e in ogni suo tratto determinante: i dialoghi sono  il punto in cui si percepisce di più questa capacità dell’autore.

In questo libro, in particolare, i personaggi sono molti quindi si ha modo di notare questo aspetto in diversi punti dei racconti.

L’ambientazione, come si può intuire è la Grande Mela: in realtà New York fa da sfondo “sfocato” alle ambientazioni più specifiche (il locale, la stanza dell’appartamento e così via). Questi ambienti vengono descritti in modo molto più particolareggiato rispetto alla città, anche per ricreare l’atmosfera giusta.

L’atmosfera trasmette una sensazione di “chiuso”, una via di mezzo tra l’oppressione e l’allerta, uno stato di inquietudine.

Il ritmo è forse la causa per cui non ho apprezzato questo libro quanto gli altri che ho letto di Auster. Ovviamente si tratta si un parere personale, ma ho trovato questo libro più lento se paragonato a quelli che ho citato poco fa.

Se dovessi giudicarlo senza paragonarlo a quelli letti in precedenza, direi comunque che ha un ritmo medio, tendente al lento in alcuni punti.

 

In conclusione

Sicuramente Trilogia di New York è un bel libro, non si può dire altrimenti. Tuttavia, se non avete ancora letto nulla di Auster vi consiglio di non partire da questo ma piuttosto da uno dei suoi romanzi brevi, in modo da poterlo apprezzare appieno.

Se invece conoscete già l’autore ve lo consiglio assolutamente, soprattutto per l’originalità e l’assurdità delle idee che sono alla base dei tre romanzi! Buona lettura!

Curiosità (fonte:Wikipedia):
Città di vetro venne adattato nel 1994 nella trasposizione sperimentale in romanzo grafico degli illustratori e fumettisti David Mazzucchelli e Paul Karasik, acclamata dalla critica. Venne pubblicato come City of Glass: The Graphic Novel nel 2004. Nel 2009, Audible.com ha prodotto una versione audio della Trilogia di New York, narrato da Joe Barrett, come parte della sua linea Modern Vanguard di audiolibri.

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